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LOIS MCMASTER BUJOLD, Lonore dei Vor
(Shards of Honor, 1986), Editrice Nord, Biblioteca Cosmo, Milano 2005, pp. 314,
8,00 .
Comincia con Lonore dei Vor il primo capitolo di una saga
galattica che ha al suo attivo quindici romanzi e che ha decretato il successo planetario
della scrittrice Lois McMaster Bujold, insieme ad una valanga di premi e riconoscimenti:
tre volte il Premio Hugo con tre romanzi della serie del cosiddetto Ciclo dei Vor: Il
gioco dei Vor (1991), Barrayar (1992), I due Vorkosigan (1995), a cui
vanno aggiunti altri due Premi Hugo, uno per il romanzo La Messaggera delle Anime
(1995), e uno per il racconto Le montagne del dolore (1990), oltre a due Premi
Nebula, uno sempre per Le montagne del dolore e uno per Gravità zero (1988)
che costituisce lantefatto de Lonore dei Vor.
Una premessa: occorre ringraziare lEditrice Nord che, con la
nuova linea della Biblioteca Cosmo, ha deciso di sc ommettere
sulla fantascienza (dopo vari anni in cui la produzione si era assottigliata) facendo
uscire capolavori ormai fuori catalogo e introvabili, a volte, perfino nelle biblioteche.
Viene da chiedersi perché Lonore dei Vor, e in generale
il ciclo dei Vor, abbia riscosso così tanto successo. A mio avviso, il motivo sta nel
fatto che la Bujold introduce un elemento nuovo a partire comunque da un altro ciclo che
ha fatto scuola: il ciclo della Fondazione di Asimov. Il "good doctor" (in quei
suoi capolavori che sono Cronache della galassia, Il Crollo della
galassia centrale, L'altra faccia della spirale, L'orlo della fondazione, Fondazione
e Terra, con i due prequel Preludio alla Fondazione e Fondazione anno zero)
raccontava la caduta dell'Impero galattico e dei lunghi anni d'interregno e di barbarie
che ne seguirono; la Bujold narra lo scontro di civiltà tra due pianeti che si rifanno a
due diverse culture: il militaresco pianeta Barrayar (che ricorda lantica Sparta) e
la più democratica Colonia Beta (che ricorda Atene). In questo sfondo asimoviano,
tuttavia, i protagonisti della Bujold scoprono lamore, e così il tema più
strettamente avventuroso-sociologico dimpronta asimoviana è coniugato con quello
introspettivo-sentimentale. Ne esce un quadro originale le cui diverse parti sono in
equilibrio tra loro.
Ecco la trama: la comandante Cordelia Naismith, unesploratrice di
nuovi pianeti (è unastro-cartografa) della Sorveglianza Astronomica Betana, è
appena approdata con la sua astronave spaziale su di un pianeta selvaggio e disabitato per
unesplorazione scientifica (pianeta che nello svolgersi della saga diventerà
Sergyar); dopo essersi allontanata con il suo assistente per svolgere la sua ricerca
biologica, una volta tornata scopre con orrore che una pattuglia di soldati barrayarani
(acerrimi nemici) ha distrutto il campo base e ucciso uno dei suoi uomini in quanto gli
esploratori betani, senza accorgersene, hanno violato lo spazio barrayarano e si sono
opposti allarresto, scatenando la reazione degli avversari. Cordelia riesce a
coprire la fuga dei suoi uomini e a far sì che si mettano in salvo sullastronave,
prima di cadere a terra stordita per leffetto delle armi nemiche; viene fatta
prigioniera dal quarantenne capitano barrayarano Aral Vorkosigan, comandante
dellincrociatore della Marina Imperiale di Barrayar.
Ma ben presto si viene a sapere che anche il comandante Aral è stato
abbandonato sul pianeta in seguito a una tentata aggressione da parte di uno dei suoi
sottoposti. Così i due, unici rimasti sul pianeta (insieme a un geologo betano ferito che
si trascinano dietro), stringono un patto: aiutarsi reciprocamente in modo da raggiungere
il punto di rifornimento sul pianeta attrezzato con viveri, radio e pronto soccorso. Lungo
la strada "fanno conoscenza": lui le racconta di essere rimasto orfano di madre
in seguito allordine del precedente Imperatore di Barrayar, Yuri il folle (prima
dellattuale Ezar Vorbarra), che aveva fatto assassinare tutti i Vor imparentati
temendo la morte per mano loro (i Vor sono gli aristocratici barrayarani); Aral narra che
vide con i propri occhi la scena delluccisione della madre, alletà di soli
undici anni: fu da quel momento che decise di diventare soldato. Anche Cordelia è orfana
di un genitore: suo padre è saltato in aria su di una navetta spaziale.
Fin da queste prime pagine appare chiaro che i due protagonisti
appartengono a due mondi differenti, sia per concezione del potere che per usi e costumi
(basta pensare al nome delle rispettive astronavi: quella di Aral si chiama General
Vorkraft, quella di Cordelia è la René Magritte). Il pianeta Barrayar
è una colonia perduta, che ha ripreso i contatti con la civiltà galattica solo da
70 anni e dove lera dellIsolamento ha causato il sorgere di una società
feudale. LImperatore è circondato da una classe di Conti (i cui cognomi iniziano
per Vor) che costituiscono lossatura del potere; essi, Imperatore compreso, si
spartiscono il potere con limmancabile contorno di odii interni, corruzioni, faide,
vendette, inganni e cospirazioni. Il carattere militarista di Barrayar porta ben presto
allo scontro con altri sistemi planetari, tra cui la progredita e liberale Colonia Beta.
Colonia Beta, invece, è una democrazia (sembra di vedere una decadente
Atene, o certe signorie del Rinascimento italiano, o la stessa società americana), ma è
poco forte: il suo Presidente viene soprannominato "Freddy lincerto". È
gustoso, ad esempio, il riferimento al fatto che nessuno dei betani abbia votato il
Presidente, a causa delle scarse affluenze al voto. Cordelia
(letimologia del nome fa pensare alla virtù del coraggio) scopre suo malgrado che
la democrazia del suo pianeta in realtà è piuttosto apparente: la popolazione vive
chiusa (anche di fatto, visto che vive sottoterra) in alcune convinzioni che sono assurte
al rango di certezze indissolubili, è facilmente condizionata da quello che i mezzi di
comunicazione vogliono farle credere e da pessimi psicologi che fanno il buono e il
cattivo tempo. Nonostante sia un pianeta tecnologicamente avanzato, le donne devono
inoltrare regolare richiesta di permesso per avere un figlio.
Torniamo alla trama. Nel frattempo, Aral e Cordelia arrivano al luogo
del rifugio: lì scoprono che una navetta barrayarana è scesa sul pianeta (mentre
lastronave grande è ferma nello spazio) per accertarsi che il comandante sia morto.
Aral, infatti, sa che i suoi ufficiali sono spaccati a metà tra quelli a lui fedeli e
quelli che tramano lammutinamento. A questo punto, Aral si unisce alla metà
equipaggio fedele e sventa il tentativo di sedizione. Una volta a bordo, ma dopo aver
ripreso solo in parte il possesso della nave, promette a Cordelia che, una volta su
Barrayar, potrà essere libera di andare allambasciata betana e dimbarcarsi su
una nave che faccia rotta per Colonia Beta. Il fatto di non venir trattata come un
semplice prigioniero di guerra dovrebbe mettere sullattenti Cordelia. Infatti Aral,
di lì a poco, non perde tempo e con il solito modo di fare rude e legnoso, per nulla
romantico, ma tipico di Barrayar, domanda ad una stupita Cordelia trentatreenne di
diventare Lady Vorkosigan. I due non hanno tempo di approfondire i reciproci sentimenti
però, perché di lì a pochissimo i ribelli dellastronave insorgono di nuovo e Aral
è costretto a difendere la nave. Nel frattempo, Cordelia è sorpresa dal fatto che sulla
nave sono saliti di nascosto alcuni dei suoi uomini per liberarla "dal massacratore e
macellaio Vorkosigan" (loro non sanno che Aral è innocente dei crimini che Colonia
Beta e i paesi liberali gli attribuiscono), e così suo malgrado fugge con
loro.
Già in questa prima parte del romanzo la Bujold è capace di immergere
il lettore in un universo credibile: siamo nel 2400, i terrestri si sono diffusi su gran
parte della Galassia attraverso un sistema di colonie autonome dal pianeta originario le
quali, dopo parecchi secoli, combattono tra loro al fine di controllare i punti di balzo, corridoi di transito lungo distorsioni spaziali che permettono il
passaggio da un punto allaltro della Galassia. Molte colonie fondate nel corso della
tumultuosa espansione seguita a questa scoperta sono diventate indipendenti dalla Terra
mentre altre sono state dimenticate per lungo tempo e ora si stanno lentamente
ricongiungendo al resto dellumanità. Alcune invenzioni scientifiche sono credibili,
come gli storditori, le pistole al plasma, i distruttori neuronici, ecc. ; altre un
po più ingenue: videotelefoni, il computer con la penna ottica, teleradar, ci sono
ancora la tv e il cinema, e così via. E poi è subito delineato il tema chiave del
romanzo: il tema dellonore.
A onor del vero, la traduzione italiana del titolo è molto libera: Shards
of Honor vuol dire i cocci, i pezzi dellonore. Questo perché, come si saprà
alla fine della storia, le vicende conducono i due protagonisti a un nuovo modo di
guardare e valutare la realtà, a sé stante rispetto agli ideali dei rispettivi paesi di
origine. Aral vedrà il suo onore andare in pezzi per aver messo in pratica gli assurdi
ordini dellImperatore, e Cordelia si renderà conto di come i suoi valori non
avranno più niente a che spartire con il destino di Colonia Beta.
Nella seconda parte del romanzo è scoppiata la guerra tra Barrayar e
il pianeta commerciale Escobar per il controllo delle rotte commerciali. Barrayar ha
chiuso il corridoio di transito che porta al pianeta, così i suoi alleati non possono
intervenire e il pianeta è posto sotto assedio. Aral fa parte dello staff di
stanza sulla nave dellammiraglio Vorrutyer (un essere spregevole e ignominioso), che
ha permesso segretamente che su Escobar si mettessero in piedi dei campi di concentramento
in cui i prigionieri vengono massacrati e le donne violentate.
Mentre Aral è confinato nei suoi alloggi per le divergenze con il
Principe Serg (il figlio dellImperatore) e con lammiraglio, Cordelia, a capo
di una nuova missione per conto della Sorveglianza Betana, forza il blocco astronavale
barrayarano con un sotterfugio (manda avanti unastronave vuota, che puntualmente i
barrayarani colpiscono, mentre lequipaggio è nascosto dentro un finto asteroide; ma
i barrayarani con un sofisticatissimo radar scoprono che dentro il finto asteroide si
celano i militari betani).
Il sotterfugio non funziona e lequipaggio è catturato e portato
a bordo della nave dellammiraglio Vorrutyer. Quando questultimo saccorge
che tra i betani cè una donna, la fa portare nei suoi alloggi per violentarla, ma
un ufficiale fedele ad Aral, sopraggiunto, lo uccide. Arriva anche Aral nella cabina
dellammiraglio, scopre Cordelia, capisce che può venir accusata
dellassas-sinio di Vorrutyer, perciò la nasconde nei suoi alloggi.
Intanto la flotta barrayarana tenta lo sbarco su Escobar, per ordine
del Principe Serg e dei suoi strateghi militari. Ma è una tremenda disfatta perché
Escobar possiede una nuova, segretissima arma, fornita da Colonia Beta: il campo
riflettore antiplasma, che respinge gli attacchi di energia al plasma barrayarani e li
ritorce contro le navi stesse. Il principe Serg muore. Il comando passa ad Aral che, dalla
nave, ordina la ritirata generale. Cordelia assiste a fianco di Aral alla distruzione
della flotta barrayarana, con i suoi cinquemila sodati. Ma quello che più la sconvolge è
venire a sapere, per bocca dello stesso Aral, che questo massacro era previsto perché lui
e lImperatore (e pochissimi altri) erano a conoscenza della nuova tecnologia
militare escobariana: tutta la manovra era stata ordita dallImperatore solo per
mandare allo sbaraglio suo figlio e gli uomini di suo figlio, colpevoli di alto tradimento
e di vari tentativi di colpi di stato andati a vuoto.
Aral confessa a Cordelia che non si riconosce più nelle fila dei Vor:
non vede lora di rassegnare le dimissioni. Non ha più fiducia nellImperatore,
non lo vuole più servire. Appena completato lo scambio di prigionieri tra Escobar e
Barrayar e chiuso il campo di concentramento su Escobar, Aral si ritira a vita privata.
Domanda per lennesima volta a Cordelia se vuole sposarlo, ma Cordelia gli risponde
che non sarebbe in grado di sopportare la vita militaresca su Barrayar, mentre
daltro canto, se Aral volesse trasferirsi su Colonia Beta, le autorità non gli
rilascerebbero il visto dingresso perché è considerato un criminale di guerra.
Così si separano.
Cordelia torna in patria, ma laccoglie lamara sorpresa che
lalto comando betano non crede alla sue versione dei fatti. Il presidente e il suo
staff di psicologi e strateghi incolpano lei di aver ucciso Vorrutyer e Aral Vorkosigan
del massacro della flotta barrayarana e delle atrocità sul pianeta Escobar; non credono a
una sola parola di Cordelia che, invece, si discolpa e difende Aral. Anzi, il fatto che
lei si intestardisca nellaffermare il contrario di quanto le dicono fa sì che la
considerino una spia del nemico. Così vorrebbero internarla in un ospedale psichiatrico
per farle delle cure (sospettano che i barrayarani le abbiano alterato la memoria dei
fatti), ma lei riesce a fuggire. Epilogo della storia: lei scappa su Barrayar, si presenta
a casa di Aral (il quale nel frattempo ha passato il tempo ad ubriacarsi), e dulcis in
fundo finalmente si sposano.
Ultima fatica da parte di Aral e Cordelia: in udienza
dallImperatore, Aral riceverà la consegna di diventare reggente di Barrayar, morto
lImperatore, in attesa della maggiore età del figlio del principe Serg. Così Aral
non può uscire dalla vita politica e militare di Barrayar come desiderava, e (si presume)
nuove lotte e nuovi intrighi torneranno preponderanti nelle puntate successive della
storia.
Molto bella la frase con cui Cordelia (che viene descritta come teista)
invita suo marito (la cui fede, invece, sembra essere rivolta più alla pratica delle
virtù: lonore, la patria, la famiglia, ecc., come poteva essere per gli antichi
romani) ad accettare lofferta della reggenza: "Ho sempre pensato che
le
cose che ci mettono alla prova sono un dono, e le più difficili sono un dono più grande.
Fallire una prova è una disgrazia, ma rifiutare una prova è rifiutare un dono della
vita, e talvolta questo è peggio e più irrevocabile di una disgrazia" (p.281).
Infine, qualche altra considerazione giusto per delineare meglio
lopera della scrittrice dellOhio, nata nel 1949. Ogni suo libro ha la
particolarità che può essere letto separatamente, perché al suo interno l'arco
narrativo è completo. La scrittura e lo svolgimento sono lineari, la varietà narrativa e
stilistica è minima. Però questo non conta ai fini della trama e del successo: quello
che affascina della Bujold è lespressività del mondo che ha saputo creare con i
suoi personaggi (dopo Aral e Cordelia assisteremo alle vicende di loro figlio Miles
Vorkosigan), tramite una sapiente miscela di leggerezza e di complessità, dumanità
e dironia. È vero che i personaggi non emergono mai sopra le righe, diversamente da
certi capolavori della fantascienza, ma non sono nemmeno delle figurine ornamentali. Hanno
il merito di portarci nel loro mondo e di interrogarci, attraverso le loro vicende, sui
valori che la Bujod ha voluto testimoniare con la sua produzione narrativa.
Elisabetta Modena
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