EVGENIJ ZAMJATIN, Noi (My,
1922), Lupetti, 2007, pp. 191, 14,00.
Nel corso del Novecento, proprio durante il pieno dominio delle
ideologie che promettevano il paradiso in terra, compare nella letteratura un fatto nuovo
e in parte inaspettato: il vecchio genere utopico di Platone, Tommaso Moro, Francesco
Bacone, e Tommaso Campanella subisce un completo rovesciamento. Davanti
allangosciante visione di un potere statale divenuto onnipotente in vista della sua
missione palingenetica, alcuni scrittori iniziano a porsi non il problema della
costruzione dellutopia, ma anzi di come evitarne la realizzazione. Dal genere
utopico si passa quindi al genere distopico, o antiutopico, generalmente ambientato in una
utopia negativa dove la creazione della società perfetta ha prodotto il peggiore degli
incubi
immaginabili. Il primo dei grandi
autori distopici del XX secolo è lingegnere russo Evgenij Zamjatin, che nel 1922
scrive Noi (in russo, My), un brillante romanzo ambientato in una società
totalitaria del futuro, che fisserà i canoni fondamentali di questo genere letterario.
Zamjatin nacque nel 1884 a Lebedyan, nelle campagne russe, e fin da
giovane rivelò un grande talento letterario e speculativo. Sviluppò infatti una
filosofia originale (che espresse in stile poetico in un saggio del 1919 intitolato Il
Domani), basata su due idee fondamentali: il progresso eterno del futuro, e
limportanza delleretico, lindividuo che cambia il presente con le sue
idee. Queste sue convinzioni lo portarono ad entrare nei gruppi bolscevichi che lottavano
contro il regime zarista, e per tale attività subì larresto e una breve detenzione
nel 1913. Accolse poi con grande entusiasmo nel 1917 la rivoluzione sovietica, ma ben
presto iniziò a rendersi conto che Lenin e i suoi successori avevano messo in piedi un
sistema di gran lunga più repressivo di quello zarista.
Dallosservazione di quanto avveniva in quegli anni attorno a lui
nacque lambientazione del suo capolavoro, il romanzo Noi, che si svolge nel 2500 in
un mondo dominato da un solo immenso Stato Unico, dove non esiste la riservatezza
individuale perché tutte le abitazioni sono costruite in vetro trasparente. Il
protagonista, che si chiama D-503, racconta le sue vicissitudini in questa società
comunista completamente chiusa verso lesterno da una gigantesca muraglia, retta da
un Benefattore (nella cui figura non è difficile individuare quella di Stalin), la cui
ideologia ufficiale è una mistura esasperata di positivismo scientifico, collettivismo, e
utilitarismo. Le regole sociali si ispirano infatti allutilitarismo teorizzato dal
filosofo inglese Jeremy Bentham, perché gli abitanti sono costretti a raggiungere la
felicità matematica seguendo le norme delletica scientifica fondate sul calcolo
esatto dei piaceri e dei dolori. Il governo ha potere assoluto in tema di riproduzione,
dato che le persone sono autorizzate ad avere rapporti sessuali solo nei giorni stabiliti
dai medici del regime. La libertà individuale è considerata sinonimo di delinquenza, e
il dissenso viene inesorabilmente colpito dalla polizia politica, che annienta in pubblico
i dissidenti scoperti.
Anche i sogni sono considerati una malattia psichica, e la fantasia
umana viene rimossa dagli individui con una operazione chirurgica. Il diario scritto da
D-503 testimonia, pagina dopo pagina, la progressiva trasformazione di un numero in un
essere umano, di un matematico ultra-logico in un poeta intuitivo, di un costruttore del
missile Integral (il più rilevante sforzo bellico dello Stato Unico) nel suo sabotatore,
di un fedele propagandista degli ideali del regime in un ribelle. Proprio il diario svolge
il ruolo di catalizzatore della metamorfosi, perché attraverso gli sforzi della creazione
poetica il narratore scopre gradualmente una dimensione completamente nuova del suo
essere, che una società totalmente irreggimentata e il culto del razionalismo estremo
avevano sepolto ma non cancellato. La scrittura inizialmente logica e geometrica lascia il
posto a immagini sempre più numerose di colori, suoni, sensazioni, e sentimenti. In
questo sviluppo spirituale, Zamjatin descrive la nascita di unanima, la genesi di un
Io che si oppone al Noi. La sua ribellione tuttavia finirà tragicamente.
Naturalmente Zamjatin, pur essendo stato un convinto rivoluzionario
bolscevico, incontrò grossi problemi a causa di questo libro, che riuscì a pubblicare
solo allestero. Forse ancor più geniale di George Orwell o Aldous Huxley, Zamjatin
non raggiunse la loro fama, e non ebbe modo di esprimere tutto il suo talento a causa
delle difficoltà politiche che egli incontrò nel corso della sua vita. Con tutta
probabilità fu infatti solo grazie allintervento del famoso scrittore stalinista
Maksim Gorkij, che nel 1931 gli permise di espatriare dallUrss, se Zamjatin non
finì in Siberia o davanti ad un plotone desecuzione con laccusa di
tradimento. Noi era infatti per il regime sovietico un libro pericoloso, nel quale
si potevano ritrovare alcune efficacissime invenzioni letterarie, che anticiperanno per
più di un verso non solo la letteratura distopica successiva, ma la stessa realtà
storica: linvalicabile muraglia verde anticipa la cortina di ferro e il Muro di
Berlino, che sarà il simbolo della guerra fredda; lidea dellannientamento
della privacy individuale verrà ripresa con il Grande Fratello di Orwell; lo Stato Unico
a monito anche degli odierni incauti fautori di progetti di governi mondiali
ricorda quale minaccia invincibile alla libertà e alla dignità umana possa costituire
unimmensa entità politica centralizzata: e non a caso anche Orwell prevederà nel
suo 1984 un mondo diviso in tre enormi stati di dimensioni continentali.
Ma più di ogni altra cosa, il romanzo di Zamjatin mette in guardia
lumanità dalle terribili conseguenze che possono derivare dallabbandono
in nome della ragione, della scienza, della felicità, o del bene della
collettività della nostra tradizione morale (cristiana, giusnaturalista, liberale)
che riconosce allindividuo una dignità e una intangibilità assoluta. Esortazione
purtroppo inutile, dato che gli uomini del XX secolo hanno preferito in stragrande
maggioranza dare ascolto ai "Benefattori" e alle ideologie ufficiali dello Stato
Unico, piuttosto che a Zamjatin. Non si sono schierati con D-503, ma con i suoi
persecutori.
I risultati sono stati luniverso concentrazionario, il terrorismo
di stato su vasta scala, i 170 milioni di civili inermi sterminati dai governi per ragioni
ideologiche, la guerra totale, e il rischio di unapocalisse nucleare. Lopera
di Zamjatin non è stata sufficiente a scongiurare tutto questo, ma di libri come Noi
ci sarà sempre bisogno, perché la storia dimostra che le dottrine sbagliate possono
mutare forma, ma nella sostanza sono dure a morire.
Guglielmo Piombini