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Fantascienza, Fantasy, magia
Ma che cosa si intende per magia nella letteratura fantasy?
Anche questa è una bella domanda perché l'apparenza delle parole spesso cela malintesi.
Storicamente il concetto di magia, come ben saprà, ha avuto un'importanza capitale nello
sviluppo della civiltà umana, già a partire dal Neolitico, se non prima, specie se poi
facciamo riferimento alla Mesopotamia o addirittura alla stesura dei Vangeli nei primi
secoli con la presenza dei Magi. L'arte stessa nasce migliaia di anni fa per mano degli
stregoni attraverso le loro interpretazioni figurative. In Grecia e a Roma e in tutte le
religioni pagane la magia e l'interpretazione della natura sono concetti e pratiche
rilevanti. Fino a Galilei, l'astronomia era inclusa da secoli nell'astrologia. (Oggi la
magia e l'astrologia, nel quotidiano, sono soltanto un modo becero di fare soldi sulle
spalle di altri. La civiltà, pensavo a Howard, è davvero così civile rispetto al
passato? No.) Fortunatamente (soprattutto da W. Morris e J.R.R. Tolkien in poi), un simile
passaggio fondamentale nella formazione dell'odierna cultura occidentale non poteva non
essere ripreso dalla fantasy moderna che lodevolmente, rivalutando miti e dimensioni di
quel mondo ancestrale cui hanno appartenuto i nostri avi, ha fatto della magia un gioco e
quindi un elemento letterario quasi irrinunciabile all'interno del genere stesso. Il bello
è che ogni autore ha dovuto stabilire dei limiti i quali costringevano a stabilire un
equilibrio che non poteva essere superato, pena l'inefficacia della resa letteraria. A tal
ragione grandi scrittori come Moorcock e Gemmell hanno più volte ribadito che la magia
necessita un uso notevole di energia fisica, per cui è assolutamente impossibile parlare
di qualcuno che possa essere onnipotente. Se si spende troppa magia, si rischia di morire.
(Raistlin, personaggio della saga di Dragonlance, ne è un esempio). Tutto ha un costo;
così come, nella fantascienza o nel futuro prossimo, il viaggio nel tempo è possibile,
sebbene ora teoricamente per particelle subatomiche, a costo di enormi risorse
tecnologiche (attualmente non disponibili). Moorcock ha addirittura ideato il geniale
concetto di multiverso per cui, in definitiva, la magia in forma ristretta e controllata,
assume connotati più chiari e coerenti. E' chiaro che l'utilizzo di elementi narrativi
come creature fantastiche, imprese epiche, mitologia e magia sono proprio la ricchezza
creativa del Fantasy, che in ciò (ossia in tali elementi peculiari) si differenzia
diametralmente dalla Fantascie
Fabio Truppi
La magia ha avuto "... un'importanza capitale nello
sviluppo della civiltà umana"? Ma lei
vuole scherzare? Come sa chi ha studiato la filosofia, la civiltà greca, da cui discende
quella nostra (ricorda il detto latino: "Graecia capta cepit ferum victorem"?),
si contraddistingue per la razionalità (il logos) e non per la magia. Il
Cristianesimo, sotto quest'aspetto, è in piena sintonia con il pensiero greco. Ricorda il
Logos del Vangelo di San Giovanni? La magia è stata sempre condannata nella
Bibbia. Secondo il Magistero della Chiesa, i maghi, gli stregoni, i cartomanti, gli
sciamani e i fattucchieri agiscono sotto l'influsso del diavolo e sono condannati alla
pena eterna dell'inferno, se non si pentono. A volte - è vero - essi operano dei prodigi,
ma i loro prodigi vengono da satana, il quale è, sì, una creatura intelligente, ma è
figlio delle tenebre e non della luce. L'abbandono della religione pagana in favore del
Cristianesimo dipese proprio dalla presenza, nella prima, della magia e dell'esoterismo.
Oggi, se c'è un "revival" del pensiero magico ed esoterico, è perché abbiamo
abbandonato la strada della razionalità e ci siamo incamminati per il sentiero
dell'irrazionalità. I frutti si vedono: relativismo, scetticismo, nichilismo e
terrorismo. Lei obietterà che ciò dipende dal fatto che non si hanno le idee chiare
sulla magia. Ma - mi creda - non esiste una magia buona e una cattiva, una bianca e una
nera. La fonte è sempre quella: il diavolo. La scienza stessa non ha niente da spartire -
come lei opina - con la magia, l'astrologia e l'esoterismo. Fin dal tempo delle caverne,
l'uomo ha cercato di sviluppare la conoscenza critica, in contrapposizione al pensiero
magico e ai vaticini. Lo sviluppo della scienza avvenne perché, ad un certo punto della
storia umana (l'età galileiana), l'epistème si saldò con la praxis. Ma
ciò fu frutto di una lunga incubazione, le cui radici affondano nel tanto vituperato
Medio Evo, nella scolastica, nella filosofia di Aristotele: tutti fenomeni improntati alla
fede nella razionalità. La nostra civiltà occidentale è nata dalla razionalità, non
dall'irrazionalità e dalla magia. Non per niente il papa di venerata memoria, Karol
Wojtyla, ha scritto quella splendida enciclica, intitolata Fides et ratio. Infine,
vorrei farle presente che la magia è antidemocratica, mentre la scienza è democratica.
La magia è per i pochi (gli iniziati, i viri), mentre la scienza è aperta a tutti. E per
chiudere, quello che lei ritiene un grande scrittore, Michael Moorcock, non solo ha
commesso una blasfemia con il romanzo INRI (Behold the Man, 1969), ma è
responsabile, con la sua teoria dell'inner space, della decadenza della
fantascienza.
Antonio Scacco
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