FUTURE  SHOCK

 Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

 Anno XX - ottobre 2008 - n.52 (nuova serie)

La sintesi tra cultura e fede non è solo un'esigenza della cultura, ma anche della fede […] Una fede che non è diventata cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta" (Papa Giovanni Paolo II, Congresso Nazionale del M.E.I.C., 16-1-1982)
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Future Shock n.52

Editoriale

Lettere

La modernità non rifiuta il passato, ma lo esige

Fantascienza e fantasy possono stare insieme?

Fantascienza e fantasy possono stare insieme?

 

Egr. Direttore,

sono uno studente di teologia. Da qualche anno sono collaboratore di una rivista e mi occupo, in particolare, di letteratura e di narrativa. La passione per il mondo della fantascienza e del fantasy, dai quali, a mio modesto parere, si possono trarre innumerevoli benefici di ordine psico-pedagogico, nonché anche teologico, mi ha mosso a leggere e scrivere su questi argomenti, ricevendo grande speranza per il futuro. Confido che il suo lavoro (che lei ritiene giunga a pochissime persone) riesca ad aprire nuove prospettive di cultura nei lettori e, soprattutto, negli appassionati del genere.

Pur consapevole di non avere ancora alcun titolo di studio, mi dichiaro a sua completa disposizione per un'eventuale collaborazione con la rivista "Future Shock", nella stesura di articoli o altro. Mi farebbe davvero piacere poterla affiancare in questo importante lavoro, che necessita, ne sono più che mai convinto, del lavoro di molte 'mani' per raggiungere sempre più lettori.

Uno studente di teologia

Anzitutto, mi complimento per il suo coraggio nell'avere scelto la fantascienza come strumento per diffondere il messaggio evangelico. Le dico questo perché la fantascienza - credo che lo sappia - è una letteratura bistrattata ed emarginata. Non si lasci illudere dai successi cinematografici. In particolare, la mia interpretazione della fantascienza è vista come il fumo negli occhi non solo dai non credenti ma anche dai credenti. Le dico subito il perché.

Il punto centrale del mio discorso, suggeritomi dalla "lectio" del filosofo e fisico atomico p. Enrico Cantore S.J., espressa nel suo saggio L'uomo scientifico. La valenza umanistica della scienza, è la scienza. Oggi, sia credenti che non credenti non si rendono conto della svolta epocale subita dalla nostra civiltà. Solo a livello di esperti si ha una simile consapevolezza. Ma la massa della gente noncantore.jpg (13823 byte) sa che oggi siamo di fronte ad una mutazione storica, ad una svolta antropologica, che dal mondo del pressappoco siamo passati all'universo della precisione, che la scienza ha sostituito la conoscenza ordinaria o buon senso o senso comune con la conoscenza critica. Detto questo, rimane il problema della natura della scienza, cioè se essa sia fattore di umanizzazione oppure no. La risposta è senz'altro positiva. La scienza umanizza l'uomo.

Veniamo, adesso, alla fantascienza. Quando è nata? Ai tempi di Luciano di Samosata? Manco per sogno! Essa è figlia della rivoluzione scientifica galileiana. Non ha niente da spartire con il gotico, con il fantastico o con l'utopia. E' un errore logico e metodologico mettere nello stesso calderone fantascienza e fantasy. La prima è l'espressione della conoscenza critica, la seconda di quella prescientifica, della conoscenza ordinaria. I due generi in sostanza sono in netta antitesi. Padri fondatori della fantascienza sono J.Verne ed H.G.Wells, ma la prima opera di fantascienza è il Frankenstein di M.Shelley (1818).

Un vero romanzo di fantascienza si caratterizza non per il bello stile, per la ricchezza psicologica dei personaggi, per le citazioni letterarie, le metafore, la sbrigliatezza della fantasia, ma per l'attendibilità del presupposto scientifico, per la coerenza con cui è sviluppato, per lo spirito critico che vi circola, per il significato umanistico della scienza che vi viene veicolato. Le opere che criticano la scienza e il progresso scientifico sono in contraddizione con la natura della fantascienza e, addirittura, la affossano. Lo sa perché la fantascienza è, oggi, in piena crisi? Ma perché tutti i vari Asimov, Simak, Campbell, Silverberg, Ballard, Heinlein, Gibson, Sterling e compagnia cantante si sono baloccati con la fantascienza sociologica, con l'antiutopia, con le catastrofi planetarie di vario genere: nucleare, ecologica, demografica, ecc. In pratica, non sono stati capaci di scoprire e di valorizzare la dimensione umanizzante della scienza. Ecco perché la fantascienza è andata in crisi. Con i suoi continui requiem sul futuro del genere umano, ha finito con lo scocciare la gente. La fantascienza può risorgere se si incammina, mutatis mutandis, per la strada tracciata da capolavori come il Faust di Goethe, in cui cioè s'intrecciano filosofia, teologia e scienza. Un esempio? La trilogia interplanetaria di Clive S. Lewis.

Antonio Scacco