FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire  i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!

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Future Shock n.50

Editoriale

Recensioni

Phyllis D. James, I figli degli uomini  (E. Modena);

Arthur C.Clarke-Stephen Baxter, L'occhio del Sole  (E. Modena);

Francesco Agnoli-Alessandro Pertosa, Contro Darwin e i suoi seguaci (A. Scacco)

FRANCESCO AGNOLI-ALESSANDRO PERTOSA, Contro Darwin e i suoi seguaci, Editrice Fede & Cultura, Verona 20062, pp.93, € 8,50.

Non trattandosi di un testo specificamente di fantascienza, la recensione di questo libretto di Agnoli e Pertosa potrebbe sembrare, a prima vista, non pertinagnoli1.jpg (28434 byte)ente con la linea editoriale della nostra rivista. Noi siamo convinti del contrario, soprattutto per due motivi: a) sono molti i romanzi di fantascienza ispirati al darwinismo. L'amico Enrico Leonardi ce ne offre un esempio nel suo saggio, pubblicato in questo numero. Personalmente, ne abbiamo recensito almeno tre: sul n.48, Il pianeta delle scimmie di P. Boulle e sul n.49, Città di stelle di G. Benford e Mai più umani di N. Kress; b) il darwinismo e la tesi ad esso contrapposta, l'intelligent design, sono al centro dell'attuale dibattito socio-culturale e attirano l'attenzione del grande pubblico. Pensiamo, perciò, che non sia del tutto fuor di luogo segnalare all'attenzione degli appassionati di fantascienza il vivace, semplice e sintetico volumetto di Agnoli e Pertosa.

L'originalità del loro lavoro consiste soprattutto nell'avere sottoposto la teoria delle origini dell'uomo di Charles Darwin ad una indagine critica non dal punto di vista strettamente scientifico, ma da quello filosofico. Infatti, il darwinismo non ha niente da spartire con la scienza sperimentale, ma è pura e semplice ideologia: "Nell'esporre la sua ipotesi di un evoluzionismo trasformista, infatti, Darwin non solo ignora i meccanismi dell'ereditarietà, al punto di non degnarsi neppure di leggere uno scritto inviategli dal povero monaco Gregor Mendel (1822-1884), ma costruisce un'ipotesi sull'uomo fondandosi solo sulle affinità morfologiche, fisiologiche, e secondo lui psicologiche, con gli altri mammiferi. Come se la somiglianza tra una moto ed una bicicletta, o tra una poesia di Dante e una ricetta di cucina, bastassero a dimostrare la derivazione delle prime dalle seconde, o viceversa. In verità Darwin non ha prove storiche, paleontologiche, e si limita a ritenere che un giorno verranno scoperti i famosi anelli mancanti, intermedi, testimonianze della transizione graduale da una specie all'altra. Tali anelli sono stati cercati, ma il risultato sembra essere solo l'accumularsi di errori, di casi incerti, oltre che di falsi ideologici certi, come l'uomo di Piltdown, o molto probabili, come l'uomo della Cina, o Sinatropo" (pp.21-22).

Non è, dunque, con il metro del metodo sperimentale che va analizzato il darwinismo, basato, come si sa, su tre fattori vaghi e indefiniti quali: la selezione naturale, il tempo e il caso; ma con quello filosofico-ideologico. E qui emergono i suoi agganci e la sua filiazione da quella concezione materialista, panteista, ateista ed edonista, che va sotto il nome di positivismo e il cui obiettivo è di proclamare la scienza come l'unica "religione" autentica e di eliminare la metafisica e l'idea di Dio creatore dalla mente e dal cuore degli uomini. Sfilano, così, davanti ai nostri occhi, la figura e l'opera di Saint-Simon, il padre fondatore del positivismo, di Auguste Comte e di Herbert Spencer, l'obiettivo dei quali è di rifiutare "di riconoscere alla filosofia un ambito autonomo rispetto alla scienza ed anzi definisce tale pretesa di autonomia come vana chimera, espressione di una mentalità prescientifica o addirittura antiscientifica" (p.12).

Con tali ascendenze tutt'altro che esaltanti, il darwinismo non poteva che approdare al razzismo e all'eugenetica. Tant'è vero che all'ombra dei suoi contorti rami hanno trovato conforto e ristoro filosofi come Nietzsche, le cui pagine "trasudano odio, disprezzo, orgoglio luciferino, sino, letteralmente, alla follia" (p.64), o politici come Hitler, Marx, Mussolini… Quanto al primo, replicando a certi intellettuali nostrani che imputano a Tizio, Caio o Sempronio l'interpretazione razzista e nazista del suo pensiero, Agnoli e Pertosa scrivono: "Nietzsche fu senza dubbio un profeta del nazismo, per moltissimi aspetti. Pensiamo a quel suo insistere di continuo sulla necessità della schiavitù, per la sopravvivenza della civiltà. Non può trattarsi di una semplice metafora: conosce bene, infatti, la polemica viva negli Stati Uniti, in Russia ed anche in Prussia, proprio in quegli anni, tra abolizionisti ed antiabolizionisti" (p.64). Altri esiti negativi del darwinismo sono - secondo i due Autori - il pietismo, l'animalismo e il biologismo, come testimoniano l'opera e la figura del celeberrimo medico Umberto Veronesi: "Ecco spiegato il celebre discorso di Veronesi (Corriere della Sera, 15/5/2005) sul suo essere "animalista e vegetariano", e nel contempo sull'uomo che equivale geneticamente allo scimpanzé, per poi legittimare la sperimentazione occisiva sugli embrioni umani! […] non "animali razionali" capaci di pensiero e amore, ma solo bestie di un branco […] parte di un grande disegno biologico che prevede quattro tappe. Nascere, procreare, allevare figli, morire" (pp.77-78).

Visti i paradossi, le contraddizioni e le lacune, non si riesce a capire come mai la teoria evoluzionistica di Charles Darwin si sia imposta e diffusa rispetto ad altre teorie consimili, ma di altro spessore e stampo scientifico e teologico come, ad esempio, quella di un Jean-Baptiste Lamarck o di un Alfred R. Wallace. La spiegazione, secondo noi, risiede, in primo luogo, nella scarsa comprensione dello shock culturale o future shock, provocato dall'impatto sulla nostra società della scienza moderna (la scienza galileiana, per intenderci), che ha determinato una vera e propria svolta storica o mutazione antropologica; in secondo luogo, nello spiazzamento dei ceti aristocratici di fronte all'affacciarsi sul proscenio della storia dei ceti subalterni, spiazzamento che i ceti nobiliari cercano di attutire e di volgere a loro favore, con la creazione darwiniana di classifiche di valore tra razze superiori e inferiori, deboli e sani, ricchi e poveri.

Antonio Scacco