|
SILVERBERG: OGGI MANCA UN DIALOGO
TRA CHI SCRIVE FANTASCIENZA
In un'intervista concessa a Luca Crovi dal titolo Robert
Silverberg: quando la fantascienza invade la cronaca e apparsa su "Il Giornale" del 7 giugno 2007, l'autore
di L'uomo stocastico (The Stochastic Man, 1975) traccia un quadro della sua tecnica
di composizione narrativa, della sua concezione della vita e della morte, della molla che
lo ha spinto a scrivere fantascienza, della crisi che ha investito il settore. "Per
scrivere un romanzo - dice Silverberg - è necessario inserire l'elemento del conflitto.
Ci sono contrapposizioni di persone e di idee. In caso contrario, viene a mancare la
storia stessa [
] per me è fondamentale che l'utopia si trasformi in distopia per
poter raccontare il tipo di storia che ai miei lettori piace leggere". Interrogato
sull'immortalità e l'eutanasia, temi toccati in romanzi come Il libro dei teschi
(The Book of Skulls, 1972), lo scrittore risponde: "Ciò che cerco di dire di quando
in quando nelle mie storie è che la vita è breve e forse potremmo ottenere di più da
essa. Sarebbe bellissimo vivere più a lungo. Ma sarebbe davvero positivo e desiderabile?
Io non ne sono convinto. Credo che la vita abbia una sua lunghezza naturale. Possiamo
cercare di allungarla, ma non possiamo impedire che finisca".
Alquanto deludenti sono, secondo noi, le risposte che Robert Silverberg
dà sulla facilità o meno di scrivere, oggi, storie di fantascienza ("la tecnologia
avanza a un ritmo molto superiore alle mie capacità di apprendimento") e sulle cause
che ne hanno determinato la crisi. Francamente, tirare in ballo la trasformazione del
mondo dell'editoria americana ci sembra un escamotage troppo facile per evitare di
confrontarsi - come scrivono V.Curtoni e G. Lippi in Guida alla fantascienza -
"con l'esaurirsi delle idee, con l'inutilità di una meccanica che non gli forniva
più ispirazione"
Antonio Scacco |
|