PIERRE BOULLE, Il pianeta delle scimmie (La planète des sings, 1963), "Classici Urania" n.292, Mondadori, Milano 2001, pp.205. Recentemente, una notizia
ha fatto scalpore ed è rimbalzata sulle pagine della stampa nazionale ed estera. Di che
si tratta? Semplicemente che Zapatero, dopo «il divorzio più breve, laborto più
"largo", la fecondazione in vitro più aperta e la famiglia più scardinata, con
i cosiddetti "progenitore a e b" e i famosi "matrimoni" omosessuali,
[
] donerà alla Spagna nuovi "diritti fondamentali", volti a tutelare una
parte consistente del possibile futuro elettorato: le grandi scimmie». Così Francesco
Agnoli inizia il suo articolo, Dilemmi bioetici - Siamo uomini o scimmie? In Spagna
un'idea c'è, pubblicato su "Avvenire" del 26 magg A prima vista, sembrerebbe un'idea bislacca. Ma, a ben riflettere, qualche fondamento logico ce l'ha, che consiglierebbe di essere previdenti e di mantenere buoni rapporti con quelli che, secondo l'ipotesi darwinista, sarebbero i nostri progenitori (sic!). In un futuro prossimo venturo, potrebbe infatti accadere che le scimmie prendano il soppravvento sull'uomo, come immagina Pierre Boulle in Il pianeta delle scimmie, da cui hanno ricavato i loro film i registi Franklin J.Schaffner e Tim Burton. La vicenda inizia nel più classico dei modi: il ritrovamento nello spazio, da parte di una coppia di turisti ricchi e sfaccendati, Jinn e Phyllis, di una bottiglia contenente un manoscritto. I due la rompono e cominciano a leggere. L'io narrante è il giornalista Ulisse Mérou, il quale, nell'anno 2500, si era imbarcato, assieme al professor Antelle e al suo aiutante, il giovane fisico Arturo Levain, su un vascello cosmico per raggiungere la stella Bételgeuse nella costellazione di Orione. Dopo un viaggio alla velocità vicino alla luce di due anni e mezzo, che sulla Terra equivalgono a tre secoli e mezzo, i tre arrivano su un pianeta molto simile alla Terra, che perciò viene chiamato Soror. L'incontro con gli abitanti è però deludente: rassomigliano, sì, ai terrestri, ma non hanno la capacità del linguaggio, non conoscono il fuoco, l'uso degli indumenti li spaventa e vivono allo stato brado. Mérou nota, tra gli indigeni, una donna di straordinaria bellezza, a cui dà il nome di Nova; ma, quando cerca di sorriderle o di parlarle, essa fugge spaventata, come peraltro fanno gli altri componenti del clan. Le sorprese non finiscono qui. All'improvviso, la calma della foresta è rotta da rumori assordanti e da spari; c'è un fuggi fuggi generale. I tre astronauti, all'inizio, non riescono a capire, poi una realtà raccapricciante si rivela ai loro occhi: si tratta di una battuta di caccia. I cacciatori e i battitori sono rispettivamente dei gorilla e degli scimpanzé, equipaggiati in tutto e per tutto come gli emuli terrestri di Nembrotto, e la selvaggina sono gli umani. Ma la rivelazione più scioccante è che i gorilla e gli scimpanzé, a differenza degli umani, conoscono il linguaggio. La strage è tremenda, Levain viene ucciso mentre tenta di fuggire, e i superstiti, tra cui Mérou e Antelle, vengono catturati e rinchiusi in gabbie. Mérou, a cui finora è stato impossibile rivelare la sua provenienza dal pianeta Terra, è selezionato, con Nova, come ottimo esemplare per gli esperimenti biologici e condotto in un istituto di ricerca, dove lavora la scimpanzé Zira, una giovane scienziata sensibile e intelligente. Ad essa Mérou, servendosi del linguaggio della matematica, rivela la sua origine terrestre. Apprende che le uniche creature intelligenti di Soror sono le scimmie, mentre gli esseri umani sono solo degli animali. C'è però un enigma sull'origine della civiltà scimmiesca, che il fidanzato di Zira, Cornelius, anch'egli scimpanzé e valente scienziato, sta cercando di risolvere. Ma è ostacolato dalle idee retrive della scienza ufficiale, incarnata dagli orangutan. Uno di essi, Zaius, è particolarmente ostile nei confronti di Mérou, che considera una potenziale minaccia per la razza scimmiesca. Un giorno, da alcuni reperti archeologici e da esperimenti sul cervello umano, si scopre che, molto tempo prima, la razza dominante del pianeta era quella umana. Essa, per effetto delle leggi dell'evoluzione, aveva perso la fiamma dell'intelligenza, che si era impiantata nel cervello scimmiesco. Dopo la scoperta, l'ostilità nei confronti di Mérou cresce, perché si teme che egli possa innescare un processo di rinascita della razza umana. Il nostro eroe rischia così di essere soppresso e, con lui, anche il figlio che gli è nato da Nova. Zira e Cornelius aiutano Mérou a fuggire assieme al figlio e a Nova e a raggiungere l'astronave terrestre che continua ad orbitare attorno al pianeta. Mérou ritorna sulla Terra, ma ha una brutta sorpresa: anche qui la razza dominante è quella scimmiesca. Scappa di nuovo alla ricerca di un mondo abitabile e, nell'attesa, per avvertire gli altri esseri umani della minaccia incombente, lancia nello spazio messaggi in bottiglia, uno dei quali è appunto quello capitato nelle mani di Jinn e Phyllis. Ma i due restano indifferenti, anzi, lo scambiano per una grossolana burla e, mentre Jinn, con le sue quattro mani, cambia rotta alla sua astronave, la sua amica Phyllis, scuotendo le sue orecchie pelose, prende il suo piumino da cipria e si ravviva "l'adorabile musetto di giovane scimpanzé". Il romanzo riflette le incongruenze della teoria a cui si ispira. Secondo calcoli matematici, per la formazione casuale di un organo nuovo, anche modesto, occorrerebbe un periodo di tempo non inferiore a 10 seguito da migliaia di zeri. Figuriamoci, poi, per la formazione di un cervello paragonabile a quello umano! Boulle, invece, immagina che il cervello scimmiesco divenga simile a quello della nostra specie in breve tempo. Un'altra incongruenza è costituita dall'origine di quello che è il tratto distintivo dell'essere umano: il principio spirituale. Il nostro Autore, seguendo la teoria evoluzionistica, lo fa derivare non da un Essere trascendente, ma dalla natura, la quale lo somministrerebbe in modo del tutto arbitrario: oggi agli uomini, domani alle scimmie. E dopodomani? Toccherà ai cani, come nel romanzo di Simak City? Diverso è il discorso se dal piano epistemologico passiamo a quello narratologico. Qui, ammiriamo la perizia di Boulle nel saperci regalare gustosi ritratti di personaggi "scimmieschi" che, per la loro meschinità e idiosincrasia, rappresentano l'alter ego del comportamento umano. L'orangutan Zaius, ad esempio, che per null'altro merito se non per la sua formidabile memoria esercita la sua egemonia scientifica su Soror, è il corrispettivo di tanti scienziati terrestri il cui successo è frutto più di schiena che di mente. La stessa Zira, con cui Mérou è convinto di avere stabilito un legame spirituale superiore ad ogni pregiudizio di razza, si rifiuta di abbracciarlo dichiarando: "Mio caro, è impossibile. Mi dispiace, ma non posso, non posso! Sei veramente troppo orribile!" Antonio Scacco |