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La modernità non rifiuta il passato, ma lo
esige
Egr. Direttore,
le osservazioni della dott.ssa Stella riflettono, certo, una parte
importante del problema. Il fatto è che molti di noi hanno avuto pessimi genitori, che a
loro volta sono stati pessimi mogli e mariti. Dunque, fare meglio di loro sarà difficile,
visto che si parte da un esempio sbagliato e con una società che è quella che è.
L'unica cosa che possiamo fare è invertire la tendenza all'entropia, cercando di essere
cittadini e genitori decenti.
Le invio questa ANSA; credo che la notizia le farà piacere. Ormai
l'umanistica è in crollo, non solo in Italia. Come umanista, che ha grande rispetto e
curiosità per la scienza, posso solo constatare che un fisico nucleare discreto è più
utile di un discreto romanziere. Inoltre, ormai gli umanisti, accademici per primi, sono
totalmente inutili, si parlano addosso e nutrono il disprezzo per quei pochissimi che
provano, con enorme difficoltà e altruismo, a coltivare ricerca e divulgazione. Infine,
un esercizio di logica o di matematica, alla pari di uno di grammatica, può solo aiutare
a costruire un pensiero equilibrato. La notizia non mi sorprende e tantomeno mi rattrista.
Un lettore
Mi fa piacere che lei condivida quanto scritto da Patrizia Stella.
Indubbiamente, la responsabilità di quanto accade oggi, nell'ambito familiare e sociale,
è da attribuirsi alle generazioni precedenti, quella mia compresa, ma non basta. C'è
anche una responsabilità personale. In barba al trionfare del relativismo, del nichilismo
e del materialismo, il libero arbitrio rimane lì, come un pilastro i namovibile.
Ma lasciando l'etica e passando alla sociologia, oggi si è convinti
che progresso significhi buttarsi alle spalle ciò che ci ha preceduti, la nostra storia,
le nostre radici, le nostre tradizioni. Errore! La modernità non rifiuta il passato, ma
lo esige. Diversamente, rischiamo di essere dei nani. L'enorme sviluppo di Cina, India,
Giappone, che ci stanno sopravanzando, è dovuto all'attaccamento di quei popoli alle loro
tradizioni (v. l'ultimo libro di Sabino Acquaviva, L'eclissi dell'Europa. Decadenza e
fine di una civiltà). Quando un gruppo sociale, una nazione, un popolo, una razza,
ecc., hanno alle spalle un rassicurante background etico e culturale, allora possono
scatenare tutta la loro creatività. In Italia, tutto questo non esiste e perciò non
possiamo essere creativi. In tale ottica, la notizia che gli "umanisti" sono in
declino e sono in ascesa i "matematici" non mi consola molto. Ieri, avevamo, in
Italia, l'egemonia dei letterati, domani potremmo avere quella degli scientisti. La
cartina al tornasole, dal mio punto di vista, è la diffusione della fantascienza
umanistica, che attualmente non c'è!
Antonio Scacco
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