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Lo scientismo all'origine della crisi della
fantascienza
Sono pienamente d'accordo con lei. La fantascienza ha preso
una piega decisamente faustiana. Cosa significa ciò? La sf, invece di essere uno sguardo
critico, profetico e propositivo, come è sempre stata la grande letteratura, va a
rimorchio dello scientismo più becero accompagnando l'umanità verso l'autoannientamento
morale prima ancora che fisico. Credo inoltre che oggi la filosofia possa essere espressa
in maniera efficace nella fantascienza più che nelle aule universitarie, dove è
diventata nient'altro che un gergo iniziatico che non ha più nulla da dire al mondo.
Oltre agli autori da lei citati, credo che anche Philip Dick si appoggi alla riflessione
filosofica. In particolar modo nel romanzo L'occhio nel cielo. In questa sede,
attraverso la finzione, tocca il problema della chiusura individualistica che porta a
costruire un mondo a parte; una realtà non condivisa.
Gianluca Rastelli - Teramo
Sembrerà un'esagerazione, ma si potrebbe dire che la
fantascienza sia stata tradita dai suoi stessi
adepti. L'origine del travisamento è da rintracciarsi proprio nello scientismo, che lei
mette sul banco degli imputati. Gli scrittori di fantascienza non hanno capito che lo
scientismo è la degenerazione della scienza: umanistica, questa; disumanizzante, quello.
Il nostro compito come studiosi è di cercare di reindirizzare sulla giusta via gli
scrittori di fantascienza. Compito arduo e, forse, pretenzioso, ma certamente
indispensabile per noi come uomini e, soprattutto, come credenti. Dobbiamo cercare di
contrastare quello che lei definisce icasticamente "autoannientamento morale prima
ancora che fisico". Ciò avviene, nell'ambito della fantascienza, soprattutto con i
continui attacchi che vengono mossi alla Chiesa cattolica e, in generale, al
Cristianesimo. Noi sappiamo che il baluardo dell'umanesimo autentico è il Vangelo
predicato da Cristo e che Cristo stesso è l'umanizzatore per eccellenza. Sul piano
propriamente culturale, la fantascienza va valorizzata mettendo in luce le sue
potenzialità educative, in primis il suo essere come un ponte tra le due culture in
conflitto, secondo il dibattito innescato da Charles P. Snow alla fine degli anni
Cinquanta. Le opere antiutopiche, catastrofistiche, pessimistiche sono utili fino ad un
certo punto alla fantascienza. A volte, possono diventare controproducenti, poiché
innescano nella gente un senso di impotenza e di frustrazione e, alla fine, la allontana
dalla fantascienza stessa. Gli stessi romanzi di Dick, pur apprezzabili per la potenza
dell'immaginazione, sono a volte, dal punto di vista filosofico, piuttosto ambigui, per il
continuo insistere sulla doppia e tripla realtà che si cela dietro l'apparenza..
Antonio Scacco
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