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PHILIP K. DICK, Tempo
fuor di sesto (Time out of Joint, 1959), Fanucci Editore, Roma 2006, pp.256,
7,90.
Sembra tutto a posto nel mondo di Ragle Gumm. I prati sono curati. I
negozi funzionano e il sole brilla sontuoso nella placida cittadina di Old Town. Nulla di
cui preoccuparsi. Anche se gli piace la moglie del suo vicino. Anche se qualcosa gli dice
che non è il posto in cui dovrebbe essere. Anche se, ogni giorno, quasi per una legge
inspiegabile o per qualche intervento divino, riesce a vincere un concorso a premi chiamato Dove si troverà lomino verde?.
La verità è che non è possibile una fortuna così sfacciata che ti
faccia vincere un concorso tutti i santissimi giorni, anche se ti applichi e sviluppi
tutta una serie di complicatissimi calcoli e formule per arrivarci prima degli altri. Ma
Ragle a quel gioco ci gioca da solo. Anzi giocano tutti al suo gioco, partecipano alla sua
vita come fossero dei pezzi Lego che si incastrano per tenere su le mura della sua
realtà. Ragle Gumm, in realtà è solo in quel mondo. E non stiamo parlando della
solitudine di Io sono leggenda di Richard Matheson. Non è neanche quello
strampalato video in computer grafica che girava qualche anno fa sulla rete, dove
cera un soldato che si materializzava nel bel mezzo del nulla digitale, con
lunica compagnia di un televisore dove scorrevano immagini in perfetto stile Matrix
(quando Morpheus spiega a Neo la natura illusoria del suo mondo) e alla fine scopriva che
qualsiasi cosa facesse era condannato a ricominciare sempre da capo.
Se dicessimo che si tratta di una gigantesca montatura a uso e consumo
di una sola persona, voi pensereste che stiamo parlando del celebre (e ottimo) film di
Peter Weir, The Truman Show e avreste tutte le ragioni di farlo se non fosse per il
fatto che non è così
Quello di cui abbiamo accennato la trama, è un romanzo di Dick, e
precisamente Tempo fuor di sesto (lo trovate anche col titolo Tempo fuori luogo o
Luomo dei giochi a premi) del 1959. il secondo romanzo di Dick che abbiamo
deciso di recensire allinterno del filone dei "Mondi dentro Mondi":
"Accanto a lui nel tepore del sole Junie Black si distese con le braccia lungo i
fianchi, supina, gli occhi chiusi. Si era portata un lenzuolo, una specie di asciugamani a
righe bianche e blu su cui si era distesa. Il costume, un due pezzi di lana nero, gli
ricordava i tempi andati, le macchine col sedile posteriore ribaltabile, le partite di
football, lorchestra di Glenn Miller. Le buffe vecchie radio portatili di legno e
stoffa che si trascinavano in spiaggia
".
Tutto fa pensare che corra
lanno 1959. Le macchine e i negozi, così come i vestiti e gli atteggiamenti delle
persone sono esattamente come dovrebbero essere, ma ci sono degli elementi fuori posto.
Oggetti che si spostano dalla loro posizione originaria o che scompaiono da dove si
trovavano (Ai Confini della Realtà fa capolino) o peggio ancora svaniscono nel
nulla lasciando al loro posto un "pizzino", un foglietto di carta recante il
nome delloggetto scomparso, un po come nel set metaforico di Dogville,
dove le parole-ambienti costituiscono quasi una sineddoche visiva. Nel romanzo si sente
una forte presenza, anche se appena accennata, di unattenzione filosofica nei
confronti della realtà e del complicato rapporto fra le parole e gli oggetti. La realtà
assume i tratti di una gigantesca montatura, una finzione inscenata da qualcuno che ha
tutto linteresse a far credere a Gumm che quella che sta vivendo sia veramente la
sua vita. E non unastrazione dal 1998: "
Per una settimana
si era immerso nelle tiepide acque minerali di Roosvelt Hot Springs su Venere. Poi lo
rispedirono sulla Terra. E in breve cominciò a passare il tempo ripensando alla propria
infanzia. Ai giorni sereni quando suo padre stava seduto in salotto a leggere il giornale
e i bambini guardavano Captain Kangaroo in televisione. Quando sua madre guidava la
nuova Wolkswagen e i notiziari alla radio non parlavano di guerra ma dei primi satelliti
terrestri e delle originarie speranze legate allenergia termonucleare".
È un romanzo sugli anni 50, Tempo fuor di sesto, e anche
se il titolo cita lAmleto di Shakespeare e qua e là sbucano passi del Faust o
parentesi filosofiche, ci piace pensare che in realtà sia una giocosa citazione come il
titolo Arbeit Mach Frei, in quel mitico album degli Area del 1973. Operazione
narrativa, politica e gioco spinto in egual misura. In realtà le fonti di ispirazione
sono il Robinson Crusoe e La capanna dello Zio Tom, veri e propri romanzi di
formazione americani, mentre Dick ci offre un immenso tuffo nei quadri di Hopper, con un
finale tale da ribaltare ogni premessa logica. Come sempre.
Leonardo Vietri |
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