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L'evoluzionismo
è un'ipotesi che Darwin possiede
ben prima di enunciarla come scoperta
Il
darwinismo, grimaldello
dei manipolatori
di Francesco Agnoli
Da un po' di tempo a questa parte, i grandi giornali, e diverse
riviste, hanno ricominciato a proporre al grande pubblico dei disegnini in cui simpatiche
scimmie pelose divengono a poco a poco bipedi, perdono via via un po' di peluria,
ingrandiscono il cranio e, voilà, divengono uomini. I disegnini in questione hanno uno
scopo: ricordarci a tutti che siamo solamente bestie. Niente anima immortale, niente
dignità spirituale, fine della concezione dell'uomo come re del Creato e figlio di Dio.
Eppure questo rispolverare con tanta tenacia il pensiero vetusto di Charles Darwin, non ha
nulla di scientifico, a differenza di quanto si voglia far credere.
Portato a inventare bugie
Uno dei primi filosofi a parlare dell'origine dell'uomo
dalla scimmia è Giulio Cesare Vanini, un libertino del Cinquecento che parte da una
particolare visione teologica: il mondo è eterno e coincide con Dio. Ciò significa che
per Vanini non esiste alcun Dio Creatore, ma solo una serie di
forme viventi nate per "generazione spontanea", senza alcun intervento divino.
Gli uomini, per il Vanini, sono sorti dalla terra, ed in particolare si sono formati da
"animali affini all'uomo come le bertucce, i macachi, e le scimmie in genere".
Un altro libertino del Seicento, Gassendi, sostiene addirittura di aver
trovato nelle isole della Sonda animali intelligenti e mediani tra gli uomini e le
scimmie. Insomma ritiene di aver scoperto quello che dopo Darwin tutti hanno cercato e
nessuno ha mai trovato: una forma intermedia tra la scimmia e l'uomo, come dimostrazione
di una trasformismo biologico altrimenti indimostrabile. Cosa c'è di scientifico nel
pensiero del Vanini e del Gassendi? Nulla, in quanto alla base della loro ipotesi vi è un
ragionamento di tipo filosofico, che però contrasta completamente con la visione dei
primi padri della scienza, i quali, come Copernico e Keplero, credono in un Dio Creatore,
autore, per il primo, "della macchina del mondo, creata per noi dal migliore e più
perfetto artefice", e, per il secondo, definibile come "divino Architetto",
e cioè intelligenza creatrice matematica. Per costoro, come poi per Pascal, l'immensa
dignità dell'uomo sta nella sua natura spirituale, nella coscienza, che lo rende
superiore ad ogni altra creatura e all'universo stesso.
Nell'Ottocento compare la figura di Charles
Darwin: suo nonno, Erasmus, è un frequentatore di circoli atei ed anticlericali inglesi,
e sostiene, ben poco scientificamente, allo scopo di far a meno di Dio, che la vita sulla
terra si è prodotta da sola, "per spontanea vitalità". Poco gli importa che
scienziati come Francesco Redi e don Lazzaro Spallanzani avessero già dimostrato a tutti
che in natura nulla nasce dal nulla: "Omne vivum ex vivo (o ex ovo)". Charles
eredita il pensiero del nonno. La sua formazione è quella di un materialista
determinista, che arriva a credere, come scriverà nella sua Autobiografia, che il
suo cranio cresce nei momenti in cui pensa di più! Inoltre è dotato di grande fantasia e
di desiderio di emergere. Nella sua Autobiografia scrive di "essere molto
portato a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento". Ma
soprattutto Darwin è l'uomo che porta a compimento lo spirito filosofico di un' epoca:
quando lui scrive, già altri filosofi, prima di lui, hanno affermato ormai come certa
l'idea di progresso (illuministi, idealisti, positivisti
), di evoluzione e di lotta
per la vita (Spencer, Malthus), di concorrenza e sopravvivenza del migliore (dottrine
liberiste di Adam Smith, tanto amate da Darwin)
Le tre bacchette magiche
L'evoluzionismo è una ipotesi che Darwin possiede dunque
ben prima di enunciarla come una scoperta, dopo il suo famoso viaggio! Dopo la permanenza
alle isole Galapagos, pubblica il suo L'origine delle specie: è subito un gran
successo di vendite e di pubblico, benché di interessante vi sia solo un'idea non del
tutto nuova, questa sì scientifica, quella della micro-evoluzione. La polemica esplode
soprattutto quando Darwin sostiene di aver compreso che anche l'uomo discende da una
qualche forma scimmiesca, e che tutto a sua volta origina da un unico progenitore, una
sorta di larva marina
Questa concezione, trasformista più che evolutiva, è però
qualcosa di assolutamente indimostrato, a cui Darwin crede in base ad un erroneo
ragionamento: siccome con la selezione artificiale l'uomo riesce a migliorare la razza di
un cavallo, o a produrre varie specie di rose, perché non potrebbe accadere, casualmente,
nel lunghissimo periodo, per gradi, che da una forma di vita primordiale possano essere
nate poi tutte le altre? In questo modo non tiene conto del fatto che la selezione
artificiale, anzitutto, non è casuale, ma è guidata da un essere intelligente come
l'uomo; in secondo luogo che detta selezione può portare alla produzione di varie specie
di rose o di cavalli, ma non porterà mai alla trasformazione delle rose in tulipani, o
dei cavalli in dinosauri!
Quali prove ci dà Darwin? Nessuna. Fornisce
solo tre bacchette magiche: il tempo, che farebbe ogni cosa, il caso, che non si capisce
cosa sia, specie per una mentalità scientifica, e la selezione naturale, che,
paradossalmente, avrebbe immensi poteri "creativi". Di-mentica di spiegarci, ad
esempio, come faccia la cieca selezione naturale a scegliere e ad accumulare, per un
futuro, le mutazioni casuali benefiche, che al presente non servono a nulla nella lotta
per la vita. Cosa serve, per fare un esempio, ad un pesce che diverrà animale terrestre,
un abbozzo di arti inferiori, inutilissimi nella vita acquatica come pure in quella sulla
terra? Il darwinismo in realtà si presenta come una ipotesi che scientificamente non
serve, in quanto manca di rigore, di riproducibilità, di basi matematiche, ed è incapace
di fare previsioni, cioè di ricavare applicazioni pratiche. Inoltre non spiega nulla. Né
l'origine della vita (anche il brodino primordiale ha bisogno di una Causa Prima, cioè di
Dio), né la varietà delle specie (può derivare tutta, come scrive Sermonti, da
"Errori Tipografici Fortunati"?); né la bellezza della creazione (perché i
colori delle farfalle, dei pesci esotici, o le piume colorate del pavone, in un'ottica di
pura lotta per la vita?); né il perché dell'esistenza nell'uomo, a differenza che negli
altri animali, della parola, del pensiero, dell'arte, della coscienza morale, della
libertà, dell'idea di Dio, dell'idea di famiglia
Inoltre, il darwinismo manca del tutto di prove: non esistono gli
anelli di congiunzione tra una specie e l'altra, mancano esempi di macroevoluzione sotto i
nostri occhi, ed è assurda l'idea di un cosmo ordinato che nasce dal disordine, dalla
pura casualità. Ipotizzare la nascita delle specie viventi da una semplice forma di vita
iniziale, per mutazioni casuali, è come immaginare che delle lettere dell'alfabeto
mescolate a caso diano vita ad una ricetta di cucina, la quale, nel tempo, per caso, si
trasformerà in una poesia di Petrarca, e poi nella Gerusalemme Liberata di
Tasso
Infine, la visione materialista di Darwin, ponendo al centro concetti come
"il migliore", "il più adatto", "lotta per la vita", apre
le porte all'eugenetica, fondata infatti da suo cugino Francis Galton (più volte citato
da Darwin), ed ereditata poi dall'America di fine Ottocento e dalla Germania
nazionalsocialsta.
Le sterilizzazioni di massa
Una domanda che non possiamo non
farci, a questo punto, è questa: perché tanti sostenitori delleugenetica,
dellaborto, della fecondazione artificiale, delleutanasia, da Veronesi a
Singer, si rifanno a Charles Darwin, e si considerano suoi eredi? Lasciamo stare la
questione evoluzione, per soffermarci solo su questo aspetto. Ebbene, è un dato di fatto
che la stessa parola "eugenetica" è stata inventata da sir Francis Galton,
cugino di Darwin: i due cugini erano in ottimi rapporti, ed anzi Darwin cita Galton in
numerosissimi punti. Galton era convinto che gran parte delle caratteristiche di una
persona, sia fisiche sia morali, fossero ereditarie, e che la selezione artificiale
dovesse collaborare con quella naturale per creare "razze più adatte"
(fittest), "migliorare lo stock umano " igienizzandolo dalle pericolose e
subdole "macchie ereditarie" (C. Fuschetto, Fabbricare l'uomo, Armando).
Scriveva Galton: "Se venisse speso in provvedimenti per migliorare la razza umana
anche solo un ventesimo dei costi e dei sacrifici che si spendono per migliorare la razza
dei cavalli e dei bovini, che galassia di genii potremmo creare! Potremmo introdurre nel
mondo profeti e gran sacerdoti della civilizzazione così come ora possiamo moltiplicare
gli idioti mettendo insieme i cretini" (citato in Cascioli e Gaspari, Le bugie
degli ambientalisti, Piemme, 2004).
Dalle idee di Galton, per comune ammissione,
sarebbero nati esperimenti devastanti di eugenetica, come ad esempio le sterilizzazioni di
massa dei "non adatti" attuate in America poche decine di anni più tardi (a
farne le spese furono soprattutto immigrati italiani e irlan-desi ritenuti nocivi e
geneticamente inferiori, vedi M. D'Antonio, La rivolta dei figli dello Stato,
Fandango). Ma cosa ne pensava Darwin rispetto a tutto ciò? Scriveva, ne L'origine
dell'uomo: "D'altra parte, come ha rimarcato Galton, se le persone prudenti
evitano di sposarsi, mentre invece gli sconsiderati si sposano, gli individui inferiori
della società tenderanno a sopravanzare quelli superiori". È scienza questa? Chi
sono i "superiori", gli "inferiori" e cosa significa
"sconsiderati"? Nel paragrafo intitolato "influenza della selezione
naturale nelle nazioni civili", Darwin, dopo aver lamentato che troppe persone
vengono salvate da ospedali, "leggi per i poveri", medici e vaccinazioni, quando
invece la natura giustamente le eliminerebbe, aggiunge: "Greg e Galton hanno molto
insistito sull'ostacolo più importante, esistente nei paesi civilizzati, contro
l'incremento di numero degli uomini di classe superiore, cioè sul fatto che i più poveri
e negligenti, che sono spesso degradati dal vizio, quasi invariabilmente si sposano per
primi, mentre i prudenti e frugali
Ovvero, come scrive Greg: 'L'Irlandese
imprevidente, squallido, senza ambizioni, si moltiplica come i conigli; lo scozzese
frugale, previdente, pieno di autorispetto
trascorre i suoi migliori anni nella lotta
e nel celibato
Nell'eterna lotta per l'esistenza è la razza inferiore e meno
favorita che ha prevalso ed ha prevalso non ad opera delle sue buone qualità ma dei suoi
difetti'".
L'inferiorità, per Darwin, della donna
Non è razzismo, classismo, e quant'altro, tutto questo? E
cosa dice Darwin sulle donne, dopo aver spiegato che il loro cervello è più piccolo,
analogamente a quello delle scimmie, di quello degli uomini? Afferma con convinzione
"l'attuale disuguaglianza delle qualità mentali tra i sessi", la assoluta
superiorità, fisica e mentale, delluomo sulla donna. E spiega: "Si crede
generalmente che la donna superi l'uomo nell'imitazione, nel rapido apprendimento e forse
nell'intuizione, ma almeno alcune di tali facoltà sono caratteristiche delle razze
inferiori e quindi di un più basso e ormai tramontato grado di civiltà. La distinzione
principale nei poteri mentali dei due sessi è costituita dal fatto che l'uomo giunge più
avanti della donna, qualunque azione intraprenda, sia che essa richieda un pensiero
profondo, o ragione, immaginazione, o semplicemente l'uso delle mani e dei sensi
In
questo modo alla fine l'uomo è divenuto superiore alla donna". Concludo con una
citazione, tra le tante possibili, tratta dall'ultim a pagina
de L'origine dell'uomo, e che precorre l'idea nazista di controllare i matrimoni
per mezzo dello Stato, come se appunto gli uomini fossero solo animali da riproduzione (il
nazismo, diceva un gerarca, è "biologia applicata"): "L'uomo analizza
scrupolosamente il carattere e l'ascendenza dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi
cani prima di accoppiarli; ma allorché giunge alle nozze, raramente o mai si prende una
cura simile
L'avanzamento del benessere del genere umano è il problema più
complesso: tutti coloro che non possono evitare la povertà per i propri figli dovrebbero
evitare il matrimonio; infatti la povertà non solo è un gran male, ma tende al proprio
incremento".
In realtà, a ben pensarci, frasi come queste, per quanto terribili,
non sono incoerenti col pensiero darwiniano: se luomo non ha lanima, come
sembra di capire chiaramente leggendo le speculazioni darwiniane, dove sta la sua
sacralità? Se siamo solo corpo, solo materia, solo istinti divenuti pensiero, linguaggio,
senso morale, ecc., lunica cosa che ci distingue è appunto solo la materia: cioè
la salute, la ricchezza, lappartenere o meno alla "classe superiore". Non
era così per un altro evoluzionista, Wallace, che teorizzò l'evoluzione delle specie
negli stessi anni di Darwin. Proprio a Wallace, che salvava la spiritualità e l'alterità
dell'uomo rispetto agli animali, dobbiamo la notizia che Darwin, anche alla fine dei suoi
giorni, era sempre più preoccupato per il fatto che "la nostra popolazione è
rinvigorita molto più da generazioni provenienti dalle classi basse, piuttosto che da
quelle medie o alte".
Homo homini lupus
Teorie molto strane, molto classiste e poco scientifiche, se
volete. Ma che si ripresentano di continuo, se è vero come è vero che discorsi analoghi
sono state riproposti in questi giorni da un professore della London School of Economics,
secondo il quale stiamo andando verso due razze, distinte tra loro, quella dei
"poveri" e quella dei "ricchi" (come se la povertà fosse veramente,
come per i sociobiologi di fine Ottocento, ereditaria). Teorie strane, lo ripeto, che
abbassano l'uomo ad un livello infimo, fino a fare del suo cervello, semplicemente, il
risultato di escamotage machiavellici, nella "lotta per la vita". Secondo
l'Accademia Americana delle Scienze, infatti, i nostri antenati si sarebbero evoluti a
causa delle "interazioni sociali competitive", della competizione tra maschi,
cioè grazie ad una tendenza machiavellica del cervello umano, desideroso di prevalere, di
"successo sociale". La dinamica dell'intelligenza passerebbe così "per la
formazione di diversi cervelli in grado di elaborare diverse strategie: tra questi poi la
selezione sceglie quelli migliori, e cioè più bravi ad elaborare strategie
machiavelliche vincenti" (Ansa, 30 ottobre). Come a dire: siamo solo animali, sempre
e per natura in lotta tra noi, e che vinca il più forte! E quindi che si selezioni,
elimini, scarti il più debole, l'"inferiore", come scriveva Darwin.
FRANCESCO AGNOLI (1974) è un giornalista e
pubblicista cattolico. Scrive sui quotidiani "Avvenire", "Il Foglio"
(dove tiene periodicamente la rubrica "Controriforme") e sul mensile "Il
Timone". Laureato in Lettere Classiche, insegna materie umanistiche in un istituto
superiore di Trento. Ha pubblicato: La filosofia della luce (Dal Big bang alle
cattedrali), Edizioni Segno, Udine 2003; nuova edizione riveduta, con il titolo Roberto
Grossatesta. La filosofia della luce, ESD, Bologna 2007; Storia dell'aborto nel
mondo (con una prefazione di Rino Cammilleri), Edizioni Segno, Udine 2003; nuova
edizione riveduta e ampliata 2004; La fecondazione artificiale. Quello che non vi
vogliono dire, Edizioni Segno, Udine 2004; Contro Darwin e i suoi seguaci (con
Alessandro Pertosa), Fede e Cultura, Verona 2006; Controriforme. Antidoti al pensiero
scientista e nichilista (con una prefazione di Antonio Socci e un'appendice di
Assuntina Morresi), Fede e Cultura, Verona 2006; Conoscere il Novecento. La storia e le
idee, Il Cerchio, Rimini 2005; Voglio una vita manipolata". Fecondazione,
aborto, droga, eutanasia (con una prefazione di Dino Boffo), Ares, Milano 2005; Chiesa,
sesso e morale (con Marco Luscia; in appendice "Dizionario di bioetica" con
interventi di AA.VV.), SugarCo, Milano 2007. |
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