| ROBERT SILVERBERG, Pianeta
senza scampo (The Longest Way Home, 2002),
"Urania" n.1493, Mondadori, Milano 2004, pp.
264, 3.60. Rapporto non tutto
rose e fiori quello di Silverberg con il mondo della
fantascienza, Molto schematicamente, la carriera letteraria del nostro Autore si può dividere in tre fasi. La prima è caratterizzata da una abbondante produzione di racconti avventurosi, pubblicati sui "pulp magazine". Quando questi scompaiono, a causa della grave crisi che, alla fine degli anni Cinquanta, li colpisce, Silverberg smette di scrivere fantascienza e si dedica alla saggistica di tipo divulgativo. Ritorna alla fantascienza nel 1967, ma su basi "più mature", producendo, per circa un decennio, romanzi di impegno stilistico e contenutistico del calibro di Brivido crudele (Thorns, 1967), Le maschere del tempo (The Masks of Time, 1968), Ali della notte (Nightwings, 1969), L'uomo stocastico (The Stochastic Man, 1975), Shadrach nella fornace (Shadrach in the Furnace, 1976). Dopo questo romanzo, smette di scrivere per la seconda volta. Riprende nel 1980, ma tralascia la fantascienza per passare alla fantasy con Il castello di Lord Valentine (Lord Valentine's Castle). Bisogna attendere il 1986 per il ritorno, con L'astro dei nomadi (Star of Gypsies), alla fantascienza pura. Pianeta senza scampo appartiene a questa terza fase della carriera letteraria di Silverberg. Vi si narrano le peripezie del quindicenne Joseph Keilloran, rampollo di una delle famiglie terrestri o Case o Padroni, che dominano il pianeta Patria, dopo averlo strappato ad altri terrestri, il Popolo, che l'avevano colonizzato prima e che sono diventati la razza sottomessa. Mentre Joseph si trova in vacanza presso Casa Getfen, il Popolo si ribella e trucida tutti i componenti della famiglia. Joseph si salva a stento e si rifugia nei boschi, dove è accolto da un'altra razza che popola Patria, gli Indigeni, alieni che vivono in modo primitivo. Essi praticano una filosofia che li porta a disinteressarsi di tutto ciò che accade nel loro pianeta e, pertanto, non odiano nessuno. Joseph diventa il loro beniamino, anche perché, sfruttando le sue conoscenze in campo medico, guarisce diversi ammalati. Il giovane ben presto si accorge che è diventato proprietà degli Indigeni e che questi difficilmente lo lascerebbero partire per raggiungere la sua famiglia. Di nascosto, Joseph fugge e inizia una durissima marcia, attraverso i boschi. Ma i viveri finiscono e, non riuscendo a procurarsi il cibo, si riduce in fin di vita. E' salvato in extremis dagli abitanti di Eysar Haven, i Libertardi, terrestri appartenenti al Popolo, che, pur non essendo stati ridotti in servitù, tuttavia odiano i Padroni. Qui, Josepeh conosce la giovane Thayle ed ha la sua prima esperienza amorosa. Thayle lo avverte che i Libertardi stanno per scoprire la sua identità di Padrone e che è in pericolo di vita. Il giovane è di nuovo in fuga, ma finisce con l'essere catturato dalle guardie del Popolo. Per il suo aspetto malandato, è scambiato per una spia e condannato a marcire in una prigione. Dopo qualche tempo, un ufficiale scopre la sua vera identità e, poiché uccidendolo si romperebbe la tregua stipulata con la Casa Keilloran, il governo degli insorti lo restituisce alla famiglia. Come si nota, il nucleo centrale del romanzo è costituito dalla descrizione della crescita umana e spirituale del giovane protagonista. Il nostro Autore è abbastanza abile nel delineare i tratti psicologici che caratterizzano l'età adolescenziale, ne conosce l'ingenuità e l'irruenza, gli abbattimenti e le esaltazioni. Tuttavia, poiché siamo in presenza non di un adolescente comune, bensì del figlio di una famiglia di dominatori, il quadro psicologico tracciato da Silverberg rischia di risultare poco verosimile. Da sempre, i potenti di turno hanno fatto impartire ai loro rampolli un'educazione severa. Se poi passiamo agli eroi della fantascienza, è facile scoprire, nel loro curriculum formativo, la frequenza di una scuola di sopravvivenza. Niente di tutto questo in Padron Joseph Keilloran, di Casa Keilloran in Helikis. Addirittura il nostro eroe, in un corpo a corpo con il rivale in amore, pur essendo superiore fisicamente, rischia di finire k.o., se Thayle non abbattesse, con una randellata sulla zucca, il suo avversario. Altrettanto poco convincente risulta il contesto socio-culturale entro cui è calata la vicenda narrata. Come si è detto, Patria ha subito due ondate di colonizzazione terrestre. È chiaro che gente venuta da distanze siderali debba essere molto evoluta sul piano scientifico e tecnologico. Invece, ci troviamo di fronte ad una società di tipo feudale, con un'economia basata sull'agricoltura. I mezzi di trasporto sono costituiti da qualche autocarro e da qualche aereo del XX secolo. Pianeta senza scampo è, insomma, fallito dal punto di vista fantascientifico. Si salva, forse, sul piano letterario. Ma da uno scrittore del calibro di Silverberg ci attendiamo buona fantascienza, non bella letteratura. Antonio Scacco |
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