FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

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Future Shock n.50

Editoriale

Saggistica

Francesco Agnoli, Il darwinismo, grimaldello dei manipolatori

Enrico Laonardi, Un romanzo darwinista di Herbert G.Wells

Guido Pagliarino, Robert Anson Heinlein: “Straniero in terra straniera”

 

 

Se Heinlein pare scrivere questo suo romanzo sulla falsariga della religione cristiana, in realtà ne capovolge i valori.

 

Robert Anson Heinlein

Straniero in terra straniera

                                             di     Guido Pagliarino

 

Non è agevole comprendere il pensiero socio-politico di Robert Anson Heinlein, ora egli appare di destra, ora di sinistra (ma è noto che fu sempre fermamente anticomunista), qui anarcoide e lì fascisteggiante, pacifista e militarista; forse, forse, considerando il suo individualismo estremo, il suo americanismo patriottico e la sua avversione alle concentrazioni di capitale, si potrebbe definire un anarchico di destra.

Il romanzo Straniero in terra straniera1 è anarcoide-libertario-macho e suona le corde del religioso: fin dal titolo c’è un riferimento al Cristianesimo, precisamente un richiamo alla figura del cristiano che, evangelicamente, non è del mondo, il quale coincide col peccato, e vive da straniero sulla terra essendo sua patria il Cielo2.

L’autore contesta il sistema di vita statunitense della propria epoca, basato su casa, famiglia, parrocchia e, cosa per lui particolarmente heinlein.jpg (42587 byte)scandalosa, su fobia sessuale: un corpo sociale che, sostituendo eroticamente il consumo al sesso, già da tempo adora il mercato, esaltato, anzi divinizzato dai mass media in funzione del capitale privato; tutte realtà queste che per l’Heinlein sono nient’altro che tabù in funzione di costrizioni sociali, un po’ come per il Marx la cui analisi socio-economica contempla, notoriamente, una struttura capitalistica basata sui rapporti di produzione e da imporre con sociali divieti sacrali a mezzo di sovrastrutture fra cui, primi, lo stato e le chiese, edificati solo e soltanto, secondo quel filosofo, per aggiogare il popolo al capitale privato.

Oggetto di culto per gli hippies

L’Heinlein vorrebbe una società in cui tutto fosse di tutti, un po’ com’era la comunità cristiana dei tempi apostolici, dove però il comunismo economico era possibile soltanto grazie alla sua piccolezza3, ciò ch’è invece illusorio in una società di dimensioni statuali; ma al di sopra di tutto, lo scrittore desidera reclamare la libertà sessuale, anzi bisessuale, con la distruzione dell’istituto coniugale, così come già gli anarchici classici, ed è ben noto che il romanzo diverrà oggetto di culto per le anarcoidi, sfrenate congreghe hippies sessiste e nullafacenti, vere e proprie combriccole parassitarie della società che sorgeranno pochi anni dopo.

Nonostante il sessismo, il linguaggio dell’autore è castigato, forse perché l’uso di descrizioni e termini crudi, negli anni ’60, avrebbe ostacolato in America, se non impedito, la pubblicazione del romanzo.

Se l’intento dell’autore è esplosivo, ho trovato tuttavia quest’opera non solo non entusiasmante ma uggiosa, a parte le brevi parti iniziale e conclusiva; tutto il resto mi suona come un pretesto dello scrittore per propagandare le proprie idee al fine d’un nuovo, amorale – non immorale, ed è peggio – ordine. Si tratta di lezioni in cattedra sulla quale l’Heinlein siede, principalmente, nella figura d’un alter ego, il personaggio eccentrico – e antipatico – Jubal Harshaw:

Il dottor Jubal Harshaw, buffone professionista, dilettante sovversivo e parassita per elezione, aveva un atteggiamento quasi marziano verso la "fretta". Conscio di avere solo poco tempo da vivere e non avendo né la fede marziana ne quella kansana nell’immortalità, si proponeva di vivere ogni aureo momento come l’eternità… senza speranza e senza paura, con gusto sibaritico. A questo scopo, gli era necessaria qualcosa più grande della botte di Diogene, ma più piccola del palazzo dei piaceri di Kubla Khan; la sua proprietà era un luogo semplice, pochi acri di terreno cintato da una cancellata elettrificata, una casa di quattordici stanze o giù di lì, con segretarie che correvano qua e la e altre comodità moderne. Per mantenere quel nido austero e il suo stato maggiore, impiegava il minimo sforzo ottenendo il massimo rendimento, perché era più comodo essere ricco che povero… Harshaw desiderava vivere in un pigro lusso, facendo ciò che piaceva a Harsha4.

Per inciso: ho letto che in origine il romanzo era assai più lungo, proprio nell’interminabile parte centrale; e so che l’editore americano aveva voluto e ottenuto che l’Heinlein la riducesse: non certo a sufficienza, purtroppo; e ho saputo pure, di recente, che la prima, elefantiaca stesura è stata pubblicata, per volere della vedova.

Peggio, la trama di Straniero in terra straniera è esile e mi parrebbe più consono parlare di saggio romanzato che di romanzo. Protagonista è il ventenne Michael (Mike) Valentine Smith, figlio di cosmonauti e primo terrestre nato su Marte, da un corno della madre al proprio consorte (matrimonio di convenienza, combinato dall’ente spaziale, ultimi decenni del XX secolo, a scopo scientifico-astronautico); presto orfano a causa d’un fatto di sangue dovuto alla gelosia, il bimbo è allevato da autoctoni marziani insieme alle proprie nidiate. Mike, che marziano si considera a tutti gli effetti a causa dell’imprinting ricevuto, viene riportato sulla Terra da una successiva spedizione sbarcata sul Pianeta rosso; siamo più o meno nei nostri primi anni 2000. Per un insieme di circostanze e di leggi, egli è l’erede d’una colossale fortuna comprendente il diritto alla sovranità su Marte, diritto che, come per tutti i colonialismi, non tien conto affatto della volontà e dell’interesse degl’indigeni. Inutile dire quanto appaia pericoloso ai governanti e ad altri potenti di casa nostra un simile individuo. Egli sarebbe facilmente manovrabile e i predetti potrebbero far di lui quanto più loro aggrada, se non intervenissero a suo favore alcuni idealisti, fra cui l’infermiera Gillian Boardman e il dottor Jubal Harshaw.

È a questo punto che incomincia la parte didattica. Il dottor Harshaw, filosofo, medico e scrittore, e cinque suoi dipendenti, fra cui giovani, belle donne disinibite, s’incaricano d’educare il giovaneheinlein2.jpg (34099 byte): la figura femminile è considerata assai poco dal macho Heinlein, nonostante cerchi di mascherare la cosa con atteggiamenti ed espressioni d’indipendenza, fasulla, da parte dei personaggi muliebri; le collaboratrici dell’ormai maturo Harshaw sono in sostanza sue segretarie-serve-amanti, senza peraltro ch’egli, bontà sua, ne pretenda l’esclusiva a letto. Tutti costoro spiegano al marziano gli usi e i costumi umani, introducendolo al sesso libero e plurimo, che poi Mike eserciterà, fra l’altro, sopra qualcosa di simile a un materasso ad acqua, oggetto avveniristico nell’anno 1961. Intanto l’ancor ingenuo e mite Michael dimostra una super intelligenza e capacità extrasensoriali formidabili, ottenute non solo grazie all’educazione marziana ma, come si capirà solo verso la fine, immessegli dai suoi educatori onde usarlo come spia e sabotatore contro i temuti terrestri: i marziani avevano già distrutto, anticamente, coi loro poteri mentali un quinto pianeta del Sole, ridotto all’attuale nugolo di pianetini componenti la cosiddetta Fascia degli asteroidi, e la Terra corre adesso il medesimo rischio.

Le idee di Heinlein sulle religioni

I nativi di Marte, fra cui il nostro, non hanno una religione, essi groccano (da to grok, neologismo coniato dal romanziere, termine marziano usato continuamente e stucchevolmente da Mike e poi dai suoi amici per significare moltissime cose, fra cui l’essere in armonia), cioè essi pensano che qualunque persona si possa vedere come Dio e che l’universo intero sia, panteisticamente, divino:

Jubal si volse a Mahmoud.

- Non tema che io inviti Mike al suicidio. Grocco che lui non grocca gli scherzi. - Jubal batte le palpebre. - Ma io non grocco cosa significa "groccare". Stinky, lei parla marziano.

- Un po'.

- Lo parla correntemente, 1'ho sentito. Lei grocca cosa significa "groccare"?

Mahmoud assunse un'aria pensierosa.

- No. "Groccare" è la parola più importante di quella lingua... e io prevedo che impiegherò anni nel tentativo di capirla. Ma non prevedo di riuscirvi. Bisogna pensare in marziano, per groccare la parola "groccare". Forse avrà notato che Mike si accosta a certe idee in modo titubante?5

Dopo che Smith, coi suoi poteri, ha smaterializzato e portato in una dimensione diversa, non fisica ma neppure spirituale e forse definibile, con un ossimoro, trascendente-panteista, alcuni poliziotti che avevano avuto l’incarico d’arrestarlo, vien firmato un accordo per il quale il giovane non è più perseguitato dal potere; è merito dell’Harshaw che, come avvocato, ha ricattato legalmente i membri del palazzo minacciando di denunciare al mondo i loro loschi fini, tramite i media: evidentemente, per l’autore ci si poteva ancora basare, nel 1961, sull’indipendenza dei mezzi di comunicazione, almeno negli Stati Uniti. Il nostro protagonista lascia la bella villa del ricco Jubal in cui aveva trovato rifugio e, assieme a Gillian, s’aggrega in incognito quale illusionista a un circo-luna park viaggiante. Non ha successo, nonostante egli operi veri prodigi e non eserciti affatto trucchi; anzi, forse proprio per questo: le persone desiderano inganni, suggerisce l’autore tramite il padrone del circo, e il nostro illusionista evidentemente non ha la psicologia necessaria a ingannare, essendo un puro e non comprendendo, fra l’altro, i doppi sensi e l’ironia. Soltanto quand’egli impara finalmente l’arte della scaltrezza e acquista humour, non solo ottiene ascolto dal mondo ma, sulla falsariga d’una preesistente chiesa avente essenzialmente il fine del profitto (pare questa l’idea dell’Heinlein a proposito delle religioni) dalla quale è presto perseguitato per ragioni di concorrenza, giunge a fondare una comunità basata sul suo carisma; tuttavia questa è sì una sorta d’assemblea religiosa, ma è intesa da Mike sovra strutturalmente, come mero strumento di cambiamento sociale. Lo Smith, in seguito avvalendosi dei suoi amici – il razionalista ed egocentrico Jubal appare tuttavia, all’inizio, titubante e persino irritato – dà lezioni di lingua marziana ai nuovi adepti della sua chiesa: conoscenza necessaria, afferma, a comprendere la filosofia di vita degli abitanti del Pianeta rosso, un po’, potremmo intendere, come il conoscere il greco e l’ebraico antichi serve agli esegeti a ben interpretare la Bibbia.

Lo stravolgimento del Cristianesimo

L’autore vuol indurci a vedere nel protagonista un cristo. L’idea centrale espressa da Mike è questa, che poiché ognuno è fondamentalmente Dio, tutti devono amarsi gli uni gli altri e rendersi reciprocamente disponibili: anche sessualmente:

Mike indicò trionfalmente Jubal. - Tu sei l'Universo!

Jubal si diede una manata in faccia.

- Oh, Gesù. . . Che cosa ho fatto? Senti, Mike, prenditela con calma! Tu non mi hai capito. Mi dispiace. Mi dispiace molto! Scordati quel che ti ho detto e ricominciamo un altro giorno. Ma...

- Tu sei l'Universo, ripeté serenamente Mike. - È ciò che grocca. Anne è l’Universo. Io sono l’Universo. Le erbe felici sono l'Universo. Jill grocca in bellezza sempre. Jill è l’Universo. Tutto il formare e il fare e il creare insieme. . . - gracchiò qualcosa in marziano e sorrise.

- Sta bene, Mike. Ma ci penseremo poi. Anne! Hai tenuto a mente tutto questo?

- Puoi scommetterci. Capo!6

Se l’Heinlein pare scrivere questo suo romanzo sulla falsariga della religione cristiana, in realtà ne capovolge i valori: il peccato dell’Uomo – Adamo – nel Giudeo-cristianesimo consiste proprio nel suo vedersi come Dio sostituendosi – illusoriamente – a lui; e secondo l’insegnamento di Gesú, gli esseri umani hanno sì grandissimo valore, ma in quanto figli di Dio-Amore e fratelli di Cristo, ed è per questo, non per il credersi falsamente iddii, che gli uomini devono amarsi e aiutarsi reciprocamente, seguendo la via segnata da Gesú che conduce sì alla divinizzazione, ma dopo la morte e nella Persona del Figlio-Dio-uomo; inoltre, l’avevo detto, per l’Heinlein amare vuol dire anzitutto amore sessuale libero e rifiuto heinlein1.jpg (30189 byte)del matrimonio tradizionale, ciò ch’è sicuramente contrario ai precetti sia del Nuovo sia del Vecchio Testamento: per la Bibbia è basilare il matrimonio eterosessuale monogamico al fine sì del mutuo aiuto fra i coniugi, ma pure della procreazione e dell’educazione dei figli nella famiglia, cellula della società, come altissima collaborazione degli sposi alla creazione divina, secondo le leggi di natura date da Dio.

La comunità religiosa di Michael viene infine aggredita, il tempio del gruppo è bruciato, Mike imprigionato; ma il messia fugge grazie ai suoi poteri, scorporando centinaia d’avversari, e raggiunge, per un ultimo incontro, i suoi amici-fratelli, rivelando loro i progetti distruttivi che i marziani, avvalendosi di lui, stanno architettando contro la Terra, e profetando che tuttavia non si realizzeranno; poco dopo egli è ammazzato da una folla inferocita che il potere, di cui fa parte la chiesa-azienda che Smith aveva involontariamente colpito, ha caricato d’odio: è un parallelo con la piazza che nei vangeli si erge, davanti a Pilato, contro Cristo, aizzata da membri del sinedrio – il parlamento ebraico del tempo – e che reclama a gran voce la sua morte; qui la folla passa direttamente a vie di fatto, facendo Mike letteralmente a pezzi; ma se c’è in proposito un’analogia col caso di Gesú, qual abissale differenza umanistica!

"Straniero in terra straniera" è, secondo il sottoscritto, un lavoro malfatto che non ha nemmeno l’attenuante di presentare al lettore una vera e propria trama fantascientifica: non bastano, qua e là, marziani e viaggi spaziali per fare fantascienza. Questo volenteroso recensore ha letto tale opera faticosamente, arrivando sin in fondo per mero servizio al lettore.

 

 

N O T E

 

1 Robert Anson Heinlein, Straniero in terra straniera (Stranger in a Strange Land, 1961), traduzione italiana di Roberta Rambelli, Editrice Nord, Milano 1977, pp.445.

2 Si possono vedere tra gli altri i seguenti passi neotestamentari: Paolo, Lettera ai Filippesi, 3, 19-21: "…la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra. La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesú Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose"; Lettera agli Ebrei, 11, 13-16: "Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città"; Lettera agli Ebrei, 13, 14: "perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura".

3 Oggi lo è ancora nei conventi, per scelta personale però, non per imposizione come invece nella "religione" marx-leninista.

4 R.A.Heinlein, op. cit., p.132.

5 Ibidem, p.216.

6 Ibid., p.147.