Racconto vincitore nella sezione fantascienza del Premio
"Akery" del 2004
Il Guardiano
di Fabio Massa
Erano le 8:15 del 20 settembre 2050 quando il giovane Tom Morrison
scese alla fermata di Boston della Multi-Metro a impulso, pronto ad iniziare la sua
avventura universitaria.
Si era iscritto a giurisprudenza, con il chiaro obiettivo di diventare
giudice della Corte Suprema come suo padre.
Era cresciuto a "pane e leggi", e il suo destino era già
stato deciso nel momento stesso del concepimento.
Non gli era stato fatto un vero e proprio lavaggio del cervello; si era
trattato più di un lento ma costante lavoro ai fianchi, che alla fine aveva dato i suoi
frutti.
Nonostante potesse permettersi qualunque affitto, avendo alle spalle
una famiglia più che agiata, a distanza di una settimana dal suo arrivo non aveva ancora
trovato uno straccio di appartamento. Sembrava che tutti avessero avuto la sua stessa
idea, e allo stesso momento. Finché, lottavo giorno, lesse un annuncio che sembrava
fare al caso suo. Qualcuno affittava una piccola casa ammobiliata non troppo distante
dallarea universitaria, e il ragazzo, per non farsela soffiare, si precipitò a
vederla.
La proprietaria era Mary Glover: unanziana signora trasferitasi
tre anni prima dalla figlia.
Quando Tom giunse davanti alla casa le trovò entrambe ad attenderlo.
"Che bel giovanotto" commentò la vecchina, mettendolo subito a disagio. Mentre
Laura, la figlia, una quarantenne molto giovanile, gli strinse la mano e lo invitò a
seguirla per visionare linterno.
La casa era molto accogliente. Tutte le finestre avevano la schermatura
per i dannosi raggi ultravioletti. E comprendeva anche una soffitta alla quale si accedeva
tramite una lunga scalinata.
Al ragazzo piacque subito, ed espresse senza mezzi termini
lintenzione di restarvi.
La donna, dopo aver conferito brevemente con la madre, gli diede il
benvenuto, e Tom riferì che in giornata avrebbe trasferito tutti i bagagli
dallalbergo dove alloggiava provvisoriamente, per poterci dormire la notte stessa.
Quando nel tardo pomeriggio prese ufficialmente possesso della sua
nuova dimora, si lasciò scivolare sulla comoda poltrona del soggiorno e attivò lo
schermo olografico, seguendo il notiziario con un tale interesse da addormentarsi dopo una
manciata di minuti.
Il suo sonno però venne presto disturbato dal suono del campanello di
casa.
Era Laura, che si presentò con un grosso dobermann dallaspetto
tuttaltro che rassicurante.
Tom, istintivamente, fece un passo indietro, ma la donna lo
tranquillizzò: "Non ti preoccupare per Doger, è un cucciolone. A questora lo
porto sempre con me per scoraggiare i malintenzionati; cè certa gente in giro,
specialmente di notte".
Il ragazzo la fece accomodare in salotto, rimanendo comunque ad una
certa distanza dalla sua pelosa guardia del corpo, che annusava tutto, pareti comprese.
Laura, dopo essersi scusata per il disturbo, gli disse che si sentiva
in dovere di informarlo, prima che lo apprendesse da qualcun altro, su quanto che era
accaduto poche settimane prima del suo arrivo.
La donna, dopo aver assunto unespres-sione più cupa, gli
confidò che il precedente affittuario era morto in seguito ad una rovinosa caduta dalla
finestra della soffitta.
Lei però non credeva allipotesi del suicidio avanzata dalla
polizia. "Il professor Martin era un uomo schivo ma equilibrato. Sono certa che si è
trattato di un terribile incidente. Chissà cosa combinava lassù" disse, fissando il
suo interlocutore negli occhi, aspettandosi una qualche reazione. Ma vedendo che il
ragazzo la guardava senza dire nulla, aggiunse: "Pensa che due giorni dopo la sua
morte è arrivato addirittura lesercito, con un ordine di confisca dei macchinari.
In meno di unora avevano già caricato tutto su due camionette.
Quello, secondo me, doveva essere un pezzo grosso, magari uno
scienziato... Comunque, ci tenevo a dirtelo, almeno adesso sai tutto e puoi decidere se
restare, o cercarti unaltra sistemazione".
Tom rimase spiazzato da quella rivelazione, ma confermò alla donna la
sua intenzione di stabilirsi lì.
A quel punto, Laura si alzò e, dopo aver richiamato il cane, che nel
frattempo si era addormentato ai suoi piedi, strinse la mano al ragazzo e si diresse verso
luscita. Ma a pochi metri dalla porta, il cane si voltò e iniziò a tirare il
guinzaglio, abbaiando proprio in direzione della soffitta.
Sembrava impazzito, e la donna faceva molta fatica a trattenerlo.
"Coshai? Piantala!" gli gridò, mentre Tom, quasi senza accorgersene, si
era appiccicato al muro per aumentare la distanza tra lui e la belva.
"Forse sente ancora lodore del povero professore" disse
Laura, mentre trascinava fuori il cane, che non voleva saperne di uscire.
Una volta allesterno, la bestia si tranquillizzò, tornando il
cucciolone di prima.
Appena la donna si allontanò, al ragazzo venne spontaneo volgere lo
sguardo verso la scalinata, fino a raggiungere la porta del luogo incriminato. Da là era
precipitato un uomo, spappolandosi il cranio sullasfalto sottostante.
Non era certo una bella sensazione, ma per uno come lui, patito di
horror e di tutto ciò che riguardava la sfera occulta, contribuiva a creare un piacevole
alone di mistero attorno a quella casa, altrimenti uguale a tante altre.
Passò lintera serata a curiosare nei libri appena acquistati per
la sua facoltà, fino a quando le palpebre si fecero pesanti e giunse per lui il momento
di infilarsi sotto le coperte.
Gli ci volle poco per addormentarsi, ma verso le 4:00 il suo sonno fu
bruscamente interrotto da degli strani rumori.
Rimase nel letto, chiedendosi se stesse ancora sognando, finché un
fruscio lo fece sobbalzare.
"Chi cè?" gridò, senza ottenere risposta.
"Un ladro già alla prima notte? Andiamo proprio bene"
commentò, scendendo dal letto e dirigendosi con cautela verso il soggiorno.
Accese tutte le luci, per infondersi un po di coraggio,
dopodiché aprì ad una ad una le porte che davano sulle varie stanze, ripostiglio
compreso.
Non trovò nulla. Ma successe un fatto singolare: una serie di sbalzi
di tensione fecero accendere e spegnere le luci per una quindicina di secondi.
Tom si guardò in giro preoccupato, prima di riprendere il suo tour di
controllo. Ora il silenzio era totale.
La porta dentrata era ben chiusa e non cera alcun segno di
forzature.
Bastò questo a tranquillizzarlo, almeno finché, come un flash, gli
venne in mente la soffitta; lì non aveva ancora controllato.
Dopo aver fatto un lungo respiro, affrontò i gradini della rampa
tenendo sempre lo sguardo fisso sulla porta.
Giunto in cima, appoggiò la mano sulla fredda maniglia di ottone e,
con un gesto fulmineo, la ruotò, piombando nella stanza.
Una volta accesa la luce poté constatare che non cera
assolutamente nulla, a parte un paio di sedie appoggiate a una parete e tre scaffali pieni
di vecchi giornali, contenitori vuoti e latte di vernice.
Sul pavimento cerano delle scalfitture prodotte dal trascinamento
di oggetti molto pesanti, che gli fecero subito tornare alla mente i misteriosi macchinari
del professore defunto.
"Forse la donna ha ragione: doveva essere uno scienziato"
pensò. E lì, la sua fantasia si mise al lavoro, facendogli ipotizzare chissà quali
esperimenti avvenuti nel buio di quella tetra soffitta. "Forse lo scienziato aveva
scoperto il modo di separare lo spirito da corpo, e magari si trova ancora qui,
intrappolato in questa casa" fantasticò, fischiettando il motivetto di una vecchia
serie televisiva intitolata "Ai confini della realtà".
Quando però si accorse che erano quasi le 5:00, si ricordò che
quattro ore dopo avrebbe dovuto essere in università e, spente tutte le luci, si
rifiondò nel letto, ormai convinto che quei rumori doveva averli sognati.
Alle 8:00, nemmeno il suono martellante della sveglia riuscì a
strapparlo dalle coperte.
Strisciò fuori dal letto solo dopo una buona mezzora ; e dopo
essersi sbattuto dellacqua gelida sul viso, si vestì alla velocità della luce, non
avendo alcuna intenzione di farsi subito bollare come fannullone ritardatario dal docente
di turno. E poi, più aumentava il ritardo e più diminuivano le sue possibilità di
sedersi vicino alle ragazze più carine. Da sempre quei posti andavano a ruba, e lui lo
sapeva bene.
La seconda notte riuscì a farsi tutto un sonno, almeno fino a quando
la sveglia fece finalmente il suo dovere.
Dopo essersi stiracchiato per un paio di minuti, saltò giù dal letto
e andò in cucina a prepararsi una rapida colazione.
Era una bella giornata, e il sole che filtrava dalla finestra vicino al
lavandino contribuiva a riscaldare lambiente.
Tom, ancora assonnato, dopo essersi lasciato andare a uno sbadiglio da
guinness, si guardò intorno per cercare il blocco di appunti che ricordava di aver
lasciato sul tavolo della cucina, vicino a una lattina di coca che si era scolato poco
prima di andare a dormire.
Li trovò entrambi. Lui però era certo di aver messo gli appunti in
mezzo al tavolo, mentre ora erano a terra.
La lattina invece, ce laveva proprio davanti, ma con una
"piccola" differenza dalla sera precedente: era schiacciata, appiattita come una
sottiletta.
Rimase a fissarla per qualche secondo, domandandosi cosa stesse
succedendo in quella casa, o alla sua memoria; anche se, dopo linterminabile lezione
del giorno prima, era poco più che uno straccio, e la mente poteva avergli giocato un
brutto scherzo. "Se la testa mi fa già cilecca come farò a superare gli esami che
ho davanti?" pensò, scuotendo il capo.
La terza sera restò alzato fino a notte fonda per riordinare gli
appunti, che iniziavano già ad essere piuttosto incasinati.
Per sua fortuna, il giorno dopo avrebbe avuto la giornata libera,
potendo finalmente permettersi il lusso di dormire quanto voleva.
All1:30 fece una breve pausa. Aprì una confezione famiglia di
patatine e iniziò a saltare da un canale allaltro alla ricerca di qualcosa di
interessante: una missione quasi impossibile vista lora.
La sua attenzione fu catturata da Nature Network, il canale che si
occupava 24 ore su 24 dei problemi della Terra.
Stava trasmettendo un interessante servizio sui Globici: il primo
eclatante risultato di anni di studi sulla genetica avanzata.
Gli oceani erano ancora ricchi di vita, ma lelevata quantità di
sostanze chimiche nellacqua aveva costretto gli uomini a sospendere la pesca.
Era stato allora che gli scienziati, grazie ai passi da gigante fatti
nel campo dellingegneria genetica, avevano ottenuto una nuova forma di vita chiamata
Globice, che nel giro di pochi anni avrebbe dovuto risolvere il problema
dellinquinamento.
Si trattava di una sfera gelatinosa, o bio-palla, come lavevano
soprannominata gli scienziati stessi, in grado di filtrare grandi quantità di acqua,
trattenendo proprio quelle venefiche sostanze chimiche, che costituivano il suo alimento
base.
Tali organismi avevano dato prova di grande efficienza nelle vasche di
acqua marina dei laboratori. Tuttti gli agenti tossici immessi erano stati assimilati, e i
Globici proliferavano, riproducendosi ciclicamente per divisione.
Non avevano mai superato il metro di diametro, e la loro crescita era
piuttosto lenta.
Ne furono liberati un milione in oceano aperto.
Qualche tempo dopo si erano già distribuiti uniformemente,
centuplicando il loro numero.
Gli avvistamenti erano sempre più frequenti, e gli esami
batteriologici delle acque dove la densità era maggiore avevano dato esiti molto
positivi.
Presto però sorse un "piccolo problema": qualcosa che gli
scienziati avevano trascurato. La crescita del singolo Globice, infatti, era direttamente
proporzionale allo spazio a disposizione e al tasso di inquinamento dellacqua.
Trovandosi in oceano aperto, avevano presto raggiunto delle dimensioni
enormi: oltre 50 metri di diametro; e quando le correnti li spingevano in superficie,
diventavano pericolosi ostacoli trasparenti, difficilmente visibili per le navi, che vi
entravano in collisione rischiando di capovolgersi.
Secondo gli scienziati, una volta esaurite tutte le sostanze
inquinanti, le bio-palle si sarebbero estinte per mancanza di cibo. Era solo questione di
tempo, ma di quanto?
Tom seguì lintero servizio, osservando quelle enormi sfere di
gelatina con un misto di curiosità e repulsione. Poi, accortosi che aveva perso troppo
tempo, spense lolo-schermo e si immerse nuovamente negli appunti.
Alle 3:00 sospese tutto, perché il suo grado di attenzione era
pericolosamente sceso sotto il livello di guardia.
Mentre si avvicinava alla camera da letto, passò come sempre davanti
alla scalinata e, meccanicamente, alzò lo sguardo in direzione della porta che dava in
soffitta.
Allinizio, quasi non ci fece caso, ma dopo aver percorso un paio
di metri, realizzò; la porta era accostata, mentre lui ricordava distintamente di averla
chiusa.
Subito, pensò che si trattasse della maniglia difettosa.
Con una certa cautela, salì i gradini, che sembravano non finire mai,
e una volta in cima afferrò la maniglia, tirandola verso di lui fino a quando sentì il
clic di chiusura.
Per sicurezza provò anche a spingere, ma la porta non si aprì.
Soddisfatto, tornò in camera da letto.
Si addormentò come un sasso, ma dopo meno di unora, si svegliò
terrorizzato. Aveva sognato che qualcuno lo stava osservando. Era lì, in camera, ma lui
non poteva vederlo.
Ancora scosso da quellincubo particolarmente reale, scese dal
letto e andò in cucina a prepararsi un latte caldo.
Da quando si era trasferito, aveva dormito poco e male, e stava
iniziando a risentirne.
Passando davanti alla scalinata udì nuovamente dei rumori. Era esausto
e piuttosto nervoso, e così, quasi senza rendersene conto, si ritrovò a salire le scale
bestemmiando.
Spalancò con violenza la porta, si guardò intorno, ma come in
precedenza non trovò assolutamente nulla, solo uno spazio desolatamente vuoto.
A quel punto gli vennero in mente i topi. "Perché non cho
pensato prima!?" esclamò, cercando di capire dove potessero nascondersi.
Conoscendo lastuzia dei roditori, sapeva che non li avrebbe mai
scovati. Ma quando tornò di sotto era comunque più sollevato. Finalmente aveva trovato
una spiegazione logica a ciò che accadeva lassù.
Soddisfatto, bevve il latte e si infilò nuovamente nel letto. Ma gli
ci volle più di unora per riaddormentarsi.
La mattina seguente telefonò alla proprietaria della casa. Rispose
Laura, che rimase alquanto perplessa quando Tom le parlò delleventualità che in
soffitta ci potessero essere dei topi.
La donna gli disse che non avevano mai avuto di questi problemi, ma
che, se voleva, poteva acquistare un topicida e metterlo sul loro conto.
Il ragazzo la ringraziò, e dopo aver fatto una lista di ciò che gli
serviva, partì alla ricerca di quel veleno che avrebbe dovuto garantirgli notti più
tranquille.
Lo trovò al vicino spaccio: dei granelli blu racchiusi in piccoli
sacchetti di carta. Il topo li rompeva, ne mangiava il contenuto e moriva dopo poche ore
dallingestione.
Tom li distribuì per tutta la soffitta, dopodiché, con una punta di
cinismo, esclamò: "Buon appetito!".
Passò il resto della giornata alluni-versità, tornando a casa
solo dopo le 21:00.
Aveva comprato una confezione di cibo autocuocente: una novità
assoluta per lui, abituato comera ai manicaretti cucinati dal maggiordomo.
Sulla confezione cera scritto: arrosto di tacchino clonato con
patate e salsa verde. Tirare la levetta e attendere 4 minuti. La confezione si aprirà
automaticamente quando il cibo sarà cotto. Le patate e la salsa verde sono transgeniche e
ad alta digeribilità. Tenere lontano dalla portata dei bambini. Prodotto non adatto a
individui di età inferiore a 12 anni.
"Sembrano le indicazioni di un medicinale. Ora capisco perché mia
madre non ha mai comprato questa roba" commentò. Ma poi lappetito si fece
grande, e in pochi minuti mangiò tutto, sapendo che lunica alternativa sarebbe
stata il digiuno, visto che di cucinare non se ne parlava.
Terminata la cena si piazzò in poltrona, accese lolo-schermo e
aprì una maxi confezione di pop-corn.
Sul programma nazionale stavano trasmettendo un servizio sulla genetica
avanzata: uno di quei campi in cui gli scienziati, nel giro di poco tempo, avevano fatto
passi da gigante grazie anche alle generose sovvenzioni elargite dalle più grandi
Compagnie mondiali, interessate non poco a quella che consideravano una futura fonte di
immensi guadagni.
Il ragazzo non fece però in tempo a capire largomento, che
squillò il video-telefono; era sua madre.
Quando, dopo cinque minuti buoni di raccomandazioni e consigli,
riattaccò, ebbe come la sensazione che ci fosse qualcuno alle sue spalle.
Iniziò a sudare freddo, mentre sentiva uno strano formicolio che gli
saliva dalle dita dei piedi.
Restò immobile per una manciata di secondi, dopodiché, trattenne il
respiro, si voltò di scatto, e non vide altro che il muro del soggiorno.
"Che mi sta succedendo?!" esclamò infastidito.
Per un po rimase seduto a fissare lo schermo che proiettava le
immagini 3D della ricostruzione di una sciagura aerea avvenuta in mattinata. Ma la sua
testa era altrove: stava rimuginando sulle strane sensazioni che quella casa gli
trasmetteva.
Spense lolo-schermo e si andò a buttare sul letto, sbuffando.
Si addormentò in quella posizione, completamente vestito. Ma qualche
ora dopo fu svegliato dai soliti rumori provenienti dalla soffitta.
"Mangiate, mangiate tutto" mormorò, poco prima di
riaddormentarsi.
La mattina seguente, dopo una rapida doccia, si precipitò in soffitta,
curioso di vedere se i suoi inquilini abusivi avevano gradito il "dono".
I sacchetti erano tutti intatti, tranne uno, che era stato aperto e
svuotato.
"Bene, bene. Spero vi sia piaciuto" bisbigliò.
Da quando viveva da solo gli capitava sempre più spesso di fare
discorsi ad alta voce, e ogni volta che se ne accorgeva si dava del matto, senza però
prendersi troppo sul serio.
Prima di uscire diede ancora unocchiata dietro agli scaffali, ma
non trovò nessun cadavere.
Visto che erano già le 8:40, e alle 9:30 avrebbe dovuto trovarsi
nellaula 10 a prendere la consueta vagonata di appunti, accantonò per un istante i
suoi problemi domestici e scese a prepararsi il solito latte caldo.
Agguantò la scatola dei biscotti e si sedette su una delle ruvide
sedie di legno della cucina, appoggiando sul tavolo il bicchiere fumante. Afferrò la
zuccheriera, immergendo il cucchiaino e sollevando una montagnola di zucchero.
Sulle prime non ci fece caso, ma poi, guardando più attentamente vide,
mescolati allo zucchero, dei granelli blu.
"Oh porca...! Il veleno per topi! Ma...che diavolo...Come
cé finito qui?" balbettò, lanciando il cucchiaino sul tavolo.
Quello era troppo anche per lui.
Esausto, telefonò immediatamente alla proprietaria della casa.
Come sempre rispose la figlia, e Tom, in evidente imbarazzo, le riferì
che aveva deciso di cambiare casa.
Accampò una serie di scuse così poco credibili che si rese subito
conto di stare facendo la figura del cretino, ma non gli importava: voleva solo andarsene
il prima possibile.
La donna, assai comprensiva, gli restituì la caparra, e Tom la
ringraziò, scusandosi per la spiacevole situazione.
La sera stessa chiamò lalbergo e prenotò la sua vecchia stanza
per il giorno dopo.
Quellultima notte decise di prendersi una sbronza colossale,
scolandosi tutte le lattine di birra che aveva in frigo.
Brindò alla casa e ai fantasmi che la abitavano, finché la stanza non
iniziò a girargli attorno vorticosamente.
A fatica, si trascinò in camera, sbandando e finendo più volte contro
il muro del corridoio.
Quando la raggiunse, spalancò la porta e si lasciò cadere sul letto,
facendo volare la lattina, che rotolò sotto larmadio.
"Almeno stanotte non sentirò nulla" rantolò, prima di
crollare.
Fece uno strano sogno, nel quale il muro della stanza sembrava prendere
vita, assumendo una forma umana, che protendeva le lunghe braccia scheletriche verso di
lui.
Lincubo si interruppe bruscamente quando un attacco di nausea lo
costrinse ad alzarsi e a raggiungere rapidamente il bagno per liberare lo stomaco.
Aveva un colorito biancastro, funereo, e un alito che avrebbe steso un
bisonte.
Tra un conato e laltro maledisse il momento in cui aveva deciso
di sbronzarsi. Ma fu proprio allora che sentì nuovamente quegli strani rumori.
"Basta! Voglio sapere cosa cè in questa maledetta
casa!" esclamò; e dopo aver afferrato un grosso coltello da cucina, affrontò la
lunga rampa di scale.
Non era certo lucido, ma la curiosità era troppa, e lalto tasso
alcolico contribuiva a infondergli un certo coraggio.
Un tuono però lo fece sobbalzare, e quasi perse lequilibrio. Ma
dopo un istante di esitazione, si aggrappò al corrimano, continuando a salire.
Si era scatenato un temporale, e lacqua batteva contro i vetri
delle finestre, sospinta dalla forza del vento.
"La notte ideale" commentò, raggiungendo la porta.
Una volta entrato in soffitta, senza esitare fece subito scattare
linterruttore.
"Allora, la vogliamo finire di fare casino!?" sbottò,
lasciandosi andare ad una risata liberatoria.
Improvvisamente però, si udì un tuono particolarmente poderoso. La
corrente saltò, e Tom rimase al buio ad osservare i lampi che illuminavano la piccola
finestra.
"Ci mancava solo questa!" borbottò, sbuffando nervosamente.
Si voltò per tornare di sotto a cercare il contatore, ma proprio in
quellistante udì un fruscio. Qualcosa si stava avvicinando lentamente alle sue
spalle.
Rimase pietrificato, incapace di qualsiasi movimento. Non sentiva alcun
respiro, o rumore di passi, solo quel leggero fruscio, quasi impercettibile, che però
bastava a fargli gelare il sangue nelle vene.
Era una situazione insostenibile. Poi, una scarica di adrenalina gli
attraversò il corpo, e fu allora che si voltò.
La poca luce che filtrava attraverso la finestra illuminò una forma,
che più si avvicinava, e più sembrava sforzarsi di assumere sembianze umanoidi.
Di qualunque cosa si trattasse era molto più alto di lui, e non
riusciva a distinguerne il volto: sembrava uno di quei pupazzi di stoffa con i lineamenti
appena abbozzati.
Il ragazzo retrocesse istintivamente fino al bordo della scalinata, ma
lessere continuò ad avanzare, raggiungendolo. "Cosa diavolo sei...?" fece
in tempo a dire, prima che lintruso lo afferrasse per il collo con le sue lunghe
dita, mutando il colore, da un grigio muro, a un rosa carne.
Rimasero lì, in assoluto silenzio per una manciata di secondi,
dopodiché lessere, con un gesto fulmineo, gli spezzò losso del collo.
Il coltello scivolò dalla mano di Tom, finendo giù per le scale,
seguìto a ruota dal suo corpo senza vita.
La mattina seguente, fu Laura a fare la macabra scoperta.
Dopo aver suonato più volte il campanello, aprì con il passe-partout
e, annunciando la sua presenza, entrò, visto che, come da accordo telefonico, il ragazzo
avrebbe dovuto lasciare libera la casa la mattina stessa.
Lo trovò lì, ai piedi della scalinata.
Sconvolta, telefonò subito alla polizia, coprendosi gli occhi per non
vedere il cadavere, che giaceva a pochi metri da lei, riverso su un fianco.
Venne subito aperta unindagine, ma anche questa volta il responso
parlò di un tragico incidente. Il ragazzo, che dagli esami risultò ubriaco, doveva aver
perso lequilibrio, rompendosi il collo durante la caduta.
Il giovane ispettore Fox, chiamato a risolvere il caso, pur essendo al
corrente della precedente morte avvenuta in quella casa, la considerò nulla più che una
terribile coincidenza.
Solo il coltello faceva presupporre che qualcuno si fosse introdotto
nellabitazione. In quel caso, la vittima doveva aver sorpreso lintruso e,
nella colluttazione, poteva essere caduta dalle scale.
Non era però stato trovato alcun segno di effrazione; porte e finestre
erano intatte e sigillate.
Ogni singola stanza, compresa la soffitta, fu perquisita a fondo, ma
senza alcun risultato.
Certo, se lispettore avesse saputo chi era veramente il
precedente affittuario forse sarebbe giunto ad una diversa conclusione.
Si trattava di James Braddok, un luminare nel campo della robotica
avanzata.
Lui e Frank Savini, un collega, esperto di genetica e orgoglioso padre
dei Globici, avevano lavorato per quattro lunghi anni al progetto Ghost.
Tale progetto, totalmente finanziato dallesercito e coperto dal
segreto militare, era culminato nella creazione di un essere bio-robotico in grado di
rigenerare le proprie cellule assorbendo elettricità.
La capacità che aveva di scomporre la sua struttura scheletrica gli
dava la possibilità di assumere forme diverse, a seconda delle esigenze; ora era un
bipede, ora un quadrupede; e quando veniva il momento di scomparire, riusciva ad
appiattirsi a tal punto da diventare un tuttuno con muri e pavimenti. Questo grazie
alla bio-materia che ricopriva lossatura magnetica scomponibile: un compatto ammasso
cellulare che conteneva il D.N.A. del camaleonte e della torpedine, consentendo alla
creatura di attaccare la potenziale preda sfruttando leffetto sorpresa, folgorandola
con una potente scarica elettrica.
Il bio-involucro, compatto ma estremamente elastico, riusciva a fermare
la corsa dei proiettili più devastanti e ad assumere il colore di qualunque superficie
con la quale venisse a contatto. Mentre lo scheletro magnetico scomponibile in lega al
titanio nutriva il suo bio-abito protettivo, assorbendo elettricità attraverso una
qualsiasi presa di corrente per poi distribuirla uniformemente alle cellule.
Quando nella casa la luce andava e veniva era il segnale che
lessere si stava nutrendo; ed era proprio per questo motivo che la bio-massa non
rigettava quellingombrante fardello: senza di esso avrebbe perso la sua unica fonte
di nutrimento.
Far interagire la parte meccanica con quella biologica era stata la
sfida più ardua. Allinizio infatti, gli impulsi che il cervello artificiale le
trasmetteva non venivano interpretati correttamente, dando luogo ad unimmediata
reazione autodistruttiva delle cellule, meglio conosciuta dagli scienziati col nome di
Effetto Domino.
Come tutti i progetti ambiziosi, anche questo aveva procurato non pochi
grattacapi ai suoi due padri; e proprio la grande pressione a cui erano stati sottoposti
Braddok e Savini si era rivelata letale per questultimo, stroncato da un infarto
poco dopo aver terminato il suo prezioso lavoro, con buona pace dellAlto Comando
Militare, che vedeva sempre meno minacciata la segretezza della sua arma pensante.
Dopo una serie di tentativi, Braddok era finalmente riuscito ad
ottenere la perfetta simbiosi tra scheletro e bio-massa esterna, vedendo così premiati i
suoi sforzi e quelli del collega defunto.
Ghost era nato per controllare aree ad alto rischio, neutralizzando
ogni intrusione non autorizzata.
Era dotato di un cervello artificiale ultra-piatto e di un cip
neuro-corticale nel quale trovava spazio unimmensa banca dati contenente
informazioni su tutte le forme di vita presenti sulla Terra. Ciò gli permetteva di
studiare in fretta il suo nemico, qualunque esso fosse, eliminandolo con estrema
facilità.
Non era provvisto di occhi, ma disponeva di sofisticati sensori
allaltezza del disco cranico in grado di captare calore e movimento, disegnando con
precisione lidentikit dellavversario di turno.
I due scienziati, anni addietro, si erano già distinti per aver
collaborato alla creazione del polimorfo segugio: quello che poteva essere considerato
lantenato dellattuale Ghost. Ma a differenza di questultimo, era
totalmente sintetico e sprovvisto di un cervello in grado di elaborare nuove strategie e
apprendere giorno dopo giorno.
Anchesso però, aveva la capacità di mutare la sua forma, seppur
in maniera più limitata. Ma ciò gli bastava a raggiungere lo scopo per cui era stato
creato: catturare gli evasi.
Ogni detenuto aveva un cip impiantato nel collo che trasmetteva una
serie di bio-dati e un segnale radio di identificazione.
Quando uno di loro riusciva ad evadere, veniva inserito il suo cip
nella banca dati del polimorfo segugio, che si metteva immediatamente sulle sue tracce,
scovandolo e catturandolo nel giro di poco tempo, grazie alle sue doti mimetiche e alle
strategie preordinate.
Una volta intercettato levaso, lo avviluppava con i suoi tessuti
elastici, ricoprendone ogni centimetro del corpo come una tuta aderente, e narcotizzandolo
allistante con una sostanza chimica sprigionata dalla sua pelle sintetica.
Dopodiché attendeva larrivo delle guardie carcerarie; e solo allora lo liberava dal
suo abbraccio, disattivandosi.
Il polimorfo segugio si era dimostrato una macchina infallibile e
totalmente affidabile, a differenza del successivo e assai più ambizioso progetto Ghost,
che aveva dato non pochi grattacapi ai suoi ideatori.
I primi test infatti, avevano subito evidenziato problemi nella
ricezione ed elaborazione degli ordini.
Il cip neuro-corticale era difettoso, e la creatura finiva per agire
autonomamente, attaccando chiunque entrasse nel suo raggio dazione, automodificando
gli ordini stessi.
Il progetto fu sospeso e lessere bio-meccanico venne eliminato,
disattivando il cervello grazie a un dispositivo di controllo ideato dal suo creatore.
Essendo Braddok lunico al corrente dellesperimento, oltre
ai militari della base segreta in cui erano avvenuti gli esperimenti, fu costretto a
rimanere lì, in attesa di nuovi incarichi.
Ma lo scienziato, con laiuto di infiltrati della G.E.N.O.M.A, una
multinazionale che spaziava in più settori, dai prodotti farmaceutici, agli alimentari,
allingegneria genetica, riuscì a fuggire.
Lui stesso, dopo anni di collaborazione, era stato soffiato alla
G.E.N.O.M.A. dallesercito a suon di quattrini.
Nella base militare cerano però alcuni infiltrati della
multinazionale, che in principio avrebbero dovuto limitarsi a carpire i segreti del suo
esperimento. Ma visto come erano andate le cose, e subodorando il possibile affare
miliardario, ne avevano approfittato offrendo allo scienziato unaltra chance nel
momento in cui il suo lavoro stava per finire alle ortiche.
Braddok, che non aveva nessuna intenzione di buttare via tutti quegli
anni, sicuro comera di essere a un passo dalla soluzione, grazie a un nuovo
micro-cip neuro-corticale, aveva preso la palla al balzo e, impossessatosi del suo
prezioso libro di appunti, era scomparso nel nulla.
In realtà, era stato trasferito sotto falsa identità in quella che
sarebbe diventata una sorta di casa maledetta, dove avrebbe proseguito il suo lavoro,
potendo contare sui sofisticati macchinari offerti dalla G.E.N.O.M.A, che per non esporsi
eccessivamente non aveva potuto mettergli a disposizione gli attrezzatissimi laboratori di
cui disponeva.
Di scheletri nellarmadio la G.E.N.O.M.A ne aveva già fin troppi,
come il settore si occupava della sperimentazione di armi dellultima generazione; e
il mutante bio-robotico sarebbe stato il pezzo pregiato proprio di tale settore: un
gioiello da vendere al miglior offerente.
Per evitare inutili rischi, vista la totale mancanza di misure di
sicurezza, il patto era che lo scienziato si limitasse a creare un nuovo esemplare senza
però attivare il cip neuro-corticale. Inoltre, a scadenze prestabilite, avrebbe dovuto
consegnare a un uomo della G.E.N.O.M.A un resoconto dettagliato sul suo lavoro.
Nel momento in cui questo fosse giunto al termine, sia lui, che la sua
creatura, sarebbero stati trasferiti allinterno di un nuovo laboratorio segreto,
nascosto tra le Montagne Rocciose, dove avrebbe finalmente potuto portare a termine
lesperimento in tutta sicurezza.
Ma Braddok non aveva resistito e, novello Frankenstein della
bio-robotica, una volta completato lo scheletro, aveva subito provveduto ad inserire il
cip, attivandolo e ricoprendo il tutto con la bio-massa.
Puntualmente, qualcosa era andato storto, e lessere, dopo aver
preso possesso della casa, aveva considerato lo scienziato un intruso e lo aveva eliminato
defenestrandolo, non prima però di aver distrutto lunico dispositivo in grado di
disattivare il suo cervello artificiale.
Lo scienziato era andato ben al di là dellassemblaggio di una
potente bio-arma. La creatura aveva preso coscienza di sé, anche se non riusciva a darsi
unidentità. Non aveva un passato, nessun punto di riferimento. Sapeva solo quello
che doveva fare: difendere il suo territorio. Ma la cosa peggiore era che il nuovo cip
aveva contribuito ad accrescere il suo compiacimento nel cacciare la preda di turno,
inducendola a prolungare la fase di studio per poter giocare al gatto col topo.
Quelli della G.E.N.O.M.A, dal canto loro, nel momento in cui lo
scienziato era deceduto, avevano considerato chiuso ogni rapporto, lavandosene le mani. Al
contrario dellAlto Comando Militare, che riconosciuto Braddok in una foto pubblicata
nella pagina di cronaca nera di un giornale locale, aveva subito inviato una ventina di
uomini nella vecchia casa, con lordine di confiscare i macchinari per paura che
potesse trapelare qualcosa della loro vecchia collaborazione, ignari del fatto che lì si
aggirasse già unaltra delle sue creature.
Ma lessere non si era mostrato. Aveva deciso di non attaccare,
perché gli intrusi erano troppi, bene armati, e non era certo di poterli sopraffare senza
venire danneggiato.
Aveva protetto sé stesso, prima ancora del suo territorio, dimostrando
un forte spirito di autoconservazione.
Per tutto il tempo in cui i militari avevano occupato la casa, si era
limitato a studiarli, scivolando sulle pareti, sul pavimento, seguendone ogni singolo
movimento. Assimilava informazioni, arricchendo di ora in ora la sua banca dati.
Anche losservazione del povero ragazzo gli era stata utile. Ma
nel momento in cui si era sentito minacciato, per Tom non cera stato scampo.
E ora quellessere era già in attesa del prossimo visitatore: il
primo intruso che avesse avuto la malaugurata idea di stabilirsi nel suo territorio.
"Ho appena avuto una grande idea" disse lispettore Fox,
rivolgendosi al suo secondo "una volta terminata lindagine verrò ad abitare
proprio qui. E un po che cerco casa; e visto quello che è successo credo che
ci scapperà anche un bello sconto" aggiunse, con aria estremamente soddisfatta,
chiudendo la porta della soffitta.
2004 © by Fabio Massa
FABIO MASSA è nato ad Alessandria (1970), dove risiede. È un
grafico pubblicitario e editoriale, diplomato all'Istituto Europeo di Design di Milano. Ha
iniziato a scrivere con una certa continuità dopo i 25 anni. Predilige la fantascienza,
ma gli piace spaziare anche nell'horror, nel fantasy e nel noir. Nel 2000, ha ricevuto una
menzione speciale d'onore della giuria al premio nazionale "Aleramicus" di
fantascienza (Acqui Terme), con il racconto I mostri di Balchik; nel 2001 ha vinto il primo premio al concorso nazionale
"Akery" di Acerra (Na), sezione fantascienza, con il racconto Gli uomini
grigi. Nel 2003, si è piazzato primo alla VII Edizione del Premio "Future
Shock" con il racconto di fantascienza Chiara e l'Oscuro (pubblicato sul n.42
della suddetta fanzine), terzo al concorso "Akery" con il racconto di
fantascienza Vorator Mundi (apparso sul n.51 di "Future Shock"). Cinque
suoi racconti di generi vari sono stati pubblicati sulla rivista nazionale
"Inchiostro", dedicata agli scrittori esordienti. Nel 2006 è giunto tra i
finalisti del trofeo Rill col racconto : Oggi al parlamento galattico e nel 2007,
sempre al Rill, gli è stato selezionato un racconto, poi pubblicato sullomonimo
libro stampato per il trofeo, dal titolo: Il cacciatore. Nel 2007 vincitore anche
dellAkery, sezione tema libero.
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