FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

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Future Shock n.50

Editoriale

Saggistica

Francesco Agnoli, Il darwinismo, grimaldello dei manipolatori

Enrico Laonardi, Un romanzo darwinista di Herbert G.Wells

Guido Pagliarino, Robert Anson Heinlein: “Straniero in terra straniera”

L'evoluzionismo è un'ipotesi che Darwin possiede

ben prima di enunciarla come scoperta

 

Il darwinismo, grimaldello

dei manipolatori

 

                                                    di    Francesco Agnoli

 

Da un po' di tempo a questa parte, i grandi giornali, e diverse riviste, hanno ricominciato a proporre al grande pubblico dei disegnini in cui simpatiche scimmie pelose divengono a poco a poco bipedi, perdono via via un po' di peluria, ingrandiscono il cranio e, voilà, divengono uomini. I disegnini in questione hanno uno scopo: ricordarci a tutti che siamo solamente bestie. Niente anima immortale, niente dignità spirituale, fine della concezione dell'uomo come re del Creato e figlio di Dio. Eppure questo rispolverare con tanta tenacia il pensiero vetusto di Charles Darwin, non ha nulla di scientifico, a differenza di quanto si voglia far credere.

Portato a inventare bugie

Uno dei primi filosofi a parlare dell'origine dell'uomo dalla scimmia è Giulio Cesare Vanini, un libertino del Cinquecento che parte da una particolare visione teologica: il mondo è eterno e coincide con Dio. Ciò significa che per Vanini non esiste alcun Dio darwin1.jpg (54262 byte)Creatore, ma solo una serie di forme viventi nate per "generazione spontanea", senza alcun intervento divino. Gli uomini, per il Vanini, sono sorti dalla terra, ed in particolare si sono formati da "animali affini all'uomo come le bertucce, i macachi, e le scimmie in genere".

Un altro libertino del Seicento, Gassendi, sostiene addirittura di aver trovato nelle isole della Sonda animali intelligenti e mediani tra gli uomini e le scimmie. Insomma ritiene di aver scoperto quello che dopo Darwin tutti hanno cercato e nessuno ha mai trovato: una forma intermedia tra la scimmia e l'uomo, come dimostrazione di una trasformismo biologico altrimenti indimostrabile. Cosa c'è di scientifico nel pensiero del Vanini e del Gassendi? Nulla, in quanto alla base della loro ipotesi vi è un ragionamento di tipo filosofico, che però contrasta completamente con la visione dei primi padri della scienza, i quali, come Copernico e Keplero, credono in un Dio Creatore, autore, per il primo, "della macchina del mondo, creata per noi dal migliore e più perfetto artefice", e, per il secondo, definibile come "divino Architetto", e cioè intelligenza creatrice matematica. Per costoro, come poi per Pascal, l'immensa dignità dell'uomo sta nella sua natura spirituale, nella coscienza, che lo rende superiore ad ogni altra creatura e all'universo stesso.

Nell'Ottocento compare la figura di Charles Darwin: suo nonno, Erasmus, è un frequentatore di circoli atei ed anticlericali inglesi, e sostiene, ben poco scientificamente, allo scopo di far a meno di Dio, che la vita sulla terra si è prodotta da sola, "per spontanea vitalità". Poco gli importa che scienziati come Francesco Redi e don Lazzaro Spallanzani avessero già dimostrato a tutti che in natura nulla nasce dal nulla: "Omne vivum ex vivo (o ex ovo)". Charles eredita il pensiero del nonno. La sua formazione è quella di un materialista determinista, che arriva a credere, come scriverà nella sua Autobiografia, che il suo cranio cresce nei momenti in cui pensa di più! Inoltre è dotato di grande fantasia e di desiderio di emergere. Nella sua Autobiografia scrive di "essere molto portato a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento". Ma soprattutto Darwin è l'uomo che porta a compimento lo spirito filosofico di un' epoca: quando lui scrive, già altri filosofi, prima di lui, hanno affermato ormai come certa l'idea di progresso (illuministi, idealisti, positivisti…), di evoluzione e di lotta per la vita (Spencer, Malthus), di concorrenza e sopravvivenza del migliore (dottrine liberiste di Adam Smith, tanto amate da Darwin)…

Le tre bacchette magiche

L'evoluzionismo è una ipotesi che Darwin possiede dunque ben prima di enunciarla come una scoperta, dopo il suo famoso viaggio! Dopo la permanenza alle isole Galapagos, pubblica il suo L'origine delle specie: è subito un gran successo di vendite e di pubblico, benché di interessante vi sia solo un'idea non del tutto nuova, questa sì scientifica, quella della micro-evoluzione. La polemica esplode soprattutto quando Darwin sostiene di aver compreso che anche l'uomo discende da una qualche forma scimmiesca, e che tutto a sua volta origina da un unico progenitore, una sorta di larva marina…Questa concezione, trasformista più che evolutiva, è però qualcosa di assolutamente indimostrato, a cui Darwin crede in base ad un erroneo ragionamento: siccome con la selezione artificiale l'uomo riesce a migliorare la razza di un cavallo, o a produrre varie specie di rose, perché non potrebbe accadere, casualmente, nel lunghissimo periodo, per gradi, che da una forma di vita primordiale possano essere nate poi tutte le altre? In questo modo non tiene conto del fatto che la selezione artificiale, anzitutto, non è casuale, ma è guidata da un essere intelligente come l'uomo; in secondo luogo che detta selezione può portare alla produzione di varie specie di rose o di cavalli, ma non porterà mai alla trasformazione delle rose in tulipani, o dei cavalli in dinosauri!

Quali prove ci dà Darwin? Nessuna. Fornisce solo tre bacchette magiche: il tempo, che farebbe ogni cosa, il caso, che non si capisce cosa sia, specie per una mentalità scientifica, e la selezione naturale, che, paradossalmente, avrebbe immensi poteri "creativi". Di-mentica di spiegarci, ad esempio, come faccia la cieca selezione naturale a scegliere e ad accumulare, per un futuro, le mutazioni casuali benefiche, che al presente non servono a nulla nella lotta per la vita. Cosa serve, per fare un esempio, ad un pesce che diverrà animale terrestre, un abbozzo di arti inferiori, inutilissimi nella vita acquatica come pure in quella sulla terra? Il darwinismo in realtà si presenta come una ipotesi che scientificamente non serve, in quanto manca di rigore, di riproducibilità, di basi matematiche, ed è incapace di fare previsioni, cioè di ricavare applicazioni pratiche. Inoltre non spiega nulla. Né l'origine della vita (anche il brodino primordiale ha bisogno di una Causa Prima, cioè di Dio), né la varietà delle specie (può derivare tutta, come scrive Sermonti, da "Errori Tipografici Fortunati"?); né la bellezza della creazione (perché i colori delle farfalle, dei pesci esotici, o le piume colorate del pavone, in un'ottica di pura lotta per la vita?); né il perché dell'esistenza nell'uomo, a differenza che negli altri animali, della parola, del pensiero, dell'arte, della coscienza morale, della libertà, dell'idea di Dio, dell'idea di famiglia…

Inoltre, il darwinismo manca del tutto di prove: non esistono gli anelli di congiunzione tra una specie e l'altra, mancano esempi di macroevoluzione sotto i nostri occhi, ed è assurda l'idea di un cosmo ordinato che nasce dal disordine, dalla pura casualità. Ipotizzare la nascita delle specie viventi da una semplice forma di vita iniziale, per mutazioni casuali, è come immaginare che delle lettere dell'alfabeto mescolate a caso diano vita ad una ricetta di cucina, la quale, nel tempo, per caso, si trasformerà in una poesia di Petrarca, e poi nella Gerusalemme Liberata di Tasso… Infine, la visione materialista di Darwin, ponendo al centro concetti come "il migliore", "il più adatto", "lotta per la vita", apre le porte all'eugenetica, fondata infatti da suo cugino Francis Galton (più volte citato da Darwin), ed ereditata poi dall'America di fine Ottocento e dalla Germania nazionalsocialsta.

Le sterilizzazioni di massa

Una domanda che non possiamo non farci, a questo punto, è questa: perché tanti sostenitori dell’eugenetica, dell’aborto, della fecondazione artificiale, dell’eutanasia, da Veronesi a Singer, si rifanno a Charles Darwin, e si considerano suoi eredi? Lasciamo stare la questione evoluzione, per soffermarci solo su questo aspetto. Ebbene, è un dato di fatto che la stessa parola "eugenetica" è stata inventata da sir Francis Galton, cugino di Darwin: i due cugini erano in ottimi rapporti, ed anzi Darwin cita Galton in numerosissimi punti. Galton era convinto che gran parte delle caratteristiche di una persona, sia fisiche sia morali, fossero ereditarie, e che la selezione artificiale dovesse collaborare con quella naturale per creare "razze più adatte" (fittest), "migliorare lo stock umano " igienizzandolo dalle pericolose e subdole "macchie ereditarie" (C. Fuschetto, Fabbricare l'uomo, Armando). Scriveva Galton: "Se venisse speso in provvedimenti per migliorare la razza umana anche solo un ventesimo dei costi e dei sacrifici che si spendono per migliorare la razza dei cavalli e dei bovini, che galassia di genii potremmo creare! Potremmo introdurre nel mondo profeti e gran sacerdoti della civilizzazione così come ora possiamo moltiplicare gli idioti mettendo insieme i cretini" (citato in Cascioli e Gaspari, Le bugie degli ambientalisti, Piemme, 2004).

Dalle idee di Galton, per comune ammissione, sarebbero nati esperimenti devastanti di eugenetica, come ad esempio le sterilizzazioni di massa dei "non adatti" attuate in America poche decine di anni più tardi (a farne le spese furono soprattutto immigrati italiani e irlan-desi ritenuti nocivi e geneticamente inferiori, vedi M. D'Antonio, La rivolta dei figli dello Stato, Fandango). Ma cosa ne pensava Darwin rispetto a tutto ciò? Scriveva, ne L'origine dell'uomo: "D'altra parte, come ha rimarcato Galton, se le persone prudenti evitano di sposarsi, mentre invece gli sconsiderati si sposano, gli individui inferiori della società tenderanno a sopravanzare quelli superiori". È scienza questa? Chi sono i "superiori", gli "inferiori" e cosa significa "sconsiderati"? Nel paragrafo intitolato "influenza della selezione naturale nelle nazioni civili", Darwin, dopo aver lamentato che troppe persone vengono salvate da ospedali, "leggi per i poveri", medici e vaccinazioni, quando invece la natura giustamente le eliminerebbe, aggiunge: "Greg e Galton hanno molto insistito sull'ostacolo più importante, esistente nei paesi civilizzati, contro l'incremento di numero degli uomini di classe superiore, cioè sul fatto che i più poveri e negligenti, che sono spesso degradati dal vizio, quasi invariabilmente si sposano per primi, mentre i prudenti e frugali …Ovvero, come scrive Greg: 'L'Irlandese imprevidente, squallido, senza ambizioni, si moltiplica come i conigli; lo scozzese frugale, previdente, pieno di autorispetto…trascorre i suoi migliori anni nella lotta e nel celibato… Nell'eterna lotta per l'esistenza è la razza inferiore e meno favorita che ha prevalso ed ha prevalso non ad opera delle sue buone qualità ma dei suoi difetti'".

L'inferiorità, per Darwin, della donna

Non è razzismo, classismo, e quant'altro, tutto questo? E cosa dice Darwin sulle donne, dopo aver spiegato che il loro cervello è più piccolo, analogamente a quello delle scimmie, di quello degli uomini? Afferma con convinzione "l'attuale disuguaglianza delle qualità mentali tra i sessi", la assoluta superiorità, fisica e mentale, dell’uomo sulla donna. E spiega: "Si crede generalmente che la donna superi l'uomo nell'imitazione, nel rapido apprendimento e forse nell'intuizione, ma almeno alcune di tali facoltà sono caratteristiche delle razze inferiori e quindi di un più basso e ormai tramontato grado di civiltà. La distinzione principale nei poteri mentali dei due sessi è costituita dal fatto che l'uomo giunge più avanti della donna, qualunque azione intraprenda, sia che essa richieda un pensiero profondo, o ragione, immaginazione, o semplicemente l'uso delle mani e dei sensi…In questo modo alla fine l'uomo è divenuto superiore alla donna". Concludo con una citazione, tra le tante possibili, tratta dall'ultimdarwin2.jpg (110118 byte)a pagina de L'origine dell'uomo, e che precorre l'idea nazista di controllare i matrimoni per mezzo dello Stato, come se appunto gli uomini fossero solo animali da riproduzione (il nazismo, diceva un gerarca, è "biologia applicata"): "L'uomo analizza scrupolosamente il carattere e l'ascendenza dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani prima di accoppiarli; ma allorché giunge alle nozze, raramente o mai si prende una cura simile… L'avanzamento del benessere del genere umano è il problema più complesso: tutti coloro che non possono evitare la povertà per i propri figli dovrebbero evitare il matrimonio; infatti la povertà non solo è un gran male, ma tende al proprio incremento".

In realtà, a ben pensarci, frasi come queste, per quanto terribili, non sono incoerenti col pensiero darwiniano: se l’uomo non ha l’anima, come sembra di capire chiaramente leggendo le speculazioni darwiniane, dove sta la sua sacralità? Se siamo solo corpo, solo materia, solo istinti divenuti pensiero, linguaggio, senso morale, ecc., l’unica cosa che ci distingue è appunto solo la materia: cioè la salute, la ricchezza, l’appartenere o meno alla "classe superiore". Non era così per un altro evoluzionista, Wallace, che teorizzò l'evoluzione delle specie negli stessi anni di Darwin. Proprio a Wallace, che salvava la spiritualità e l'alterità dell'uomo rispetto agli animali, dobbiamo la notizia che Darwin, anche alla fine dei suoi giorni, era sempre più preoccupato per il fatto che "la nostra popolazione è rinvigorita molto più da generazioni provenienti dalle classi basse, piuttosto che da quelle medie o alte".

Homo homini lupus

Teorie molto strane, molto classiste e poco scientifiche, se volete. Ma che si ripresentano di continuo, se è vero come è vero che discorsi analoghi sono state riproposti in questi giorni da un professore della London School of Economics, secondo il quale stiamo andando verso due razze, distinte tra loro, quella dei "poveri" e quella dei "ricchi" (come se la povertà fosse veramente, come per i sociobiologi di fine Ottocento, ereditaria). Teorie strane, lo ripeto, che abbassano l'uomo ad un livello infimo, fino a fare del suo cervello, semplicemente, il risultato di escamotage machiavellici, nella "lotta per la vita". Secondo l'Accademia Americana delle Scienze, infatti, i nostri antenati si sarebbero evoluti a causa delle "interazioni sociali competitive", della competizione tra maschi, cioè grazie ad una tendenza machiavellica del cervello umano, desideroso di prevalere, di "successo sociale". La dinamica dell'intelligenza passerebbe così "per la formazione di diversi cervelli in grado di elaborare diverse strategie: tra questi poi la selezione sceglie quelli migliori, e cioè più bravi ad elaborare strategie machiavelliche vincenti" (Ansa, 30 ottobre). Come a dire: siamo solo animali, sempre e per natura in lotta tra noi, e che vinca il più forte! E quindi che si selezioni, elimini, scarti il più debole, l'"inferiore", come scriveva Darwin.

 

 

FRANCESCO AGNOLI (1974) è un giornalista e pubblicista cattolico. Scrive sui quotidiani "Avvenire", "Il Foglio" (dove tiene periodicamente la rubrica "Controriforme") e sul mensile "Il Timone". Laureato in Lettere Classiche, insegna materie umanistiche in un istituto superiore di Trento. Ha pubblicato: La filosofia della luce (Dal Big bang alle cattedrali), Edizioni Segno, Udine 2003; nuova edizione riveduta, con il titolo Roberto Grossatesta. La filosofia della luce, ESD, Bologna 2007; Storia dell'aborto nel mondo (con una prefazione di Rino Cammilleri), Edizioni Segno, Udine 2003; nuova edizione riveduta e ampliata 2004; La fecondazione artificiale. Quello che non vi vogliono dire, Edizioni Segno, Udine 2004; Contro Darwin e i suoi seguaci (con Alessandro Pertosa), Fede e Cultura, Verona 2006; Controriforme. Antidoti al pensiero scientista e nichilista (con una prefazione di Antonio Socci e un'appendice di Assuntina Morresi), Fede e Cultura, Verona 2006; Conoscere il Novecento. La storia e le idee, Il Cerchio, Rimini 2005; Voglio una vita manipolata". Fecondazione, aborto, droga, eutanasia (con una prefazione di Dino Boffo), Ares, Milano 2005; Chiesa, sesso e morale (con Marco Luscia; in appendice "Dizionario di bioetica" con interventi di AA.VV.), SugarCo, Milano 2007.