Naiade
(dis. di Davide Cattaneo)
di Luciano Nardelli
Fra il profumo dell'umida erba di primavera e
sotto un tetto di stelle niente è più piacevole e riposante che ascoltare le antiche e
cupe leggende. Specialmente quando c'è un robusto fuoco di ciocchi a dare colore alle
ombre.
Titien bramava quei momenti, quando dopo il crepuscolo il gregge
tornava all'ovile e
suo nonno Othon, con gesti
meticolosi, mai diversi, apparecchiava per la notte.
Si cominciava con l'accendere il fuoco, un bel falò crepitante,
confinato in un cerchio di sassi. Grandi ceppi, tagliati da tempo e ben stagionati,
alimentavano la fiamma rosso arancione e accanto a quel tepore amavano sdraiarsi i cani,
provati da una giornata di allegre, ma faticose scorrerie.
Poi la cena, semplice, ma saporita. In ultimo il fumo della pipa di
Othon, che si disperdeva contro lo sfondo scuro delle colline, brulicanti di vita.
Era allora che Titien sistemava le pelli dei giacigli nella grotta che
era il loro rifugio. Poi il ragazzo scivolava accanto alle braci, addossandosi alla
pelliccia del suo cane Argus, grigio e forte come un lupo della steppa. L'odore della
carne arrosto solleticava ancora le narici, mescolandosi in maniera gradevole a quello del
legno bruciato. Il fuoco eruttava girandole di scintille al minimo alito di quel
venticello che, incanalandosi fra le gole dei monti vicini, arrivava poi a spazzare con
dolce violenza la piatta, ma ubertosa pianura che era il regno dei pastori.
Tutto così immutabile, come nella terra senza tempo delle favole. Solo
l'avvicendarsi delle costellazioni dava cognizione del lento evolversi dei giorni e degli
anni.
Talune sere, quando le stelle erano vivide, Titien affondava una mano
fra il folto pelo di Argus, scherzava fra le sue orecchie appuntite, guardava in alto e
chiedeva sommessamente.
- Nonno, dove abita Naiade? -
Othon, allora, riponeva la pipa fra le pietre brunastre e afferrava la
rozza ciotola di corteccia, scavata con le sue mani. Con movimenti lenti la riempiva con
un liquido rosso, dall'odore e dal gusto asprigni, che sgorgava da un otre di pelle di
montone, lasciato appeso alla palizzata.
Tenendo la scodella con entrambe le mani callose, Othon sorseggiava a
scatti, facendo schioccare la lingua. Poi scrutava la volta di un blu intenso, assorto,
come se cercasse qualcosa che sperava di trovare, ma della cui esistenza non era certo.
Così era anche quella notte. E Othon parlò.
- La stagione di Naiade non è ancora cominciata. Dovrai aspettare
ancora molte notti prima che il suo carro cominci a solcare il cielo. -
- E' bella Naiade? -
Othon sospirò. Lasciò la tazza e con movimenti studiati riaccese la
pipa il cui fornello, un tempo, era stato parte di una grossa radice. Aspirò due o tre
boccate, poi parlò, con la consueta calma.
- Dicono che sia la più bella di tutte. Una ninfa dalla chioma azzurra
e dagli occhi color del mare in tempesta. -
- E' forse per causa sua che Icare non è più ritornato fra di noi? -
- Così si racconta. -
- Parlamene, te ne prego, nonno. -
- Icare tornerà, - sussurrò Othon, - e porterà tante cose
meravigliose. Prima, però, deve badare a Naiade. Rispettare il patto. Quando il carro di
Naiade apparirà nel nostro cielo, allora sapremo che anche Icare è vicino. Ci guarderà
dall'alto, dicono le profezie, e si ricorderà dell'antica promessa. Allora scenderà sul
mondo e ci porterà i doni. Noi tutti, allora, cesseremo di essere pastori. -
- E che cosa saremo? -
- Ce lo dirà Icare stesso. -
- Quanto tempo è passato? - domandò Titien.
Il vecchio si strinse nelle spalle, con aria indifferente.
- Forse molto più di venti generazioni di uomini. -
- Ma allora,... allora Icare sarà morto? -
Othon bevve ancora e scosse la testa, abbellita da una massa di capelli
color dell'argento.
- No, perché nel regno di Naiade il tempo non è quello di noi uomini
comuni. E' il tempo della magia. Così disse Icare quando partì e lasciò Corinne e gli
altri sapendo che, se non li avesse più rivisti, avrebbe comunque ritrovato i loro figli
o i loro nipoti. -
- E' vero che Icare amava Corinne? -
- Molto, ma molto di più teneva alla sua discendenza. Per questo è
partito. Sapeva che senza i doni non ci sarebbero state speranze di sopravvivenza. -
- Continua, nonno. -
Othon fumò in silenzio per lunghi istanti, senza badare al belare
insistente di qualche agnello spaventato dalle ombre.
* * *
Corinne e Icare, tenendosi stretti per mano,
guardavano la verde prateria e, all'orizzonte, i contrafforti delle montagne rocciose,
rossastri alla luce del tramonto.
- E' necessario che tu vada? - domandò lei, passandosi una mano fra i
fluenti capelli color tiziano. Icare accese una sigaretta.
- Non c'è altro da fare. Un ultimo carico, uno solo, e avremo tutto
quel che ci serve per poter sopravvivere su questo pianeta, senza correre il rischio di
una altrimenti inevitabile regressione. -
- Quanto tempo starai via? -
La mano di Icare si agitò nell'aria, in un gesto di noncuranza.
- Un paio d'anni forse, o solo qualche mese. Non lo so. Dipende dalla
fortuna di trovare l'uomo giusto. Uno che sappia agire nel silenzio, che mi procuri il
materiale senza destare sospetti e, soprattutto, che non faccia troppe domande. Guai se
scoprissero il nostro rifugio. -
- Non sarebbe meglio aspettare? Partire fra cinque o dieci anni, quando
il ricordo della rivolta sarà assopito? -
Icare sorrise e le accarezzò una guancia vellutata.
- Impossibile. Non saprei più a chi rivolgermi per comperare quello di
cui abbiamo bisogno. Con i sommovimenti possibili, poi, non si saprebbe più nemmeno se il
denaro che possediamo avrà ancora valore. E poi non credere, non sperare, Corinne: il
ricordo della congiura non si affievolirà così presto. I mastini di Phébus saranno
sempre all'erta, perché sanno che qualcuno di noi è riuscito a fuggire. No, Corinne.
Devo andare subito e trovare quello che cerco. Poi potremo vivere in pace su questo mondo,
nel nostro isolamento. I nostri figli potranno crescere nella conoscenza. Non dovranno
ricominciare tutto daccapo. -
Un discreto colpo di tosse alle loro spalle li costrinse a voltarsi.
Mathieu e Yvonne erano lì, a pochi passi appena.
- E' tutto pronto, Icare, - comunicò l'uomo. - Ho finito di caricare
anche l'oro e il denaro. -
Icare sfregò le mani, l'una contro l'altra.
- Allora è per stanotte, - sospirò, e si incamminò verso
l'astronave, immobile e monolitica contro il sipario di nubi che avanzava da oriente. Gli
altri lo seguirono, in silenzio.
* * *
Othon incrociò le gambe alla turca.
- I doni che Icare voleva offrire a Corinne e alla sua gente si
potevano trovare soltanto in paesi lontani, e Icare sapeva che la sua strada sarebbe stata
disseminata di pericoli. Così, una notte partì con il suo carro alato verso quelle
contrade piene di incognite, ma ricche e prosperose. Il carro di Icare salì in cielo
rombando, luminoso come un astro del giorno. -
Titien si versò dell'acqua in una tazza d'argilla cotta e bevve,
avidamente.
- Chissà quante avventure. -
Othon accennò di sì e gettò un ramo nel fuoco. Le fiamme ebbero un
guizzo repentino, verde e bluastro.
- E' immaginabile, anche se non ne so molto. Si racconta solo che
quando arrivò nella terra senza tempo mantenne un lungo silenzio. -
- Come avvenne? -
* * *
- Phénix. Phénix chiama Mathieu. Rispondete.
-
La voce metallica rimbombò nell'antro e Mathieu corse alla
ricetrasmittente ultra luce.
- Icare! Mi senti? -
- Molto bene. Dov'è Corinne? -
- Fuori, con Yvonne. Stanno studiando la vegetazione per trovare
qualcosa di commestibile. Dove sei? -
- Non preoccuparti. Ho già percorso varie decine di milioni di
chilometri. Fra un'ora farò il punto nave e poi salterò nell'iperspazio. Non mi sentirai
per molto. -
- Hai già scelto la destinazione? -
- Sì. Quando sarò sulla via del ritorno e uscirò dall'iperspazio vi
richiamerò. Raggiungerò il settore di Ophiuco. Ci sono molti mondi abitati, lì, e
soprattutto indipendenti. In qualche porto di confine troverò bene un contrabbandiere
compiacente. -
- Buona fortuna, Icare. Avvertirò Corinne. -
Staccò il contatto e uscì. L'aria era fresca, profumata, ricca di
ossigeno, ma egualmente Mathieu si sentiva il torace oppresso da una forza soffocante.
Paura?
* * *
- Come potevano parlarsi, se erano così lontani?
- domandò Titien.
- Icare, - spiegò Othon, con pazienza, - possedeva un bastone magico,
capace di far viaggiare il suono. Non aveva, però, alcun potere nella terra senza tempo.
Bisognava aspettare che tornasse nel mondo normale, dove un minuto è un minuto e un'ora
è un'ora. -
- Cosa succede nella terra senza tempo? -
- Non lo so, ma forse lì un minuto può essere lungo come un'ora e
viceversa. Come si fa a saperlo? In quella terra, hanno raccontato taluni naviganti, non
ci sono stelle che consentano di misurare il ciclo dei giorni.
- Icare sapeva dove andare? -
Othon bevve del suo vino.
- Sì. Aveva sentito narrare che nel paese di Naiade avrebbe potuto
trovare quello che cercava e portarlo a Corinne. Sapeva, però, anche che la bella Naiade
era solita intrattenere anche per lungo tempo i suoi ospiti stranieri, perché amava
conoscere le cose dei loro mondi. Quello che Icare ignorava era che Naiade aveva un
potentissimo nemico, il principe Phébus, che premeva con le sue orde ai confini del
territorio dominato dalla pacifica ninfa. Così, quando Icare uscì dalla terra senza
tempo trovò gli armigeri di Phébus a sbarrargli il passo. Ne fece strage, ma ne
accorsero altri. Schiere numerose e bene armate. Anche se nessun guerriero poteva
competere singolarmente con il valoroso eroe, Icare temeva che il numero potesse avere il
sopravvento. Così, con uno stratagemma, distanziò i nemici e si precipitò, con il suo
carro infuocato, nella terra di Naiade, rifugiandosi, si dice, nelle eburnee braccia
dell'affascinante ninfa regina. -
- Ora, - s'informò Titien, - vive con Naiade? -
- Non più, credo. Ti ho detto che lo stiamo aspettando. -
- Ma quando arriverà? -
Othon si massaggiò il ventre con il palmo di entrambe le mani.
- Nessuno può dirlo. La leggenda racconta solo che era sulla strada
del ritorno quando parlò l'ultima volta con Corinne. -
* * *
- Phénix. Phénix chiama Mathieu. Rispondete.
-
Corinne, che stava pulendo con un acuminato coltello da giungla alcuni
grossi funghi color caffellatte, per poi esaminarne le spore al microscopio, balzò in
piedi e corse alla radio, manovrando affannosamente le manopole per sintonizzarla meglio.
- Icare, Icare! Sono Corinne, dove sei? -
Mathieu e Yvonne le furono subito accanto, arrossati in volto per
l'emozione.
- Non temere, Corinne, ancora qualche parsec e sono da te. -
- E' andato tutto come previsto? -
Una risata dal timbro metallico echeggiò nella caverna.
- Quando mi rivedrai ti sembrerò Babbo Natale. A Nouvelle Dijon ho
trovato tutto l'occorrente per noi. Ho caricato tanta di quella mercanzia che quasi non ho
più posto per sedermi. Per fortuna la Phénix sembra forte come un mulo da soma. Ma dimmi
del bambino, scalcia già?.-
- Non dire stupidaggini, è appena al quarto mese. E poi, chi ti
assicura che sarà un maschio? -
- Non so, un presentimento forse. Ma tu stai tranquilla, perché non ci
saranno problemi. Ho acquistato anche un mezzo ospedale. -
Un fischio acuto disturbò la ricezione. La voce che seguì non era
quella di Icare. Gli altri tremarono.
- Incrociatore interstellare Vosges, delle forze armate imperiali di
Phébus. La nave sconosciuta si qualifichi e si fermi per un controllo doganale a bordo. -
Un minuto di pesante silenzio. Poi ancora Icare.
- Corinne, resta in ascolto. Non mi allontanerò di molto e sono ben
più veloce di loro. -
- Icare, Icare, ... -
- Dal comando dell'incrociatore Vosges: ordine di fermarsi
immediatamente. Salva di avvertimento ... -
Corinne si strinse ai suoi amici, mordendo le nocche della mano destra
per non urlare di paura. Sembravano, tutti e tre, in attesa di sentire il rombo del
cannone, dimentichi, causa l'angoscia, che nel vuoto fra le stelle il suono non si
propaga.
* * *
Titien affondò le mani fra il vello del montone.
Il fuoco languiva, ma non lo avrebbero ravvivato. Era servito solo per rischiarare la loro
frugale cena, perché in quella stagione le notti erano generalmente miti.
- Chi, - domandò, - aveva dato il bastone magico a Icare? -
Othon si passò entrambe le mani sulla testa, scompigliando la criniera
leonina.
- Si mormora che sia stato il Principe della Luce in persona. Quella
mazza dal pomo d'argento era capace di portare le voci in ogni città e villaggio. -
- Ma se Icare aveva tanti amici, perché temeva i soldati di Phébus? -
- Perché, - mormorò gravemente Othon, - nel libro delle stelle c'era
scritto che soltanto quel terribile Principe Mago avrebbe potuto minacciare la vita sua e
di Corinne. Phébus non riuscì nel suo intento, perché intervenne Naiade con le sue arti
arcane. -
- Cosa accadde? -
- Quando Icare uscì dalla terra senza tempo e si scontrò con i
selvaggi guerrieri di Phébus, Naiade raccolse il suo messaggio di aiuto e lo rese
invisibile a tutti, tranne che a lei. Da lontano, poi, lo guidò verso il suo sicuro
porto. -
* * *
- Phénix, Phénix! Qui la Phénix. Mathieu,
Corinne, restate in ascolto, ma non rispondete, altrimenti potrebbero localizzarvi. Sono
riuscito a distanziarli e sto acquistando ancora velocità. Dovrei riuscire a seminarli
con un solo, breve balzo nell'iperspazio. Se ce la faccio sarò presto fra di voi. Potremo
vivere, finalmente. -
Nella caverna nessuno sembrava aver voglia di parlare. Dall'impianto
ultra luce uscivano, a tratti, sibili, brontolii, ma nessun altro segnale vocale.
Corinne si massaggiava nervosamente le braccia, mentre Mathieu prendeva
a morsi il grosso sigaro, che spandeva all'intorno un buon odore di tabacco stagionato.
Yvonne non riusciva concentrarsi sui funghi da sezionare. Ne prendeva
uno in mano. Lo guardava e poi lo abbandonava sul tavolo, costruito con rozze assi di
legno nerastro.
- E' snervante, - sbottò Corinne, con voce tremula per l'emozione.
Mathieu aspirò una boccata di fumo.
- Ce la farà, - assicurò poi, guardando verso un punto lontano della
caverna. - La Phénix è molto veloce e Icare è un pilota di razza. Gli incrociatori di
Phébus sono sempre armati troppo pesantemente per poter manovrare con agilità. -
- Se riesce a tuffarsi nell'iperspazio, - si intromise Yvonne, - è
salvo, anche se noi dovremo attendere più del previsto il suo ritorno. -
- Ce la farà, - ripeté, cocciutamente, Mathieu.
Improvvisamente l'impianto ultra luce tacque del tutto.
- C'è riuscito! - esultò Corinne. - Si è tuffato. Non lo prenderanno
più. -
E accarezzò la cassa della radio, come se la salvezza di Icare fosse
merito di quel freddo, ma ultrasensibile apparecchio.
* * *
- Così Naiade donò a Icare il potere
dell'invisibilità, - constatò Titien, sfregandosi le palpebre, ormai grevi di sonno.
- Sì, - confermò Othon. - Effettivamente Phébus non riuscì più a
trovarlo e abbandonò la caccia. Naiade, però, pretese la sua ricompensa, di cui ti ho
già parlato. -
- E cioè? - domandò, sbadigliando, Titien.
- Icare dovette restare con lei, nel suo regno di fiaba, pena la
perdita dell'invisibilità. La ninfa promise, però, che un giorno lo avrebbe lasciato
andare. Per rassicurare Icare sul suo futuro ritorno a casa donò l'invisibilità e
l'immortalità anche a Corinne, Mathieu e Yvonne, che continuano a vivere, senza poter
esser visti, nella grande caverna sul monte Bayonne, dove sono custodite le reliquie che i
pellegrini venerano. Qualcuno, toccando uno di quegli oggetti, può ancora sentire la voce
di Corinne. Lei stessa conferma che Icare tornerà. -
- Vorrei sentire anch'io, - affermò Titien.
Othon ebbe un cenno di assenso.
- Quando sarai in età andrai da solo sul monte Bayonne e, forse, anche
a te sarà dato di ascoltare. Corinne e gli altri non si rivelano a tutti. Si afferma che
solo chi possiede mani pure possa toccare le reliquie ed essere appagato nel suo
desiderio. -
- Andrò presto, - dichiarò Titien e si alzò. - Molto presto, -
confermò entrando nella grotta e stiracchiando le sue robuste braccia di pastorello
cresciuto all'aria aperta.
* * *
Corinne lasciò carta e penna. L'impianto
ultra luce aveva emesso un sibilo così forte da essere udito anche all'esterno.
Nell'antro, infatti, rientrarono subito anche Yvonne e Mathieu, con la speranza dipinta
sul volto.
La voce robusta di Icare superò lo spazio e il tempo.
- Qui Phénix. Non rispondete ancora e restate in ascolto. Sono uscito
dall'iperspazio e non c'è più traccia di inseguitori. Si saranno persi chissà dove. Se
i miei calcoli sono esatti dovrei trovarmi nei paraggi dell'agglomerato di Naiade, un
sistema di stelle gialle di tipo G. Quindi a poche decine di anni luce da voi. Rifarò il
punto nave con il calcolatore gravimetrico. Solo valutando le masse che giocano in questo
settore potrò sapere esattamente dove mi trovo. Nello spazio non esistono due zone a
gravità uguale. Tutte hanno una intensità diversa. Ed è questo,come sapete, l'unico
punto di riferimento per i navigatori che non hanno, come gli antichi marinai, il
vantaggio di viaggiare sotto un cielo immutabile. -
Ritornò il silenzio, ma i tre non si mossero. Aspettavano con ansia
altre notizie da Icare. Dal suo successo, dal suo ritorno dipendeva il loro destino di
esuli politici sfuggiti alla repressione nel cuore dell'impero, scatenata dalla polizia
segreta di Phébus.
Se Icare tornava con tutto il necessario per la sopravvivenza, allora
sarebbero stati salvi su quel nuovo mondo, ignorato, per il momento, dalle grandi vie di
comunicazione galattiche. E quando, fra generazioni e generazioni, ci sarebbe stato un
nuovo contatto con la civiltà, del motivo del loro volontario esilio sarebbe ormai
scomparso anche il ricordo.
Così continuavano a riflettere tutti e tre, quasi in una comunione di
pensiero, quando il ronzio tornò a farsi insistente.
Tornò la voce di Icare, preoccupata.
- C'è qualcosa che non capisco. Le carte di navigazione mi segnalano
un'area, mentre il calcolatore mi dà un'intensità di gravità diversa da quella che ci
dovrebbe essere. Eppure sono sicuro di essere vicino al sistema di Naiade, una zona
tranquilla, anche abbastanza vicina a casa. Non capisco, ci deve essere un errore nelle
carte, oppure gli strumenti non sono a posto... proverò ad allontanarmi a velocità
planetaria. -
Altri momenti di pesante silenzio, senza che Corinne, Mathieu e Yvonne
fossero più capaci di un ragionamento coerente, talmente erano tesi. Attendevano,
impotenti, la comunicazione successiva, che bramavano liberatoria di ogni timore.
Poi ancora Icare.
- Sto accelerando per raggiungere la velocità da iperspazio. Forse con
un altro tuffo riuscirò a determinare meglio la mia posizione. Forse,... ma perché gli
strumenti segnano sempre lo stesso punto? I motori sono a pieno regime, dovrei essere
quasi pronto al balzo, eppure... meglio guardare con il telescopio. C'è qualcosa che non
va. -
Corinne si addossò a una parete di roccia. Sudava, ma non certo
perché fosse accaldata. Quelle gocce che le imperlavano la fronte erano gelide.
- Quella stella, proprio quella dovrebbe essere Naiade. Un bel sole
caldo, secondo i testi di astronomia, eppure c'è quello strano riflesso biancastro.
Sembra pallida come una luna. Vediamo, ancora più vicino e... No! Naiade non è un sole
giallo, Naiade è diventata una nana bianca! Una maledetta nana bianca. Gli strumenti
sembrano impazziti, segnano un campo gravitazionale enorme. I motori non reggono, non
posso uscirne. Mi attira. Ho sbagliato tutto. Devo essermi avvicinato troppo. La forza di
attrazione di una nana bianca, una stella così densa, è spaventevole. -
Mathieu urlò:
- Reagisci, Icare. Dai spinta massima ai motori. Devi sganciarti.
Tuffati nell'iperspazio. -
Un roco ansimare in risposta.
- E' tardi, troppo. Non riesco a raggiungere la velocità di fuga. Sto
avvicinandomi a Naiade,... ci finirò dentro. E' come se i motori non esistessero. Inutile
accelerare. Vado verso Naiade, mi sta catturando. -
Corinne piangeva in silenzio, con dignità.
- Devi riuscire a liberarti! - gridò ancora Mathieu.
- Ora sono fermo. Spingo al massimo, ma la Phénix sembra invischiata
nella carta moschicida. Non si muove di un passo e Naiade è là, forte e tremenda,
evanescente come uno spettro. Com'è possibile? com'è possibile che sia diventata una
nana bianca senza che sia stata segnalata l'esplosione di una "nova"? Ma già,
siamo stati per tanto tempo lontani dal mondo civile... Un momento. Sì, comincio a
cadere. Corinne, sto precipitando verso Naiade... - e fu quasi un rantolo.
- Devo fare qualcosa, ma cosa? Naiade mi tiene prigioniero. La Phénix
cade... Cado!... -
Poi più niente.
Restarono in silenzio a lungo prima di capire che Icare non avrebbe
parlato più. Corinne si scosse. Andò al registratore, dove aveva già inciso brani di un
diario giornaliero. Con le lacrime agli occhi, parlò a lungo al microfono.
* * *
Titien, facendo leva sul nodoso bastone, uscì
dalla grotta che si apriva sul fianco del monte Bayonne come una ferita. Il nome di monte
era esagerato, perché il Bayonne altro non era che una collina erbosa, alta poche
centinaia di braccia. Guardò con occhi lucidi verso la sua pianura, la prateria dove
dominavano i pastori eredi di Icare e di Corinne.
Prima di scendere dal pendio per raggiungere il vecchio Othon, in tempo
per la cena al riverbero del fuoco, ripensò alle parole che aveva udito dalla voce di
Corinne.
Una voce dolce, lamentevole, che si perpetuava nel tempo grazie alla
piccola scatola brunita custodita nella caverna.
"E' tua madre Corinne, che ti parla, bimbo che non hai ancora un
nome. Una sposa privata del suo sposo da una perfida ninfa chiamata Naiade. Tuo padre,
Icare, è prigioniero nelle braccia di Naiade, ma ha promesso che tornerà. Se io non ci
sarò più, aspettalo tu e dagli queste mie povere parole. Se anche tu non ci sarai più,
allora fallo aspettare dai tuoi figli. E loro dai tuoi nipoti. E così per sempre nel
tempo, perché magari in un altro mondo, o forse sotto altre spoglie, tutti noi, un
giorno, ci ricongiungeremo a Icare".
Titien scese lungo il sentiero, sorridendo.
Perché disperare?
I progenitori vivevano.
1980 © by Luciano Nardelli
Luciano Nardelli
(1944-2006) è
stato giornalista e responsabile della redazione triestina del "Messaggero
Veneto". Iniziò l'attività letteraria ai primi Anni Sessanta. Ben oltre 50 racconti
di fantascienza sono stati pubblicati su
varie riviste, tra
cui "Futuro Europa" e "Nova SF". Su vari numeri di "Future
Shock", sono apparsi diversi racconti, tra cui segnaliamo i più recenti: Guardiano
orbitante (n.46) e Quattordicesima Guastatori (n.47), Uccisore (n.48), Incontro
(n.49). Nel 1996, ottiene il 2° premio nella prima edizione del concorso letterario
"Giovanna Righini Ricci" (Comune di Conselice) con il suo romanzo di sf per
ragazzi, Ru-Ghine. Nel 1995, un altro suo romanzo di fantascienza per ragazzi, Crociera
nella Corona, è pubblicato dall'Ed. Campanotto di Udine. Nel 1998, l'Ed. La Scuola
dà alle stampe Manoa, un giallo per ragazzi a sfondo ecologico; nel 2001, l'Ed.
Raffaello pubblica un romanzo di fantarcheologia, Lo scudo di Tranis; nel 2002,
l'Ed. Piccoli edita un romanzo a sfondo storico, All'ombra del Leone; nel 2003,
l'Ed. Raffaello stampa il romanzo di fantascienza, Le grotte di Tulsa.