FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XX - ottobre 2008 - n.52 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!
 

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Future Shock n.52

Editoriale

Saggistica

Alla ricerca delle città perdute di Jean-Pierre Laigle

Innumerevoli binari-universi o un solo binario-universo? di Guido Pagliarino

Scientismo e statalismo: i due mali della scienza moderna di Guglielmo Piombini

"Futuro Europa" - Rassegna Europea di Science Fiction (n. 45 marzo 2006)

Innumerevoli binari-universi

o un solo binario-universo?

                                      di         Guido Pagliarino

 

La rivista "Futuro Europa", di cui presento il numero 45, è diretta dai noti scrittori Lino Aldani e Ugo Malaguti. Questa rassegna di opere, più o meno valenti ma tutte interessanti, si occupa meritoriamente della fantascienza europea tralasciando la produzione statunitense. Forse però, considerando che non tutti i racconti sono di tale genere, non sarebbe stato sbagliato ripartire la rivista in due sezioni, una dedicata alla fantascienza stessa, l’altra a fantastico e horror. Prima di venire ai contenuti, voglio esprimere un’affettuosa lagnanza: sono stato piuttosto infastidito da una quantità eccessiva di battute per linea, con la conseguenza di margini interni insufficienti, dato il notevole spessore del volumetto. Ogni foglio pari dev’essere noiosamente tenuto teso dal lettore verso la propria sinistra, per leggere le ultime lettere d’ogni riga, con l’effetto, oltretutto, di spiegazzare il cartoncino della copertina.

Dio non gioca ai dadi

La rivista comprende romanzi e racconti, alternati a saggi e articoli di cronaca. Dopo l’Editoriale, incontriamo l’attraente romanzo d’ambientazione veneziana Hotel Grand Tour di Renato Pestriniero il quale, sotto pseudonimi, pone sé stesso e i colleghi scrittori di fantascienza Bellomi,futeur.jpg (146665 byte) Malaguti e Mongini quali personaggi della narrazione, con citazioni qua e là di brani di loro racconti e romanzi, tutte in funzione della storia, vissuta fra universi paralleli col passaggio dei protagonisti da un cosmo a un altro a ogni decisione presa: un po’ come accade idealmente, e penso che l’analogia sia voluta, all’opera di tutti i narratori, i quali possono variare le loro storie a seconda dell’estro del momento, in certo modo facendo passare i propri eroi da un cosmo a un altro. Alla fine, i personaggi-scrittori di Pestriniero si vengono a trovare in un universo che potrebb’essere quello stesso dell’inizio oppure no, senza peraltro nulla ricordare degli avvenimenti intercorsi. Dietro a questo vagolare fra cosmi c’è un alieno, una sorta di guardiano in grado d’influire sulle dimensioni parallele; egli, che appare ai nostri in forma di Mandrake con Lothar al seguito, è, mi sembra, una metafora sorridente della figura dell’autore, così come il romanzo, penserei, è un’allegoria scherzosa dell’invenzione narrativa.

Egregia invenzione; ma questo romanzo mi ha interessato, oltre che per tale trovata, perché comporta problemi metafisici. Il lettore si trova davanti, in sostanza, al seguente quesito relativo ai pluriuniversi: l’enorme maggioranza dei medesimi è forse solo ipotetica mentre è concreto unicamente il cosmo derivante dalle decisioni realmente prese, sia dal soggetto sia da tutti coloro che con lui interagiscono, o son tutti reali, nel senso che una persona si trova a vivere in ogni universo parallelo, essendo dunque un io per ogni possibile scelta di vita? Nel primo caso, ogni scambio ferroviario-decisione porterebbe a una sola, reale rotaia e l’altro eventuale binario rimarrebbe meramente immaginario, mentre nel secondo caso ci sarebbe un fascio di scambi e binari tutti reali. Rappresentando con la linea continua le situazioni in essere e con quella tratteggiata quelle solo ipotetiche e non realizzatesi, e semplificando al massimo:

Sarebbe così?

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O sarebbe così?

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Solo nel caso di binari meramente immaginari correnti ai lati d’un’unica via reale, cioè nell’ipotesi d’un solo binario-universo effettivo, con quell’unico signor X e quella sola signora Y e quell’unico signor Z e così via, e non con innumerevoli reali binari-universi con altrettanti signori e signore X, Y, Z…, il ragionare sull’essere, cioè sia il filosofare ontologico sia l’argomentare teologico hanno un senso; nell’altro caso no, perché tutto il possibile vi è realizzato, procede realmente nel tempo (nei tempi?) passando ogni volta su entrambe le vie di ciascun scambio e procedendo su di un numero incalcolabile di rotaie; e se si viene in particolare al ragionamento teologico, la stessa persona, sempre nella supposizione dei reali multi universi, ha meriti e demeriti spirituali differenti, davanti a Dio, a seconda del cosmo in cui ciascun suo ego, più o meno buono o cattivo, si viene a trovare in seguito a ciascuna sua decisione più o meno altruista oppure egoista; così, all’estremo, il medesimo signor X in una dimensione spazio-temporale è onesto fino alla santità – traguardo trascendente: salvezza – ma è assolutamente disonesto – destinazione dopo la morte: dannazione – in un cosmo posto all’altro estremo.

L’io è quindi, parafrasando il Pirandello anche se qui oggettivamente e non nei soggettivi giudizi del prossimo, uno e centomila (o miliardi) ed è, in fondo, nessuno, perché se tutto quanto il possibile esiste, se la persona è miliardi e miliardi d’individui e non uno solo, ella non è veramente un io. Per il semplice credente, ma pure per l’agnostico che ragioni come l’Einstein del "Dio non gioca ai dadi", tutto ciò suona assurdo nonché antiumanistico, perché l’uomo vi appare un mero zero. Il sottoscritto contempla gli universi paralleli solo per divertimento, ad esempio leggendo un romanzo del genere ucronia sulla base: "Cosa sarebbe eventualmente successo – ma non è successo – se…"

Evoluzione e New Age

La lettura del racconto (di fantascienza?) di Jean-Pierre Planque (traduzione di Bruno Vitiello) Vita e morte delle cicale mi è stata piuttosto noiosa, in contrasto con l’introduzione redazionale, assai elogiativa, che parla di "poema in prosa". Si tratta d’un’opera in forma epistolare che si richiama un poco al celebre racconto kafkiano La metamorfosi. Assistiamo alla trasformazione, forse solo metaforica, d’una donna innamorata da essere umano a crisalide a insetto, in un clima psicologicamente soffocante che non mi ha edificato. Non escludo affatto però d’essere stato io a non saper afferrare il valore profondo di questo celebrato racconto. Tiene dietro un dialogo fra Antonino Fazio e Riccardo Valla su Fantascienza e critica sociale, pubblicato, come tutti i saggi inclusi nella rivista, in un carattere più piccolo di quello dei racconti, di non agevole lettura per i presbiti come me, nonostante gli occhiali. Gli autori commentano un saggio di Cyril Michael Kornbluth e inoltre introducono il tema dei simboli della fantascienza con l’espressa intenzione d’approfondirlo in futuro.

Segue il breve romanzo Il mare giallo di Barbara Signorini che tratta di fondo il tema dell’evoluzione. In un futuro lontano, il nostro pianeta sembra ribellarsi all’uomo, subisce sempre più frequenti sconvolgimenti tellurici e si sta approssimando alla fine. Sono peraltro ormai di routine i viaggi spaziali ultraluce, al di là della teoria einsteiniana. L’umanità progetta una migrazione sopra un pianeta lontano che ha caratteristiche simili a quelle domestiche. Protagonisti sono due mutati, il cieco bicentenario Raven, un Sorvegliante cioè una sorta di monaco laico che per l’evoluzione è in grado e ha il compito di controllare lo stato del pianeta Terra, e la figlia della giovane Catherina, la bambina Harja, anch’ella cieca e mutata, dotata, in nuce, dei poteri dei Sorveglianti, potenzialmente capace, come loro, di percepire le onde vibratorie del pianeta e di prevedere, entro certi limiti, gli eventi fisici e in particolare quelli tellurici. La mamma della bimba la vorrebbe guidata direttamente da Raven perché divenisse Sorvegliante senza dover passare per le rigide regole del Tempio in cui tali vigilanti vengono addestrati sin da piccoli. Raven, dopo qualche perplessità, accetta e, insieme, l’arzillo vecchione e la bambina scopriranno infine, in un enorme campo di grano, che tutta l’umanità sta mutando ulteriormente, verso una dimensione totalmente spirituale grazie alla quale sarà definitivamente salva. L’idea evolutiva prospettata mi pare non lontanissima dalla teoria dell’antropologo e teologo cattolico padre Pierre Teilhard de Chardin e vicina a certe visioni New Age. Per l’ormai declinante movimento della Nuova Era, la spiritualizzazione del genere umano sarà totale, un po’ come per l’apocatàstasi nella rielaborazione cristiana eretica di Origene. Per il Teilhard de Chardin invece, non sparirà il corpo umano, ma l’anima dell’uomo sarà comunque sublimata e fatta santa dall’Evoluzione, parola da lui scritta con la maiuscola perché riferita a Cristo, chiamato anche l’Evolutore. Sono idee che non condivido pur essendo io – rispettando peraltro il sentire dei creazionisti – un cristiano evoluzionista: attenzione, non un darwinista.

Racconti non del tutto fantascientifici

La rubrica "Cinema futuro" a cura di Giovanni Mongini tratta il tema delle pellicole cinematografiche inedite in Italia; l’articolo s’intitola Te lo do io l’inedito ed è il primo d’una serie. Anzitutto l’autore presenta le ragioni per cui a casa nostra non tutti i film fantascientifici sono acquistati, quindi passa in rassegna pellicole che lo spettatore italiano non è stato messo in grado di vedere. Segue l’articolo di Gianni Ursini Scienceplusfiction 2005: un giudizio positivo sull’edizione dello stesso anno del Festival internazionale della fantascienza di Trieste, con un una breve analisi dei film in concorso e delle manifestazioni collaterali.

Il racconto, accompagnato da suggestivi disegni di vari autori, Le desolate scogliere di Dorst di Rino Tripodi ha ricevuto verosimilmente suggestione dal buzzatiano Il deserto dei Tartari. Abbiamo una fortezza dell’Impero delle Trasparenze posta a picco sull’Oceano Infinito, oltre il quale si ritiene esistere, incombente, una sconosciuta, aggressiva forza che potrebbe piombare addosso all’umanità con la propria flotta da guerra. I soldati passano il tempo libero fra passatempi di poco conto, come gli spettacoli d’un circo bizzarro. Viene in ultimo l’attacco nemico e con esso la sconfitta della fortezza, che resterà invasa dalle acque. Lo spunto è interessante, anche se il racconto procede, a mio sentire, con una certa lentezza. M’è parso trattarsi d’un’allegoria della vita sentita come inutile, come un essere in armi vanamente, sull’ignoto incommensurabile, contro la morte che finisce col prevalere. È un racconto fantastico-esistenziale più che fantascientifico. Cerchi alieni è una breve storia di Andrea Lenzi che riguarda balzani extraterrestri artefici dei ben noti cerchi nel grano per fatuo divertimento; eppure, per essi tali opere son talmente importanti da indurli, per realizzarle, a rassegnarsi a tornare nel loro mondo, a causa delle leggi spazio-temporali, senza più trovarvi amici e parenti, ormai defunti da secoli.

Nuraghe di Davide Ghezzo si pone tra fantascienza e racconto visionario, con un pizzico d’ironia finale. Il protagonista, professore nei licei come l’autore, durante una gita di classe in Sardegna, visitando un grande nuraghe si trova sbalzato con le sue allieve nel passato, o ne ha l’allucinazione, in mezzo a temibili autoctoni del tempo che fu in piena guerra tribale; poi, dopo un tempo colmo d’angoscia, tutta la classe ritorna al presente, nel desiderio d’insegnante e allieve di non parlare mai dell’accaduto e, possibilmente, di scordarlo. L’argomento dei balzi temporali è sempre assai affascinante, ma la maggior parte di tali racconti, compreso il classico La macchina del tempo di H. G. Wells, è al di là della verosimiglianza, infatti viaggiare nel tempo richiede, per retrocedere alla Terra del passato o avanzare a quella del futuro, rispettivamente occupanti altre zone del cosmo, di muoversi pure nello spazio, per cui non basta una statica time machine, ci vuole una cronoastronave, un po’ come The Time Top, in Italia Cronosfera, nel vecchio fumetto di Brick Bradford, personaggio chiamato da noi, a seconda dell’editore, anche Guido Ventura, Giorgio Ventura, Marco Spada e altro ancora. Seguono "Recensioni", a cura di Riccardo Gramantieri e Fabio Calabrese.

Il racconto lungo di Alessandro Fambrini 1960: gli attacchi contro il sonno tratta il tema del complotto internazionale. Persone che si dedicano a un certo progetto medico in Danimarca cadono in coma misteriosamente. Dietro c’è un Paese dell’Occidente che ha precisi fini militari. L’ispettore Jørgensen indaga. Siamo nel genere poliziesco-spionistico più che nella fantascienza, a meno che l’autore intendesse scrivere un’opera del genere ucronia ambientata in un alternativo anno 1960. Il racconto La pace del cuore di Antonio Bellomi non mi pare fantascientifico, a parte uno dei personaggi ch’è scrittore di racconti del genere. È mostrata una riunione dello scacchistico Club Pigreco in cui si prospetta ai personaggi, e a chi legge, un problema legato a un caso di spionaggio. Interessante è la presentazione d’una variante di gioco, detta Shartranj, che al posto dell’alfiere ha l’elefante il quale, a differenza del primo, muove diagonalmente di due caselle al massimo, potendo tuttavia saltare un pezzo intermedio.

Fuggi! è un racconto di Lorenzo Costa; la morte, l’Essere nero, ne è la vera protagonista più che l’io-narrante, quello d’un criminale che si crede ancor in vita ma scoprirà alla fine d’essere ormai defunto e putrefatto, unito nell’oltretomba ad altri fantasmi, o forse zombi, che al principio del racconto, a loro volta, sembrano ancora vivi. Tutti ripetono eternamente, in fughe e conflitti a fuoco con la polizia, gli ultimi minuti della propria violenta vita: forse una sorta d’inferno, nell’impossibilità per il malvagio d’estinguersi del tutto? Siamo nell’horror, non nella fantascienza.

Il mito di Faust

Di seguito leggiamo il saggio musicale di Giorgio Sangiorgi Il Rock progressivo. Quando la musica divenne fantascienza che tocca il tema di musicisti rock convertiti provvisoriamente a temi fantascientifici, certo interessaFaust1.jpg (51682 byte)nte per gli amanti del genere, non molto per me cui tal tipo di musica non interessa tanto. Troviamo quindi il testo narrativo umoristico Manuale Tecnico Operativo per Comandanti, Piloti e Personale Navigante delle astronavi passeggeri del brioso autore Andrea Coco, una rassegna irridente dei problemi che potranno sorgere in futuro da passeggeri di astronavi di linea, siano essi gli scontenti del servizio mensa, oppure i vanesi dongiovanni che corteggiano volgarmente le hostess, o i neofiti del volo spaziale semi terrorizzati dall’idea di staccarsi da terra e navigare nel profondo cosmo, vari casi difficili, insomma, che son poi altrettante proiezioni sul futuro di problemi incontrati quotidianamente, oggi, dal personale dei jet e degli aeroporti.

Terra promessa è un racconto di Debora Montanari. Anche qui, come nel romanzo Il mare giallo di Barbara Signorini, la Terra dev’essere abbandonata dal genere umano, in questo caso non a causa di sismi catastrofici ma per l’improvviso espandersi del Sole miliardi d’anni prima del previsto. Una parte dell’umanità emigrerà sopra un pianeta azzurro bellissimo, quasi un paradiso terrestre, apparso improvvisamente in un punto lontano dello spazio, sortendo da un buco nero, un’altra parte, grazie a una felice intuizione, preferirà fuggire dal nostro pianeta e permanere nello spazio sopra un’astronave-mondo artificiale detta Biosfera. I primi incontreranno sventure, forse la morte, a causa d’un imprevisto movimento pendolare fra universi paralleli del pianeta-eden sul quale sono sbarcati, che scompare improvvisamente dal nostro cosmo dopo il loro atterraggio.

Le misure segrete dei giganti è un ameno, breve racconto, o forse saggio fantastico, di Gianni Menarini che ha per tema la realizzazione, secondo l’immaginazione dell’autore, del complesso del Nettuno a Bologna, e in particolare i problemi, considerando anche la censura ecclesiastica, che incontra l’artista fiammingo Jean de Boulogne (il Giambologna) a proposito della giusta grandezza del membro virile del dio marino. Italian graffiti di Adalberto Cersosimo è un racconto faustiano. Due amici quarantacinquenni, ricchi e pomposi professionisti di chiara fama, son invitati da un terzo sodale a fare crapula a casa sua: cibo e bevande raffinati e sesso con bellissime giovinette libidinose. Vent’anni prima i tre avevano scritto e firmato per divertimento, su di una finta pergamena da cartoleria, l’impegno di cedere l’anima al diavolo allo scadere del ventennio, in cambio d’un grande successo durante gli stessi vent’anni. Il terzo amico non aveva avuto, apparentemente, soddisfazione, gli altri due sì. In realtà proprio quel terzo, ch’è una figura letteraria ben nota celata sotto spoglie mentite, come d’altronde le lussuriose ragazze, avrà la riuscita più grandiosa.

Il racconto Il network del Gas di Marco Capitani fa parte d’una serie, dice la presentazione, iniziata con Il network dell’acqua. Il protagonista vive in un micro-appartamento interamente computerizzato nel quale pure lavora, uscendone (fisicamente o solo all’apparenza?) grazie al computer; ad esempio, per mezzo di questo egli nuota in tubature idriche – virtuali? – al fine d’ispezionarle per conto della compagnia dell’acqua. Nessun ideale vige in tale mondo prossimo venturo, solo impera l’economia oligopolistica con disprezzo per l’ecologia – solo virtualmente?! –. Assoluta appare la solitudine; ma forse il genere umano in carne e ossa è ormai del tutto scomparso, interamente sostituito da figure elettroniche.

Un omaggio al poeta Montale

L’articolo L’atteggiamento antiscientifico della fantascienza di Antonino Fazio tratta principalmente d’ufologia e della serie televisiva "X-Files". Circolo di eventi è un poetico racconto di Riccardo Gramantieri, più noto come saggista. In un futuro prossimo il petrolio è quasi esaurito e le risorse alternative solari ed eoliche non sono state sufficienti, come d’altronde prevedeva chi, come il sottoscritto, lamentava a suo tempo lo smantellamento delle centrali nucleari nel nostro Bel paese (le più sicure del mondo, ben altro che quell’orrore sovietico della centrale assassina di Cernobyl): un’ormai lontana scelta referendaria di elettori suggestionati, di certo, proprio da quel disastro e, forse, non tutti ben informati, una decisione che si sta rivelando sempre più funesta, con danni che per ora son ancora tamponati con acquisti d’energia elettrica, a prezzi altissimi, dalle centrali nucleari francesi e svizzere poste proprio sui nostri confini (sic!); ma nel racconto del Gramantieri non si può più acquistare energia, sia pur a costi astronomici, infatti i Paesi che ancora la posseggono se la tengono stretta. In tale panorama, dove c’è ovviamente miseria generale e il rischio fortissimo di cadere sotto una dittatura, come accadde alla Germania di Weimar, l’autore inserisce una storia d’amore nata, nel tempo che fu, tra una ragazza, adesso settantenne, che aveva la facoltà di sognare l’avvenire, un futuro ch’è ormai il presente, e metteva per iscritto le sue previsioni, e un uomo, anch’egli anziano e solo come lei, che aveva custodito quegli scritti, ritrovando i quali decide di cercarla. Il poetico rincontro fra le due povere solitudini può forse preludere al riallacciarsi di quell’antica relazione, con un po’ di sollievo per lo spirito delle due creature.

Il racconto di Bertil Mårtensonn Mixomatosi forte riguarda un mondo futuro di esseri umani multi centenari, in quanto un vaccino iniettato alla nascita debella ogni malattia: è una storia chiaramente ironico-simbolica, si può ritenere infatti che non sarà mai possibile sconfiggere del tutto le malattie, ad esempio certi antibiotici si sono rivelati solo provvisoriamente efficaci a causa dell’evoluzione dei bacteri, i quali s’adattano, dopo un certo tempo, al singolo farmaco, onde è necessario sintetizzarne, via, via, altri. Comunque, nel mondo di questo racconto può accadere che gente priva d’ideali e annoiata comperi da industrie farmaceutiche specializzate, per provare un’emozione, i germi di nuove malattie, sul momento non sottomesse al vaccino universale, ben sapendo però che poi il vaccino stesso le debellerà e resterà soltanto il ricordo dei disagi sofferti: forse un’allegoria del mondo della droga e dell’alcool, dove gl’incoscienti entrano convinti di poter smettere quando vogliono e invece...; e così, in questa storia, una nuovissima sostanza virale provocherà un’epidemia incurabile con prevedibile fine del genere umano.

Eroine del fumetto di fantascienza dalla Golden Age al Nuovo Millennio, di Enrico Di Stefano, è, come dice il titolo, una rassegna delle donne di carta nel fumetto fantascientifico, in passato solo eterne fidanzate degli eroi fantascientifici, fragili e da proteggere, come la prima Dale Arden, poi a mano a mano sempre più indipendenti e, finalmente, protagoniste, così come, fin dagli anni ’60 dello scorso secolo, la sensuale Barbarelle, che anticipava le molte ragazze disinibite d’oggigiorno, e, da qualche anno, come la psicologicamente androgina, anche se tutta curve, Legs Weaver.

Nel suo racconto Ristorante Buon Appetito, Vincenzo Montevecchi narra d’un’indigestione a morte d’una coppia di coniugi che ha festeggiato a tavola l’anniversario in un ristorante che si rivela come extraterrestre e gestito da esseri in forma di topo. Marito e moglie sono vittima d’un fallito esperimento, attuato con una pietanza aliena, squisita ma apportatrice, dopo alcune ore, d’una morte terribile, fra atroci mal di pancia.

La sindrome di Montale è un racconto sorridente di Bruno Vitiello dove i morti ritornano in vita per chi li amò ma senza poter comunicare. Forse, considerando che il protagonista è uno psicanalista, non si tratta d’un caso soprannaturale ma d’un’epidemia di schizofrenia. Il riferimento al Montale riguarda la sua poesia La Casa dei Doganieri (composta, direi, su suggestione delle leopardiana A Silvia) dove il poeta prova a dialogare con una giovane defunta, ma senz’ottenere risposta.

La pubblicazione si chiude con la rubrica di corrispondenza coi lettori "Futuro risponde". Dopo questo numero, ne sono usciti ancora tre soltanto. Pare che la testata sia stata ceduta a un altro editore. Per ora non ho notizia d’un prossimo, nuovo numero. C’è da sperare che la rivista, una delle non molte occasioni per gli autori nostrani di presentare loro inediti, riprenda quanto prima a uscire.

 

N O T E

La condizione infernale del dannato è assolutamente diversa a seconda che si concepisca l’anima come spirituale e immortale, secondo l’innesto platonico nel Cristianesimo avvenuto nel corso del II secolo ad opera dei filosofi cristiani detti Apologisti, oppure che la si consideri, stando alle parole di San Paolo (1a Lettera ai Corinzi), psichica, cioè ventosa alla lettera, in altre parole sì immateriale ma non spirituale: Pneuma, o Spirito, per Paolo, è solo Dio ed egli è "il solo che possiede l’immortalità" (1a lettera a Timoteo, 6, 16). Secondo questa concezione, l’anima-mente-psyché è legata indissolubilmente al corpo, cioè compone col medesimo il sinolo umano di cui parla Aristotele, e la persona è viva non perché l’anima sia spirituale, come nell’idea platonica, ma grazie al Pneuma divino presente nella persona stessa – per sempre nei beati –; quanto al dannato, questi si trova nella morte eterna (1a e 2a morte, cioè corporale e psichica, come afferma il Vangelo), vale a dire nella privazione per sempre di Dio il quale è la Vita stessa.

2 Da un punto di vista cristiano, Dio ha presenti tutte le vie realizzatesi e non realizzatesi, quelle cioè che ogni libero essere umano ha davanti nella sua vita ma che non tutte percorre e il Creatore sa quali reali scelte l’individuo ha preso, prende e prenderà liberamente nella propria esistenza e, nel complesso, l’umanità ha fatto, fa e farà nel corso dell’unica Storia la quale, nonostante il libero arbitrio del singolo, è guidata da Dio lungo un solo binario, a volte contro l’intenzione del singolo, secondo il fine Superiore della felicità ultraterrena. La libertà umana dunque esiste certamente, ma è di tipo morale, si trova nella scelta dell’uomo per il bene o per il male, in sostanza per l’altruismo o per l’egoismo, e non è nell’azione; questa infatti procede anche dalle decisioni di altre persone e da fatti esterni al soggetto, come deve ammettere anche il non credente, e di fondo, secondo il cristiano, dipende, come ho detto, dall’intervento provvidenziale di Dio sulla Storia.

3 Nondimeno sempre popperianamente falsificabile, onde il racconto è verosimile, e d’altronde senza tal assunto sarebbero molte le opere di narrativa spaziale non plausibili.

Pierre Teilhard de Chardin è stato inserito dagli aderenti al movimento New Age – solo dopo la sua morte e, di certo, se fosse stato vivo non sarebbe stato d’accordo – nel novero dei padri dello stesso; in realtà la fede di questo gesuita, come riconosciuto dallo stesso Sant’Uffizio, che ne aveva condannato la teologia, era strettamente cristiana e non genericamente spirituale.

4 In breve, l’apocatàstasi d’Origene consiste nella progressiva spiritualizzazione del creato e, in questo, di tutti gli esseri umani d’ogni tempo, con conseguente negazione della possibilità di dannarsi per chi, nella libertà data da Dio, scelga invece orgogliosamente di non salire a lui dopo la morte e di finire nell’annientamento: di solito, si tratta di satanisti di tipo intellettuale, mentre quelli rozzi vogliono solo ottenere dal diavolo vantaggi materiali durante la vita, anzitutto sessuali e sociali, accettando di pagarli con l’inferno-nulla (v. la nota numero 1).

6 Sovente si confonde tra darwinismo ed evoluzionismo ritenendoli coincidenti, mentre le congetture evoluzioniste sono molteplici. Darwin è il padre dell’evoluzionismo ateo basato su casuali mutamenti continui e il darwinismo è da tenere distinto dall’evoluzionismo cattolico che, fin dai tempi di Papa Pio XII, anno 1950, non è più condannato dalla Chiesa ed è posto, come ipotesi, a fianco di quella creazionista. L’evoluzionismo credente ritiene che l’evoluzione sia parte del Piano di Dio e che i mutamenti non siano continui ma avvengano a salti, ciascuno per espresso intervento divino; non si contempla il cosiddetto anello mancante fra ominide-bestia e uomo, cercato invece dai darwinisti; l’anima umana arriva nel mondo di colpo, grazie a Dio. Più che gli scritti del Teilhard de Chardin, intrisi di poesia e misticismo, si possono vedere in merito quelli del teologo cattolico gesuita padre Karl Rahner, in particolare il saggio "Il problema dell’ominizzazione", traduzione di Alfredo Marranzini, Quaestiones disputatae, Editrice Morcelliana, 1969.

Per i creazionisti, se ben capisco il loro sentire, la creazione dell’essere umano avviene rendendo viva preesistente materia inanimata, non deriva dalla materia animale, viva ma senz’anima, cioè non consiste nel dono dell’anima da parte del Creatore a un figlio di bestie-preominidi, che non sono esseri umani, come per l’evoluzionismo credente.

Io non ritengo che nessuna delle due ipotesi sulla creazione di Adamo sia più nobile dell’altra e penso che entrambe siano conformi alla sostanza del racconto della Genesi in cui l’Uomo è fatto da Dio da materia creata precedentemente. Che tale materia sia viva o no, essendo comunque priva dell’intelligenza umana prima d’essere nobilitata da Dio col dono dell’anima, secondo me non è teologicamente importante.