FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XX - ottobre 2008 - n.52 (nuova serie)

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Future Shock n.52

Editoriale

Saggistica

Alla ricerca delle città perdute di Jean-Pierre Laigle

Innumerevoli binari-universi o un solo binario-universo? di Guido Pagliarino

Scientismo e statalismo: i due mali della scienza moderna di Guglielmo Piombini

Il presente saggio è la parte finale della Prefazione al libro di Tom Bethell, Le balle di Newton (The politically Incorrect Guide to Science, 2005), edito da Rubettino, Soveria Mannelli 2007 . Lo pubblichiamo per gentile concessione dell'Autore, che ringraziamo.

 

Scientismo e statalismo :

i due mali della scienza moderna

                                                     di   Guglielmo Piombini

 

Come ha fatto notare Giorgio Israel, la scienza non e nata affatto come una forma di naturalismo. Al contrario, per circa tre secoli ha avuto come motivo ispiratore una visione religiosa del mondo. Secondo Galileo e Cartesio la natura è scritta da Dio sulla base di principi matematici chiari e semplici. Uno dei concetti basilari della scienza moderna, la legge naturale, ha un'origine essenzialmente teologica, ed è inconcepibile fuori dalla tradizione giudaico-cristiana, come nell'islam, nel panteismo o nell'animismo. Il concetto di legge scientifica, infatti, è il riflesso dell'idea secondo cui Dio ha costruito il mondo sulla base di leggi oggettive e immutabili1. La rivoluzione scientifica si è sviluppata nell'Occidente cristiano perché gli indirizzi teologici prevalenti hanno conferito un ruolo privilegiato alla conoscenza razionale e oggettiva2.

La scienza e i vincoli morali

Oggi invece si è imposta un'ideologia scientista secondo cui nessun campo del pensiero, della conoscenza o delle attività pratiche può sfuggire al dominio del metodo scientifico. L'obiettivo dello scientismo è quello di "naturalizzare" ogni sfera delle attività conoscitive e pratiche umane, al fine di far emergere una nuova forma di prassi che subordina grant.jpg (46520 byte)le scoperte scientifiche ad intenti primariamente manipolativi, e a cui si addice piuttosto il nome di tecnoscienza. Per gli scientisti la questione etica non esiste, e comunque non deve interferire con la scienza. Domina una visione utilitaristica per cui tutto ciò che la tecnoscienza permette di fare e di per sé buono3.

Non si capisce tuttavia perché la ricerca scientifica dovrebbe essere esentata dai vincoli morali che valgono per ogni altra attività umana. Nel capitolo in cui smonta il mito del conflitto fra la scienza e la religione, Bethell critica duramente i laicisti che oggi avanzano simili pretese nel campo della bioingegneria. Costoro non si rendono conto che nel mondo occidentale l'impresa scientifica ha realizzato i suoi successi operando all'interno di vincoli impliciti provenienti da una cultura largamente cristiana. Gli effetti benefici di tali limiti possono essere dati facilmente per scontati: nel ventesimo secolo, quando questi limiti morali furono rimossi, il nuovo ambiente privo di valori venne sfruttato dagli eugenisti e da personaggi come il dottor Josef Mengele.

Giorgio Israel ha fatto notare come le premesse meccaniciste e materialiste dello scientismo, in quanto incompatibili con l'umanesimo, abbiano danneggiato non poco lo sviluppo della scienza medica. Il medico imbevuto di filosofia scientista tende, sulla base di un eccessivo appiattimento sui metodi delle scienze fisiche, a guardare solo alle regolarità, e a considerare le malattie come dei fenomeni che presentano degli aspetti costanti e ripetitivi. In questo modo perde di vista il fatto che ogni malattia è unica e irripetibile, perché coinvolge tutta la persona, la vita e le relazioni del paziente. Il corpo del malato non è come una macchina, e il medico non è un meccanico che si limita ad aggiustare o a cambiare i pezzi. Bethell nota che questa tendenza oggi viene rafforzata dalla genetica, che tende a vedere la malattia come una conseguenza perfettamente determinata da un insieme definito di cause.

Qualcuno crede addirittura che la diagnosi prenatale possa descrivere in maniera assolutamente determinata il futuro di un individuo. Si tratta, secondo Israel, di un ideale ridicolo e indegno di qualsiasi considerazione scientifica, che dimostra come lo scientismo sia capace di rivestire di un alone di rispettabilità programmi e teorie che non meritano maggior rispetto delle ciarlatanerie dei maghi e degli stregoni. Purtroppo la diffusione di questo approccio meccanicistico-scientista sta rovinando il rapporto tra il medico e il paziente" che si trova sempre più spesso trasportato da uno specialista all'altro, proprio come un'automobile che viene trattata separatamente dall'elettrauto e dal carrozziere, invece che seguito da un medico "generico" che conosce tutta la sua storia. Il drammatico degrado spirituale e affettivo della medicina moderna, che ha perso i suoi fondamenti umanistici, sono testimoniati dalla fuga dilagante verso le medicine alternative4.

Bethell mette in luce con particolare incisività anche i guasti alla ricerca scientifica provocati dallo statalismo. La ricerca privata procede attraverso una gran quantità di prove e un numero quasi altrettanto elevato di errori. Il capitale viene investito in un'ampia gamma di idee e di approcci, dei quali forse uno solo si rivelerà remunerativo. Storicamente la concorrenza tra diverse teorie è sempre stata la forza che ha spinto il progresso scientifico. Proprio come il sistema concorrenziale di mercato costringe le imprese ad innovare, allo stesso modo la competizione tra teorie spinge la scienza ad indagare nuovi punti di vista. Gli individui e le compagnie private sono stati i protagonisti di questo processo: il più rapido avanzamento scientifico degli ultimi decenni, nell'informatica e nelle comunicazioni è stato realizzato da imprese private. Ha richiesto molti rischi e molti investimenti sbagliati che a posteriori sembrano "sprechi", ma ha generato anche un progresso fenomenale5.

L'intervento statale blocca il progresso

Il governo, al contrario, è monopolistico per sua natura, e tende a puntare tutto su un unico cavallo. Le burocrazie statali create appositamente per fare ricerca scientifica finiscono spesso per ostacolare, anche inavvertitamente, il perseguimento di teorie alternative. Le commissioni di esperti che decidono quali progetti finanziare sono infatti composte inevitabilmente da scienziati che seguono la teoria dominante. Bethell fa l'esempio dell'Istituto Nazionale per la ricerca sul Cancro. Quando nel 1971 il presidente Nixon dichiarò la "guerra al cancro'', tutti erano convinti che l'aumento dei finanziamenti avrebbe accelerato in ugual misura il progresso nellabethel.jpg (21421 byte) ricerca. Questa è l'equazione che i sostenitori di un maggiore intervento statale non mettono mai in discussione. La previsione era che si sarebbe scoperta una cura contro il cancro entro il 1976.

Oggi il finanziamento statale alla ricerca sul cancro è massiccio (oltre cinque miliardi di dollari vengono destinati al sole Istituto Nazionale per la ricerca sul Cancro) ma pochi progressi sono stati fatti, a parte qualche consiglio sulla prevenzione. Il problema è che dal 1976 ad oggi la maggior parte dei finanziamenti pubblici sono stati indirizzati verso un unico campo di ricerca: la teoria della mutazione genetica come causa del cancro, grazie alla quale diversi scienziati di prestigio hanno vinto il premio Nobel. Questa teoria potrebbe però essere scorretta, e Bethell dedica un capitolo del suo libro all'argomento.

Quando la stampa inizia a fare campagne a favore di maggiori finanziamenti statali in un settore che promette grandi progressi, è un segno che le prospettive in realtà non sono buone. I miglior esempio è quello delle cellule staminali embrionali. Negli Stati Uniti e in Europa questa ricerca è legale, ma il finanziamento pubblico è limitato per ragioni etiche. Questi vincoli suscitano forti proteste tra coloro che confondono il finanziamento pubblico alla scienza con la libertà della ricerca scientifica. In America uno dei sostenitori del finanziamento pubblico alla ricerca sulle cellule staminali embrionali è Bill Gates della Microsoft. Ma se è cosi convinto della bontà della causa, perché non fonda un'impresa di biotecnologie e assume i migliori ricercatori? Le prospettive di guadagno dovrebbero essere enormi, dopotutto quello che si è detto sulle potenzialità delle cellule staminali embrionali di curare il diabete, il Parkinson, l'Alzheimer e altre malattie molto diffuse. In verità, osserva Bethell, a partire dal 1998, l'anno in cui furono scoperte le cellule staminali, diverse compagnie hanno investito in questo tipo di biotecnologie, ma poi il valore delle loro azioni è crollato.

Le ultime novità della pseudoscienza politicamente corretta

L'appello ai finanziamenti governativi è il miglior indicatore del fatto che le prospettive per le nuove cure, in fin dei conti, non sono buone. In questo senso bisogna interpretare il comportamento del governo italiano in sede europea, che appena installato, ha tolto d'imperio la firma dell'Italia alla proposta di dichiarazione etica che invitava l'Europa a non disporre finanziamenti per ricerche sugli embrioni umani. Il nuovo governo non aveva neppure una settimana di vita che il neo-ministro dell'Università e della ricerca scientifica Fabio Mussi, calpestando oltretutto il risultato del referendum sulla legge 40, e corso a dire che l'Italia aveva cambiato idea e si sfilava dalla minoranza di blocco dei finanziamenti alle (finora sempre inutili) ricerche sugli embrioni. Molti contribuenti sono costretti così a finanziare delle ricerche non solo fallimentari, ma anche immorali.

La sinistra americana non è stata da meno. I Democratici, appena conquistata la maggioranza al Congresso, hanno subito messo mano al finanziamento della ricerca sugli embrioni. La nuova Presidente della Camera, la "cattolica" Nancy Pelosi, ha detto ripetutamente che una delle sue prime priorità sarebbe stata la promozione della ricerca sulle cellule embrionali. Infatti non erano passate che poche ore dall'inizio della nuova legislatura che il nuovo capogruppo dei Democratici ha annunciato che la Camera voterà al più presto su una legge che aumenta i finanziamenti pubblici per la ricerca che distrugge gli embrioni umani6.

Nell'ultimo anno i rapporti allarmistici sul riscaldamento globale e le iniziative sulle cellule staminali embrionali non sono stati gli unici casi di protagonismo della scienza-spazzatura politicizzata. Una menzione merita il referendum sulla Proposizione 87 della California, che intendeva tassare la benzina per finanziare la ricriscaldam.jpg (37433 byte)erca sulle energie alternative. Pur essendo stata sostenuta da Bill Clinton e Julia Roberts, è stata fortunatamente respinta dagli elettori.

Nel 2006 alcuni ricercatori svedesi hanno oltretutto fornito delle prove sperimentali secondo cui i raggi cosmici possono rappresentare uno dei principali fattori del cambiamento climatico. Hanno calcolato che cinque anni di attività dei raggi cosmici producono quasi lo stesso effetto sul clima di duecento anni di emissioni umane di biossido di carbonio. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista "Proceedings of the Royal Society A", ma i media hanno preferito mettere in secondo piano la notizia, per dare spazio all'acclamato documentario catastrofìsta di Al Gore sul riscaldamento globale, intitolato An Inconvenient Truth.

Ritorna il DDT contro la malaria

Alla luce di quanto scrive Bethell nel capitolo sulle specie di animali in via di estinzione, è molto sospetta anche la notizia dell'avvistamento ncll'Arkansas del picchio dal becco d avorio, che si credeva estinto. Un esperto di uccelli ha però bollato questo avvistamento come "ornitologia fideistica" e come "un disservizio alla scienza". Malgrado i dubbi, i gruppi ambientalisti sono riusciti a convincere un giudice federale a bloccare un vasto progetto di irrigazione da 310 milioni di dollari, che avrebbe potuto mettere a rischio il rarissimo esemplare. Poiché la "ricerca" del picchio era stata finanziata dal gruppo ambientalista Nature Conservancy, il presunto "avvistamento" si è rivelato un buon investimento7.

Dopo tanti esempi negativi, vogliamo però concludere con una buona notizia. La previsione di Bethell sull'inevitabile ritorno del DDT si è rivelata esatta. Nel settembre 2006 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato di aver mutato il suo orientamento, e di essere favorevole all'uso del DDT e di altri insetticidi nelle aree africane minacciate dalla malaria. "Le prove scientifiche e programmatiche sono chiaramente a favore di una revisione di giudizio, perché il DDT non presenta dei rischi se usato correttamente", ha dichiarato Anarfì Asamoa-Baah dell'OMS8. Bethell ricorda che alcuni gruppi ambientalisti come Greenpeace, Environmental Defence e il Sierra Club avevano già da qualche tempo modificato il proprio atteggiamento.

Secondo lo studioso del Competitive Enterprise Institute Steve Milloy, specializzato nella demolizione dei miti della junk-science (scienza-spazzatura), gli ambientalisti hanno aspettato troppo tempo prima di ravvedersi, perché non c'è stato alcun fatto nuovo sul DDT, e tutti i dati rilevanti sulla sua sicurezza erano già disponibili negli anni Sessanta: "Troppo comodo dire di aver cambiato idea, come nulla fosse, dopo che milioni di persone sono morte di malaria a causa dell'eco-isteria contro il DDT montata dal WWF, da Greenpeace, da Rachel Carson, dall'Environmental Defense Fund e da altri spacciatori di scienza-spazzatura"9.

Il bello è che le persone che hanno diffuso le paure infondate sul DDT sono le stesse che oggi diffondono allarmi sul riscaldamento globale. "Se avevano torto marcio sul DDT, perché dovremmo credergli oggi?", si chiede Milloy. È una buona domanda, alla quale il libro di Bethell dà risposte illuminanti.

 

N O T E

1 ISRAEL G., Israel non vota, per difendere la razionalità di Newton, in PESENTI L. (a cura di), La ragione e il desiderio. La battaglia culturale dei nuovi laici, Marietti, Genova-Milano 2006, p. 165.

2 STARK R., La vittoria della ragione, Lindau, Torino 2006. Non è un caso, inoltre, che nei secoli scorsi la stragrande maggioranza degli scienziati furono uomini religiosi o addirittura uomini di Chiesa, come ricorda lo storico Thomas E. Woods (WOODS T.E., How the Catholif Church Built Western Civilization, Regnery, Washington 2005).

3 ISRAEL G., Liberarsi dei demoni. Odio di sé, scientismo e relativismo, Marietti, Genova Milano 2006, pp. 42-43, 185.

4 Ivi, pp. 138 e ss.

5 Come ha messo in luce la Scuola Austriaca d'economia, la concorrenza è di per sé un processo di scoperta in ogni attività umana, compresa la scienza. Si vedano su questo tema le riflessioni di INFANTINO L., Metodo e mercato, Rubbettino, Soveria Mannelli 1998.

6 Nel suo recente best-seller la battagliera opinionista conservatrice americana Ann Coulter ha denunciato con parole sarcastiche l'ipocrisia della sinistra progressista che attacca le convinzioni morali e religiose degli avversari in quanto "non scientifiche". In realtà i liberal, osserva la Coulter, sono i primi a manifestare disprezzo per la scienza, quando contraddice la loro ideologia. Ci si potrebbe chiedere, infatti, come mai ai progressisti stiano tanto a cuore gli esperimenti sulle cellule staminali embrionali, che non hanno mai dato alcun frutto. Il motivo, osserva ironicamente la Coulter, è che la ricerca sulle staminali adulte manca di attrattiva perché non implica la distruzione di una vita umana: "Sembra quasi che ai progressisti la scienza interessi solo quando permette loro di confezionare delle scuse per eliminare la vita umana. La loro pseudoscienza sostiene una religione alternativa secondo cui l'umanità è solo una parte, forse la più insignificante e dannosa, della natura. Per questo predicano l'aborto di massa, la crescita zero della popolazione, la riduzione degli standard di vita e il vegetarianesimo. Al cuore della loro ideologia ambientalista vi è l'odio per l'umanità" (COULTER A., Godless. The Church of Liberalism, Crown Forum, New York 2006).

7 "Top Ten Junk Science Moments for 2006 announced by JunkScience.com", 18 dicembre 2006, http://www.junkscience.com/topten2006.htm.

8 Anche l'Uganda, dove la malaria colpisce ogni anno 12 milioni di persone su una popolazione di circa 28 milioni, ha recentemente deciso di ammettere l'uso del DDT per combattere questa malattia. L'iniziativa del governo ugandese, tuttavia, non è stata accolta con l'entusiasmo che meritava. Anche se è stato specificato che l'impiego del DDT è autorizzato per uso domestico e a basso dosaggio, l'Europa ha immediatamente informato Kampala dei danni che l'impiego del DDT potrà creare alle esportazioni ugandesi di generi alimentari (BONO A., "Malaria. DDT o zanzariere?", in "RagionPolitica", 11 gennaio 2007, http://www.ragion-politica.it/testo.7049.malaria_ddt_zanzariere, html).

9 STOSSEL J., "Hooray for ddt's Life-Saving Come back", in "Real Clear Politics", 4 ottobre 2006, http://www.realclearpolitics.com/articles/2006/io/hooray_for_ddts_lifesa-ving_com.html.