FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XIX - ottobre 2007 - n.50 (nuova serie)

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Future Shock n.50

Editoriale

Cinema

L'invasione degli Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) - Regia: Don Siegel

Punto di non ritorno (Event Horizon) – Regia: Paul Anderson

L'invasione degli Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) - Regia: Don Siegel - Interpreti: Kevin McCarthy, Dana Wynter, Larry Gates - Usa, 1956 - Durata: 80' - Colore: B/N.

Ispirato all’omonimo romanzo di Jack Finney, L’Invasione degli Ultracorpi appartiene al periodo d’oro della fantascienza cinematografica degli anni ’50. In verità, l’intera vicenda sembra avvicinarsi pericolosamente alle trame a cui ci ha abituato Philip K. siegel.jpg (29760 byte)Dick, nelle quali si arriva paranoicamente a dubitare della vera identità di ogni persona e dove gli androidi sono riconoscibili per la loro indifferenza. Se poi si scopre che in The Father-Thing, racconto del ’54 che precede sia il romanzo di Finney che il film di Siegel, si parla di un padre "sostituito" allora il dubbio del prestito/plagio/contaminazione comincia a farsi certezza.

Nel film originale del 1956, la cittadina di Santa Mira viene occupata da organismi non umani che prendono il controllo degli umani mentre dormono. La duplicazione, perfetta sotto ogni punto di vista, avviene tramite dei "baccelli" che, una volta schiusi, prendono il posto della persona più vicina. Il dottor Miles Bennel (Kevin McCarthy), insieme alla sua amica/paziente/amante Becky Driscoll, sono i primi ad accorgersi che qualcosa non va e tentano disperatamente di avvertire il resto dell’umanità, prima che l’invasione si diffonda. Di lì a poco il tema dell’invasione del corpo sarebbe divenuto uno dei più trattati in ambito fantascientifico.

In quel periodo in America la situazione non era semplicissima. La "caccia alle streghe" del senatore Mc Carthy aveva coinvolto vasti strati della popolazione, determinando uno stato di costante ansia per un pericolo imminente, proveniente da un nemico invisibile. Il semplice sospetto bastava per essere accusati di complotto ai danni della patria liberale. In un clima di tale paranoia, scrittori e registi cercarono di trasporre sulla carta e in pellicola quella fastidiosa condizione di oppressione permanente e la fantascienza fu il genere che meglio riuscì a interpretare quella sensazione e quel regime di paura che si era instaurato. Per costruire il clima di paranoia crescente il regista evita accuratamente ogni effetto speciale, affidandosi più che altro alle coinvolgenti riprese dal basso verso l’alto (Siegel ha appreso alla perfezione la lezione di Orson Welles) e all’uso delle musiche assolutamente stringente, che documenta momento per momento, l’intero svolgersi della vicenda. La regia asciutta e decisa di Don Siegel, seppure esordiente all’interno della cinematografia di stampo fantascientifico, riesce a confezionare un ottimo film che ricorda molto da vicino i thriller di Hitchcock, concedendo ampio spazio a considerazioni di tipo psicologico e qualificandosi in questo modo come l’esempio più riuscito di legal thriller fantascientifico.

Nel 1993 il regista italoamericano Abel Ferrara, per la sua prima e unica incursione nel genere SF, cambia il setting ma non le regole del gioco, con Ultracorpi – L’invasione continua (Body Snatchers). Nel remake del classico di Siegel (il terzo, dopo Terrore dallo spazio profondo di Philip Kaufman), sono sempre gli "alieni" a rimpiazzare i corpi umani mentre loro dormono. Sempre i soliti ingombranti baccelloni per covare i "rimpiazzi" mentre il protagonista non è più un medico in apprensione (in verità l’infermiere c’è, ed è il bravissimo Forest Whitaker) ma la figlia di un ricercatore del corpo forestale che effettua dei controlli sulla contaminazione chimica di una zona occupata dall’esercito. Nel film è estremamente interessante l’idea che i bambini già "trasformati" siano artefici di disegni pressoché uguali. Ferrara imposta una critica basata sull’antimilitarismo, da sempre sua cifra stilistica, e ha gioco facile nel riproporre le disavventure degli umani in un territorio disumanizzante come può essere una base militare. In finale un ottimo remake, diverso quanto basta. Ora attendiamo il prossimo.

Leonardo Vietri