FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire  i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!

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Future Shock n.50

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La fantascienza come guida

e la crisi dell'Europa

                                  di            Antonio Scacco

Già nella prima metà del secolo scorso, alcuni saggi famosi dal titolo eloquente: Il tramonto dell'occidente (1922) di Oswald Spengler, La crisi della civiltà (1935) di Johan Huizinga, La fine dell'epoca moderna (1950) di Romano Guardini, ecc., segnalavano la grave crisi etica, sociale e culturale che attanagliava la società occidentale e, in particolare, l'Europa.. Oggi, il problema non sembra essersi risolto, ma maggiormente acuito. In due recenti libri: L'eclissi dell'Europa. Decadenza e fine di acquav.jpg (17351 byte)una civiltà (2006) di Sabino Acquaviva e Il dramma dell'Europa senza Cristo (2006) di Massimo Introvigne, è tracciato un quadro desolante del declino culturale, morale, politico ed economico della nostra civiltà: «L'Europa sembra ormai quasi priva di quell'umanità, di quella presenza collettiva, proposta dal cristianesimo e dal socialismo, che rende ricco l'animo umano. Per questa ragione, malgrado tutto, malgrado il fatto che sono sfruttati e precari, filippini, indiani, cinesi, arabi e africani che incontriamo nelle strade delle nostre città, spesso sorridono. Gli europei, santi, eroi e navigatori ormai in pensione, quasi mai»1.

Qual è la causa princeps che ha dato origine a quello che sembra il tramonto di una civiltà? Secondo noi, è stato il traumatico cambiamento - da vero e proprio shock culturale - innescato nella nostra società dalla scienza moderna: la rivoluzione scientifica galileiana, per intenderci.

Ben diversamente da quella antica, la scienza moderna non rimane pura teoria, ma tende ad applicare le regole di precisione dell'epistéme alla praxis, al mondo del pressappoco, a creare cioè perfezionati strumenti tecnologici2. Nasce così la civiltà tecnologica, la cui caratteristica principale è la velocità esponenziale dei cambiamenti, di fronte ai quali il nostro mondo mentale è impreparato: "Noi continuiamo, inconsciamente, a contare con misure rigide, come se i cambiamenti avvenissero sempre con lo stesso ritmo: come se gli ultimi dieci anni fossero più o meno uguali ai dieci anni precedenti, o a quelli ancora prima, o ai dieci anni futuri. In realtà, è con un diverso orologio mentale che dobbiamo valutare tempi e misure. […] Dalla fine della guerra ad oggi, non sono quindi passati trent'anni, ma secoli o millenni"3.

Di fronte ai mutamenti così rapidi e radicali prodotti dalla scienza, l'uomo "tecnologico" vive in uno stato di smarrimento e di angoscia ed è preda della malattia del nostro tempo (choc del futuro o future shock), che il sociologo Alvin Toffler ha efficacemente descritto nel suo "best seller" dall'omonimo titolo4.

Due personaggi storici testimoniano quale fosse la condizione socio-psicologica dell'uomo, prima e dopo l'avvento della scienza moderna: il filosofo e matematico francese Charles de Bouelles (1483-1553), noto anche con il nome latino di Carolus Bovillus, e il poeta inglese John Donne (1572-1631). Il primo è l'esponente tipico dell'uomo pre-scientifico, che si sente psicologicamente e socialmente tranquillo. Il suo mondo è una realtà ben ordinata, in cui ogni cosa ed ogni essere ha il suo posto. Perciò, Bovillus poteva affermare, senza tema di smentita: "Hunc mundum haud aliud esse quam amplissimam hominis domum".

Ben diversa è l'opinione di John Donne. Egli vive nel clima storico della rivoluzione scientifica galileiana e ne subisce lo shock culturale, come testimoniano questi suoi versi: "[…] la nuova filosofia pone tutto in dubbio/ l'elemento del fuoco è affatto spento;/ si sono persi il sole e la terra, né ingegno d'uomo/ può bene indirizzare a dove cercarli/ […] tutto è in pezzi, ogni coerenza se n'è andata,/ ogni giusto supporto e ogni relazione"5.

Tuttavia, l'impatto della scienza moderna sulla nostra società non basta a spiegarne del tutto la crisi. Ad esempio, altre società ed altre culture: quella giapponese, quella cinese, quella indiana e, persino, quella islamica, hanno reagito ben diversamente al vento del futuro. Da noi, invece, sulla scienza ha avuto un influsso negativo il Positivismo scientista, il quale coltivò - e continua a coltivare - la fallace illusione che la scienza sia l'unico strumento di conoscenza e l'unica guida sicura per l'agire umano. Da ciò, la svalutazione della filosofia e della teologia e il diffondersi del materialismo, del relativismo e del nichilismo, veri e propri tossici per il corpo sociale, palle di piombo al piede per proiettarsi fiduciosamente nel futuro, elementi di discordia e di dissoluzione sociale.

Ma la scienza da sola non basta ad umanizzare l'uomo: essa non ci può dare né indicazioni di fini, né giudizi di valore. La sua egemonia sulla società non può che causare disastri, come ci ammonisce Stanislaw Lem con il suo romanzo Pianeta Eden (Eden, 1959), dove un'astronave terrestre in avaria è costretta a scendere su un lontano pianeta fuori del sistema solare. L'equipaggio, una volta sbarcato, si trova di fronte a vuote superfabbriche automatiche, a dischi volanti perfettamente controllati, a città apparentemente deserte, ma popolate da esseri malformati e impauriti. Si tratta di una civiltà che ha tentato una mutazione genetica per fini estetici, ma ha fallito.

Per risolvere, dunque, la grave crisi che attanaglia l'Occidente e, in particolare, l'Europa, occorre saper guidare lo sviluppo scientifico e tecnologico. Uno degli strumenti in grado di farlo è, secondo noi, la fantascienza. Perché? Anzitutto, perché essa affronta problemi scientifici di grande complessità e attualità: la progressiva esplorazione del sistema solare, l'esistenza di altre forme di vita e di civiltà, l'intelligenza artificiale, l'energia nucleare, ecc. In secondo luogo, perché abitua la mente del lettore al metodo della simulazione mentale, cioè a spingersi in una esplorazione immaginosa delle varie implicazioni connesse ai problemi politici, sociali, psicologici ed etici che, di volta in volta, vengono alla ribalta, per capire quali decisioni sarebbe opportuno adottare e quali, invece, catastrofico prendere. Infine, perché contribuisce a sanare la frattura tra le due culture di snowiana memoria. Molti scrittori di fantascienza, infatti, sono scienziati: Isaac Asimov, Gregory Benford, Arthur Clarke, Fred Hoyle, Vernor Vinge, ecc.

È indispensabile però una condizione preliminare perché la fantascienza possa svolgere la sua funzione di guida: che vengano istituite cattedre universitarie di fantascienza!

 

N O T E

1 SABINO ACQUAVIVA, L'eclissi dell'Europa. Decadenza e fine di una civiltà, Edizioni Riunite, Roma 2006, p.58.

2 Cfr. ALEXANDRE KOYRÉ, Dal mondo del pressappoco all'universo della precisione, Einaudi, Torino 1980.

3 PIERO ANGELA, La vasca di Archimede, Garzanti, Milano 19824, pp.77-78.

4 ALVIN TOFFLER, Lo choc del futuro, Rizzoli, Milano 19722.

5 ALEXANDRE KOYRÉ, Dal mondo chiuso all'universo infinito, Feltrinelli, Milano 19882, p.30