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L'analisi di due società agli
antipodi nel romanzo
di Ursula K. Le Guin "I reietti
dell'altro pianeta"
LA COERCIZIONE DEL POTERE
ANCHE IN UN SISTEMA ANARCHICO
di Guido Pagliarino
Ampio
è il respiro di questo romanzo fantascientifico1, cui lanodino titolo
della prima edizione italiana, "I reietti dellaltro pianeta", non rende
piena giustizia, anche se un po più di "Quelli di Anarres" sotto il quale
lopera è stata poi ristampata, prima dalla stessa Nord (1994) e poi dalla Tea
(2002). Ne è protagonista Shevek, uno scienziato-filosofo che fa ricerca anzitutto per il
bene dei suoi simili e non solamente, e neppure tanto, per la propria soddisfazi one e per il prestigio sociale che deriva da raggiunte scoperte.
Proprio al contrario del suo egocentrico collega, e superiore di fatto, Sabul, il quale
approfitta dei sottoposti ricattandoli moralmente per accreditarsi i loro meriti
scientifici, e questo nonostante egli viva e operi su di un pianeta, Anarres, dove
sè tentato dattuare lideale anarchico, che in questo mondo è derivato
dalla contemplazione filosofico-sociale duna certa Odo del pianeta Urras: una donna,
forsanche perché la Le Guin è fervida femminista.
Urras è la luna di Anarres e viceversa,
due mondi di quasi eguale massa che si ruotano attorno, rappresentando
nellintenzione dellautrice, mi sembra, tutta la sfera umana, in cui nulla è
indipendente dal resto, nemmeno lutopia, che rischia sempre di trasformarsi in
distopia an ambiguous utopia : sul pianeta Anarres apparentemente
trionfano libertà, giustizia e uguaglianza che, secondo lutopia anarchica e
pure marxiana dovrebbero creare cittadini altruisti, ma non è veramente così,
come dimostra, fra laltro ma non solo, la figura di Sabul.
L'influsso degli scritti di Bakunin e
degli Atti degli Apostoli
Lopera si svolge alternando,
capitolo dopo capitolo, i casi attuali dello scienziato protagonista, emigrato su Urras, e
la rievocazione della sua passata vita sul nativo Anarres, scene queste ultime che ci
fanno conoscere la storia del pianeta e le ragioni del disagio che aveva indotto lo
scienziato a trasferirsi sul mondo gemello. Forse è stato intento dellautrice
sottolineare con tale alternanza tra passato e presente, così che il primo appaia al
lettore via via contemporaneo come il secondo, la propria visione circolare del tempo, per
la quale luniverso non sarebbe soggetto alla freccia del divenire ma, di fondo,
esisterebbe in uneterna contemporaneità.
Diversamente che su Anarres, sul pianeta
Urras, ricco di risorse e colmo di sprechi, vige uneconomia capitalistica, sia
privata come, sulla nostra Terra, negli ultraliberisti Stati Uniti, sia pubblica
comera in Unione Sovietica e continua a essere nel Nord Corea e, nonostante certe liberalizzazioni
settoriali pragmatiche, nella Cina comunista e a Cuba; nel romanzo limpero
collettivistico si chiama Thu e quello privatistico Ha-io; il secondo è lunico
stato urrasiano che lautrice descrive, appena accennando agli altri. Il sistema
economico-sociale di questo paese è agli antipodi di quello dellanarchico Anarres;
la sua popolazione è divisa in classi (suppongo anche Thu, così comè di fatto nei
paesi comunisti terrestri i cui dirigenti costituiscono una sorta di alta borghesia); tra
le classi cè pure, vergognosamente come da noi2, quella dei poverissimi,
mentre le medie e alte vivono agiatamente; i loro costumi sono, di norma, egocentrici ed
eroticamente disinibiti, come nel nostro Occidente, anche se non hanno ancora toccato le
bassezze sessuali della nostra società senza-Dio anni 2000. Vi sono inoltre su Urras
molti altri stati, che corrispondono al nostro Terzo mondo, e come sulla Terra al tempo
della cosiddetta guerra fredda, durante il quale la Le Guin aveva steso questo
romanzo (precisamente nel 1974, lanno dellincontro Breznev-Nixon alla ricerca
di distensione), su Urras si svolgono pure guerre locali calde, sui territori e con
gli eserciti di quei Paesi terzi che sono formalmente liberi ma, di fatto, colonie delle
due superpotenze in conflitto.
Su Anarres non ci sono classi; esso è
povero di risorse e la sua economia è di sussistenza, però tutti, purché siano
confor-misti, ricevono gratuitamente abiti, tetto, cibo e altri generi di prima
necessità; per contro, devono contribuire al bene comune coi loro lavori, comprese le corvée
più antipatiche come quelle ai depositi di sterco fertiliz-zante. Direi che
lautrice, benché non credente, oltre che agli scritti di Bakunin si sia ispirata
alla storica comunione econo-mica della prima, piccolissima Chiesa, quale risulta da tutto
Nuovo Testamento ed è sinteticamente espressa nel libro sacro Atti degli Apostoli al
capitolo 2, versetti 44-45: "Tutti
coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti,
secondo il bisogno di ciascuno": è ancor oggi così nei monasteri cattolici e
ortodossi, essendosi rivelata storicamente impraticabile la comunione di beni al di fuori
delle comunità volontarie religiose; quanto alle laiche, come quelle immaginate dai
nostri socialisti "utopisti"3 Charles Fourier e Robert Owen4,
pur se di piccole dimensioni esse non si sono realizzate oppure, se tentate, non hanno
retto (forse perché mancava un afflato religioso a sorreggerle nelle difficoltà?).
Sul pianeta anarchico la situazione è
tuttavia differente da quella della Chiesa delle origini per quanto riguarda la vita
erotica e coniugale: nella proto comunità cristiana erano vietate le pratiche omosessuali
(Nuovo Testamento, San Paolo, epistole Romani e 1 Corinzi5; Antico Testamento,
Levitico6), vigeva listituto-sacramento del matrimonio ed esso era, a
causa della parola evangelica di Cristo7, normalmente indissolubile8;
invece, conformemente agli ideali anarchici, su Anarres non cè unione coniugale
legale ma solo convivenza volontaria e temporanea, anche se alcune coppie, come quella del
protagonista, durano per tutta la vita; i rapporti sessuali tra i conviventi di sesso
diverso sono peraltro quelli tradizionali, senza perversioni erotiche9, e
contemplano il fine della procreazione; è nondimeno ammessa la sterile convivenza
omosessuale.
Una scoperta scientifica in grado di
pacificare l'universo
In passato Anarres era stato un
pianeta disabitato, a parte alcuni insediamenti minerari urrasiani, e gli
anarco-rivoluzionari seguaci di Odo vi erano emigrati pacificamente dallaltro
pianeta, alcune generazioni prima: i capi di Urras, avversari dellanarchia, erano
stati ben lieti daccettare tale richiesta, che non comportava spargimenti di sangue
e prometteva di liberare di fatto il loro mondo da unideologia considerata
destabilizzante. Immediatamente, dopo la colonizzazione, Anarres sera chiuso al
pianeta gemello, a parte alcune astronavi urrasiane che avevano continuato e seguitano a
sbarcare un paio di volte allanno per commerciare, imbarcando minerali in cambio di
manufatti, e pure per trasportare avanti e indietro la posta, sebbene la conformistica
opinione pubblica che domina il pianeta anarchico sia restia, per paura di contaminazioni,
a rapporti culturali col mondo dorigine: lunico porto franco in cui le
astronavi urrasiane possono prendere terra è stato circondato da un muro insuperabile dai
visitatori, visti ormai quasi come alieni.
Inoltre, per un anarresiano visitare Urras
è visto come una colpa, anche se nessuna norma lo vieta in quanto leggi non esistono e
impera la mera consuetudine. Tuttavia Shevek, desiderando donare le sue scoperte agli
scienziati di ogni stato urrasiano e pure a quelli degli altri due mondi abitati
conosciuti, la Terra e il pianeta Hain, così che nessuno possa usarla per avere potere
sugli altri, supera il timore del biasimo dei suoi concittadini e trova un passaggio verso
Ha-io sopra una delle astronavi mercantili di questo mondo. È mosso in primo luogo dalla
speranza di trovare sul pianeta gemello un clima intellettuale più libero e di poter
contribuire alla riconciliazione tra questo e Anarres. Si rende però conto presto
dessersi illuso, Ha-io lha invitato solo per sfruttarlo e avvalersi della sua
scoperta onde diventare lo stato leader nelluniverso conosciuto.
Shevek vorrebbe dunque tornare ad Anarres,
ma gli è impedito, prima in modo subdolo e poi con la forza. Sunisce allora a un
movimento clandestino di opposizione, e qui comprendiamo che in Ha-io non esiste una vera
opposizione legale. Lo scienziato rischia dessere ucciso dalla forza pubblica ma
trova rifugio allambasciata della Terra e ne riceve aiuto per tornare finalmente al
suo pianeta; viene imbarcato dallambasciatrice sopra unastronave del pianeta
Hain, amico dei terrestri e grande potenza della Galassia, la cui civiltà è assai antica
e già aveva aiutato in passato il nostro futuro la stessa Terra
quandera stata in gravissime difficoltà per ragioni ecologiche. Il finale del
romanzo è aperto alla speranza, Shevek non è più del tutto solo, un civilissimo hainita
sbarcherà su Anarres con lui e forse il pianeta Hain lo aiuterà a distribuire ovunque
nel cosmo, al fine della pace universale, la sua scoperta relativa alle comunicazioni
istantanee fra pianeti. Non cè tuttavia una vera conclusione, il problema della
realizzazione duna società davvero libera e giusta rimane insoluto.
Come un sistema anarchico diventa
regime
Quello del tempo è argomento centrale
al romanzo ma la Le Guin non concepisce una Divinità creatrice del tempo-universo e che
un giorno porrà termine al medesimo, almeno per quanto riguarda il genere umano10.
Come avevo premesso, ella contempla un tempo circolare così come in certe concezioni
filosofiche greche e come leterno ritorno niciano chespressamente cita;
forse lautrice ha pure presente la concezione panteistica di Baruch Spinoza
delluniverso-dio; e suppongo che, nellesporre le congetture scientifiche sul
perpetuo presente che conducono il protagonista Shevek a teorizzare, al di là della
teoria einsteniana, la creazione dun telefono (?) interstellare per
comunicazioni istantanee fra lontani pianeti, la Le Guin abbia avuto a mente lantica
analisi del tempo del genio Agostino dIppona, per cui il tempo stesso non è
movimento di stelle e pianeti, perché il loro tragitto ha durate diverse così come un
suono può prodursi con durate differenti, ma consiste in una distendio animi, in
unestensione mentale, onde tutto è in realtà presente, nella memoria del passato,
nellattenzione per il contemporaneo, nella psicologica attesa del futuro11.
Comunque, si tratta dun tempo che, non comportando la possibilità dun vero
progres-so perché è rinchiuso su sé stesso, secondo glideali anarchici
abbracciati dalla Le Guin dovrebbe indurre gli uomini a una convivenza non già
competitiva, bensì di gratuita collaborazione.
In realtà, comella stessa deve
ammettere e onestamente manifesta nel romanzo, pur in un sistema anarchico si finisce col
sottostare alla coercizione del potere, rappresentato su Anarres anzitutto
dallopinione pubblica ormai legata, dopo gli entusiasmi dei primi tempi, a freddi
princìpi teorici che non considerano le esigenze emergenti dallesperienza: è
unopinione pubblica chemargina ogni anticonformista, come Shevek, smettendo di
rivolgergli la parola, rifiutandogli pasti e letto e obbligandolo così a una vita
solitaria; in certi casi giunge addirittura a deciderne la reclusione in manicomio, in
realtà vera e propria prigione sotto altra denominazione; così accade per esempio al
personaggio del drammaturgo Tirin, amico dello scienziato: Tirin rappresenta un altro
aspetto, quello artistico, della libertà despressione che non può essere contenuta
da nessun sistema sociale, neppure dal presunto non-sistema anarchico, in realtà
fossilizzatosi in vero e proprio regime.
Il potere è pure incarnato su Anarres in
singole persone che si trovano, di fatto, in posizioni di comando, come unaddetta
alle assegnazioni dei posti di lavoro, peraltro condiscendente un potere
paternalista e come il citato Sabul che sfrutta egoisticamente i ricercatori che da
lui dipendono al fine del proprio successo: non si tratta duna figura soltanto
emblematica, sappiamo che tanti sono in realtà, sulla nostra stessa Terra, gli pseudo
maestri che si fregiano di meriti dei loro assistenti lasciandoli nellombra, e in
generale sappiamo che nei vari ambienti di lavoro pubblici e privati è tuttaltro
che eccezionale il furto di benemerenze di sottoposti da parte di capi: cose che non
sparirebbero affatto in una società anarchica; infatti ogni uomo dopotutto si
tratta della Terra proiettata sui mondi Anarres e Urras ha un fondo egoistico,
quello che il giudeo-cristianesimo chiama il peccato originale e che
considera base del peccato personale, argomento questo che la non religiosa autrice non
tocca ma è di fatto presente nella vicenda; precisamente, gli umani subiscono il peccato
originale della loro naturale, egocentrica animalità, volta a procurar loro un
privato territorio e nientaffatto a condividere poteri e beni gli uni con gli
altri.
Perché una società buona è
impossibile?
Per ora nessuna rivoluzione ha saputo
mantenere la promessa iniziale di cedere al popolo lautorità conquistata in nome
del popolo stesso; che si trattasse, ad esempio, delle figure del romano Cola di Rienzo o
di quelle dei giacobini francesi o dei marx-leninisti sovietici, i capi rivoluzionari si
sono sempre appropriati del potere e hanno tiranneggiato gli altri, così comè ben
delineato nel romanzo dellOrwell La fattoria degli animali, a mio avviso
perfino superiore al suo 1984. Come insegna lormai lunga storia
delluomo, ogni azione che sia mossa da meri fini umani, anche se idealistica,
sbocca, più prima che poi, nellegoistico uso degli altri12.
Una vera società buona è
impossibile, è sbagliato il principio su cui si basa, vale a dire chè merito o
colpa, rispettivamente, della società buona o cattiva se
lindividuo è a sua volta buono o cattivo13 i
meno giovani, come me, ricorderanno certamente lo sciocco motto "rivoluzionario"
ripetuto a mo di ritornello "È tutta colpa della società!" negli anni
dal 1968 ai primi 80 della storia italiana ; in realtà, la società sarebbe
un paradiso terrestre se tutti gli esseri umani, grazie alleducazione religiosa
ricevuta e accolta senza pregiudizi scientisti, amassero il prossimo che incontrano
quotidianamente. Daltronde la stessa anarchica Le Guin si mostra convinta che una
rivoluzione veramente rivolta al bene dei cittadini peraltro pacifica, e questo è
uno dei meriti della scrittrice si realizzerebbe soltanto dentro e a mezzo di
ciascuna persona e non potrebbe venire da automatici portati storici coinvolgenti le
mitiche masse.
Nonostante alcuni difetti, in particolare
la quasi assente descrizione, che avrei trovato invece interessante, della società
comunista e insieme capitalista di Thu e linsufficiente approfondimento della
psicologia e della sociologia hainita, e pure della psicologia di alcuni personaggi
urrasiani e anarresiani comprimari, "I reietti dellaltro pianeta" mi
sembra un buon esempio di fantascienza umanistica.
N O T E
1 Ursula K. Le Guin, I
reietti dellaltro pianeta (The Dispossessed: An Ambiguous Utopia, 1974),
Editrice Nord, Milano 1976.
2 Mi chiedo se costerebbe
davvero troppo ai facoltosi contribuenti (percettori di redditi superiori, diciamo, ai
60.000 euro annuali che, almeno per il mio metro, è un reddito da ricchi),
lapplicazione duna sovra-aliquota dimposta, diciamo dell1%? onde
indirizzare tali somme alla creazione di dormitori e servizi per i barboni
senza-casa che dinverno muoiono letteralmente di freddo. Se penso agli stipendi di
oltre 150.000 euro annuali dei nostri onorevoli nazionali e locali, per non parlare delle
ulteriori prebende che ricevono partecipando a commissioni e così via, e inoltre penso
agli stipendi astronomici dei numerosissimi dirigenti dello stato e degli enti locali, e
li confronto alla situazione di quei poveri esseri umani, per lindignazione mi esce
fumo dal naso e dagli orecchi; e non si continui a inventare che i clochard
vogliono vivere così: provate a interrogarli e sentirete! Qualunque sia stato negli anni
il governo in carica, di sinistra o di destra, nessuno sè mai occupato di quei
disgraziati. Soltanto privati enti ecclesiastici e laici hanno fatto e fanno in merito
qualcosa, per quanto possono.
3 Definizione data dal Marx, il
quale peraltro sè rivelato anche più utopista, con limmaginare che, grazie a
uno stato padrone dellintera economia, si potessero realizzare la libertà e il
benessere.
4 Charles Fourier aveva
teorizzato un sistema sociale composto di comunità, dette falansteri, dove credeva che
avrebbe trionfato la concordia fra le classi; in ogni falansterio gli addetti avrebbero
provveduto in comune alla diretta produzione e al consumo dei beni da loro fabbricati:
direi una sorta di arcipelago comunistico-cooperativistico. Anche Robert Owen aveva
proposto di sostituire al liberismo un sistema sociale fondato sulla produzione
cooperativa e, a differenza del Fourier, aveva provato a realizzare una di questa
comunità negli Stati Uniti, fallendo però il suo scopo.
5 "Non illudetevi: [...]
né effeminati, né sodomiti [...] erediteranno il Regno di Dio" (1 Cor 6,9-10) -
"Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i
rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il
rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri,
commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in sé stessi la punizione
che saddiceva al loro traviamento" (Rm 1,26-27).
6 "Con un uomo non
giacerai come si giace con una donna: è un abominio!" (Lv 18, 22)
"Chiunque abbia giaciuto con un uomo come si giace con una donna, hanno compiuto
tutti e due un'abominazione; siano messi a morte. Il loro sangue ricada su
di essi" (Lv 20, 13).
7 Perciò io vi dico: Chiunque
ripudia la propria moglie, se non in caso di pornéia concubinato o semplice
adulterio? e ne sposa un'altra, commette moichéia adulterio
(Mt, 19,9).
8 Era sempre ammesso il
divorzio (secondo il cosiddetto privilegio paolino) se il coniuge era di altra religione
o, caso rarissimo nel I secolo, ateo. Inoltre, come risulta dal Vangelo secondo Matteo
scritto nellanno 80 circa, sulla parola di Gesú era stato consentito, almeno da
quella data, il divorzio pure in caso di porneia duno dei coniugi (v. nota
precedente) normalmente intesa come adulterio e non come fuga da casa con concubinato;
ciò resta vivo anche oggi nelle chiese ortodosse mentre la cattolica, verso lanno
1000, vietò in tutti i casi il divorzio in quanto molti mariti, per risposarsi con una
donna più giovane e bella o più ricca o di famiglia più potente, accusavano
dadulterio la moglie con false prove, la facevano rinchiudere in convento, il
matrimonio era sciolto e quei mascalzoni si risposavano a loro comodo. Oggi, cambiata del
tutto la situazione sociale vi sono mogli più ricche e potenti dei loro mariti
su questo punto la gerarchia ecclesiastica potrebbe tornare sui propri passi e
consentire di nuovo al coniuge innocente il divorzio e la possibilità di risposarsi,
almeno nel caso che ladultero/a, prima o dopo leventuale divorzio civile, vada
a convivere o sposi civilmente unaltra persona.
9 Ho appena letto sulla rivista
"Specchio - La Stampa" del 14 gennaio 2006, e temo che non si tratti
desagerazione, che in Italia quelle cherano "una volta pratiche estreme
oggi sono normali passatempi per famiglia" come il legarsi e imbavagliarsi e altri
atti sadomaso più gravi sono praticati ormai dal 21% della popolazione; annotano inoltre
nellarticolo, fra laltro, che "più di un terzo degli italiani guarda
materiale a luci rosse con il partner", il che è pratica vergognosamente
antiumanistica; le persone ritratte sono infatti trattate da quei voyeur, che se ne
rendano conto o no, come oggetti sessuali; si tratta in parole diverse
dunaltra forma, praticata anche dalle donne, di godimento della prostituzione.
10 Dopotutto per ogni essere
umano che muore arriva la fine del mondo. Come scriveva il Padre della Chiesa
Giovanni Crisostomo è un po come se tutti morissero istantaneamente, in quanto
morendo si esce dal tempo e dunque ci si trova tutti assieme al suo termine, cioè alla
cosiddetta fine del mondo.
11 Agostino, Le confessioni,
libro XI.
12 Lunica speranza può
venire, e pazienza se con questo suscito scandalo nei benpensanti laicisti, dalla
dimensione Trascendente e in particolare, secondo la speranza cristiana,
dallintervento del Figlio-uomo-Dio che può permettere agli umani, sì mammiferi ma
dotati, unici tra i viventi, dunalta psiche derivata, secondo la Rivelazione,
dallo stesso Logos divino, di puntare e giungere alla celeste "Città di Dio",
con qualche acconto della stessa su questa terra nei quotidiani rapporti damore
verso il prossimo; è in altre parole una Redenzione che permette agli uomini, se lo
vogliono, daccedere a quellUtopia divina che è sì non luogo e non
tempo ma soltanto perché, secondo il Cristianesimo, il mondo-tempo è stato creato
dallimmutabile, perfetto Dio il quale non subisce il divenire.
13 Peraltro nel contemporaneo pensiero
debole, in assenza della morale forte che, in una visuale religiosa, si basa sui
comandamenti dettati da Dio, il concetto di decisione buona o cattiva è,
almeno per certi aspetti, soggettivo, ad esempio, nel caso dellaborto. La morale
oggettiva giudeo-cristiana vieta (a parte, e non da oggi, il caso di pericolo di morte per
la madre) linterruzione volontaria di gravidanza, sul presupposto che lo Spirito di
Dio (la sua Ruah soffiata in ogni adamo dogni tempo) è presente nel concepito fin
dal primo istante, secondo un progetto divino di vita che lessere umano non può
disattendere anche se il feto non è ancora consapevole desistere; i laicisti
abortisti invece, rifiutando ldea di Spirito Santo, affermano che il feto non è
ancora un essere umano in quanto, appunto, non è al momento capace dintendere,
cioè non avrebbe ancora quella che i credenti chiamano "anima" ovvero,
nelloriginale del testo biblico, la psyké, chè come dire la psiche o
mente dellindividuo.
GUIDO PAGLIARINO è
laureato in Economia e Commercio allUniversità di Torino con una tesi di ricerca
pubblicata a cura dellIstituto di Storia Economica e Sociale. Tra i suoi maestri,
gli storici Carlo Cipolla e Mario Abrate, leconomista Sergio Ricossa e, dopo
luniversità, il teologo padre Charles Jegge. Negli
anni, nonostante interessi culturali più ampi, tra laltro con pubblicazioni di
libri e cura di antologie, è continuato linteresse dellautore per la storia e
la filosofia, soprattutto per quella della scienza: particolarmente importante era stato
lincontro coi libri del filosofo della scienza Karl R. Popper, che avrebbe avuto
importanza anche per il ritorno dellautore al Cristianesimo. "I libri
dellagnostico Popper?" qualcuno si stupirà... Sì. Guido Pagliarino era stato,
dapprima, su ormai consunte e presuntuose posizioni scientiste. Col Popper sera
aperto a una più profonda, umile ricerca. Dice in sostanza questo epistemologo che non
cè niente di certo neppure nella scienza, anzi si può solo accogliere
provvisoriamente una congettura sia pur, si capisce, corroborata da esperimenti
solo se è suscettibile d'essere falsificata. "Allora", pensò
lautore, "perché mai la ricerca religiosa dovrebbe essere intellettualmente
inferiore a quella scientifica?" e cominciò a cercare nella storia e nella dottrina
cristiane. L'autore collabora con articoli e recensioni a diversi fogli e riviste. Scrive
o ha scritto, tra laltro, su "Talento", "Controcampo",
"Spiritualità e Letteratura", "Vernice", "Penna d'Autore",
"Il Corriere di Roma", "Cultura e Società". Tiene conferenze sullo
"sconosciuto" Cristianesimo. È prefatore per case editrici. In passato, è
stato editor presso alcune di queste. Per le sue pubblicazioni, gli è stato assegnato il Premio
della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con "Future Shock, ha
pubblicato i racconti Pianeta Affari (n.36), Gli Eterni (n.37) , I 200
Pellegrini (n.46) e il saggio-recensione Il peculiare gnosticismo di Dick in
"Cacciatore d'androidi" (n.47). |
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