Leterno ritorno delluguale
di Elisabetta Modena
(dis. di
Davide Cattaneo)
Laula era affollata di studenti che aspettavano
linizio della lezione. Il professor Cimabusti era di nuovo in ritardo. Per fortuna
"occhio di falco" così lavevano soprannominato ironicamente gli
studenti per la sua scarsa capacità di azzeccare le previsioni degli eventi futuri
aveva avuto laccortezza di spiegare, il primo giorno di lezione, che larte di
leggere il futuro non era cosa da poco. Che servivano tempo e pazienza, dedizione
incalcolabile, e che perciò era perfettamente normale che lui
arrivasse solo dopo i delicati preliminari allapplicazione
di tale disciplina.
Il ritardo dipendeva da quanto tempo il professore impiegava ogni
mattina a tradurre dalle varie lingue i dispacci: foglietti azzurrini recanti le
informazioni sul futuro.
Vigeva il segreto più assoluto su come questi dispacci venissero
prodotti: unaura di mistero doveva separare la Lettura del Futuro da tutte le
altre scienze. Si sapeva solo che i cervelli più dotati al mondo trascorrevano la vita in
luoghi chiamati Circoli del Sapere, occupati in complicatissimi calcoli matematici
per mezzo di raffinati macchinari, la cui descrizione era pura leggenda. A nessuno
(eccetto gli autorizzati) era permesso di varcare la soglia di un Circolo. Pena il
carcere duro. Il luogo dove nascevano le informazioni di massima importanza (o di massima
segretezza) da centellinare al mondo avido di conoscere il proprio destino andava protetto
nel migliore dei modi.
Quando i dispacci finivano sulla scrivania di Cimabusti, avevano già
fatto un sacco di strada: dai Circoli venivano inviati alle Agenzie del Futuro
(una dozzina sparse in tutto il pianeta e collegate fra loro). A questo punto le cose si
complicavano: un trattamento privilegiato era riservato ai governi nazionali, che
possedevano un contatto diretto con le Agenzie. Ma, soprattutto, le Agenzie
scremavano le notizie da cui avrebbero pescato un po tutti: redazioni di giornali e
di telenotiziari, scienziati a cui era stato permesso accedere alla Banca Dati (esisteva
una Commissione governativa apposita che rilasciava password per collegarsi alle Agenzie
del Futuro), e, naturalmente, i professori universitari.
Il compito di Cimabusti era di illustrare agli studenti le tecniche
matematico-informatiche che stavano alla base della sua disciplina e che permettevano il calcolo
degli avvenimenti futuri. Non per esteso, però. Si trattava più che altro di dispensare
una sorta di infarinatura. Infatti luniversità serviva da iniziale scrematura: solo
le menti più brillanti, quei pochissimi ragazzi con "il dono della vista",
avrebbero potuto proseguire negli studi; sarebbero stati spediti direttamente
allinterno dei Circoli dove avrebbero imparato tutto direttamente dagli
scienziati loro mentori.
La possibilità della Lettura del Futuro così era stata
denominata ufficialmente tale scienza era stata dimostrata nel XXII secolo
dallormai celeberrima coppia di dottori Hopeless-Wu, pluripremiati e
detentori del premio Nobel per tre anni consecutivi. Le tre Leggi di previsione
generale degli eventi futuri avevano valso loro i Nobel (uno ad ogni pubblicazione di
ciascuna Legge), onorificenze di cui non tenevano nemmeno più il conto, un numero
indefinito di riconoscimenti, lauree honoris causa, ed inviti per tutta una serie di
conferenze che contavano avrebbero avuto temine solo cento anni dopo la loro
dolorosissima dipartita.
Da quando il panorama scientifico del mondo era stato travolto da
questa scoperta, la vita delluomo sulla Terra era radicalmente cambiata. Ad esempio,
furono sconfitte le più grandi malattie. Si sapeva tutto su come erano nati la Terra, il
Sistema Solare, lUniverso e su come sarebbero, ahimé, cessati. Per questo venne
creata unapposita commissione (con scienziati provenienti da tutti i continenti) il
cui compito era di valutare in che modo far durare la vita sulla Terra il più a lungo
possibile.
In tutta questa meraviglia del progresso umano cera però un
piccolissimo neo: le previsioni riguardavano eventi su larga scala. Questo perché era
impossibile cogliere in anticipo avvenimenti futuri di piccole dimensioni; troppe erano le
variabili in gioco.
* * *
Riguardo a Cimabusti, le malelingue osservavano
che il professore non spiccava nella somma arte di leggere il futuro, e che la colpa degli
insuccessi era più sua che degli eventi accidentali. Ma fintanto che il Ministero non
avesse nominato un altro professore per quella cattedra, gli studenti (e le malelingue)
avrebbero dovuto accontentarsi di lui; il quale si dava il caso era un
ex-scienziato di un Circolo. Quindi non era proprio lultimo sprovveduto fra
gli insegnanti.
Il problema della previsione esatta degli avvenimenti futuri non era di
poco conto.
Se le tre Leggi si erano dimostrate pressoché infallibili per gli
eventi naturali, il loro uso diventava impreciso se applicato alla sfera umana. Ad
esempio, il tentativo di prevedere lopera dei criminali e di riuscire a braccarli
prima che compissero il misfatto si era rivelato un clamoroso insuccesso.
Così pure non si erano riusciti ad estirpare gli atti di terrorismo,
le guerre; nemmeno le battaglie per combattere la fame nel mondo e la piaga della povertà
avevano conseguito lesito sperato. Anzi, cominciò a sembrar strano che, pur
conoscendo il futuro, non si riuscisse a far procedere la barca dellumanità verso
un golfo di pace duratura.
Occorreva porre rimedio ad una simile aporia. Si tenne un consesso
mondiale in cui fu deciso (alla quasi unanimità degli Stati presenti) di perseguire tutti
quei comportamenti irrazionali i quali, scardinando le previsioni del futuro con la loro
alta percentuale di imprevedibilità, impedivano il successo alla Lettura del futuro.
Erano state condotte ricerche, ad esempio, sul fatto che chi professava una qualche forma
di credenza era tra i maggiori "generatori" di comportamenti irrazionali, e
quindi di male. Si stava anche studiando lidea di mettere allindice le tre
religioni monoteistiche. Quella cristiana specialmente deteneva il record del "tasso
di imprevedibilità": una dottrina dagli assurdi accenti sul perdono al nemico, sulla
risurrezione dopo la morte, sulla beatitudine di comportamenti palesemente insensati, e
altre sciocchezze simili.
In simili, drammatici frangenti a tutta la comunità umana parve chiaro
che non cera tempo da perdere. Bisognava procedere tempestivamente a levare di torno
gli ultimi sciocchi devoti sparsi per il mondo. Perché quei pochi devoti andavano
sbandierando ai quattro venti, quando qualche previsione faceva cilecca, che il destino
delluomo era ancora nelle mani di Dio e non nel pozzo di scienza delle tre Leggi.
In più, a precipitare le cose, ci si era messo anche uno strano
libruncolo (diffuso non si sa bene come), che aveva riscosso notevole successo nonostante
nessuno fra scienziati e professori vi avesse scommesso un soldo: "Come le tre
Leggi vedranno la fine di loro stesse". Era stato fatto divieto di stampare
ancora copie di questo libriccino, che però veniva diffuso clandestinamente tra i soliti
ultimi pii e devoti, che avevano in odio le tre Leggi.
Si era diffusa la notizia che il libretto in questione girasse anche
tra le aule universitarie, e che i suoi estimatori fossero proprio i professori poco
brillanti nellarte della Lettura del Futuro.
* * *
Dunque, quella mattina il professor Cimabusti
stava traducendo i dispacci. Chiuso nel suo stanzino che odorava di muffa non
apriva le finestre perché non ce nerano era tutto intento a rovistare una
pila di vocabolari; passava freneticamente dai foglietti azzurri ai vocabolari e dai
vocabolari ai foglietti azzurri.
Aveva quasi terminato il lavoro, quando allultimo momento il
computer sputò fuori un altro dispaccio. Appena Cimabusti lo lesse capì che
allorizzonte si stavano addensando guai seri. Il dispaccio infatti informava che la
Commissione parlamentare di Bruxelles avrebbe dato il via libera ad unindagine
riguardante gli insegnanti di Lettura del Futuro dellUnione Europea per
mettere a tacere le voci sulla inefficienza di alcuni.
Ora, non a caso tale scienza era ritenuta anche unarte. Perché
nemmeno i dispacci a volte contenevano tutte le informazioni del caso.
Cimabusti dovette fare appello al suo esprit de finesse per intuire che erano già
in atto vere e proprie ispezioni, e che i professori deposti dallincarico sarebbero
sicuramente finiti in prigione. Era previsto infatti il reato di "dispregio del
bene comune", quando fatti i dovuti accertamenti si fosse
dimostrato che dei professori di Lettura del Futuro inadempienti avevano
ostacolato, col loro comportamento scorretto, il retto funzionamento della vita dei
popoli. Ma Cimabusti temeva pure di peggio. Da un certo numero di dispacci nel corso degli
ultimi sei mesi si era fatto lidea, meglio, la previsione, che di lì a breve
i singoli governi nazionali avrebbero approvato una piccola riforma del codice penale,
inserendovi il reato di "sovversione dellordine pubblico attraverso la falsa
preveggenza", molto più grave di quello del semplice "dispregio del bene
comune". I governi speravano in tal modo di debellare la diffusione del
libruncolo di cui si era detto prima e di bloccare i pericolosi tentativi di svelare gli
insuccessi delle tre Leggi.
Pertanto quel giorno il prof. Cimabusti decise di mettere in pratica
una cosa un po speciale.
Quando entrò finalmente in aula il chiacchiericcio degli studenti
cessò allistante.
Cimabusti era un uomo di mezza età, alto e brizzolato, dal volto
intelligente. Cera una nota di bontà nel suo sguardo, che male si addiceva alla sua
professione, perché era universalmente risaputo che più si conosceva il futuro, più si
diventava sprezzanti, insensibili, cinici.
Cerano uno stuolo di esempi di scienziati famosi morti impazziti,
dopo essere diventati freddi, aggressivi e senza speranza nellavvenire. Perché era
un peso insopportabile per lintelligenza umana sapere che luomo sarebbe
incorso sempre negli stessi sbagli: guerre per il potere, distruzioni, corruzione,
predominio del più forte. A nulla serviva che qualcosa di buono, tuttavia, fosse stato
compiuto grazie alle tre Leggi.
Gli studenti gli gettarono occhiate curiose quando lui si accinse a
tracciare sul display luminoso una frase: "Fatti accidentali e applicazione delle
tre Leggi sono indissolubilmente legati tra loro da un rapporto direttamente
proporzionale. Tanti più fatti accidentali interverranno, tanto più sarà fallace la
previsione".
"Cosè questa frase?" domandò il professore.
"E il corollario alle tre Leggi" rispose uno studente
in prima fila. Era il secchione della classe. Proseguì: "Erroneamente è
soprannominato anche IV Legge".
"Bene" proseguì Cimabusti. "Adesso voglio accertarmi se
siete pronti per passare dalla semplice storia della mia materia alla spiegazione
concreta di come si applicano le tre Leggi. Infatti prima di sottoporvi alcuni
dispacci e commentarli insieme per vedere come gli scienziati hanno delineato alcune
previsioni del futuro, o addirittura prima di interpretare noi stessi il futuro mettendo
insieme più dispacci, voglio porvi alcune domande".
Li guardò dallalto della cattedra: erano confusi. Si aspettavano
la solita pappardella-monologo di unora su come si era arrivati alla definizione
della scienza della Lettura del futuro.
Cimabusti intravide anche una faccia conosciuta tra il pubblico dei
suoi studenti; un suo vecchio compagno di studi. Evidentemente era lui quello assoldato
dal Ministero. Non laveva più visto da ventanni.
"Come si cominciò a pensare di riuscire a prevedere il
futuro?" interrogò Cimabusti.
Una ragazza in seconda fila, sentendosi scrutata dal professore che
guardava proprio nella sua direzione, si fece coraggio e aprì bocca:
"Il XXI ed il XXII sono stati i secoli che hanno conosciuto la
magnifica esplosione delle civiltà cinese ed indiana. Le vecchie culture sono rimaste dei
focolai sparsi qua e là sul pianeta. Lantica, gloriosa tradizione cristiana, ad
esempio, è stata spazzata via dall Europa con il colpo di grazia che venne dalla
Grande Migrazione Musulmana, sul finire del sec. XXI; ora sopravvive in un angolo della
Croazia e in alcune nicchie dei paesi del Sud del mondo. Il Papa è a Gerusalemme, ospite
del governo ebraico.
Lo stesso mondo islamico, comunque, ha visto diminuire notevolmente la
sua presenza in Estremo Oriente dopo il Grande Trattato tra Cina ed America sulla
"Spartizione Armonica delle reciproche sfere dinfluenza".
La civiltà orientale ha portato un equilibrio diverso nel mondo delle
scienze, perché sono stati sottratti miliardi agli investimenti sullinnovazione
tecnologica e militare per dirottarli alla medicina e alla biologia.
La genetica ha fornito la chiave di volta per laccesso al nuovo
sapere. Quasi tutte le maggiori scoperte del XXI secolo hanno preso avvio da essa: la
mappatura completa del DNA umano; la sconfitta delle gravi malattie originate dal
malfunzionamento di alcune cellule (cancri, morbi, tumori
); il conseguimento del
vaccino dellA.I.D.S. .
Persino applicata allo studio dei fenomeni fisici naturali (la nuova
"Fisica Genetica"), questa scienza ha dato esiti strabilianti: le sue leggi
hanno messo in rilievo il comportamento molecolare che sta alla base di fenomeni complessi
quali il cambiamento climatico, landamento delle maree e delle correnti oceaniche,
la spiegazione degli istinti degli animali e così via.
La genetica ha finalmente tolto alluomo quellaura di
sacralità con cui egli si distingueva dagli altri esseri viventi, e ha messo in evidenza
come cellule animali, vegetali e umane si comportino tutte secondo le leggi del loro DNA.
La "psiche" stessa, per tantissimi secoli ritenuta alla
stregua di unentità soprannaturale, dipenderebbe da alcuni neuroni deputati al
governo della mente. Nel neurone d, ad esempio, è stato dimostrato che risiede
lidea di Dio.
Il dott. Hopeless, ad un certo punto, è riuscito a scoprire il
codice matematico che ha chiamato Soul , grazie al quale con
complicatissimi algoritmi informatici si sono potute trascrivere le sequenze cellulari di
qualsiasi vivente in sequenze matematiche, quindi numeriche, quindi riconducibili a
schemi. A questo preziosissimo lavoro si è unito quello del dott. Wu che, in un
antichissimo tempio buddista sepolto dieci metri sottoterra nel deserto del Gobi, ha
ritrovato gli antichi libri misterici delle comunità religiose di Pitagora; in essi
sarebbero svelati gli schemi numerici riconducibili agli eventi futuri.
In breve tempo tutte le leggi della genetica sono state codificate
attraverso il codice Soul. Ciascuno di questi schemi, se applicato correttamente,
produrrebbe sempre gli stessi risultati. Come per la matematica: due più due fa sempre
quattro. Sono stati condotti esperimenti sulla ciclicità degli effetti di tali
leggi, per mettere a tacere i più scettici.
Si è cominciato a discutere sulla possibilità reale di prevedere il
futuro, visto che gli schemi ripetitivi sono pur sempre schemi, cioè sono riconducibili a
numeri, quindi calcolabili in anticipo. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare,
nellapproccio genetico alla realtà non cè spazio per la novità: un fatto è
"fresco" solo agli occhi della gente che non sintende di queste cose, ma
chi ha studiato sa benissimo che dalle leggi della genetica non si scappa: se si conosce
bene il comportamento cellulare di un fenomeno, ci si può già aspettare che accada
quanto è scritto nel suo DNA.
Si coniò lo slogan: "Dalla genetica al futuro".
Certo, questo approccio fu tacciato di ridurre la realtà ad un mero meccanicismo
assoluto, ma poco alla volta le critiche vennero messe a tacere, sotto una miriade di
previsioni esatte. Si gridò al miracolo" spiegò la ragazza infervorandosi.
"Insomma, è come se analizzando loggi infinitamente
piccolo della Terra potessimo vedere già quello che accadrà domani, e raddrizzare
ciò che non andrà bene" aggiunse Cimabusti.
"Sì. Le previsioni possono avere un "grado di successo"
del 60, 70%. Dipende da quanto i comportamenti delle popolazioni riescono sempre più a
essere ricondotti a comportamenti standard, in modo da ridurre al minimo gli eventi
accidentali. Per questo i governi di tutte le nazioni hanno da poco introdotto come legge
dello stato il Codice di Adeguamento Universale. Ogni essere umano deve comportarsi
secondo un certo schema comportamentale, in modo che gli scienziati riescano quindi ad
applicare le tre Leggi con il minor rischio possibile di errore".
"Benissimo," commentò Cimabusti con un sospiro amaro.
"Il problema non si pone nellambito naturale. Lì non cè il libero
arbitrio che può mandare a monte un lavoro di previsione durato settimane o mesi!!".
Gli studenti annuirono soddisfatti. Anche il vecchio compagno di scuola
di Cimabusti annuì. Aveva una strana luce negli occhi, però.
"Ora, secondo voi, il mio modo di oggi di fare lezione rientra o
no negli schemi comportamentali dello Stato Italiano, alla voce "insegnamento
universitario"?" chiese il professore.
Gli studenti si guardarono confusi. A naso pensavano di no. Ma non
avevano il coraggio di dirlo a voce alta.
Cimabusti insistette. "Allora, è giusto che vi abbia interrogati?
Oppure ho applicato volontariamente la IV Legge e con ciò ho cercato di non far accadere
qualcosa che io, soltanto io, sapevo poteva accadere?"
Gli studenti si scrutarono lun laltro ancora più confusi.
Il secchione provò a balbettare: "Se in questo modo ha tentato di non far accadere
qualche dispaccio secondo lei pericoloso
e questa mossa interferisse con il retto
svolgimento della vita del popolo italiano
lei avrebbe commesso un
reato
presumo."
"E se avessi avuto un dispaccio in cui si diceva che
alle
"si guardò lorologio "diciamo alle 11.00 di questa mattina
sarebbe caduta una bomba sulluniversità e saremmo morti tutti, non farei bene a
cercare di applicare la IV Legge per metterci tutti in salvo?" li incalzò.
"Ma non ha detto il primo giorno di insegnamento che i dispacci
sono intoccabili, che si deve solo commentarli così come arrivano a lei?" domandò
perplessa la ragazza che prima aveva sciorinato la lezione.
"Però ho il potere, questo sì, di leggere il futuro mettendo
insieme più dispacci. Perché mi è stata insegnata larte e ho il "dono della
vista". Fino a prova contraria
" e nel dire le ultime parole scoccò
unocchiata al suo vecchio compagno di studi. Lui non aveva avuto il
"dono", per cui ad un certo punto aveva dovuto interrompere gli studi. Si
ricordava ancora il giorno in cui il Preside del corso di Laurea aveva chiamato nel suo
studio la classe, e aveva spiegato che soltanto due ragazzi su cento avrebbero proseguito
negli studi. Quando il Preside fece i due nomi, Cimabusti si era sentito puntare addosso
gli occhi invidiosi di tutti gli altri novantotto ragazzi; due anni di speranze, di sogni,
di duro e faticoso studio si erano trasformati in quellistante per loro in
unamara delusione. Il tempo di pronunciare due nomi, ed il futuro di novantotto
ragazzi era stato segnato per sempre. Strana e crudele sorte, che nessuno di loro avesse
previsto quali erano quelli "dotati" della "vista".
* * *
La lezione terminò dopo poco. Cimabusti diede
agli studenti il compito di cercare nel manuale di Lettura del Futuro esempi di
applicazione della IV Legge che avevano salvato lumanità da pericolose catastrofi.
Laula si svuotò nel giro di pochi minuti. Rimasero soltanto
Cimabusti ed il suo vecchio compagno di studi.
"Ne hai fatta di strada, Pietro" disse provocatoriamente il
compagno a Cimabusti. E intanto scese i gradoni dellaula per avvicinarsi al
professore che si ergeva in piedi sulla cattedra.
"Avere la "vista" è un "dono", soltanto un
dono" si difese Cimabusti.
"E usare il dono per non fare accadere i dispacci, o meglio
ancora, per passarli sotto silenzio
anche quello fa parte del "dono"?"
lo incalzò con uno sguardo di pura cattiveria.
"Che ne sai dei dispacci che mi sono arrivati stamattina?".
"E da un pezzo che ti teniamo docchio
noi, i
"Sorveglianti del Bene comune". Gli si piantò davanti. Le dita tamburellavano
sulla cattedra.
"La polizia segreta, intendi dire? Perché non chiami le cose col
loro vero nome?".
"E tu perché tieni nascosto ai tuoi studenti che il famosissimo
scienziato Pietro Cimabusti, nientemeno che lallievo prediletto di Wu, dopo
aver furiosamente litigato con lui ventanni fa, si è dileguato? Perso nel nulla?
Sparito? Mi pare fosse un dispaccio tra quelli che ti sono arrivati sulla tua scrivania
stamattina".
"Come fai a sapere certe cose? Ah, sì, dimenticavo
la
polizia segreta
In certi momenti il "dono" viene esteso anche a chi non se
lo merita". Cimabusti lo scrutò severo. "Il mio nome non compare in nessun
manuale. Non sono tenuto a raccontare agli studenti i miei fatti personali".
"Già, i tuoi studenti
perché non hai fatto loro lezione
come ogni insegnante dovrebbe fare? E un rischio interrogarli
poteva succedere
di tutto
lo sai meglio di me che far partecipare gli studenti alla lezione aumenta
linstabilità delle previsioni, ma tu hai voluto correre il pericolo
hai fatto
lezione a modo tuo
e come pensi che si sentiranno quando capiranno che lhai
fatto apposta, che hai tradito la loro fiducia omettendo chi sei stato un tempo?
Che eri uno scienziato di un Circolo, anzi, che rimani tuttora uno scienziato,
anche se loro ti credono un normalissimo insegnante universitario?".
"Adesso faccio linsegnante e basta" troncò secco
Cimabusti. "Non ho mantenuto nessun contatto con i miei precedenti colleghi di
lavoro. Confido che, col tempo, qualcuno dei miei studenti capirà le mie ragioni" si
difese.
"Come hai fatto a scomparire? Certo che sei un tipo curioso: prima
fai perdere le tracce
per un bel po di anni non si sa nulla di te; poi torni e
ti fai assegnare addirittura una cattedra
e così prestigiosa! Come hai fatto? Chi
ti ha aiutato?"
"Quindici anni fa ebbi una crisi esistenziale" cominciò a
raccontare il professore, per nulla spaventato dal piglio indagatore del vecchio compagno.
"Volli ritirarmi in un posto tranquillo, lontano da tutti, in silenzio; studiare
materie nuove
Passò del tempo: quando capii che dovevo e volevo tornare a fare il
mio lavoro, la coscienza però mi vietava di svolgere vere e proprie previsioni del
futuro. Così optai per linsegnamento. Ho fatto domanda alle Università
a dire
il vero fui alquanto stupito quando il Rettore mi offrì subito la cattedra; ho pensato
che ci fossero state pressioni su di lui per indurlo a chiamarmi
sì, perché
sapevate cosa mi era successo e volevate tenermi docchio. Adesso il momento è
arrivato, vero? Avete deciso di dare un giro di vite ad alcune persone particolari?".
Il compagno sorrise. Prese a girare attorno alla scrivania, come stesse
conducendo una specie di interrogatorio: "Perché avevi litigato con Wu
ventanni fa?". La voce si fece meno incalzante, lasciando spazio al desiderio
di conoscere la verità. "A quellepoca Wu era amico del Decano degli
scienziati del Circolo Italiano del Sapere. Per questo venne parecchie volte in
Italia, così aveste modo di conoscervi tu e Wu e di apprezzarvi; fino a quel
diverbio violentissimo dove tu venisti cacciato via dal Circolo. Ti desti alla
macchia per anni e anni
avevi paura di venire catturato e sbattuto in prigione,
vero?"
"Cera già allora il reato di "dispregio del bene
comune". Avere la "vista" e non voler usarla tuttora è punito con i
lavori forzati a vita".
"Ma cosa ti era successo?" lo incalzò.
"Uno di quei piccolissimi fatti accidentali che, però, quando
capitano al momento giusto, ti cambiano la vita. E il bello era che Wu me
laveva predetto, ma io non gli avevo voluto credere".
"Spiegati meglio, Cimabusti. Sono io che ho il potere di lasciarti
libero o arrestarti. Qui fuori cè già una macchina pronta per scortarti in
carcere".
"Davvero ti illudi di essere il padrone del destino di un uomo?
Solo perché puoi incarcerarmi? Non mi sento nemmeno io padrone del destino degli altri,
che pure "vedo" quello che potrebbe accadere loro! Sei un disgraziato
mi
fai pena!".
"Cosa vedi nel mio futuro, Pietro?" gli domandò con la
voglia di sapere.
"Solo lacrime. Lacrime che non ti potrai più asciugare. E non te
lo dico perché ho "la vista". E il mio Spirito che mi spinge a dirti
queste cose".
"Non tirare fuori la barzelletta dello Spirito. Lanima non
esiste. E il neurone d
dai, lo sanno tutti, ormai, che lidea di Dio
risiede nel neurone d. E stato dimostrato anche scientificamente".
"Sono felicissimo che nel nostro cervello ci sia un neurone d,
ciò non toglie che Dio esista veramente. Io ci credo".
"E per questo che avete litigato tu e Wu
ventanni fa? Per un neurone?...". Era diventato sarcastico e sprezzante.
La voce di Cimabusti tuonò, il braccio levato verso il cielo:
"Neurone d o no, la vita prosegue dopo la morte, e sia io che te verremo
giudicati
!". Ma al sentire quelle parole il suo compagno pieno di rabbia gli
sferrò un violento colpo sulla nuca. Cimabusti stramazzò per terra, respirando a fatica.
Il compagno uscì in corridoio per chiamare rinforzi. Gli aiutanti del
poliziotto sollevarono Cimabusti e lo trascinarono via.
Nel cortile delluniversità lauto della polizia partì
rombando.
* * *
La notizia dellarresto del professore
italiano che si era svelato essere nientemeno che il prediletto del celeberrimo dott. Wu
fece il giro di tutte le testate di giornali e televisioni.
Nel frattempo Cimabusti fu rinchiuso in una cella di massima sicurezza.
Isolato, senza più libri, computer e dispacci. Solo come un reietto. Se necessario,
poteva vedere il suo avvocato una volta al giorno. Non poteva comunicare con le persone,
non poteva leggere il giornale o guardare la televisione. Era letteralmente sepolto vivo,
in attesa del processo.
I guardiani sorvegliavano dallo spioncino della porta i movimenti del
professore; osservavano stupiti come trascorreva le giornate: in parte scrivendo, in parte
meditando ed in parte mettendosi in ginocchio e rimanendo fermo per unora e più.
Capivano che stava pregando, non era la prima volta che vedevano un uomo in ginocchio; ma
non era mai capitato loro di vedere un così illustre scienziato fare le cose ritenute
dominio dei più inetti.
Intanto il fatto del professore credente divenne un caso di dominio
mondiale.
Il processo fu trasmesso in mondovisione e durò una settimana. Il
giudice decise di accorciare i tempi, sia per lenorme aspettativa che aleggiava nel
palazzo del tribunale, sia perché era prossimo il Natale e aveva prenotato con la
famiglia la prima vacanza della sua vita alle Hawaii.
La sera prima del verdetto finale il suo vecchio compagno di studi
venne a fargli visita.
Cimabusti ne fu sorpreso.
"Domani saprai se ti libereranno o ti trasferiranno per il resto
della tua vita in una prigione dura, dove mangerai male, vedrai pochissime persone, non
avrai nulla di tuo e sarai costretto ai lavori forzati" aprì bocca il vecchio
compagno.
"Grazie per avermelo ricordato".
Cimabusti era sereno. Ciò irritava tantissimo il vecchio compagno di
scuola che non capiva il motivo di tale tranquillità danimo. Anzi, gli pareva di
aver interrotto il professore nel bel mezzo di qualcosa dimportante, che gli stava
procurando gioia.
"Cosè che hai nelle mani?" chiese il poliziotto.
"In questa mano ho una briciola di pane, e nellaltra una
goccia di vino. Sai cosa significano?"
Il vecchio compagno di studi lo guardò stralunato, poi cominciò a
capire. Tra le innumerevoli notizie che avevano trasmesso avevano riferito anche che,
forse, il professor Cimabusti potesse essere diventato cristiano. Anzi, che si era fatto
prete. Che pazzia, aveva pensato!
Invece ora, davanti a quella briciola di pane e a quella goccia di vino
cominciava a vedere quello che non aveva mai visto, e che prima aveva tanto desiderato
vedere.
"Mia nonna era cristiana, ma mio nonno quando lo scoprì la
cacciò di casa" esordì il poliziotto. "Sai, lui era un funzionario del
Ministero a Bruxelles, come lo sono diventato io poi, e non poteva sopportare che tutti al
lavoro lo prendessero in giro perché in casa aveva una ritardata mentale. Mio padre, che
era suo figlio, imparò dal nonno a disprezzarla, anche più di lui. Quindi io crebbi con
due persone che la odiavano. Quando landai a trovare perché si ammalò, mi colpì
tantissimo che non serbava rancore per loro. Anzi, mi chiese come stavano, mi disse che
pregava per loro e che voleva loro bene. Quando morì mi regalò la sua Bibbia".
"E tu cosa ne hai fatto della sua Bibbia?"
"Lho data a mio padre. Penso che labbia
bruciata".
Cimabusti si rattristò. Il suo sguardo si spense. La voce si fece
appena percettibile: "Signore che ti sei lasciato inchiodare
come questa
briciola e questa goccia si dissolveranno dentro il mio corpo
"mormorò.
"Ma mi daranno la vera vita!".
Il compagno lo sentì pronunciare delle formule antiche e vide
Cimabusti mangiare la briciola e succhiare la goccia di vino.
Restò esterrefatto, in silenzio, a contemplare quella scena. Vi trovò
una bellezza sconosciuta, mai vista prima.
Si era ricordato di sua nonna, della vita che lei aveva condotto. Del
perdono che lei aveva offerto a suo marito e suo figlio.
"Cosa credi che succederà domani?" domandò a Cimabusti.
"Quello che deve succedere" rispose. Poi alzò il capo e lo
guardò dritto negli occhi: "Accetteresti che ti benedica? Vorrei farti questo
dono".
"Sei un prete?"
"Sì, lo sono".
Il compagno stette in silenzio. Un duello allultimo sangue era in
corso dentro di lui. Alla fine uscì dalla cella senza rispondere, senza salutare.
Il giorno dopo Cimabusti venne condannato. Fu trasferito immediatamente
in un carcere in un luogo sperduto e desolato, che sembrava abbandonato da Dio e dagli
uomini.
Dopo di lui altri scienziati vennero condannati e relegati nello stesso
carcere, ai lavori forzati. Non si sapeva nulla su questi posti, se non che si chiamano
"campi di lavoro". Circolavano strane voci che ce ne fossero più di uno e che
gli scienziati "ribelli" stessero lavorando alla costruzione di uno strano
ordigno.
Cimabusti si ammalò gravemente dopo qualche tempo. Aveva fatto
amicizia con una guardia che gli forniva, quando poteva, un po di cibo in più,
qualche indumento pesante, e gli metteva da parte il pane ed il vino per celebrare la
messa tutti i giorni.
Nessuno degli altri detenuti tradì mai Cimabusti, anzi, sempre di più
si univano a lui nella preghiera e nelle celebrazioni.
Un giorno, uno degli ultimi che gli restava da vivere, la guardia amica
gli consegnò un pacco arrivato di nascosto per il professore. Era incartato in maniera
grezza e legato con dello spago. Sembrava aver viaggiato tanto.
Cimabusti laprì e sorrise. Era una Bibbia. Con una dedica sulla
prima pagina: "Mi hai benedetto per sempre
non lo dimenticherò mai".
2007 © by Elisabetta Modena