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DANIELE BARBIERI-RICCARDO MANCINI, Di futuri ce
n'è tanti. Otto sentieri di buona fantascienza, Avverbi Edizioni, Roma 2006,
pp.161, 12,00.
Nella prefazione al libro, La cospirazione fantascientifica,
Valerio Evangelisti, autore della saga di successo che ha per protagonista Nicolas
Eymerich, un inquisitore domenicano del sec. XIV, traccia un quadro senza peli sulla
lingua dell'attuale situazione di crisi della fantascienza. Negli Stati Uniti - egli
scrive - le riviste più prestigiose o hanno cessato di esistere o vivono, in forma
virtuale, nel Web. Scrittori di fantascienza come Delany o
Spinrad, un tempo sulla cresta dell'onda e ben remunerati, ora sono pressoché dimenticati
e vivono in ristrettezze economiche: "Chi non è morto è povero o poverissimo, e
può contare solo sul magro sostegno proveniente dai Paesi dell'Est dove, come nell'Italia
del secondo dopoguerra, la fantascienza è ancora vista quale sinonimo di modernità.
Drammatico il caso di Frank Belknap Long, autore non eccelso ma vecchio amico di
H.P.Lovecraft [
]. Una decina di anni fa si spense, come Émile Zola,
nell'appartamento di due stanze che occupava a New York, ucciso dalle esalazioni di una
stufetta" (p.8).
La causa di una tale débâcle? Secondo lo scrittore, è tutta
colpa del periodo storico che stiamo vivendo, tutto proteso al presente e chiuso al sogno,
al futuro, all'utopia. È necessario, perciò, svegliare dal suo torpore l'uomo d'oggi.
Che cosa può farlo meglio della fantascienza? È questo, per Evangelisti, il merito del
libro-guida Di futuri ce n'è tanti, scritto da due giornalisti del
"Manifesto", Barbieri e Mancini. En passant, anche noi, nel nostro libro Fantascienza
umanistica, sosteniamo più o meno la stessa tesi, con la sostanziale differenza che,
per noi, la fantascienza autentica non è quella - come scrive il padre di Eymerich -
"irridente e sovversiva", ma quella rispettosa dei principi della morale
naturale e dei valori non negoziabili.
Sulla stessa lunghezza d'onda di Evangelisti sono i due autori del
libro, in quanto individuano la forza della fantascienza nella sovversione: "Anche
nei periodi peggiori - come oggi - la "buona" science fiction è sovversiva;
spesso suo malgrado o senza accorgersene. Una letteratura che per statuto, per definizione
deve dirci/darci mille altri mondi (migliori o peggiori) possibili, deve sforzarsi di
andare molto oltre la tv. C'è riuscita? Sì, secondo noi: è stata davvero una (marxiana,
se volete) "futura umanità" quella svelata, annunciata, magari temuta dalla
fantascienza, lungo tutto il Novecento e con punte particolarmente acuminate fra gli anni
Cinquanta e Ottanta" (p.18). In tale ottica, non si contano gli attacchi contro la
Chiesa cattolica, colpevole di essere sessuofobica, di essere maschilista per il rifiuto
del sacerdozio alle donne, di essere in combutta con i mercanti d'armi, di discriminare
gli omosessuali, di essere, opponendosi agli xenotrapianti, nemica della scienza e del
progresso, ecc. Sono tutte accuse infondate, come le più serie ricerche storiografiche e
sociologiche hanno dimostrato. Ma ce n'è una che - se riferita alla Chiesa cattolica - è
la più infondata di tutte: quella secondo cui, nei secoli passati, "l'autorità di
un Concilio sanciva che la donna non aveva anima" (p.80). A noi non risulta che la
Chiesa cattolica si sia mai macchiata di una simile colpa. Sfidiamo i due autori a
fornirci le prove di quanto affermano!
Veniamo, adesso, alla disamina degli otto sentieri di "buona
fantascienza" che, secondo Barbieri e Mancini, dovrebbero costituire il percorso
ideale, le direttive di marcia, le istruzioni per l'uso di quanti, come lettori e,
soprattutto, come scrittori, intendano prendere atto che la fantascienza è stata
"risucchiata nell'immaginario "unico" e che (sarà un caso?) anche qui si
intravedono ben pochi temi e nomi nuovi. Senza addentrarci in un'analisi più approfondita
ricordiamo che, all'interno della "globalizzazione", anche la "guerra dei
sogni" continua con sconfitte, vittorie, arroccamenti, contraddizioni interne,
diserzioni, quinte colonne, impreviste alleanze
" (p.20).
Nel primo sentiero, si passano in rassegna i tanti romanzi e racconti
che hanno affrontato il tema della città del futuro. Il quadro che ne risulta è
piuttosto desolante: città-bolle, città-galere, città-formicai, città nello spazio,
sotto terra o sotto il mare. In breve, nel futuro assisteremo all'agonia urbana, con i
cani eredi della Terra, come ipotizza Clifford D.Simak in City (1952).
Nei sentieri secondo, terzo e quarto, sono prese in esame le opere
fantascientifiche che parlano di robot, intelligenza artificiale e cyborg. Quanto al primo
tema, la conclusione è che la fantascienza ci offre "riflessioni e provocazioni
importanti, anche se talvolta carenti nel cogliere in pieno il nesso fra scienza, potere,
economia" (p.54). Quanto all'intelligenza artificiale, la suggestione che il computer
possa mettersi al posto di Dio, è messa in risalto dal racconto di Fredric Brown La
risposta (Answer, 1954), sorvolando su un principio elementare di logica per cui dal
meno non può venire il più e dalla creatura non può nascere il Creatore. L'argomento
del quarto sentiero è il cyborg. La questione che Barbieri e Mancini si pongono è se sia
possibile trasformare il cyborg in uomo e viceversa. Secondo loro, è possibile. Ma c'è
un problema: "Paranoie filosofiche-religiose a parte, il vero rischio potrebbe essere
(è) che in una società orrendamente classista - come l'attuale - solo i ricchi possono
dotarsi di un "magazzino di corpi"" (p.74). Si ignora che l'uomo è
un'unità psicofisica: è spirito incarnato e corpo spiritualizzato. Va bene la
sostituzione di una piccola parte del suo corpo con una protesi meccanica, ma è assurdo
volere sostituire l'organismo intero con un organismo cibernetico.
Nel quinto sentiero, è la volta dei romanzi che parlano di religione.
È noto che la fantascienza non ha un buon rapporto con il sacro, come dimostra l'impiego
di cliché spregiudicati e, a volte, blasfemi quali: confessionali elettronici,
pontefici-computer, marijuana addizionata alle ostie sacre, Cristi marziani, diavoli con
l'aureola di santi, ecc. Barbieri e Mancini credono di trovare un correttivo agli
sproloqui degli scrittori proponendo una specie di religione umanitaria: "L'idea che
al centro di una fede possa esserci solo l'umanità, gli esseri umani nel loro complesso
(ognuna/o e tutte/tutti), sembra utopia buona soprattutto per i poeti o per qualche
estremista" (p.96). Senza rendersi conto che i mali del mondo cominciano proprio
quando l'uomo si mette al posto di Dio.
Un altro aspetto della realtà umana trattato con spregiudicatezza
dagli scrittori di fantascienza, è quello della sessualità. Per la verità, dagli albori
fino agli anni Sessanta del secolo scorso, l'approccio al sesso fu piuttosto parco e
misurato. Con l'avvento della contestazione sessantottina, si ritenne un fatto negativo
per la fantascienza non parlare della sessualità in tutte le sue sfaccettature e le sue
devianze. Dell'argomento, discettano ampiamente Barbieri e Mancini nel sesto sentiero,
secondo un'ottica biologistica e sostanzialmente materialistica. Per noi, la sessualità
va vista e praticata in un'ottica personalistica, pena la degradazione del partner a puro
oggetto.
Nel settimo sentiero, si parla delle carceri del futuro, avvertendo i
lettori che quelle reali hanno colmato lo svantaggio sulla fantascienza con le catene
tecnologiche, tra cui il braccialetto elettronico. La convinzione dei due autori è che
"una percentuale altissima di "reati" scaturisce da problemi sociali e non
da scelte criminali" (p.127). Affermazione non del tutto esatta: l'uomo, infatti, è
dotato di libero arbitrio e non necessariamente è determinato a delinquere. L'ottavo
sentiero, infine, è tutta una tirata contro gli Usa, colpevoli di avere dei presidenti
fantocci, in mano alle multinazionali: "C'è sempre chi si stupisce nel vedere quanto
"le sparano grosse" gli scrittori ma, se si sbircia appena un po' dietro la
vetrina luccicante, quel che mostrano Pohl, Kornbluth o Sockett getta una luce inquietante
sul presidente" (pp.134-135). Potremmo ribattere stilando un lungo elenco dei
misfatti compiuti dal comunismo, ma preferiamo replicare consigliando la lettura del libro
di Jean-François Revel, L'ossessione antiamericana (Lindau, 2004).
Dopo avere percorso gli otto sentieri tracciati da Barbieri e Mancini,
dopo avere riflettuto sulla mappa da loro tracciata, cioè "viottoli, non autostrade,
ragionamenti a zig zag, culture radicalmente altre, alienità in noi oltre che nei
"diversi", ricchezze perdute, cristalli sognanti (è un romanzo di Sturgeon),
penultime verità (titolo dickiano), persistenze della visione (questo invece è John
Varley), metalli urlanti e umanoidi associati (per dirla alla Moebius), visioni
pericolose" (p.19), poiché in tale contesto si cerca di fare tabula rasa
della religione e dei principi della morale naturale, ci sembra che la rinascita della
fantascienza, auspicata dai due autori, non abbia alcuna possibilità di realizzarsi.
Viene, infatti, misconosciuta la vera natura della fantascienza, che è - come afferma
Umberto Eco in Apocalittici e Integrati - "una letteratura allegorica a sfondo
educativo". Come si sa, Eco non è un clericale.
Antonio Scacco |
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