Lettere in

Redazione

Risponde Antonio Scacco

(Indirizzare le e-mail a Antonio Scacco futureshock@alice.it )

Il Papa in Turchia: un bilancio (Rino Cammilleri); Contro i Pacs e i DI.CO in nome dell'infanzia (don Gabrile Mangiarotti)

Il Papa in Turchia: un bilancio

Il 6 dicembre 2006 ho pubblicato un articolo su "Il Giornale" a proposito del viaggio turco del papa. L'avevo intitolato "Il papa in Turchia: un bilancio" ma, come sanno gli addetti ai lavori, il titolo viene sempre cambiato da un redattore che si chiama appunto "titolista". Così, il mio è diventato "Un inutile viaggio di cortesia". Morale: diversi lettori mi hanno dato addosso per leso pontefice. In effetti nel mio articolo avevo sommessamente nota-to che il papa era andato a rischiare la pelle per, tutto sommato, molto poco. Anzi, niente. Ha dovuto ulteriormente lisciare l'islam e addirittura smentire quel che aveva detto da cardinale sull'ingresso della Turchia nella Ue. In cambio, un abbraccio del tutto formale col patriarca ortodosso di un'ortodossia assolutamente minoritaria. E questo è il gran risultato di un viaggio costato miliardi che proven-gono dalle tasche dei fedeli. I quali, dunque, conservano il diritto di chiederne rispettosamente conto. Senza essere smentito, perché è difficile darmi torto, certi papisti (meglio, papolatri) mi hanno dato del non-cattolico perché ho osato criticare il papa. Mah.

Io resto dell'avviso che il baciapilismo servile non serve a nessuno, nemmeno al papa. E mi rattrista, anzi, il vedere il papa costretto a umiliarsi con i musulmani per cercare di salvare la vita ai cristiani in ostaggio nei Paesi islamici. Umiliazione inutile, tra l'altro, perché l'esperienza insegna che con i fanatici non si ragiona. Intanto, l'ortodossia che veramente conta, quella russa, continua imperterrita a non volerlo, il papa, e a pretendere estenuanti dichiarazioni di "non proselitismo". Dunque, rimango dell'avviso che il viaggio papale in Turchia non ha cavato un ragno dal buco. Checché ne dicano i papisti senza se e senza ma.

Rino Cammilleri - Milano

 

Apparentemente, il viaggio del Papa in Turchia sembra che sia stato un'inutile perdita di tempo e di soldi. Tuttavia, c'è una pista di lettura che credo valga la pena di prendere in considerazione. Io la seguo da quasi vent'anni. La chiamo, prendendo a prestito il titolo del famoso best seller di Alvin Toffler, "future shock" (da cui il titolo della mia fanzine). Ma studiosi, di fronte ai quali io sono un nano, la chiamarono, negli Anni Settanta, mutazione storica o svolta antropologica. Insomma, per dirla in breve, si tratta della Modernità. Sappiamo come essa minacci gravemente il sacro e come, per tale minaccia, susciti le reazioni violente di chi, per svariati motivi, è convinto che con il mostro (monstrum, alla latina) della Modernità non si possa venire a patti. Benedetto XVI ha perfettamente capito i tempi in cui viviamo e ha voluto tendere una mano all'Islam. Da un lato, sa perfettamente che una società senza il sacro è destinata all'autodistruzione; dall'altro, sa anche che la Modernità è un fatto reale, con cui bisogna fare i conti. La Chiesa Cattolica ha cominciato a tessere un dialogo con la Modernità (cioè con la scienza e la tecnologia) da parecchio tempo (vedi il Concilio Vaticano II). L'Islam, purtroppo, è in forte ritardo. Che cosa, dunque, è andato a fare il Papa in Turchia? È andato a tendere la mano all'Islam, a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, come credo che si possa evincere dalle seguenti parole, pronun-ciate nell'udienza di mercoledì 6 dicembre: "È dunque un Paese emblematico in riferimento alla grande sfida che si gioca oggi a livello mondiale: da una parte, cioè, occorre riscoprire la realtà di Dio e la rilevanza pubblica della fede religiosa, e dall'altra assicurare che l'espressione di tale fede sia libera, priva di degenerazioni fondamentaliste, capace di ripudiare fermamente ogni forma di violenza". Credo che, andando in Turchia, il rischio di Benedetto XVI sia stato ben calcolato. Preghiamo perché dall'azione coraggiosa del Papa lo Spirito Santo possa fare scaturire frutti abbondanti.

Contro i Pacs e i DI.CO in nome dell'infanzia

Carissimi Amici,

eccoci al consueto appuntamento: vi ricordo innanzitutto l’Editoriale, che ci aiuta ad un giudizio sulla questione della famiglia. Noi riteniamo che la posizione del Papa sia oggi la più ragionevole e che aiuti l’uomo di oggi a vivere secondo una "misura alta". A questo proposito mi piace ricordare la conclusione del Vescovo di San Marino-Montefeltro in una sua lettera ad Avvenire: "Ma le generazioni cui pensano i DI.CO., quelle per cui l’omo-sessualità e l’eterosessualità saranno equivalenti, che si impegneranno in coppie senza nessuna identità e stabilità, senza gratuità e capacità di dedizione, recuperando anche gli anni della convi-venza per la pensione o per le mutue: a queste generazioni è proposta una "misura bassa" della vita. Staranno anche bene materialmente, saranno pieni di cose e forse anche di complessi: diciamo la verità, aveva ragione il Card. Biffi, saranno "sazi e disperati". Se questa è la sfida, la storia non potrà non vedere da che parte si è situata la Chiesa: con la persona e con il popolo. Per la loro verità e libertà".

Don Gabriele Mangiarotti

Direttore della rivista on line "Cultura Cattolica"

 

Nonostante che la nostra società meni vanto del suo progressismo e del suo livello di civiltà raggiunto, tuttavia dob-biamo amaramente constatare che il fanciullo è ancora in completa balìa dell'adulto, che cerca di manipolarlo e di adattarlo allo stesso sistema di vita che ha scelto per sé. La prima regola messa in funzione nel rapporto adulto/bambino è quella delle "buone abitudini": il bambino deve abituarsi a pasti fissi, stabiliti dagli adulti, a dormire nelle ore adeguate, a osservare le regole dell'igiene, a dedicare le ore e i giorni che meno intralciano la più proficua attività dello studio.

Fin qui, tutto sommato, niente di male. I guai cominciano quando la famiglia va in frantumi e i genitori entrano in conflitto. Il figlio, allora, rischia di essere "utilizzato", più o meno intenzionalmente, da uno dei genitori o da entrambi a proprio vantaggio e contro l'altro. Può così accadere che egli venga indotto a riferire in dettaglio il comportamento dell'altro genitore (bambi-no-spia); o a rendersi alleato di uno dei due coniugi (bambino-complice); o ad essere la prova vivente della validità educativa di un genitore rispetto all'altro (bambino-testimone). Tutto ciò può portare il bambino - scrive Anna Maria Dell'Antonio - "a perdere la propria identi-tà e la capacità di valutare la realtà ed a manifestare ciò attraverso il sintomo comportamentale o psicosomatico".

Per il bene del bambino è, dunque, necessario che la famiglia sia quanto più solida possibile. La coppia di fatto e la coppia gay, che si basano principalmente sul legame sentimentale e sono, per ciò stesso, destinate a non durare nel tempo, non sono gli istituti giuridici adatti ad accogliere e a educare un bambino, e vanno perciò respinti senza appello.