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Recuperare il senso estetico della ricerca
è un'istanza morale imprescindibile
La poesia cosmologica
di Matteo Bonsante
di Luigi Picchi
Matteo Bonsante è nato a Polignano a Mare nel 1935 e dal 1976 vive a
Bari dove ha insegnato Francese nella scuola secondaria superiore. Oltre a diverse sillogi
tutte confluite in ununica raccolta omnicomprensiva Poesie 1954-2004 (Aliante
Edizioni, Bari 2004) e le recenti Iridescenze (Aliante Editrice 2007), la
bibliografia di Bonsante comprende due drammi Caldarroste (1981) e Dietro la
porta (1984) e due romanzi brevi Una linea di fuga (2001) e Sperduto
(2003). Argomento di questa mia ricognizione è il motivo cosmologico, fondamentale nella
produzione lirica del Nostro. Dice bene Daniele Maria Pegorari nellIntroduzione alle
Poesie quando scrive che "gran parte del libro è impegnato a salvaguardare la
grandiosità del cosmo, autentica parola-chiave e tema ricorrente che ossessivamente
lautore appone come titolo (un titolo in distintivo, si direbbe) di ben cinquanta
liriche su settantanove" (ma solo riguardo alla silloge Ziqqurat).
Il Cosmo ha perso la poesia
Parlare del Cosmo oggigiorno non è facile: nonostante le
esplorazioni spaziali, niente ci è più estraneo del Cosmo, la cui immagine rischia di
essere talvolta meramente strumentale, e pratica svuotandosi così dogni significato
antropologico, umanistico, religioso ed estetico. Il Cosmo ha perso poesia e la poesia ha
perso il Cosmo. Bonsante nei suoi brevi , ma intensi frammenti cerca di recuperare questa
meravigliosa e divina realtà. Il poeta torna a contemplare lUniverso con stupore
antico prelogico, nonostante i meriti e i successi indiscutibili della Scienza, da
intendere sulla scia dellinterpretazione di Enrico Cantore come "ricerca
sistematica della conoscenza di sé, conseguibile attraverso lesplorazione della
realtà osservabile" e quindi come disciplina umanistica a tutti gli effetti.
Purtroppo, la consapevolezza moderna può uccidere il sacro, inaridire le esperienze,
togliere loro senso, parcellizzandole e anatomizzandole in contingenze segmentate e
quantificate. Ma la realtà non è solo questo: è ben altro!
Bonsante savvicina alla prospettiva mitomodernista di un Giuseppe
Conte secondo cui il poeta deve recuperare loriginaria vocazione orfica di vate e
veggente, cantore delle sublimi forze cosmiche a dispetto di ogni nichilismo postmoderno.
La tecnica non basta, anche se è una tappa ineludibile del cammino autoconoscitivo di
evoluzione delluomo. Cè una poesia di Ziqqurat, dove ben chiara è la
dichiarazione dei limiti della ricerca umana.
Altoparlanti di 21 decibel,
shuttles di luce laser,
pazzo del tuo diametro, non ti raggiungo
Omega
Sgusciante.
Mi ricacci sconfitto nel tuo ventre.
Le distanze siderali non sono colmabili e riconducibili allumano
dominio. Lunico contatto autentico è quello di tipo fetale: riconoscere la
misteriosa e incommensurabile maternità del Cosmo e ad essa abbandonarci fiduciosamente.
La condizione umana coi suoi limiti alla fine è più forte e imperativa della forza
gravitazionale. Ma caliamoci nella magia di questi scintillanti e audaci frammenti dove
lintuizione dischiude verticali di estasi ed ebbrezze liriche.
Me ne vado nellaria
Questo semplice verso è tutto un programma: cè la disinvolta
voglia di avventura, il richiamo di una vocazione. Mentre nel brano successivo cè
la storia eroica di uomini soli che savventurano nellignoto con la
determinazione di pionieri.
Illuminazione di uomini solitari sulla crosta
del mondo
Incamminamento del giorno.
I versi spesso hanno unicasticità gnomica, che può essere
sciolta in un discorso più ampio che il poeta non esita a concretizzare in un commento
scorciato e sintetico a piè pagina .
Le stelle non sono sentieri per gli agi del cuore
Cè qui il rifiuto di ogni evasione sentimentale, di ogni melenso
sfogo romantico. Le stelle sono un impegno drammatico, una sfida tragica, una consegna
severa.
Sopra il carrubo
Il nido degli astri
Sulle terrazze di Dio
Le stelle possono avere la quotidiana normalità di una nidiata
diventando così, occasionalmente, presenze vicine e familiari. Di solito il respiro delle
liriche di Bonsante è breve, conciso, epigrafico. Anche un testo lungo può in verità
essere ricondotto alla struttura del frammento. Ad esempio nel poemetto "Sulle
terrazze del dio", sorta di apostrofe alluomo e al suo cammino evolutivo,
attraverso strofe autonome e versi monolineari si snoda la vicenda della decadenza
antropologica: il pianeta è diventato un luogo angusto a causa dellinfittirsi e
velocizzarsi dei contatti. Pericoli come spade di Damocle sono sospesi sullumanità,
mentre la volgarità consumistica impera ovunque. Se Latomo è nella sofferenza il
dolore è cosmico.
Sulle terrazze del dio [le stelle] ti muovi. Solitario.
Aspetti la nuova stella. La bianca sutura. Lincontro.
La rincorsa alata nelle altezze.
E quasi un peccato cercare di sviscerare il senso di questa
strofa che parla di solitudine, forse un po titanica. Lo stile di Bonsante è
lapidario, procede per dettagli e illuminazioni liriche folgoranti in una tensione
fortemente allusiva ed evocativa. Il lettore è invitato ad arricchire, a collegare e ad
espandere con la propria immaginazione i diversi elementi messi in gioco. Il poeta collega
la realtà terrena a quella astrale: non tradisce e non rinnega la terra, ma la omaggia e
la riverisce sempre anche quando lattenzione è polarizzata verso gli assoluti
siderali.
Si estenua il giorno
su pianeti lentissimi,
e sono sette anni di gelo
sul sole
Una benda alla nuca,
nel vuoto daria, col senso e il
non-senso per certezza e
spavento.
La vocazione allidillio si concretizza poi in riflessione
metafisica. Luomo e il suo ruolo/destino nelluniverso sono il cuore di questo
percorso poetico.
Effonde la luce lempito del mondo.
Il timone in ogni direzione.
LOra di tutte le sfere.
L "ora" scritta con la maiuscola è il kairòs,
il tempo topico, opportuno e strategico: la coincidenza risolutrice.
Cè quindi come lattesa di uno svelamento.
Sul picco dellOra,
con offerte votive.
Sei tu che mi parli. Le stelle senza
dei metteranno bandiere.
Ascolto il vento, dico che verrà.
Gli amici bevono il vino, gli aranci
la luce.
Latmosfera conviviale, bucolica, paganeggiante. Una pace antica,
degna di un dialogo platonico o di una pagina di un poeta classico, greco o latino.
Nel buio di comete
La terra, il sangue
Inquiete radici, giù sulla terra.
Impossibile staccarsi dalla Terra
Riporto questi frammenti per sottolineare lurgenza e
lineluttabilità del fattore "terra", come abbiamo visto, richiamo
insistente e continuo. In fondo dalla terra non è possibile staccarsi veramente. Lo
spazio è una dimensione che si può avvicinare anche con lintuizione
contemplatrice. Linteresse del poeta per il Cosmo è sincero e forte e più lirico
che tecnologico, lapproccio è più estetico che scientifico.
Planetes
E freccia inclinata di 23º
a uguale distanza dal bene e dal male,
filamento azzurro nellillimitato,
enormità del troppo piccolo
(tempo di 2¯ 80 millisecondi,
spins da capogiro, quark, odori, colori, sapori)
mentre sono nella corsia di un ospedale
con la pietà di chi è in mezzo
ad un oscuro caso.
Qui le incommensurabili distanze astrali sono collegate con una realtà
umana feriale: la corsia dospedale in una sorta di dinamica ossimorica che affianca
a qualcosa di vasto qualcosa di angusto.
Cosmo
Il vento che leggero spira
la notte tra galassia e galassia
lenisce le ferite che mi procuri.
Qui, sulla terra.
Cosmo
Quando ti raggruppi come unorchidea
la notte e canti
un raggio stellato esplora la mia
mente.
La visione astrale si fa evento psicologico (il primo Cosmo) oppure
mentale (secondo Cosmo). Interessanti i tre aforismi seguenti che chiariscono
ulteriormente lorientamento lirico- metafisico di Bonsante:
La scienza- focalizzazione dellintelletto su singoli fenomeni
e sulle loro relazioni altro non coglie se non una delle infinite determinazioni
dellEssere.
La scienza, uno dei tanti nutrimenti della mente, non può nutrire la
parte più intima, più arcana e più vera delluomo: lanima.
La matematica è luce e, come la luce, si trova tra due mondi.
Il recupero del senso estetico della ricerca
Direi che la matematica funziona come la poesia: ama
lastrazione senza tradire i riscontri reali, è altamente speculativa, tende a
configurarsi come codice universale e individua e determina rapporti armonici ed estetici
tra il mondo terrestre e quello del cielo.
Il poeta tedesco Gottfried Benn (1888-1956) scrisse: "Oggi ci sono
soltanto due trascendenze verbali: i teoremi matematici e la parola come arte. Tutto il
resto è linguaggio commerciale, un ordinare la birra", e più recentemente Godfrey
H. Hardy: "Il matematico, come il pittore e il poeta, è un creatore di forme. Se le
forme che crea sono più durature delle loro è perché le sue sono fatte di idee. [...]
Le forme create dal matematico, come quelle create dal pittore o dal poeta, devono essere
belle; le idee, come i colori o le parole, devono legarsi armoniosamente" (Apologia
di un matematico, Garzanti-Elefanti, Milano 2002, pp. 66-67).
Recuperare il senso estetico della ricerca è unistanza morale
imprescindibile.
Dopo aver navigato tutto il giorno
sui guizzi fantasmatici di Internet,
sprofondo nel mio cuscino di stelle.
La geografia astrale si contrappone ai circuiti informatici rivelandosi
dimensione più serena, certa e rassicurante perché naturale e extratecnologica.
La poesia di Bonsante celebra quindi liricamente luniverso
sottraendolo al dominio di una presunta onniscienza tecnologica che rischia di snaturare
lessenza umanistica della stessa Scienza. Questultima infatti condivide con la
poesia il sentimento di stupore di fronte alla meraviglia del mondo, oltre che
lautonomia rispetto ai limiti di un senso comune. Solo una perversa scissione tra le
discipline e uneccessiva specializzazione hanno creato fratture tra ambiti di sapere
ed esperienze di conoscenza convergenti. Landare oltre della Scienza è comune alla
poesia che osa anchessa elevarsi al di là della doxa umana. Il poeta può arrivare
a proporre, mentre lo scienziato dispone. Anche limmaginazione dello scienziato è
audace. Così pure il percorso scientifico è un cammino di autoconoscenza come la
filosofia e la poesia, sebbene effettuato attraverso lo studio di fenomeni esterni. Quello
che può essere negativo non è lo sforzo speculativo della Scienza, ma le applicazioni
sinistre operate da una tecnologia prostituita al guadagno avido e al potere senza
coscienza.
LUIGI PICCHI, nato a Como l'8 dicembre del 1969, si è
laureato in Lettere Moderne all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e
attualmente è docente di ruolo nel Liceo Classico Statale della sua città. Collabora
alla rivista fiorentina "Città di Vita"
e suoi scritti, recensioni e liriche, sono apparsi su "Il Ragguaglio
Librario". Nel 1995 ha pubblicato insieme ad alcuni amici d'Università un
libro di poesie, Campi di esistenza, e l'anno dopo uno di
traduzioni poetiche Traslazioni affrancate (Servizio Editoriale
I.S.U. Università Cattolica di Milano). Nell'ottobre del 1996, è uscito per i
tipi di "Città di Vita" di Firenze, nella collana "I Segni ",
una sua silloge: Tempo Minore. Ha pubblicato su "Future Shock" diverse
poesie, racconti (Ombra, n.28; Altr(r)e spiagge, n.31; Pulcino, n.32;
Solo una leggera influenza, n.34) e i saggi Gilda Musa (n.28), Homo
artificialis (n.40), Inìsero Cremaschi, critico di fantascienza (n.42), Inìsero
Cremaschi, narratore di fantascienza (n.44), Viaggi ed esplorazioni spaziali nella
poesia di Nelo Risi (n.46). |
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