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L'invasione degli
Ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) - Regia: Don Siegel - Interpreti:
Kevin McCarthy, Dana Wynter, Larry Gates - Usa, 1956 - Durata: 80' - Colore: B/N.
Ispirato allomonimo romanzo di Jack Finney, LInvasione
degli Ultracorpi appartiene al periodo doro della fantascienza cinematografica
degli anni 50. In verità, lintera vicenda sembra avvicinarsi pericolosamente
alle trame a cui ci ha abituato Philip K. Dick, nelle quali si
arriva paranoicamente a dubitare della vera identità di ogni persona e dove gli androidi
sono riconoscibili per la loro indifferenza. Se poi si scopre che in The Father-Thing,
racconto del 54 che precede sia il romanzo di Finney che il film di Siegel, si parla
di un padre "sostituito" allora il dubbio del prestito/plagio/contaminazione
comincia a farsi certezza.
Nel film originale del 1956, la cittadina di Santa Mira viene occupata
da organismi non umani che prendono il controllo degli umani mentre dormono. La
duplicazione, perfetta sotto ogni punto di vista, avviene tramite dei "baccelli"
che, una volta schiusi, prendono il posto della persona più vicina. Il dottor Miles
Bennel (Kevin McCarthy), insieme alla sua amica/paziente/amante Becky Driscoll, sono i
primi ad accorgersi che qualcosa non va e tentano disperatamente di avvertire il resto
dellumanità, prima che linvasione si diffonda. Di lì a poco il tema
dellinvasione del corpo sarebbe divenuto uno dei
più trattati in ambito fantascientifico.
In quel periodo in America la situazione
non era semplicissima. La "caccia alle streghe" del senatore Mc Carthy aveva
coinvolto vasti strati della popolazione, determinando uno stato di costante ansia per un
pericolo imminente, proveniente da un nemico invisibile. Il semplice sospetto bastava per
essere accusati di complotto ai danni della patria liberale. In un clima di tale paranoia,
scrittori e registi cercarono di trasporre sulla carta e in pellicola quella fastidiosa
condizione di oppressione permanente e la fantascienza fu il genere che meglio riuscì a
interpretare quella sensazione e quel regime di paura che si era instaurato. Per costruire
il clima di paranoia crescente il regista evita accuratamente ogni effetto speciale,
affidandosi più che altro alle coinvolgenti riprese dal basso verso lalto (Siegel
ha appreso alla perfezione la lezione di Orson Welles) e alluso delle musiche
assolutamente stringente, che documenta momento per momento, lintero svolgersi della
vicenda. La regia asciutta e decisa di Don Siegel, seppure esordiente allinterno
della cinematografia di stampo fantascientifico, riesce a confezionare un ottimo film che
ricorda molto da vicino i thriller di Hitchcock, concedendo ampio spazio a considerazioni
di tipo psicologico e qualificandosi in questo modo come lesempio più riuscito di legal
thriller fantascientifico.
Nel 1993 il regista italoamericano Abel
Ferrara, per la sua prima e unica incursione nel genere SF, cambia il setting ma
non le regole del gioco, con Ultracorpi Linvasione continua (Body
Snatchers). Nel remake del classico di Siegel (il terzo, dopo Terrore
dallo spazio profondo di Philip Kaufman), sono sempre gli "alieni" a
rimpiazzare i corpi umani mentre loro dormono. Sempre i soliti ingombranti baccelloni per
covare i "rimpiazzi" mentre il protagonista non è più un medico in apprensione
(in verità linfermiere cè, ed è il bravissimo Forest Whitaker) ma la figlia
di un ricercatore del corpo forestale che effettua dei controlli sulla contaminazione
chimica di una zona occupata dallesercito. Nel film è estremamente interessante
lidea che i bambini già "trasformati" siano artefici di disegni
pressoché uguali. Ferrara imposta una critica basata sullantimilitarismo, da sempre
sua cifra stilistica, e ha gioco facile nel riproporre le disavventure degli umani in un
territorio disumanizzante come può essere una base militare. In finale un ottimo remake,
diverso quanto basta. Ora attendiamo il prossimo.
Leonardo Vietri |
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