FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire  i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!

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Future Shock n.50

Editoriale

Narrativa

Elisabetta Modena, L´eterno ritorno dell´uguale

Luciano Nardelli, Naiade

Domenico Volpi, Non bisogna far piangere i calcolatori

 

Naiade

(dis. di Davide Cattaneo)

                                               di   Luciano Nardelli

 

Fra il profumo dell'umida erba di primavera e sotto un tetto di stelle niente è più piacevole e riposante che ascoltare le antiche e cupe leggende. Specialmente quando c'è un robusto fuoco di ciocchi a dare colore alle ombre.

Titien bramava quei momenti, quando dopo il crepuscolo il gregge tornava all'ovile e nardelli1.jpg (34875 byte)suo nonno Othon, con gesti meticolosi, mai diversi, apparecchiava per la notte.

Si cominciava con l'accendere il fuoco, un bel falò crepitante, confinato in un cerchio di sassi. Grandi ceppi, tagliati da tempo e ben stagionati, alimentavano la fiamma rosso arancione e accanto a quel tepore amavano sdraiarsi i cani, provati da una giornata di allegre, ma faticose scorrerie.

Poi la cena, semplice, ma saporita. In ultimo il fumo della pipa di Othon, che si disperdeva contro lo sfondo scuro delle colline, brulicanti di vita.

Era allora che Titien sistemava le pelli dei giacigli nella grotta che era il loro rifugio. Poi il ragazzo scivolava accanto alle braci, addossandosi alla pelliccia del suo cane Argus, grigio e forte come un lupo della steppa. L'odore della carne arrosto solleticava ancora le narici, mescolandosi in maniera gradevole a quello del legno bruciato. Il fuoco eruttava girandole di scintille al minimo alito di quel venticello che, incanalandosi fra le gole dei monti vicini, arrivava poi a spazzare con dolce violenza la piatta, ma ubertosa pianura che era il regno dei pastori.

Tutto così immutabile, come nella terra senza tempo delle favole. Solo l'avvicendarsi delle costellazioni dava cognizione del lento evolversi dei giorni e degli anni.

Talune sere, quando le stelle erano vivide, Titien affondava una mano fra il folto pelo di Argus, scherzava fra le sue orecchie appuntite, guardava in alto e chiedeva sommessamente.

- Nonno, dove abita Naiade? -

Othon, allora, riponeva la pipa fra le pietre brunastre e afferrava la rozza ciotola di corteccia, scavata con le sue mani. Con movimenti lenti la riempiva con un liquido rosso, dall'odore e dal gusto asprigni, che sgorgava da un otre di pelle di montone, lasciato appeso alla palizzata.

Tenendo la scodella con entrambe le mani callose, Othon sorseggiava a scatti, facendo schioccare la lingua. Poi scrutava la volta di un blu intenso, assorto, come se cercasse qualcosa che sperava di trovare, ma della cui esistenza non era certo.

Così era anche quella notte. E Othon parlò.

- La stagione di Naiade non è ancora cominciata. Dovrai aspettare ancora molte notti prima che il suo carro cominci a solcare il cielo. -

- E' bella Naiade? -

Othon sospirò. Lasciò la tazza e con movimenti studiati riaccese la pipa il cui fornello, un tempo, era stato parte di una grossa radice. Aspirò due o tre boccate, poi parlò, con la consueta calma.

- Dicono che sia la più bella di tutte. Una ninfa dalla chioma azzurra e dagli occhi color del mare in tempesta. -

- E' forse per causa sua che Icare non è più ritornato fra di noi? -

- Così si racconta. -

- Parlamene, te ne prego, nonno. -

- Icare tornerà, - sussurrò Othon, - e porterà tante cose meravigliose. Prima, però, deve badare a Naiade. Rispettare il patto. Quando il carro di Naiade apparirà nel nostro cielo, allora sapremo che anche Icare è vicino. Ci guarderà dall'alto, dicono le profezie, e si ricorderà dell'antica promessa. Allora scenderà sul mondo e ci porterà i doni. Noi tutti, allora, cesseremo di essere pastori. -

- E che cosa saremo? -

- Ce lo dirà Icare stesso. -

- Quanto tempo è passato? - domandò Titien.

Il vecchio si strinse nelle spalle, con aria indifferente.

- Forse molto più di venti generazioni di uomini. -

- Ma allora,... allora Icare sarà morto? -

Othon bevve ancora e scosse la testa, abbellita da una massa di capelli color dell'argento.

- No, perché nel regno di Naiade il tempo non è quello di noi uomini comuni. E' il tempo della magia. Così disse Icare quando partì e lasciò Corinne e gli altri sapendo che, se non li avesse più rivisti, avrebbe comunque ritrovato i loro figli o i loro nipoti. -

- E' vero che Icare amava Corinne? -

- Molto, ma molto di più teneva alla sua discendenza. Per questo è partito. Sapeva che senza i doni non ci sarebbero state speranze di sopravvivenza. -

- Continua, nonno. -

Othon fumò in silenzio per lunghi istanti, senza badare al belare insistente di qualche agnello spaventato dalle ombre.

* * *

Corinne e Icare, tenendosi stretti per mano, guardavano la verde prateria e, all'orizzonte, i contrafforti delle montagne rocciose, rossastri alla luce del tramonto.

- E' necessario che tu vada? - domandò lei, passandosi una mano fra i fluenti capelli color tiziano. Icare accese una sigaretta.

- Non c'è altro da fare. Un ultimo carico, uno solo, e avremo tutto quel che ci serve per poter sopravvivere su questo pianeta, senza correre il rischio di una altrimenti inevitabile regressione. -

- Quanto tempo starai via? -

La mano di Icare si agitò nell'aria, in un gesto di noncuranza.

- Un paio d'anni forse, o solo qualche mese. Non lo so. Dipende dalla fortuna di trovare l'uomo giusto. Uno che sappia agire nel silenzio, che mi procuri il materiale senza destare sospetti e, soprattutto, che non faccia troppe domande. Guai se scoprissero il nostro rifugio. -

- Non sarebbe meglio aspettare? Partire fra cinque o dieci anni, quando il ricordo della rivolta sarà assopito? -

Icare sorrise e le accarezzò una guancia vellutata.

- Impossibile. Non saprei più a chi rivolgermi per comperare quello di cui abbiamo bisogno. Con i sommovimenti possibili, poi, non si saprebbe più nemmeno se il denaro che possediamo avrà ancora valore. E poi non credere, non sperare, Corinne: il ricordo della congiura non si affievolirà così presto. I mastini di Phébus saranno sempre all'erta, perché sanno che qualcuno di noi è riuscito a fuggire. No, Corinne. Devo andare subito e trovare quello che cerco. Poi potremo vivere in pace su questo mondo, nel nostro isolamento. I nostri figli potranno crescere nella conoscenza. Non dovranno ricominciare tutto daccapo. -

Un discreto colpo di tosse alle loro spalle li costrinse a voltarsi. Mathieu e Yvonne erano lì, a pochi passi appena.

- E' tutto pronto, Icare, - comunicò l'uomo. - Ho finito di caricare anche l'oro e il denaro. -

Icare sfregò le mani, l'una contro l'altra.

- Allora è per stanotte, - sospirò, e si incamminò verso l'astronave, immobile e monolitica contro il sipario di nubi che avanzava da oriente. Gli altri lo seguirono, in silenzio.

* * *

Othon incrociò le gambe alla turca.

- I doni che Icare voleva offrire a Corinne e alla sua gente si potevano trovare soltanto in paesi lontani, e Icare sapeva che la sua strada sarebbe stata disseminata di pericoli. Così, una notte partì con il suo carro alato verso quelle contrade piene di incognite, ma ricche e prosperose. Il carro di Icare salì in cielo rombando, luminoso come un astro del giorno. -

Titien si versò dell'acqua in una tazza d'argilla cotta e bevve, avidamente.

- Chissà quante avventure. -

Othon accennò di sì e gettò un ramo nel fuoco. Le fiamme ebbero un guizzo repentino, verde e bluastro.

- E' immaginabile, anche se non ne so molto. Si racconta solo che quando arrivò nella terra senza tempo mantenne un lungo silenzio. -

- Come avvenne? -

* * *

- Phénix. Phénix chiama Mathieu. Rispondete. -

La voce metallica rimbombò nell'antro e Mathieu corse alla ricetrasmittente ultra luce.

- Icare! Mi senti? -

- Molto bene. Dov'è Corinne? -

- Fuori, con Yvonne. Stanno studiando la vegetazione per trovare qualcosa di commestibile. Dove sei? -

- Non preoccuparti. Ho già percorso varie decine di milioni di chilometri. Fra un'ora farò il punto nave e poi salterò nell'iperspazio. Non mi sentirai per molto. -

- Hai già scelto la destinazione? -

- Sì. Quando sarò sulla via del ritorno e uscirò dall'iperspazio vi richiamerò. Raggiungerò il settore di Ophiuco. Ci sono molti mondi abitati, lì, e soprattutto indipendenti. In qualche porto di confine troverò bene un contrabbandiere compiacente. -

- Buona fortuna, Icare. Avvertirò Corinne. -

Staccò il contatto e uscì. L'aria era fresca, profumata, ricca di ossigeno, ma egualmente Mathieu si sentiva il torace oppresso da una forza soffocante.

Paura?

* * *

- Come potevano parlarsi, se erano così lontani? - domandò Titien.

- Icare, - spiegò Othon, con pazienza, - possedeva un bastone magico, capace di far viaggiare il suono. Non aveva, però, alcun potere nella terra senza tempo. Bisognava aspettare che tornasse nel mondo normale, dove un minuto è un minuto e un'ora è un'ora. -

- Cosa succede nella terra senza tempo? -

- Non lo so, ma forse lì un minuto può essere lungo come un'ora e viceversa. Come si fa a saperlo? In quella terra, hanno raccontato taluni naviganti, non ci sono stelle che consentano di misurare il ciclo dei giorni.

- Icare sapeva dove andare? -

Othon bevve del suo vino.

- Sì. Aveva sentito narrare che nel paese di Naiade avrebbe potuto trovare quello che cercava e portarlo a Corinne. Sapeva, però, anche che la bella Naiade era solita intrattenere anche per lungo tempo i suoi ospiti stranieri, perché amava conoscere le cose dei loro mondi. Quello che Icare ignorava era che Naiade aveva un potentissimo nemico, il principe Phébus, che premeva con le sue orde ai confini del territorio dominato dalla pacifica ninfa. Così, quando Icare uscì dalla terra senza tempo trovò gli armigeri di Phébus a sbarrargli il passo. Ne fece strage, ma ne accorsero altri. Schiere numerose e bene armate. Anche se nessun guerriero poteva competere singolarmente con il valoroso eroe, Icare temeva che il numero potesse avere il sopravvento. Così, con uno stratagemma, distanziò i nemici e si precipitò, con il suo carro infuocato, nella terra di Naiade, rifugiandosi, si dice, nelle eburnee braccia dell'affascinante ninfa regina. -

- Ora, - s'informò Titien, - vive con Naiade? -

- Non più, credo. Ti ho detto che lo stiamo aspettando. -

- Ma quando arriverà? -

Othon si massaggiò il ventre con il palmo di entrambe le mani.

- Nessuno può dirlo. La leggenda racconta solo che era sulla strada del ritorno quando parlò l'ultima volta con Corinne. -

* * *

- Phénix. Phénix chiama Mathieu. Rispondete. -

Corinne, che stava pulendo con un acuminato coltello da giungla alcuni grossi funghi color caffellatte, per poi esaminarne le spore al microscopio, balzò in piedi e corse alla radio, manovrando affannosamente le manopole per sintonizzarla meglio.

- Icare, Icare! Sono Corinne, dove sei? -

Mathieu e Yvonne le furono subito accanto, arrossati in volto per l'emozione.

- Non temere, Corinne, ancora qualche parsec e sono da te. -

- E' andato tutto come previsto? -

Una risata dal timbro metallico echeggiò nella caverna.

- Quando mi rivedrai ti sembrerò Babbo Natale. A Nouvelle Dijon ho trovato tutto l'occorrente per noi. Ho caricato tanta di quella mercanzia che quasi non ho più posto per sedermi. Per fortuna la Phénix sembra forte come un mulo da soma. Ma dimmi del bambino, scalcia già?.-

- Non dire stupidaggini, è appena al quarto mese. E poi, chi ti assicura che sarà un maschio? -

- Non so, un presentimento forse. Ma tu stai tranquilla, perché non ci saranno problemi. Ho acquistato anche un mezzo ospedale. -

Un fischio acuto disturbò la ricezione. La voce che seguì non era quella di Icare. Gli altri tremarono.

- Incrociatore interstellare Vosges, delle forze armate imperiali di Phébus. La nave sconosciuta si qualifichi e si fermi per un controllo doganale a bordo. -

Un minuto di pesante silenzio. Poi ancora Icare.

- Corinne, resta in ascolto. Non mi allontanerò di molto e sono ben più veloce di loro. -

- Icare, Icare, ... -

- Dal comando dell'incrociatore Vosges: ordine di fermarsi immediatamente. Salva di avvertimento ... -

Corinne si strinse ai suoi amici, mordendo le nocche della mano destra per non urlare di paura. Sembravano, tutti e tre, in attesa di sentire il rombo del cannone, dimentichi, causa l'angoscia, che nel vuoto fra le stelle il suono non si propaga.

* * *

Titien affondò le mani fra il vello del montone. Il fuoco languiva, ma non lo avrebbero ravvivato. Era servito solo per rischiarare la loro frugale cena, perché in quella stagione le notti erano generalmente miti.

- Chi, - domandò, - aveva dato il bastone magico a Icare? -

Othon si passò entrambe le mani sulla testa, scompigliando la criniera leonina.

- Si mormora che sia stato il Principe della Luce in persona. Quella mazza dal pomo d'argento era capace di portare le voci in ogni città e villaggio. -

- Ma se Icare aveva tanti amici, perché temeva i soldati di Phébus? -

- Perché, - mormorò gravemente Othon, - nel libro delle stelle c'era scritto che soltanto quel terribile Principe Mago avrebbe potuto minacciare la vita sua e di Corinne. Phébus non riuscì nel suo intento, perché intervenne Naiade con le sue arti arcane. -

- Cosa accadde? -

- Quando Icare uscì dalla terra senza tempo e si scontrò con i selvaggi guerrieri di Phébus, Naiade raccolse il suo messaggio di aiuto e lo rese invisibile a tutti, tranne che a lei. Da lontano, poi, lo guidò verso il suo sicuro porto. -

* * *

- Phénix, Phénix! Qui la Phénix. Mathieu, Corinne, restate in ascolto, ma non rispondete, altrimenti potrebbero localizzarvi. Sono riuscito a distanziarli e sto acquistando ancora velocità. Dovrei riuscire a seminarli con un solo, breve balzo nell'iperspazio. Se ce la faccio sarò presto fra di voi. Potremo vivere, finalmente. -

Nella caverna nessuno sembrava aver voglia di parlare. Dall'impianto ultra luce uscivano, a tratti, sibili, brontolii, ma nessun altro segnale vocale.

Corinne si massaggiava nervosamente le braccia, mentre Mathieu prendeva a morsi il grosso sigaro, che spandeva all'intorno un buon odore di tabacco stagionato.

Yvonne non riusciva concentrarsi sui funghi da sezionare. Ne prendeva uno in mano. Lo guardava e poi lo abbandonava sul tavolo, costruito con rozze assi di legno nerastro.

- E' snervante, - sbottò Corinne, con voce tremula per l'emozione. Mathieu aspirò una boccata di fumo.

- Ce la farà, - assicurò poi, guardando verso un punto lontano della caverna. - La Phénix è molto veloce e Icare è un pilota di razza. Gli incrociatori di Phébus sono sempre armati troppo pesantemente per poter manovrare con agilità. -

- Se riesce a tuffarsi nell'iperspazio, - si intromise Yvonne, - è salvo, anche se noi dovremo attendere più del previsto il suo ritorno. -

- Ce la farà, - ripeté, cocciutamente, Mathieu.

Improvvisamente l'impianto ultra luce tacque del tutto.

- C'è riuscito! - esultò Corinne. - Si è tuffato. Non lo prenderanno più. -

E accarezzò la cassa della radio, come se la salvezza di Icare fosse merito di quel freddo, ma ultrasensibile apparecchio.

* * *

- Così Naiade donò a Icare il potere dell'invisibilità, - constatò Titien, sfregandosi le palpebre, ormai grevi di sonno.

- Sì, - confermò Othon. - Effettivamente Phébus non riuscì più a trovarlo e abbandonò la caccia. Naiade, però, pretese la sua ricompensa, di cui ti ho già parlato. -

- E cioè? - domandò, sbadigliando, Titien.

- Icare dovette restare con lei, nel suo regno di fiaba, pena la perdita dell'invisibilità. La ninfa promise, però, che un giorno lo avrebbe lasciato andare. Per rassicurare Icare sul suo futuro ritorno a casa donò l'invisibilità e l'immortalità anche a Corinne, Mathieu e Yvonne, che continuano a vivere, senza poter esser visti, nella grande caverna sul monte Bayonne, dove sono custodite le reliquie che i pellegrini venerano. Qualcuno, toccando uno di quegli oggetti, può ancora sentire la voce di Corinne. Lei stessa conferma che Icare tornerà. -

- Vorrei sentire anch'io, - affermò Titien.

Othon ebbe un cenno di assenso.

- Quando sarai in età andrai da solo sul monte Bayonne e, forse, anche a te sarà dato di ascoltare. Corinne e gli altri non si rivelano a tutti. Si afferma che solo chi possiede mani pure possa toccare le reliquie ed essere appagato nel suo desiderio. -

- Andrò presto, - dichiarò Titien e si alzò. - Molto presto, - confermò entrando nella grotta e stiracchiando le sue robuste braccia di pastorello cresciuto all'aria aperta.

* * *

Corinne lasciò carta e penna. L'impianto ultra luce aveva emesso un sibilo così forte da essere udito anche all'esterno. Nell'antro, infatti, rientrarono subito anche Yvonne e Mathieu, con la speranza dipinta sul volto.

La voce robusta di Icare superò lo spazio e il tempo.

- Qui Phénix. Non rispondete ancora e restate in ascolto. Sono uscito dall'iperspazio e non c'è più traccia di inseguitori. Si saranno persi chissà dove. Se i miei calcoli sono esatti dovrei trovarmi nei paraggi dell'agglomerato di Naiade, un sistema di stelle gialle di tipo G. Quindi a poche decine di anni luce da voi. Rifarò il punto nave con il calcolatore gravimetrico. Solo valutando le masse che giocano in questo settore potrò sapere esattamente dove mi trovo. Nello spazio non esistono due zone a gravità uguale. Tutte hanno una intensità diversa. Ed è questo,come sapete, l'unico punto di riferimento per i navigatori che non hanno, come gli antichi marinai, il vantaggio di viaggiare sotto un cielo immutabile. -

Ritornò il silenzio, ma i tre non si mossero. Aspettavano con ansia altre notizie da Icare. Dal suo successo, dal suo ritorno dipendeva il loro destino di esuli politici sfuggiti alla repressione nel cuore dell'impero, scatenata dalla polizia segreta di Phébus.

Se Icare tornava con tutto il necessario per la sopravvivenza, allora sarebbero stati salvi su quel nuovo mondo, ignorato, per il momento, dalle grandi vie di comunicazione galattiche. E quando, fra generazioni e generazioni, ci sarebbe stato un nuovo contatto con la civiltà, del motivo del loro volontario esilio sarebbe ormai scomparso anche il ricordo.

Così continuavano a riflettere tutti e tre, quasi in una comunione di pensiero, quando il ronzio tornò a farsi insistente.

Tornò la voce di Icare, preoccupata.

- C'è qualcosa che non capisco. Le carte di navigazione mi segnalano un'area, mentre il calcolatore mi dà un'intensità di gravità diversa da quella che ci dovrebbe essere. Eppure sono sicuro di essere vicino al sistema di Naiade, una zona tranquilla, anche abbastanza vicina a casa. Non capisco, ci deve essere un errore nelle carte, oppure gli strumenti non sono a posto... proverò ad allontanarmi a velocità planetaria. -

Altri momenti di pesante silenzio, senza che Corinne, Mathieu e Yvonne fossero più capaci di un ragionamento coerente, talmente erano tesi. Attendevano, impotenti, la comunicazione successiva, che bramavano liberatoria di ogni timore.

Poi ancora Icare.

- Sto accelerando per raggiungere la velocità da iperspazio. Forse con un altro tuffo riuscirò a determinare meglio la mia posizione. Forse,... ma perché gli strumenti segnano sempre lo stesso punto? I motori sono a pieno regime, dovrei essere quasi pronto al balzo, eppure... meglio guardare con il telescopio. C'è qualcosa che non va. -

Corinne si addossò a una parete di roccia. Sudava, ma non certo perché fosse accaldata. Quelle gocce che le imperlavano la fronte erano gelide.

- Quella stella, proprio quella dovrebbe essere Naiade. Un bel sole caldo, secondo i testi di astronomia, eppure c'è quello strano riflesso biancastro. Sembra pallida come una luna. Vediamo, ancora più vicino e... No! Naiade non è un sole giallo, Naiade è diventata una nana bianca! Una maledetta nana bianca. Gli strumenti sembrano impazziti, segnano un campo gravitazionale enorme. I motori non reggono, non posso uscirne. Mi attira. Ho sbagliato tutto. Devo essermi avvicinato troppo. La forza di attrazione di una nana bianca, una stella così densa, è spaventevole. -

Mathieu urlò:

- Reagisci, Icare. Dai spinta massima ai motori. Devi sganciarti. Tuffati nell'iperspazio. -

Un roco ansimare in risposta.

- E' tardi, troppo. Non riesco a raggiungere la velocità di fuga. Sto avvicinandomi a Naiade,... ci finirò dentro. E' come se i motori non esistessero. Inutile accelerare. Vado verso Naiade, mi sta catturando. -

Corinne piangeva in silenzio, con dignità.

- Devi riuscire a liberarti! - gridò ancora Mathieu.

- Ora sono fermo. Spingo al massimo, ma la Phénix sembra invischiata nella carta moschicida. Non si muove di un passo e Naiade è là, forte e tremenda, evanescente come uno spettro. Com'è possibile? com'è possibile che sia diventata una nana bianca senza che sia stata segnalata l'esplosione di una "nova"? Ma già, siamo stati per tanto tempo lontani dal mondo civile... Un momento. Sì, comincio a cadere. Corinne, sto precipitando verso Naiade... - e fu quasi un rantolo.

- Devo fare qualcosa, ma cosa? Naiade mi tiene prigioniero. La Phénix cade... Cado!... -

Poi più niente.

Restarono in silenzio a lungo prima di capire che Icare non avrebbe parlato più. Corinne si scosse. Andò al registratore, dove aveva già inciso brani di un diario giornaliero. Con le lacrime agli occhi, parlò a lungo al microfono.

* * *

Titien, facendo leva sul nodoso bastone, uscì dalla grotta che si apriva sul fianco del monte Bayonne come una ferita. Il nome di monte era esagerato, perché il Bayonne altro non era che una collina erbosa, alta poche centinaia di braccia. Guardò con occhi lucidi verso la sua pianura, la prateria dove dominavano i pastori eredi di Icare e di Corinne.

Prima di scendere dal pendio per raggiungere il vecchio Othon, in tempo per la cena al riverbero del fuoco, ripensò alle parole che aveva udito dalla voce di Corinne.

Una voce dolce, lamentevole, che si perpetuava nel tempo grazie alla piccola scatola brunita custodita nella caverna.

"E' tua madre Corinne, che ti parla, bimbo che non hai ancora un nome. Una sposa privata del suo sposo da una perfida ninfa chiamata Naiade. Tuo padre, Icare, è prigioniero nelle braccia di Naiade, ma ha promesso che tornerà. Se io non ci sarò più, aspettalo tu e dagli queste mie povere parole. Se anche tu non ci sarai più, allora fallo aspettare dai tuoi figli. E loro dai tuoi nipoti. E così per sempre nel tempo, perché magari in un altro mondo, o forse sotto altre spoglie, tutti noi, un giorno, ci ricongiungeremo a Icare".

Titien scese lungo il sentiero, sorridendo.

Perché disperare?

I progenitori vivevano.

1980 © by Luciano Nardelli

 

 

Luciano Nardelli (1944-2006) è stato giornalista e responsabile della redazione triestina del "Messaggero Veneto". Iniziò l'attività letteraria ai primi Anni Sessanta. Ben oltre 50 racconti di fantascienza sono stati pubblicati su Nardelli2.jpg (19048 byte)varie riviste, tra cui "Futuro Europa" e "Nova SF". Su vari numeri di "Future Shock", sono apparsi diversi racconti, tra cui segnaliamo i più recenti: Guardiano orbitante (n.46) e Quattordicesima Guastatori (n.47), Uccisore (n.48), Incontro (n.49). Nel 1996, ottiene il 2° premio nella prima edizione del concorso letterario "Giovanna Righini Ricci" (Comune di Conselice) con il suo romanzo di sf per ragazzi, Ru-Ghine. Nel 1995, un altro suo romanzo di fantascienza per ragazzi, Crociera nella Corona, è pubblicato dall'Ed. Campanotto di Udine. Nel 1998, l'Ed. La Scuola dà alle stampe Manoa, un giallo per ragazzi a sfondo ecologico; nel 2001, l'Ed. Raffaello pubblica un romanzo di fantarcheologia, Lo scudo di Tranis; nel 2002, l'Ed. Piccoli edita un romanzo a sfondo storico, All'ombra del Leone; nel 2003, l'Ed. Raffaello stampa il romanzo di fantascienza, Le grotte di Tulsa.