FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

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Future Shock n.50

Editoriale

Cinema

L'invasione degli Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) - Regia: Don Siegel

Punto di non ritorno (Event Horizon) – Regia: Paul Anderson

Punto di non ritorno (Event Horizon) – Regia: Paul Anderson – Interpreti: Laurence Fishburne, Sam Neill, Kathleen Quinlan, Joely Richardson, Richard T. Jones, Jack Noseworthy – Usa: 1997 – Durata: 95'.

Le date che scorrono all'inizio del film ci parlano di un futuro relativamente lontano: 2015: la prima colonia permanente sulla Luna; event.jpg (41864 byte)2032: comincia lo sfruttamento commerciale delle miniere su Marte; 2040: la nave esploratrice dello spazio profondo "Event Horizon" parte verso i confini del sistema solare. Scompare senza lasciare tracce oltre l'ottavo pianeta, Nettuno. È il peggiore disastro spaziale della storia; 2047: ora...

Ora l'Event Horizon, scomparsa nel nulla sette anni prima, manda un segnale contenente urla di orrore e misteriosi frasi in latino (liberate me? ex inferis?) e il comando Aerospaziale degli Stati Uniti decide di inviare in soccorso la nave Lewis and Clarke con a bordo, tra gli altri, il capitano Miller (Laurence Fishburne) e il dottor William Weir (Sam Neill), progettista della Event Horizon, nave supertecnologica capace di superare la velocità della luce e di varcare i limiti spazio-temporali dell'universo.

La sua apparizione avviene all'incrocio di diverse ed enigmatiche forme geometriche: le sfere dei pianeti, gli esagoni della luce solare che si infrangono nell'inquadratura, lo spazio oscuro e infinito ovunque e, infine, la silhouette dell'Event Horizon, croce sottile il cui design rielabora quello della cattedrale di Notre Dame di Parigi. Quando la nave di soccorso attracca la nave dispersa, i biorilevatori cominciano a segnalare anomalie, i membri dell'equipaggio vengono visitati da allucinazioni riguardanti il proprio passato, e il motore sferico, attorno al quale ruotano tre spessi cerchi decorati da luci intermittenti, fa presagire una mostruosa trinità.

Event Horizon è un film di fantascienza con forti contaminazioni horror: la nebbia che circonda l'orbita di Nettuno e la nave naufragata sembra testimoniarlo e la teoria di cadaveri con corredo di ferite, squartamenti e squarci, vene pulsanti e carni combuste, il sangue, naturalmente, a fiotti aerei a gravità zero e a scrosci (ettolitri) per i condotti della nave, e la tensione nel frattempo enfatizzata dalla musica, ce lo confermano. L'ambientazione fantascientifica rischia così di tramutarsi all'improvviso in un pretesto per la solita routine dei film horror: apparizione di mostruosità cui segue il balzo dalla sedia dello spettatore e il batticuore. La provocazione psicologica, invece, rischia di perdere per strada qualche ingranaggio.

Spunti tematici e visivi sono riscontrabili continuamente: la fiumana di sangue di Shining, gli impulsi suicidi e l'incombenza dell'inconscio di Solaris di Tarkovskij (e di Solaris è anche la torbida superficie del pianeta intorno al quale la nave orbita), la "soglia" liquido-viscosa di Stargate, i claustrofobici corridoi di Alien e poi ancora Carpenter, Star Trek, L'esorcista, 2010 l'anno del contatto; un mix postmoderno che fa di questo film un ibrido bigino cinematografico, résumé di generi e capolavori; l'eccessiva fiducia negli effetti speciali e l'inconcludenza della storia, che promette e non mantiene, non gli permettono però di eguagliarne nessuno, anche se meritano applausi il tentativo di conciliare la fisica quantistica e l'esistenza dell'Inferno e l'ennesima illustrazione del principio, già del Kubrick di 2001 Odissea nello spazio e del Gibson (William, non Mel) del racconto Hinterland: giunti a contatto con l'altro (o l'Altro: la maiuscola è facoltativa), l'incomprensibile genera nell'umano la follia e l'orrore.

 

Alfonso Maria Petrosino