Punto di non
ritorno (Event Horizon) Regia: Paul Anderson Interpreti:
Laurence Fishburne, Sam Neill, Kathleen Quinlan, Joely Richardson, Richard T. Jones, Jack
Noseworthy Usa: 1997 Durata: 95'.
Le date che scorrono all'inizio del film ci parlano di un futuro
relativamente lontano: 2015: la prima colonia permanente sulla Luna;
2032: comincia lo sfruttamento commerciale delle miniere su Marte;
2040: la nave esploratrice dello spazio profondo "Event Horizon" parte verso i
confini del sistema solare. Scompare senza lasciare tracce oltre l'ottavo pianeta,
Nettuno. È il peggiore disastro spaziale della storia; 2047: ora...
Ora l'Event Horizon, scomparsa nel nulla sette anni prima, manda un
segnale contenente urla di orrore e misteriosi frasi in latino (liberate me? ex inferis?)
e il comando Aerospaziale degli Stati Uniti decide di inviare in soccorso la nave Lewis
and Clarke con a bordo, tra gli altri, il capitano Miller (Laurence Fishburne) e il dottor
William Weir (Sam Neill), progettista della Event Horizon, nave supertecnologica capace di
superare la velocità della luce e di varcare i limiti spazio-temporali dell'universo.
La sua apparizione avviene all'incrocio di diverse ed enigmatiche forme
geometriche: le sfere dei pianeti, gli esagoni della luce solare che si infrangono
nell'inquadratura, lo spazio oscuro e infinito ovunque e, infine, la silhouette dell'Event
Horizon, croce sottile il cui design rielabora quello della cattedrale di Notre Dame di
Parigi. Quando la nave di soccorso attracca la nave dispersa, i biorilevatori cominciano a
segnalare anomalie, i membri dell'equipaggio vengono visitati da allucinazioni riguardanti
il proprio passato, e il motore sferico, attorno al quale ruotano tre spessi cerchi
decorati da luci intermittenti, fa presagire una mostruosa trinità.
Event Horizon è un film di fantascienza con forti contaminazioni
horror: la nebbia che circonda l'orbita di Nettuno e la nave naufragata sembra
testimoniarlo e la teoria di cadaveri con corredo di ferite, squartamenti e squarci, vene
pulsanti e carni combuste, il sangue, naturalmente, a fiotti aerei a gravità zero e a
scrosci (ettolitri) per i condotti della nave, e la tensione nel frattempo enfatizzata
dalla musica, ce lo confermano. L'ambientazione fantascientifica rischia così di
tramutarsi all'improvviso in un pretesto per la solita routine dei film horror:
apparizione di mostruosità cui segue il balzo dalla sedia dello spettatore e il
batticuore. La provocazione psicologica, invece, rischia di perdere per strada qualche
ingranaggio.
Spunti tematici e visivi sono riscontrabili continuamente: la fiumana
di sangue di Shining, gli impulsi suicidi e l'incombenza dell'inconscio di Solaris
di Tarkovskij (e di Solaris è anche la torbida superficie del pianeta intorno al quale la
nave orbita), la "soglia" liquido-viscosa di Stargate, i claustrofobici
corridoi di Alien e poi ancora Carpenter, Star Trek, L'esorcista, 2010
l'anno del contatto; un mix postmoderno che fa di questo film un ibrido bigino
cinematografico, résumé di generi e capolavori; l'eccessiva fiducia negli effetti
speciali e l'inconcludenza della storia, che promette e non mantiene, non gli permettono
però di eguagliarne nessuno, anche se meritano applausi il tentativo di conciliare la
fisica quantistica e l'esistenza dell'Inferno e l'ennesima illustrazione del principio,
già del Kubrick di 2001 Odissea nello spazio e del Gibson (William, non Mel) del
racconto Hinterland: giunti a contatto con l'altro (o l'Altro: la maiuscola è
facoltativa), l'incomprensibile genera nell'umano la follia e l'orrore.
Alfonso Maria Petrosino