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Fantascienza e fantasy possono stare
insieme?
Egr. Direttore,
sono uno studente di teologia. Da qualche anno sono collaboratore di
una rivista e mi occupo, in particolare, di letteratura e di narrativa. La passione per il
mondo della fantascienza e del fantasy, dai quali, a mio modesto parere, si possono trarre
innumerevoli benefici di ordine psico-pedagogico, nonché anche teologico, mi ha mosso a
leggere e scrivere su questi argomenti, ricevendo grande speranza per il futuro. Confido
che il suo lavoro (che lei ritiene giunga a pochissime persone) riesca ad aprire nuove
prospettive di cultura nei lettori e, soprattutto, negli appassionati del genere.
Pur consapevole di non avere ancora alcun titolo di studio, mi dichiaro
a sua completa disposizione per un'eventuale collaborazione con la rivista "Future
Shock", nella stesura di articoli o altro. Mi farebbe davvero piacere poterla
affiancare in questo importante lavoro, che necessita, ne sono più che mai convinto, del
lavoro di molte 'mani' per raggiungere sempre più lettori.
Uno studente di teologia
Anzitutto, mi complimento per il suo coraggio nell'avere scelto la
fantascienza come strumento per diffondere il messaggio evangelico. Le dico questo perché
la fantascienza - credo che lo sappia - è una letteratura bistrattata ed emarginata. Non
si lasci illudere dai successi cinematografici. In particolare, la mia interpretazione
della fantascienza è vista come il fumo negli occhi non solo dai non credenti ma anche
dai credenti. Le dico subito il perché.
Il punto centrale del mio discorso, suggeritomi dalla
"lectio" del filosofo e fisico atomico p. Enrico Cantore S.J., espressa nel suo
saggio L'uomo scientifico. La valenza umanistica della scienza, è la scienza.
Oggi, sia credenti che non credenti non si rendono conto della svolta epocale subita dalla
nostra civiltà. Solo a livello di esperti si ha una simile consapevolezza. Ma la massa
della gente non sa che oggi siamo di fronte ad una
mutazione storica, ad una svolta antropologica, che dal mondo del pressappoco siamo
passati all'universo della precisione, che la scienza ha sostituito la conoscenza
ordinaria o buon senso o senso comune con la conoscenza critica. Detto questo, rimane il
problema della natura della scienza, cioè se essa sia fattore di umanizzazione oppure no.
La risposta è senz'altro positiva. La scienza umanizza l'uomo.
Veniamo, adesso, alla fantascienza. Quando è nata? Ai tempi di Luciano
di Samosata? Manco per sogno! Essa è figlia della rivoluzione scientifica galileiana. Non
ha niente da spartire con il gotico, con il fantastico o con l'utopia. E' un errore logico
e metodologico mettere nello stesso calderone fantascienza e fantasy. La prima è
l'espressione della conoscenza critica, la seconda di quella prescientifica, della
conoscenza ordinaria. I due generi in sostanza sono in netta antitesi. Padri fondatori
della fantascienza sono J.Verne ed H.G.Wells, ma la prima opera di fantascienza è il Frankenstein
di M.Shelley (1818).
Un vero romanzo di fantascienza si caratterizza non per il bello stile,
per la ricchezza psicologica dei personaggi, per le citazioni letterarie, le metafore, la
sbrigliatezza della fantasia, ma per l'attendibilità del presupposto scientifico, per la
coerenza con cui è sviluppato, per lo spirito critico che vi circola, per il significato
umanistico della scienza che vi viene veicolato. Le opere che criticano la scienza e il
progresso scientifico sono in contraddizione con la natura della fantascienza e,
addirittura, la affossano. Lo sa perché la fantascienza è, oggi, in piena crisi? Ma
perché tutti i vari Asimov, Simak, Campbell, Silverberg, Ballard, Heinlein, Gibson,
Sterling e compagnia cantante si sono baloccati con la fantascienza sociologica, con
l'antiutopia, con le catastrofi planetarie di vario genere: nucleare, ecologica,
demografica, ecc. In pratica, non sono stati capaci di scoprire e di valorizzare la
dimensione umanizzante della scienza. Ecco perché la fantascienza è andata in crisi. Con
i suoi continui requiem sul futuro del genere umano, ha finito con lo scocciare la gente.
La fantascienza può risorgere se si incammina, mutatis mutandis, per la strada tracciata
da capolavori come il Faust di Goethe, in cui cioè s'intrecciano filosofia,
teologia e scienza. Un esempio? La trilogia interplanetaria di Clive S. Lewis.
Antonio Scacco
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