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Racconto
giunto terzo al Premio "Akery" 2003. Si pubblica per gentile concessione
dell'Autore.
Vorator Mundi
di Fabio Massa
Un devastante
terremoto squassò lintera superficie del pianeta, sbriciolando le montagne. Era un
mondo morente colpito da un terribile cancro, che in poco tempo aveva spazzato via ogni
forma di vita.
Il male che albergava nelle sue viscere
stava emergendo per dare vita allultimo atto della sua nefasta opera. Il grande
leviatano aveva sempre fuggito la luce, ma ora, per il futuro della sua specie, doveva
affrontare i letali raggi solari. Tutte le fonti di nutrimento erano esaurite,
condannandolo a sicura morte. Ma il suo sacrificio avrebbe garantito un seguito a quella
terribile stirpe di divoratori di pianeti.
Le sei, chilometriche braccia, pesanti
milioni di tonnellate, con uno sforzo ai limiti del sopportabile si ersero in direzione
delle stelle, mentre i lunghi tentacoli mobili le avvolgevano, indurendosi per fungere da
scudo protettivo. Una volta superata latmosfera, da ognuno dei fori
allestremità dei giganteschi tentacoli furono espulse milioni di uova. Si sarebbero
disperse nel cosmo, alla ricerca di mondi ricchi di vita.
Avevano un diametro di 100 metri, ma
risultavano microscopiche rispetto alla ciclopica madre.
Erano dotate di un formidabile
meccanismo di ibernazione, che gli consentiva di restare là fuori in attesa per
lunghissimo tempo. Il letargo si sarebbe automaticamente interrotto al contatto
delluovo con una superficie solida. Ma nella maggior parte dei casi limpatto
sarebbe avvenuto su un pianeta sterile, azzerando ogni possibilità di sopravvivenza.
Quando anche lultimo uovo fu
espulso, la madre, esausta e ferita a morte dai raggi solari, che come lame affilate
incidevano le sue carni, lasciò cadere le sei appendici provocando lennesimo
terremoto. Il suo ciclo era terminato, ma prima o poi una delle innumerevoli uova avrebbe
intercettato un pianeta ricco di nutrienti forme di vita.
Marte: 600 milioni di anni fa.
* * *
Pianeta Terra: oggi.
Era la Notte di S. Lorenzo quando un
oggetto non identificato superò la luna, puntando dritto verso la Terra. Attraversò
latmosfera illuminando il cielo del Delaware. Limpatto fu terribile, e una
potente onda sismica si espanse per lintero Stato.
Il presunto meteorite si era conficcato
nel terreno, in aperta campagna. Era penetrato quasi del tutto, lasciando fuori una delle
due estremità leggermente appuntite che lo caratterizzavano. Presto lintera zona fu
occupata dallesercito, sotto la supervisione del pluridecorato generale Waine: un
residuato bellico estratto apposta dalla naftalina per quella che sembrava la classica
missione di identificazione di un normale meteorite fuori taglia. Trattandosi comunque di
unarea pianeggiante piuttosto vasta, furono necessari molti uomini e decine di mezzi
pesanti per delimitarla, allo scopo di evitare intrusioni non autorizzate durante gli
accertamenti di rito.
Il colpevole della tremenda scossa
sismica era proprio una meteora, ma alquanto singolare. La forma infatti ricordava un
enorme chicco di caffè. La superficie era scura e incredibilmente compatta: non
cerano spaccature, neppure una piccola crepa. La parte che usciva dal terreno era
lunga una decina di metri, ma il 90% di quel bolide era là sotto, celato agli sguardi
indagatori degli umani.
A venti ore di distanza
dallimpatto ci furono altre due scosse, per fortuna più lievi, in grado però di
terrorizzare i residenti dei vicini centri abitati. Con laiuto degli elicotteri
militari fu subito trasportata sul posto una grande trivella in grado di perforare anche
la roccia più dura, e uno scavatore radiocomandato equi-paggiato con una telecamera
capace di realizzare riprese piuttosto nitide in assoluta mancanza di luce, grazie a un
sofisticato sistema a infrarossi.
Una volta calato nel tunnel, lo
scavatore scomparve nel terreno adiacente al meteorite. Nel frattempo, era anche giunta
sul posto unequipe di scienziati formata da astronomi, geologi, ingegneri spaziali e
biologi : tutti impazienti di analizzare quello strano oggetto. Quando, dopo essere sceso
per una novantina di metri, lo scavatore giunse finalmente allestremità di quel
blocco compatto, sul volto dei presenti si disegnò la stessa espressione di stupore.
Davanti ai loro occhi si presentarono due enormi aperture dalle quali colava una sostanza
viscosa, che presto imbrattò locchio della telecamera compromettendone la visuale.
"Ma che diavolo è?", tuonò
il generale Waine, aggrottando le sopracciglia.
Appena lo scavatore riemerse, venne
subito prelevato un campione di quello strano muco che aveva sporcato lobiettivo; e
quando risultò trattarsi di materiale organico, il mondo scientifico entrò in fermento.
Era il primo caso di ritrovamento di materia organica extraterrestre: un evento
sensazionale. La sostanza era molto simile al liquido amniotico, anche se assai più ricca
di nutrienti.
A tempo di record fu organizzata la
seconda missione. Ma questa volta, una spedizione formata da 16 uomini: 12 militari e 4
scienziati, coordinati dal colonnello Blake, avrebbe tentato di penetrare allinterno
delle aperture per scattare foto e prelevare campioni. Blake era il perfetto Secondo per
il generale Waine. Non faceva mai domande, eseguiva gli ordini senza fiatare, e
alloccorrenza non perdeva occasione per tessere le lodi del generale, neanche si
trattasse del padre. Per sicurezza, tutti i componenti della spedizione furono
equipaggiati con tute protettive, oltre ad un armamento leggero, infrarossi e
limmancabile telecamera. Giunto a destinazione, il gruppo si imbatté in due tunnel,
uno dei quali decisamente più largo; e quando si inoltrarono per saperne di più,
rimasero presto invischiati nella stessa sostanza organica ritrovata sulle pareti interne
del bolide.
A quel punto, il colonnello Blake
illuminò il tunnel con una delle potenti torce, dopodiché comunicò alla base che non se
ne vedeva la fine, attendendo gli ordini in religioso silenzio. Gli venne trasmesso di
rientrare: proprio quello che sperava di sentire, visto che la situazione iniziava a
essere piuttosto inquietante.
Si rendeva quindi necessaria una seconda
missione di esplorazione, utilizzando mezzi sotterranei in grado di percorrere agevolmente
i due tunnel. Ma tutto fu sospeso, perché nei giorni che seguirono furono avvertite una
miriade di scosse di piccola e media intensità, che rendevano troppo rischiosa
uneventuale incursione sotterranea, visto che le pareti dei tunnel avrebbero potuto
cedere da un momento allaltro.
I terremoti avevano luogo quasi
esclusivamente di notte, e i geologi non riuscivano a dare una spiegazione logica a quel
fatto a dir poco curioso. La terra tremava di continuo, e in alcuni punti si erano aperte
enormi crepe. Gli abitanti delle case sparse nellarea a rischio furono subito
evacuati, e questo comportò non pochi problemi.
* * *
Poi, a dieci giorni dallimpatto,
alle 3:00 del mattino, giunse la chiamata di un uomo, che con voce concitata richiedeva
lintervento dei militari per salvarlo da quelli che definiva "Esseri
infernali". Lindividuo in questione era un contadino che viveva a un centinaio
di chilometri dallo schianto: distanza fino ad ora considerata sicura.
Lì per lì sembrò trattarsi di uno
scherzo. Ma nel momento in cui giunse anche la segnalazione della polizia locale,
lesercito si decise a intervenire. Quando la prima guarnigione arrivò sul posto,
assistette a uno spettacolo irreale. Nel buio quasi totale, in mezzo a un vasto terreno
incolto, si agitava una gigantesca massa.
"Ci vuole più luce. Portate i
riflettori!" ordinò il generale Waine.
Una volta accesi, i due fari
illuminarono una strana creatura intenta a nutrirsi. Strappava brandelli di tessuto da un
essere identico utilizzando lunghe appendici mobili terminanti con una bocca munita di
piccoli denti affilati.
"Hanno lottato tra di loro, finché
uno dei due non è stramazzato. Poi laltro ha subito iniziato a mangiarselo con quei
tentacoli schifosi", balbettò il contadino che li aveva avvertiti. Ma Waine,
ipnotizzato da quellessere, quasi non lo sentì. Faceva già abbastanza fatica a
credere ai propri occhi.
Fu questione di poco, e la creatura,
infastidita dai fari, scivolò sotto terra abbandonando la carcassa del suo simile. Fu
allora che i militari, su ordine del generale, iniziarono ad avanzare con i mezzi
blindati. La loro marcia venne però interrotta bruscamente da una forte scossa tellurica,
che accompagnò la scomparsa di quel che restava della carcassa. Il vincitore non aveva
alcuna intenzione di rinunciare a un così lauto pasto. Ogni singolo uovo della grande
madre conteneva due gemelli: un maschio e una femmina. Subito dopo la schiusa, il maschio
fecondava la femmina, dopodiché veniva divorato dalla stessa, più aggressiva e di
dimensioni quasi doppie. Non ci sarebbe infatti stato abbastanza cibo per sfamare due tali
titani. Solo la femmina doveva raggiungere letà adulta, per poi completare il ciclo
vitale, che si sarebbe concluso con la liberazione delle uova nel cosmo. E così, il ruolo
del maschio si riduceva a riproduttore e a ottima fonte di nutrimento: una tecnica già
attuata con successo dalla mantide religiosa e dalla vedova nera.
* * *
Quando i primi raggi solari illuminarono
quella strana mattina, sul posto erano già giunti gli scienziati, seguiti dagli
immancabili giornalisti; anche se questi ultimi venivano tenuti a debita distanza da un
cordone di militari armati fino ai denti.
Nel punto in cui era scomparso
quellessere mostruoso era rimasto un gigantesco tunnel, che si interrompeva a una
trentina di metri di profondità: come se la creatura lavesse tappato di proposito
"Forse per evitare visite sgradite" aveva commentato uno degli scienziati. Il
terreno era disseminato di piccoli brandelli della carcassa sparita nel sottosuolo, ma a
pochi metri di distanza era stato anche individuato un lungo tentacolo reciso. Era
estremamente elastico, e il tessuto aveva la capacità di triplicare il diametro.
I biologi avrebbero finalmente potuto
vedere da vicino quella strana bocca a ventosa capace di dilaniare le carni con estrema
facilità. E in seguito, sezionando il tentacolo con il bisturi laser, avrebbero estratto
una poltiglia simile al bolo, triturata dalle placche taglienti disseminate
allinterno della lunga e flessibile gola. Si trattava dei resti dellaltra
creatura perita nello scontro.
Le bocche staccavano grossi pezzi di
tessuto, tritandoli e spedendo quella poltiglia facilmente assimilabile nei sei
giganteschi stomaci posizionati alla base di ogni singolo braccio.
Luomo che aveva avvertito i
militari aveva confidato loro di aver visto centinaia di quelle bocche tentacolari, e
questo non faceva presagire nulla di buono. Inoltre, continuava a ripetere di aver
individuato il mastodontico corpo dal quale fuoriuscivano le appendici.
Certo, lo choc poteva aver giocato un
brutto scherzo al contadino. Ma purtroppo per gli abitanti del Terra, quello che aveva
visto, oltre a essere reale, era soltanto una piccola parte di quellessere che
cresceva di ora in ora. A causa della mole, presto non sarebbe più stato in grado di
spostarsi, ma continuando a espandere la sua massa, in un tempo relativamente breve
avrebbe potuto allungare le sei chilometriche braccia tentacolate sullintero globo
Terrestre, utilizzando la superficie come unimmensa tavola imbandita.
E pensare che, nei giorni di quiete che
seguirono lavvistamento, i Media si accanirono contro i militari, che a detta dei
giornalisti, avevano ricevuto un solo ordine: abbattere la creatura senza neppure tentare
un qualsiasi contatto amichevole.
Ormai, tutto il mondo sapeva, seppur a
grandi linee, cosera successo nel Delaware; e ogni nazione si era fatta una propria
idea sullaccaduto. Cera anche chi pensava che fosse tutta una montatura, o che
si trattasse di un esperimento di guerra biologica finito male. Troppi film erano stati
fatti sullargomento, e non avevano certo giovato al buon senso dei terrestri.
LHomo Sapiens Sapiens si stava rivelando decisamente meno sapiens del previsto.
Comparvero addirittura dei sondaggi, dove si chiedeva al pubblico di dare il proprio voto
a favore, o contro lessere venuto dallo spazio profondo.
Ovviamente, la quasi totalità dei
partecipanti optò per la salvaguardia di quello che per alcune sette religiose era già
diventato una sorta di Messaggero degli Dei.
* * *
Nel frattempo, mentre i dibattiti
allultimo sangue si moltiplicavano, facendo alzare vertiginosamente lascolto
delle emittenti che li trasmettevano, gli scienziati tentavano di capire con cosa avessero
a che fare. E i militari, sempre coordinati dal generale Waine, stavano studiando un piano
per tentare di accerchiare lessere, che si supponeva fosse ancora là sotto.
Poi, il sesto giorno, scoppiò il
finimondo. Da Milford, una cittadina che distava poco più di 20 chilometri dal punto di
emersione della creatura, alle 3:05 giunse una chiamata dal dipartimento locale di
polizia. Luomo, in un discorso confuso e delirante, urlava che migliaia di grossi
serpenti senza occhi erano improvvisamente sbucati dal sottosuolo e stavano devastando la
città, ingoiando tutto, abitanti compresi. In sottofondo si sentivano grida disperate e
colpi di fucile, finché la comunicazione si interruppe bruscamente, e ogni tentativo per
ripristinare il contatto risultò vano.
Quella non fu lunica segnalazione.
In rapida successione ne giunsero altre cinque: tutte circoscritte in un raggio di 20
chilometri dal punto in cui i due esseri avevano ingaggiato la battaglia mortale. Si
trattava di Grensboro, della grande baia del Delaware, Greenwood, Denton e Harrington.
In poco meno di unora decollarono
sei squadriglie di caccia dotati di infrarossi. Il primo contatto avvenne a Milford. La
squadriglia Alfa giunse sullobiettivo alle 3:50 am. La cittadina era invasa da
migliaia di lunghissimi tentacoli che avvolgevano le case, penetrando dalle finestre ed
estraendo le persone per divorarle. Ma quelle strane appendici mobili fuoriuscivano anche
dal terreno circostante il centro abitato, a perdita docchio. Ingoiavano tutto:
alberi, animali, gente che tentava invano di fuggire per i campi. Era un vero massacro; e
nessuno sembrava poter scampare a quelle bocche fameliche. Centinaia di veicoli si
ammassavano per uscire dalla piccola città, causando tamponamenti a catena. Alcuni
piloti, abbassandosi, dissero di aver visto molti automobilisti investire delle persone
pur di proseguire la loro folle corsa verso la salvezza: una scena apocalittica.
Quando atterrarono gli elicotteri cargo,
un grosso incendio stava già avvolgendo due isolati. Cinquecento marines, comandati dal
colonnello Blake, si disposero a ventaglio, avanzando serrati verso linferno. Ma non
ebbero neppure il tempo di decidere sul da farsi, che da sotto i loro piedi emersero altri
tentacoli, afferrandoli uno dopo laltro. Lo stesso Blake fece appena in tempo a
ordinare la ritirata, dopodiché, quasi senza rendersene conto, scomparve in una di quelle
orribili bocche dentate. Un duro colpo per il generale Waine, che non avrebbe mai più
trovato un simile leccaculo.
I militari superstiti retrocessero verso
gli elicotteri, sparando allimpaz-zata contro i tentacoli. Gli scaricarono addosso
un intero arsenale: bombe, proiettili perforanti, fuoco dei lanciafiamme. Ma più ne
colpivano, e più altri li sostituivano, spuntando ovunque. Anche Harrington fu devastata,
mentre Denton, Greenwood e Greensboro vennero solo sfiorate da quelli che tutti pensavano
fossero singoli esseri che agivano simultaneamente.
Linferno cessò alle prime luci
dellalba.
Con la stessa rapidità con cui erano
comparsi, i tentacoli sparirono nel sottosuolo, lasciandosi dietro una scia di morte e
distruzione. In quella notte da incubo avevano perso la vita più di 20.000 persone, e due
piccole città erano andate praticamente distrutte. Le altre tre invece avevano subìto
danni più lievi, pur contando un certo numero di vittime. Anche la natura era stata
colpita duramente. Erano spariti alberi, animali selvatici e domestici. Quasi nulla era
stato risparmiato.
Un pescatore, che in quel momento stava
calando le reti nella baia, raccontò ai militari di aver visto migliaia di lunghi
tentacoli emergere dalloceano, prendendo di mira un grande branco di delfini, che
avevano inutilmente tentato di sottrarsi balzando fuori dallacqua. Disse che anche
la sua barca era stata attaccata; e che se non fosse stato per la prontezza con cui aveva
messo in moto e si era allontanato a tutta velocità, anche lui sarebbe finito nello
stomaco di uno di quei serpentacci.
* * *
In fretta e furia fu improntato un nuovo
piano. Esercito e NASA avrebbero unito le forze per individuare le creature; e grazie al
GeoSat, un satellite di fabbricazione italo-americana, sarebbero stati in grado di
localizzare lessere, che si supponeva emanasse un minimo di calore. Nato per
studiare lattività vulcanica sotterranea, il GeoSat era in grado di percepire una
piccola fonte di calore anche a più di 400 metri di profondità grazie ai termo-sensori.
E così fu.
Una volta intercettato il parassita, un
obiettivo ultrasensibile ne evidenziò la fisionomia, disegnandola con precisione quasi
assoluta. Militari e scienziati non poterono credere ai propri occhi quando si resero
conto che si trattava di ununica, gigantesca creatura che si estendeva per decine di
chilometri. Era immobile, posizionata a 200 metri dalla superficie. Aveva finalmente
mostrato il suo vero volto: un super predatore in cima a tutte le catene alimentari
delluniverso.
"Sembra una fottuta stella
marina", commentò il generale Waine, grattandosi il mento e pensando a un modo per
sbarazzarsi di quellessere titanico.
Gli scienziati si accorsero subito che
lalieno era in costante crescita, tanto che lo si poteva notare a occhio nudo.
Sembrava guadagnare metri di ora in ora, anche se, fortunatamente, aveva interrotto ogni
attività superficiale.
"E probabile che questa
tregua sia dovuta al fatto che stia assimilando, o per meglio dire digerendo il cibo che
ha consumato in superficie", spiegò uno dei biologi.
"E quanto ci metterà il
bastardo?" domandò il generale, osservando con odio limmagine leggermente
sfocata del suo nemico proiettata dal GeoSat.
"Se i tempi di assimilazione sono
gli stessi, circa sei giorni: tanto gli era servito per digerire laltra
creatura", rispose luomo, specificando però che si trattava solo di
unipotesi, viste le scarse informazioni di cui disponevano.
"Sei giorni? E una miseria!
Bisogna trovare subito il modo di distruggere quel bastardo prima che si mangi tutto, noi
compresi!" sentenziò il generale, ordinando di avvertire lAlto Comando.
Nel frattempo, i frammenti dei tentacoli
raccolti avevano permesso agli scienziati di studiarne la struttura, scoprendo che il
tessuto cutaneo era particolarmente elastico, ma nello stesso tempo perforabile da un
qualsiasi oggetto affilato sul quale venisse esercitata una minima pressione.
Lunica struttura coriacea era
stata osservata su uno dei tentacoli bocca reciso durante lo scontro a fuoco con i
marines. Si trovava allestre-mità; una sorta di callo osseo appuntito che gli
consentiva di penetrare il terreno con grande facilità.
Per proteggere il resto del proprio
corpo lalieno si comportava come il piccolo paguro, che non avendo un guscio proprio
ne utilizzava uno già pronto. Quei 200 metri abbondanti di terreno costituivano una
spessa barriera tra la sua morbida pelle facilmente disidratabile e i raggi solari, che ne
avrebbero fatto scempio. Ma visto che era impensabile per gli umani riuscire a portarlo in
superficie in pieno giorno contro la sua volontà, sarebbero stati loro a doverlo
raggiungere in profondità, recapitandogli un "regalino".
LIntelligence si era subito messa
al lavoro, ma le difficoltà erano molte, prima fra tutte, proprio quei 200 metri di
crosta Terrestre. Per assurdo, era proprio la Terra a proteggere il mostro che la stava
devastando. Lessere aveva un ritmo di crescita straordinario, e presto non sarebbe
più stato possibile eliminarlo. La sua avanzata era segnalata da piccole, ma continue
scosse telluriche che si propagavano per centinaia di chilometri, facendo alzare in volo
stormi di uccelli e fuggire gli animali dai boschi. Listinto diceva loro che era
arrivato il momento di allontanarsi quanto più potevano; e questo contribuiva ad
aumentare la tensione, lasciando presagire un tremendo, apocalittico epilogo.
La stampa riceveva solo poche notizie
confuse, o opportunamente filtrate per non creare un inutile panico. La reale portata del
problema era conosciuta solo dallesercito, dagli scienziati e dal Presidente, oltre
che dai superstiti delle aree colpite, prontamente accolti nei campi militari, dove
sarebbero stati trattenuti il più a lungo possibile con banali scuse, o almeno fino a
quando non avrebbero più potuto rappresentare una minaccia per la tranquillità del
Paese.
Il quarto giorno unimmagine in
dettaglio di uno dei tentacoli principali ottenuta con il GeoSat evidenziò la fuoriuscita
di un liquido dalla punta: una secrezione acida in grado di sciogliere anche le rocce più
dure, permettendo a quellessere di continuare ad espandersi, a prescindere dalla
composizione del sottosuolo. Erano già state elaborate molte teorie sullorigine
della creatura; teorie tanto inutili a risolvere il problema, quanto affascinanti. Gli
scienziati erano convinti che fosse originario di un pianeta assai più grande della
Terra, e probabilmente di tutti quelli conosciuti, dove il suo impatto non risultava così
devastante. Ma non potendo lontanamente immaginare quanto sarebbe ancora cresciuto, non
riuscivano ancora a spiegarsi come le sue uova avessero raggiunto lo spazio.
Una volta constatato che, pur essendo il
corpo centrale in continua espansione, il leviatano non si muoveva dalla sua posizione
originale, fu perforato il terreno con una potente trivella, arrivando fino a pochi
centimetri da quella massa pulsante, dopodiché venne introdotta una sonda radiocomandata
in grado di fare una scansione interna. Ne risultò che, con tutta probabilità, viste le
molteplici terminazioni nervose, quello fosse il suo centro vitale, da dove partivano gli
impulsi in grado di muovere i milioni di tentacoli bocca: un sistema nervoso principale
grande quanto una città.
Ora gli umani sapevano dove colpire, ma
dovevano fare in fretta, prima che il dormiente si risvegliasse più affamato che mai.
* * *
Il quinto giorno giunse il mezzo che, se
tutto fosse andato per il meglio, avrebbe recapitato alla creatura un dono speciale da
parte dellumanità: una bomba ai neutroni in grado di devastarne il sistema nervoso,
se posizionata correttamente.
La Talpa era uno scavatore di ultima
generazione, molto maneggevole, dotato di una trivella con la punta in diamante. Era
totalmente pressurizzato, e quindi in grado di spingersi a incredibili profondità
attraversando ogni tipo di terreno, sabbioso, argilloso, o fangoso che fosse, grazie ai
cingoli adattabili. Era lunica soluzione plausibile studiata a tavolino nel poco
tempo disponibile, ma non era certo una passeggiata. Il GeoSat avrebbe permesso di
posizionare lo scavatore al centro dellalieno con una certa precisione, ma
ovviamente, nessuno era in grado di prevedere la reazione di quellessere nel momento
in cui il mezzo si fosse fatto strada attraverso i tessuti. Gli scienziati contavano sul
fatto che, vista la mole della creatura, lintroduzione di quel microscopico oggetto
sarebbe stato paragonato alla puntura di una zanzara per un essere umano. Ma essendo
quella unarea particolarmente sensibile, avrebbe anche potuto scatenare una reazione
tuttaltro che amichevole.
Ora non restava che trovare il
"fortunato" che lavrebbe pilotata dallinterno, cercando di giungere
senza intoppi al centro vitale del leviatano. Solo lì infatti la carica esplosiva avrebbe
prodotto un danno tale da eliminarlo. Prima però lo avrebbe atteso un vero e proprio
campo minato costituito da milioni di terminazioni nervose, dove un minimo errore avrebbe
potuto scatenare una reazione devastante.
Il nome del "vincitore" era
Bob, quarantenne sposato con prole, ma che passava la maggior parte della sua esistenza
nel sottosuolo a estrarre minerali per una grande Compagnia: la prima in assoluto ad
acquistare quel gioiellino di meccanica. Fu trasportato sul posto in elicottero, e passò
i primi venti minuti a vomitare, prendendosela con il pilota. Gli esposero il piano in
fretta e furia, e lui, dopo aver osservato le foto e i rilevamenti, fece solo un paio di
precisazioni: "Se succede qualcosa alla Talpa la responsabilità è vostra, e non
mia. So quanto costano questi cosi. E voglio che questo mi sia conteggiato come
straordinario. Prendere o lasciare". Ovviamente, nessuno ebbe nulla da obiettare.
"Ma dove lavete
pescato?" domandò il generale, quando Bob si allontanò per problemi di stomaco.
"Ci è stato raccomandato dalla
Compagnia per cui lavora. Pare sia un asso nel manovrarlo", rispose il capo
dellIntelligence.
"Lo spero per lui, e soprattutto
per lei. Se succede qualcosa di grave sarà la prima persona di cui mi ricorderò",
ruggì Waine, uscendo dalla sala tattica e chiudendosi nel suo alloggio, dove, per calmare
i nervi, si sarebbe fatto un paio di whisky, maledicendo il momento in cui gli era stata
affidata la missione.
Intanto, la scansione della sonda
evidenziò una serie di ramificazioni nervose che sembravano infittirsi in prossimità del
centro della creatura. Era proprio lì che Bob avrebbe dovuto collocare la bomba. Se
luomo avesse reciso uno dei nervi, probabilmente ci sarebbe stata unimme-diata
reazione da parte dellalieno. In quel caso, per Bob, il rischio sarebbe stato quello
di finire stritolato tra le lamiere per colpa di una semplice contrazione di
quellessere gigantesco.
Il sesto giorno vennero fatti evacuare i
militari sul territorio, perché in caso di fallimento si sarebbe scatenato
linferno. Nel frattempo, i sei tentacoli principali avevano raggiunto i 40
chilometri di lunghezza, anche se da qualche ora il loro ritmo di crescita era rallentato:
segno che presto la creatura si sarebbe risvegliata per nutrirsi.
Una grande trivella aveva già forato il
terreno. In questo modo, la Talpa sarebbe stata calata direttamente nel tunnel,
guadagnando tempo prezioso. Lo scavatore fu adagiato dolcemente sul tessuto elastico della
creatura, mentre dal Comando Generale, a 300 chilometri di distanza, scienziati e militari
assistevano alla missione grazie a una piccola telecamera a prua. Poco distante dal
tunnel, in superficie, un elicottero cargo era pronto a recuperare uomo e scavatore, in
caso tutto fosse andato per il meglio.
Alle 12:05 Bob iniziò a perforare
quello che subito gli sembrò un misto tra gomma e gelatina. Il sole era alto nel cielo, e
il calore che riscaldava la terra avvertiva la creatura che non era ancora giunto il
momento di nutrirsi. Dopo aver attraversato il tessuto cutaneo, la Talpa penetrò nel
gelatinoso interno dellalieno, in grado di opporre molta meno resistenza rispetto al
primo strato.
Era una sorta di imbottitura insensibile
leggermente opaca, la cui funzione era quella di annullare la pressione del terreno
sovrastante.
"La vedete questa roba? Sembra
silicone", commentò Bob, ottenendo solo un "Proceda" dal generale, che
avrebbe dato un braccio per poter recapitare lui stesso lordigno.
Più luomo si spingeva in
profondità, più aumentavano le terminazioni nervose. Per lui era come dover attraversare
una fitta foresta senza poter toccare la vegetazione. Ma Bob si dimostrò molto abile, e
in poco tempo giunse a una quarantina di metri da quello che doveva essere il centro
nervoso dellalieno.
* * *
Avanzava sicuro e tranquillo, quasi non
si rendesse conto che un minimo errore poteva compromettere lintera missione. Di
tuttaltro umore erano invece gli scienziati e il generale, che assistevano in un
silenzio saturo di tensione, dove persino un colpo di tosse sarebbe stato in grado di
scatenare una reazione nervosa. Poi, allimprovviso, giunse una comunicazione dalla
Talpa.
"Si balla! Cè qualcosa che
produce delle onde costanti", disse Bob, evitando per poco una piccola ramificazione
nervosa.
"Questa creatura deve avere una
sorta di cuore", affermò uno dei biologi, cronometrando il tempo tra una pulsazione
e laltra.
Dovevano cambiare il piano. Era
necessario che la bomba fosse recapitata il più vicino possibile al muscolo cardiaco. Ma
la Talpa non avrebbe potuto avvicinarsi più di tanto, per non rischiare di andare in
frantumi a causa delle vibrazioni, che sarebbero state via via più violente. La nuova
strategia fu studiata in pochi minuti e subito comunicata a Bob, che a microfono aperto
continuava a commentare il suo percorso accidentato con una serie infinita di imprecazioni
intervallate da bestemmie varie. Giunto a non più di una ventina di metri dal nucleo
pulsante, Bob avrebbe dovuto sganciare la bomba e fare dietro front a tutta velocità,
sperando di non impiegare troppo tempo per uscire. Così facendo, lordigno, molto
più leggero dello scavatore, sarebbe stato attirato rapidamente verso il nucleo pulsante,
adagiandosi sulla superficie come un piccolo parassita letale.
Bob eseguì gli ordini alla lettera,
sciorinando un repertorio di parolacce sconosciute persino al generale Waine, che nutriva
sempre più dubbi sul buon esito della missione, e sempre più certezze sul suo
pensionamento anticipato. Quando fu alla giusta distanza, il generale diede lordine
di sganciare lordigno, e Bob si liberò prontamente di quello che assomigliava a un
vero e proprio siluro, vista la rapidità con cui procedeva, fendendo la gelatina,
attirato verso quel nucleo scuro che luomo riusciva solo a intravedere.
Fece unimmediata inversione a U e
iniziò ad allontanarsi, mettendo i propulsori al massimo della potenza. Doveva sperare
che la bomba non esplodesse al contatto con il nucleo, ma solo allo scadere dei 40 minuti,
o per lui non ci sarebbe stato scampo. Una sola contrazione di quella creatura immensa
sarebbe infatti bastata a mandare in pezzi lo scavatore. Ma una delle grandi doti di Bob
era proprio quella di concentrarsi sul presente, senza pensare alle possibili conseguenze.
E così, mentre militari e scienziati si auguravano, con un certo cinismo, che la bomba
esplodesse comunque, Bob riuscì a ripercorrere lo stesso tragitto, evitando con cura le
terminazioni nervose: tutte tranne una, che gli si presentò davanti poco prima di uscire
dalla creatura.
Non appena la recise, lessere ebbe
una microcontrazione, sufficiente però a sballottare la Talpa e a provocare una lieve
scossa tellurica. Ma dopo un paio di minuti di black-out, Bob si rimise finalmente in
contatto con la base.
"Sto scavando verso la superficie;
uscirò tra 15 minuti. Lo scavatore è ok, ma io ho battuto la testa sul cruscotto. Mi
aspetto che le spese mediche le paghiate voi. Sono stato chiaro?".
"Figliolo, se riesci a riportare a
casa la pellaccia, oltre alle spese mediche ti faccio anche aggiungere un extra", gli
rispose il generale, scuotendo la testa, e abbozzando quello che aveva tutta laria
di un sorriso: cosa molto rara per lui.
* * *
Bob emerse dal sottosuolo 4 minuti prima
della tabella prestabilita, terminando la sua corsa nella stiva dellelicargo, che
subito si alzò in volo, allontanandosi a tutta velocità. Mancavano 20 minuti
allesplo-sione, e dal Quartier Generale, con laiuto del GeoSat, dei sismografi
e delle telecamere a circuito chiuso collocate in punti strategici, larea veniva
monitorata per captare eventuali segni di risveglio della creatura. Nel frattempo, Bob era
stato estratto dallo scavatore, e i militari dellelicargo si stavano complimentando
con lui, mentre un ufficiale medico gli prestava i primi soccorsi fasciandogli la testa
leggermente ammaccata.
"Mia moglie mi ucciderà. Le ho
detto che andavo a fare dello straordinario, e guarda come ritorno", fu il suo primo
commento.
Il conto alla rovescia terminò quando
lelicargo si trovava a una trentina di chilometri dal Quartier Generale.
Allinizio, tutto tacque. Ma dopo quegli interminabili attimi di quiete, si scatenò
linferno. Una tremenda scossa tellurica distrusse le città evacuate, facendo
tremare i muri delle case fino a 500 chilometri dallepicentro. Le poche telecamere a
circuito chiuso che non erano andate in pezzi ripresero due dei sei tentacoli principali
mentre emergevano dal sottosuolo, aprendo immensi canion. Non erano fuoriusciti del tutto.
Ma questo, oltre a dimostrare che la bomba doveva essere esplosa, confermava anche che la
creatura era ancora viva. La sua però, sembrava una reazione scomposta. Aveva liberato i
tentacoli bocca, ma gli stessi oscillavano impazziti, senza uno scopo. Ci furono altre
potenti scosse, che aprirono spaccature su tutto il territorio, provocando frane e
smottamenti. Poi, quando anche il generale e gli scienziati stavano per salire
sullultimo elicottero disponibile, qualcosa sui monitor destò la loro attenzione. I
tentacoli bocca si stavano accasciando.
Ce lavevano fatta. Il Vorator
Mundi, o divoratore di mondi, così lo avevano ribattezzato gli scienziati, era stato
abbattuto. E una riprova era dovuta al fatto che presto laria, in tutta la zona
interessata, diventò irrespirabile, poiché il suo processo di decomposizione era rapido
quan-to la sua crescita, e il sole stava contribuendo ad accelerarlo sciogliendo i tessuti
esposti. A due ore di distanza dallesplosione, ci fu il primo resoconto dei caccia
che avevano sorvolato il vasto territorio sul quale si stendevano i tentacoli. Il
capopattuglia riferì di aver visto una parte della creatura immobile sulla superficie,
fugando gli ultimi dubbi.
Ora ai terrestri non "restava"
che eliminare linquinamento atmosferico, le guerre, la fame, la desertificazione, e
il pianeta sarebbe diventato un paradiso. Sudando le classiche sette camicie avevano avuto
la meglio su quello che per giunta era poco più di un cucciolo. Ma ciò che ignoravano
era che, temporaneamente intrappolate nella fascia degli asteroidi, di uova ce
nerano a migliaia, pronte a sfruttare qualche fortuita collisione per intraprendere
il loro viaggio nello spazio profondo, o "meglio ancora", nel Sistema Solare.
2003 by © Fabio Massa
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