FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

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Future Shock n.50

Editoriale

Saggistica

Francesco Agnoli, Il darwinismo, grimaldello dei manipolatori

Enrico Laonardi, Un romanzo darwinista di Herbert G.Wells

Guido Pagliarino, Robert Anson Heinlein: “Straniero in terra straniera”

 

Un romanzo darwinista di Herbert G. Wells

L'isola del dottor Moreau

 

di Enrico Leonardi

 

L’isola degli orrori

Pur preannunciata da gran tempo, la notizia esplode come una bomba: l’Inghilterra ha dato via libera alla sperimentazione di "cibridi"(ibridi uomo-animale). Ecco come ne parla la prof.ssa Assuntina Morresi, membro della Commissione nazionale di bioetica, sulla prima pagina di "Libero" il giorno 6 settembre 2007:

È ufficiale: l'Hfea, l'Authority inglese che si occupa di fecondazione in vitro e ricerca sugli embrioni umani, ha dato il via libera alla creazione di embrioni interspecie uomo/animale a due gruppi di ricerca che ne avevano chiesto l'autorizzazione. La tecnica utilizzata è quella della cosiddetta "clonazione terapeutica", quella cioè con cui è stata creata la famosa pecora Dolly: in un ovocita a cui è stato estratto il nucleo, viene inserito quello di una cellula somatica adulta. L'embrione che ne risulta viene stimolato e inizia a svilupparsi. Nel caso di Dolly, il materiale biologico proveniva tutto da pecore. Per gli embrioni interspecie di cui si sta parlando, invece, saranno utilizzati ovociti di mucca, nei quali sarà inserito Dna umano. L'entità che verrà fuori avrà il 99.9% del patrimonio genetico di provenienza umana - i 46 cromosomi del nucleo - e lo 0.1% di origine animale, contenuto nell'ovocita, precisamente all'interno di alcuni corpuscoli detti mitocondri. Lo scopo dovrebbe essere quello di produrre cellule staminali embrionali per curare terribili malattie, e l'utilizzazione degli ovociti animali è giustificata dal fatto che non ci sono abbastanza ovociti umani: le donne non ne "donano" volentieri alla ricerca, perché le procedure per ottenerne sono estremamente pesanti e invasive...

La memoria corre al romanzo-capostipite della commistione uomo-animale: L’isola del Dottor Moreau1 di Herbert George Wells (1866-1946), scrittore inglese considerato uno dei padri della wells1.jpg (21282 byte)moderna fantascienza, tanto che Hugo Gernsback sulla sua rivista "Amazing Stories" lo additava costantemente come modello da imitare assieme a Jules Verne e ad Edgar Allan Poe. Dopo un periodo trascorso come apprendista in un’impresa di tessuti, Wells tramite una borsa di studio riuscì ad iscriversi all’Università, dove studiò zoologia e biologia sotto la guida di Thomas Henry Huxley, accanito sostenitore delle teorie di Darwin. Questa impronta scientifica segnò tutta la vita di scrittore di Wells, che esordì proprio con una serie di racconti e di "scientific romances" ispirati alle problematiche che la scienza - e in particolare la biologia - sollevava sul finire del XIX secolo. Così Il bacillo rubato, La macchina del tempo (1895) e L’isola del Dottor Moreau (1896) costituiscono i suoi primi successi letterari, cui fecero seguito altre famosissime opere: L’uomo invisibile (1897), La guerra dei mondi (1897), I primi uomini sulla Luna (1901), per citarne alcune.

La storia

La storia narrata ne L’isola del Dottor Moreau (IDM) è famosa, anche perchè ha avuto ben tre riduzioni cinematografiche: una nel '32 con Charles Laughton, una seconda nel '77 con Burt Lancaster; l’ultima, dal titolo L’isola perduta (1996) con un decadente Marlon Brando. Il racconto è presentato come un manoscritto trovato tra le carte del defunto Edward Prendick dal nipote, che decide di pubblicarlo. La storia riporta gli appunti del naufrago Prendick, unico scampato all’affondamento della nave Lady Vain nell’Oceano Pacifico, il 1° febbraio 1887. Dopo aver vagato alla deriva per parecchi giorni su un canotto, Prendick viene tratto in salvo dalla goletta Ipecacuanha, dove conosce un giovane medico, Montgomery, che sta trasportando un carico di strani animali per una destinazione ignota. Per una serie fortuita di circostanze, Prendick è costretto a lasciare la goletta e segue Montgomery col suo carico su un’isola sperduta. Qui il naufrago incontra Moreau, uno scienziato espulso dieci anni prima dall’Inghilterra per i suoi esperimenti di vivisezione. Sull’isola Prendick, che sente in continuazione spaventosi lamenti e scorge un corpo misterioso disteso su un lettino anatomico e orribilmente ferito, scopre presenze inquietanti, specie di uomini mostruosi dalle strane forme e dai comportamenti ancor più indecifrabili. Il naufrago pensa che essi siano uomini sottoposti ad orrendi esperimenti da parte di Moreau, e tenta di fuggire nell’interno dell’isola; qui incontra una serie di tane dove strani esseri semiumani lo accolgono ripetendo litanicamente una specie di Legge e dimostrando terrore reverenziale per Moreau, considerato Signore e quasi Dio.

Tornato alla base di Moreau, Prendick viene messo a conoscenza del terribile segreto dello scienziato: i suoi esperimenti, che utilizzano nuove esperienze in fatto di trapianti, di vivisezione e di ipnosi, hanno come oggetto degli animali, che vengono "umanizzati", cioè trasformati in umanoidi. In un drammatico colloquio, Prendick esprime tutto il proprio orrore e la propria riprovazione, ma Moreau è irremovibile: la curiosità di sperimentare lo attanaglia, e nulla potrà fermarlo. Un fatto nuovo succede nell’isola: vengono scoperti alcuni conigli, improvvidamente lasciati liberi da Montgomery, decapitati o sbranati. Il fatto suscita grande inquietudine in Moreau: se gli animali riprovano il gusto del sangue, presto sull’isola scoppieranno tumulti e rivolte. Viene convocata un’assemblea degli Uomini-bestia, e Moreau denuncia la violazione della Legge, accusando l’uomo-leopardo, che viene braccato dai tre uomini e dal "Beast People". Ben presto il fuggitivo viene circondato, e Prendick lo uccide con un colpo di pistola quando legge nei suoi occhi il terrore per l’imminente fine.

Nei giorni successivi accade l’irreparabile: il puma, oggetto dell’ultimo esperimento di Moreau, riesce a liberarsi dalle catene cwells2.gif (55245 byte)he lo legano al lettino anatomico e fugge nella boscaglia; Moreau lo insegue ma viene ucciso. I due uomini superstiti cercano di mantenere il controllo sugli Uomini-bestia, ma ben presto anche Montgomery, che è caduto in una terribile depressione, coinvolge in una specie di tragico festino a base di alcool alcuni umanoidi, e viene a sua volta ucciso. Nel frattempo la base di Moreau con l’abitazione ed i recinti, e anche le imbarcazioni, prendono fuoco e vengono completamente distrutte. Prendick, rimasto solo, tenta dapprima di ricreare il mito del Dio-Padrone, ma poi è costretto a venire a patti con gli Uomini-bestia, e vive con loro per una decina di mesi, assistendo alla loro degenerazione e al loro ritorno alla animalità. Prendick tenta inutilmente di costruire una zattera per fuggire, finché un piccolo battello con due scheletri a bordo approda all’isola. L’uomo si mette in mare abbandonando gli Uomini-bestia, e viene raccolto pochi giorni dopo da una nave. Tornato in patria, si accorge che qualcosa in lui è cambiato: non riesce più a guardare gli uomini con serenità, amicizia ed affetto, ma coglie sempre in loro il substrato animale: istintività, ferinità e inganno. Così si riduce a vivere solo, leggendo e guardando le stelle, nelle quali solamente trova pace.

Una storia "disgustosa"

Wells non si nasconde, e fin dall’inizio ci trascina in una storia carica di orrore. Dalla sinistra goletta che soccorre Prendick (chiamata "Ipecacuanha", erba dalla cui radice si estrae un emetico, come dire "Vomitina" o "Voltastomaco"), al nome Moreau (radice: Morte), alla barca con i due scheletri che procura la salvezza al naufrago, nulla è risparmiato al lettore. Tutti i sensi di quest’ultimo sono sottoposti a tortura: la colonna sonora della storia è costituita da "ringhi sordi e rabbiosi, maledetti ululati, grida acute e rauche di animali sofferenti, guaiti, grida strazianti": "pareva che in essi tutto il dolore del mondo avesse trovato una voce... È quando il dolore trova una voce e fa vibrare i nostri nervi che siamo sconvolti dalla compassione"2. La descrizione dei ripugnanti Uomini-bestia (peli, grugni, esseri storpi e deformi, fasciati di garze, ispidi, sgraziati) fa da contrasto con la natura splendida dell’isola equatoriale (un isolotto vulcanico identificato con Noble’s Island) ma riempie di orrore i nostri occhi. Le tane del "Beast people" sono ributtanti e schifose, puzzano oscenamente; il contatto con tali mostri ispira ribrezzo. Nessun gusto nel cibo, che è spesso "malcucinato", o consiste in frutta esotica dell’isola. Vi è un senso di accerchiamento, tanto che Prendick a un certo punto si trova senza rifugio; niente gli pare sicuro, né la "casa del dolore"di Moreau, né l’infida boscaglia, né le tane oscure e puzzolenti. Un’unica soluzione gli si affaccia alla mente: annegarsi.

La natura disgustosa del romanzo (rifiutato nel 1895 dall’editore, e pubblicato solo l’anno successivo) fu colta immediatamente dai contemporanei; un articolo del "Guardian" del 3 giugno 1896 così si esprimeva: "L’IDM è un libro straordinariamente spaventoso, le cui intenzioni non è affatto facile presagire... Il libro è tale che nessuno potrebbe avere il coraggio di raccomandarlo...E’ certamente sgradevole e doloroso, e non possiamo considerarlo di alcuna utilità... "3.

Un romanzo darwiniano

Questo orrore sembrerebbe lo specchio di una riprovazione morale, la rappresentazione indignata di un inferno creato dall’uomo. In realtà le cose sono più complesse. Mentre il secolo XIX correva verso la fine con sogni di progresso infinito, ben simboleggiati nel famoso "Ballo Excelsior" rappresentato alla Scala di Milano nel 1881, gli incubi dei possibili esiti delle prime sperimentazioni scientifiche cominciavano il loro percorso in capolavori letterari: giustamente si è notato che l’IDM risente parimenti del Frankenstein di Mary Shelley, del Dottor Jekyll di R. Stevenson, dei racconti del terrore di E. A. Poe. Una moltitudine di interpretazioni è stata utilizzata per decodificare il romanzo di Wells; questa polisemia indica la natura complessa di un’opera non comune. Così, qualcuno ha visto nel "Beast people" la classe operaia oppressa dal capitalismo, o le masse ignoranti appena alfabetizzate, o ancora le macchine, i "mostri" della civiltà scientifica; altri hanno interpretato l’isola degli orrori come il complicato giardino d’infanzia del piccolo Herbert, alle prese con un padre debole ed una madre insoddisfatta; o addirittura come lo specchio dei vizi dello stesso scrittore, che scopriva con angoscia i propri aspetti più inquietanti: la sensualità, la sete di potere e di dominio...

L’esegesi più comune, che si offre senza troppi veli al lettore, è quella del conflitto tra etica e scienza, e della responsabilità dello wells.jpg (22771 byte)scienziato, alle prese con poteri sempre più vasti e allarmanti.

La traduzione in termini letterari delle problematiche di Darwin: ecco una chiave di lettura attendibile e suffragata da robusti indizi (anche Carlo Pagetti intitola l’Introduzione all’edizione BUR del romanzo Incubi darwiniani). Nel 1894 viene ripubblicato in Inghilterra il Viaggio di un naturalista di Darwin, e d’altra parte Herbert G. Wells stesso aveva studiato con Th. H. Huxley, fervente darwiniano e nonno di quell’Aldous Huxley che a sua volta avrebbe descritto in Brave New World la degenerazione della civiltà umana. Nell’IDM si risente puntuale eco di tutto questo percorso; l’isola (che si trova nel Pacifico proprio sulla rotta della nave di Darwin), viene chiamata "stazione biologica speciale", e Moreau afferma: "Tutti biologi qui"; egli e Prendick si scoprono entrambi discepoli proprio di Th. Huxley. Moreau nella sua lunga spiegazione, che occupa l’intero capitolo XIV, afferma di aver voluto sperimentare "l’estremo limite di plasticità di una forma vivente". È questo anche il titolo di un saggio divulgativo dello stesso Wells, apparso sulla "Saturday review" nel gennaio 1895, dove lo scrittore sostiene la possibilità di trapianti, alterazioni, modifiche di membra e di strutture profonde, "prendendo creature viventi e plasmandole secondo le forme più stupefacenti"4.

Il confine tra l’uomo e gli animali

La domanda che corre sotterranea ed accompagna tutta la storia come in filigrana è quella tipica di molta produzione fantascientifica: "Chi è l’uomo?". Ossia: che cosa distingue l’uomo dagli animali? Nella prima parte del romanzo vi è una continua confusione tra uomini e bestie: dal grottesco semiferino ubriacone capitano della goletta, allo strano "uomo deforme dal volto nero" (M’ling, un Uomo-cane) che accompagna Montgomery a fare scorta di animali da esperimento; dalle inquietanti presenze dell’isola (scambiate prima da Prendick per uomini ridotti ad animali, e poi decifrati come animali umanizzati). Ecco poi enumerate le più stravaganti commistioni: uomo-leopardo, porco-iena, orso-toro, cavallo-rinoceronte, volpe-orso, uomo-scimmia... Moreau sceglie la forma umana come modello perchè in essa vi è "qualcosa che risveglia l’istinto dell’artista"5. Secondo il romanzo, l’umanizzazione sarebbe l’esito della modifica della laringe (per permettere agli animali di parlare), di manipolazioni sul cervello e di ipnosi (per assicurare un comportamento accettabilmente simile a quello umano). Qui il materialista Wells prende una scorciatoia semplicistica, ed avvalora l’ipotesi di Moreau che tra uomini ed animali vi sia solo una differenza di grado, e non un vero e proprio salto di natura. Al limite sono meglio gli animali degli uomini (e Prendick dopo la morte dei due scienziati condivide la vita del "Beast people" per parecchi mesi, provando per loro compassione e pietà). Si sentono echeggiare quelli che diverranno gli argomenti degli animalisti sull’uomo "cancro della natura", sintetizzati nella cinica frase di Prendick: "Un animale può essere feroce e anche astuto, ma per mentire bene non c’è che l’uomo"6. Quest’occhio brutale e pessimista si riaffaccia nel finale, quando Prendick, tornato a Londra, non è più in grado di sopportare la compagnia umana, e vede in ogni fisionomia qualcosa di bestiale. "Allora mi guardo intorno atterrito e scruto i miei simili. Vedo visi intelligenti e luminosi, altri cupi e pericolosi, altri irresoluti e falsi. Non trovo un volto che abbia la calma umanità di un essere ragionevole"7. È stato giustamente evocato da C. Pagetti il paragone con il J. Swift dei Viaggi di Gulliver: anche lì incontri con strani mostri, e conclusivo rifiuto dei propri simili.

Le ambiguità di Wells

A questo punto ci possiamo chiedere: dato che H. G. Wells ci presenta una situazione horror, dato che (come avviene nel Frankenstein di Mary Shelley) fa perire lo "scienziato pazzo" ad opera della donna-puma (si tratta infatti di una femmina, come ha acutamente notato C. Pagetti nella citata Introduzione), siamo in presenza di una severa denuncia morale sui danni prodotti dalla scienza senza freni? Ossia, dell’ennesima conferma del fatto che Il sonno della ragione genera mostri (F. Goya)? Certamente sì, ma non in modo così preciso e deciso come potrebbe sembrare. Wells infatti, anche per bocca del suo alter ego Prendick, si mantiene in una posizione spesso ambigua, a metà tra il raccapriccio e l’ammirazione affascinata.

Moreau - capelli bianchi, statura imponente, occhi scintillanti, solo due pieghe amare agli angoli della bocca - si presenta come una persona terribilmente normale, anzi serena e tranquilla: "Per la sua calma, per la bellezza che spirava dal suo volto sereno, per la stessa struttura fisica, avrebbe potuto ben figurare fra un centinaio di vecchi gentiluomini"8. Quando Prendick riesce a rammentare il nome di Moreau con tutto quello che gli era legato già in patria ("gli orrori di Moreau", i suoi esperimenti sulla vivisezione) commenta così l’ostracismo dato allo scienziato dal mondo scientifico: "In poche parole il dottore fu cacciato dal paese, fra l’indignazione generale. Forse lo meritava, ma, anche adesso (corsivo nostro), trovo vergognoso il tepido appoggio che gli diedero i suoi colleghi e il fatto che la maggioranza degli scienziati lo abbandonò. Certo alcuni dei suoi esperimenti, secondo la relazione del giornalista, erano di una crudeltà fine a se stessa... "9. Anche adesso: Prendick scrive le sue memorie dopo essere tornato in Inghilterra, ha già visto gli orrori dell’isola, è passato per l’inferno degli esperimenti allucinanti, eppure lo spirito di corporazione e una segreta ammirazione per Moreau lo trattiene dall’esprimere un giudizio netto.

Pur con questa ambivalenza, Moreau è sicuramente tra i prototipi dei "mad scientist", gli scienziati pazzi: nel dibattito di fine Ottocento sull’evoluzionismo darwiniano (che, come afferma C. Pagetti, vedeva in campo due problematiche con svariate posizioni: se l’evoluzione fosse prevalen-temente dovuta a fattori naturali oppure culturali; se il termine ultimo dell’evoluzione fosse un peggioramento o un miglioramento della razza umana), H. G. Wells motiva tutta la propria preoccupazione propendendo per le prime ipotesi: non si può forzare l’evoluzione, che porterà comunque a una degene-razione dell’umanità. Questa parola: "degenerazione" è un po’ il leit-motiv della parte finale del romanzo, nella quale gli Uomini-bestia tornano lentamente ed inesorabilmente al proprio stato animalesco. E nel suo primo romanzo, La macchina del tempo (1895), Wells immagina il crononauta giungere sull’estrema spiaggia della storia, dove solo un piccolo essere tentacolato è ciò che resta della lussureggiante vita sulla Terra ormai morente.

Una lettura teologica: playing God

Come è quasi inevitabile in queste tematiche, le implicazioni religiose dei comportamenti e delle argomentazioni dei protagonisti affiorano costantemente. Se ne erano accorti subito anche i contemporanei; il già citato articolo del "Guardian" afferma: "Talvolta si è propensi a credere che l’intenzione dell’autore sia stata quella di satireggiare e rimproverare i presupposti della scienza; talaltra il suo obiettivo sembra quello di parodiare l’opera del Creatore della razza umana e di screditare l’attività divina delle Sue creature"10. I critici vedono nei tre protagonisti umani una specie di Trinità, dove il personaggio meglio definito è Moreau, Signore e Padrone dell’isola e delle sue mostruose creature. In realtà manca a Moreau la coscienza della dipendenza, sostituita da una hybris (violenza presuntuosa) senza limiti. "Del resto io sono religioso, Prendick, come deve esserlo ogni uomo sano. Forse io m’illudo di comprendere meglio di lei le intenzioni del Creatore, perché io ho cercato le sue leggi, a modo mio (corsivo nel testo, N.d.r.), per tutta la vita... "11. È quell’"a modo mio" che denuncia la violenza dello scienziato, che giunge ad affermare: "La cosa che ci sta davanti non è più un animale, un essere vivente come noi, ma un problema"12. Direbbe E. Mounier: "Quando un uomo si appassiona solo a delle cause, e non vede più le persone, il processo mortale dell’oggettivazione è cominciato"13. Donna-oggetto, uomo-oggetto, embrione-oggetto... è quanto stiamo vivendo nel XXI secolo. Ma anche Moreau, che si ritiene il padrone dei suoi mostri (ma che è sempre deluso e disgustato della tragica inadeguatezza dei risultati ottenuti) è costretto a ricorrere alla Legge che gli Uomini-bestia hanno appreso da un canaco (aborigeno australiano) "missionario". Tale Legge è una tragica parodia del senso morale degli umani, avente finalità soprattutto pratiche (permettere al "Beast people" di convivere decentemente), ma colpisce per la sua rigida e ossessiva perentorietà: "Non camminare carponi; questa è la legge... Non bere succhiando, questa è la legge... Non mangiare né carne né pesce, questa è la legge... Non dar la caccia ad altri uomini, questa è la legge... Sua è la casa del dolore. Sua è la mano che crea. Sua è la mano che ferisce. Sua è la mano che guarisce"14. Moreau la dileggia, ma è costretto a sua volta a farvi ricorso quando la situazione sembra sfuggirgli di mano. Allora vi è una sorta di Giudizio Universale: Moreau soffia forte in un enorme corno da pastore (specie di tromba angelica), raduna gli Uomini-bestia e annuncia la sua condanna dell’uomo-leopardo, che si è cibato di un coniglio, violando la Legge. Ma colui che vuole prendere il posto di Dio si rivela soltanto, per usare una felice espressione di C. Pagetti, un "demiurgo pasticcione e inefficiente". E la sua tragica fine ne è una conferma. Resta da capire perché tutti i guai (compresi gli ibridi uomo-animale) nascano in un’isola. E pensare che Moreau era stato espulso dall’Inghilterra proprio per i suoi esperimenti! Oggi sarebbe eroe nazionale... ma su questo ritorneremo un’altra volta.

 

NOTE

1Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, in La macchina del tempo e altre avventure di fantascienza, Mursia 1966-80 (Volume II de Le opere narrative di H. G. Wells), a cura di Fernando Ferrara, trad. di Maria Alice Puddu. A questa edizione si fa riferimento per le citazioni nel testo. Il romanzo di Wells è stato pubblicato dalla Mursia anche come volume singolo, e ne "I Classici della BUR" nel 1995 (Introduzione, Cronologia e Documenti/giudizi critici a cura di Carlo Pagetti, trad. di Rossana De Michele).

2Idem, pp. 293-294.

3Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, BUR Classici, Introduzione, p.XXIX.

4Idem, p.XXX.

5Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, in La macchina del tempo e altre avventure di fantascienza, op. cit., p.318.

6Idem, p.352.

7Idem, p.359.

8Idem, p.322.

9Idem, p.291.

10Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, BUR Classici, op.cit., p.XXIX.

11Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, in La macchina del tempo e altre avventure di fantascienza, op.cit., p.319.

12Idem, p.319.

13Emmanuel Mounier, Trattato del carattere, Ed. Paoline 1949, passim.

14. Herbert George Wells, L’isola del Dottor Moreau, in La macchina del tempo e altre avventure di fantascienza, op.cit., p.308.

 

ENRICO LEONARDI, nato a Inzago (Milano) nel 1947, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi di Storia della Liturgia. Sposato e padre di due figlie, insegna Lettere da oltre trent’anni nella Scuola Media Statale di Inzago. Fa parte dell’Équipe di Lettere (Scuola Media) della Associazione professionale "Diesse: Didattica ed innovazione scolastica" legata alla Compagnia delle Opere. Con tale Équipe ha collaborato all’elaborazione delle Antologie per la Scuola Media Introduzione alla realtà (1988), Nuova Introduzione alla realtà (1991) e Oltre la siepe (2003) (Editrice La Scuola), curando, oltre a varie sezioni, quelle dedicate alla fantascienza. Ha inoltre collaborato per un triennio con la rivista "Scuola e Didattica" dell’Editrice La Scuola di Brescia, pubblicando contributi di didattica dell’Italiano, che sono poi confluiti nel testo Itinerari Didattici Scuola Media: Italiano, sempre dell’editrice La Scuola. (1992). Dal 1982 al 1987 è stato collaboratore del settimanale "Il Sabato" per il settore della fantascienza, pubblicando recensioni, racconti ed interviste; ha partecipato come collaboratore del suddetto settimanale al "Meeting per l’amicizia tra i popoli" di Rimini del 1983, che aveva per titolo "Uomini scimmie robot" ed era dedicato anche alla fantascienza; altri suoi articoli sempre riguardanti tale settore sono apparsi su "Litterae Communionis" e su "Scuola e Didattica". Ha collaborato con vari periodici locali e nazionali, come "I.M.", "Luce", "Settimo Giorno", "Città Nostra", "Libertà di educazione". Oltre che di "science fiction", è appassionato di poesia e di musica; è stato membro dell’ "Official Beatles Fan Club" italiano. Si è sempre occupato di problematiche educative; è stato socio fondatore della Cooperativa scolastica "L’Aurora-Bachelet" di Cernusco sul Naviglio; è membro della Associazione educativa "Stand By Me". Assieme ad Antonio Scacco è responsabile della sezione "Science Fiction" del sito www.culturacattolica.it. Con "Future Shock", ha pubblicato: Al di là dell'immaginabile (n.40), Beatles e fantascienza: il dodicesimo album (n.41), La fantascienza e la bioetica (n.43).