FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire  i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!

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Future Shock n.50

Editoriale

... e meno recenti

Philip K. Dick, Tempo fuor di sesto (Time out of Joint, 1959) (L. Vietri)

Alfred E. Van Vogt, Hedrock, l’immortale (The Weapon Makers, 1947) (A. Pulino)

PHILIP K. DICK, Tempo fuor di sesto (Time out of Joint, 1959), Fanucci Editore, Roma 2006, pp.256, € 7,90.

Sembra tutto a posto nel mondo di Ragle Gumm. I prati sono curati. I negozi funzionano e il sole brilla sontuoso nella placida cittadina di Old Town. Nulla di cui preoccuparsi. Anche se gli piace la moglie del suo vicino. Anche se qualcosa gli dice che non è il posto in cui dovrebbe essere. Anche se, ogni giorno, quasi per una legge inspiegabile o per qualche intervento divino, riesce a vincere un dick1.jpg (16123 byte)concorso a premi chiamato Dove si troverà l’omino verde?.

La verità è che non è possibile una fortuna così sfacciata che ti faccia vincere un concorso tutti i santissimi giorni, anche se ti applichi e sviluppi tutta una serie di complicatissimi calcoli e formule per arrivarci prima degli altri. Ma Ragle a quel gioco ci gioca da solo. Anzi giocano tutti al suo gioco, partecipano alla sua vita come fossero dei pezzi Lego che si incastrano per tenere su le mura della sua realtà. Ragle Gumm, in realtà è solo in quel mondo. E non stiamo parlando della solitudine di Io sono leggenda di Richard Matheson. Non è neanche quello strampalato video in computer grafica che girava qualche anno fa sulla rete, dove c’era un soldato che si materializzava nel bel mezzo del nulla digitale, con l’unica compagnia di un televisore dove scorrevano immagini in perfetto stile Matrix (quando Morpheus spiega a Neo la natura illusoria del suo mondo) e alla fine scopriva che qualsiasi cosa facesse era condannato a ricominciare sempre da capo.

Se dicessimo che si tratta di una gigantesca montatura a uso e consumo di una sola persona, voi pensereste che stiamo parlando del celebre (e ottimo) film di Peter Weir, The Truman Show e avreste tutte le ragioni di farlo se non fosse per il fatto che non è così…

Quello di cui abbiamo accennato la trama, è un romanzo di Dick, e precisamente Tempo fuor di sesto (lo trovate anche col titolo Tempo fuori luogo o L’uomo dei giochi a premi) del 1959. il secondo romanzo di Dick che abbiamo deciso di recensire all’interno del filone dei "Mondi dentro Mondi": "Accanto a lui nel tepore del sole Junie Black si distese con le braccia lungo i fianchi, supina, gli occhi chiusi. Si era portata un lenzuolo, una specie di asciugamani a righe bianche e blu su cui si era distesa. Il costume, un due pezzi di lana nero, gli ricordava i tempi andati, le macchine col sedile posteriore ribaltabile, le partite di football, l’orchestra di Glenn Miller. Le buffe vecchie radio portatili di legno e stoffa che si trascinavano in spiaggia…".

Tutto fa pensare che corra l’anno 1959. Le macchine e i negozi, così come i vestiti e gli atteggiamenti delle persone sono esattamente come dovrebbero essere, ma ci sono degli elementi fuori posto. Oggetti che si spostano dalla loro posizione originaria o che scompaiono da dove si trovavano (Ai Confini della Realtà fa capolino) o peggio ancora svaniscono nel nulla lasciando al loro posto un "pizzino", un foglietto di carta recante il nome dell’oggetto scomparso, un po’ come nel set metaforico di Dogville, dove le parole-ambienti costituiscono quasi una sineddoche visiva. Nel romanzo si sente una forte presenza, anche se appena accennata, di un’attenzione filosofica nei confronti della realtà e del complicato rapporto fra le parole e gli oggetti. La realtà assume i tratti di una gigantesca montatura, una finzione inscenata da qualcuno che ha tutto l’interesse a far credere a Gumm che quella che sta vivendo sia veramente la sua vita. E non un’astrazione dal 1998: "

Per una settimana si era immerso nelle tiepide acque minerali di Roosvelt Hot Springs su Venere. Poi lo rispedirono sulla Terra. E in breve cominciò a passare il tempo ripensando alla propria infanzia. Ai giorni sereni quando suo padre stava seduto in salotto a leggere il giornale e i bambini guardavano Captain Kangaroo in televisione. Quando sua madre guidava la nuova Wolkswagen e i notiziari alla radio non parlavano di guerra ma dei primi satelliti terrestri e delle originarie speranze legate all’energia termonucleare".

È un romanzo sugli anni ’50, Tempo fuor di sesto, e anche se il titolo cita l’Amleto di Shakespeare e qua e là sbucano passi del Faust o parentesi filosofiche, ci piace pensare che in realtà sia una giocosa citazione come il titolo Arbeit Mach Frei, in quel mitico album degli Area del 1973. Operazione narrativa, politica e gioco spinto in egual misura. In realtà le fonti di ispirazione sono il Robinson Crusoe e La capanna dello Zio Tom, veri e propri romanzi di formazione americani, mentre Dick ci offre un immenso tuffo nei quadri di Hopper, con un finale tale da ribaltare ogni premessa logica. Come sempre.

Leonardo Vietri