FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXI - febbraio 2009 - n.53 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!
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Future Shock n.53

Editoriale

Saggistica

Kurt Vonnegut Jr.: la frantumazione del genere di Luigi Cazzato;

La poesia cosmologia di Mastteo Bonsante di Luigi Picchi;

Ruggero Bacone. La riforma delle scienze di Gianluca Rastelli

Recuperare il senso estetico della ricerca

è un'istanza morale imprescindibile

La poesia cosmologica

di Matteo Bonsante

 

                                                              di     Luigi Picchi

 

Matteo Bonsante è nato a Polignano a Mare nel 1935 e dal 1976 vive a Bari dove ha insegnato Francese nella scuola secondaria superiore. Oltre a diverse sillogi tutte confluite in un’unica raccolta omnicomprensiva Poesie 1954-2004 (Aliante Edizioni, Bari 2004) e le recenti Iridescenze (Aliante Editrice 2007), la bibliografia di Bonsante comprende due drammi Caldarroste (1981) e Dietro la porta (1984) e due romanzi brevi Una linea di fuga (2001) e Sperduto (2003). Argomento di questa mia ricognizione è il motivo cosmologico, fondamentale nella produzione lirica del Nostro. Dice bene Daniele Maria Pegorari nell’Introduzione alle Poesie quando scrive che "gran parte del libro è impegnato a salvaguardare la grandiosità del cosmo, autentica parola-chiave e tema ricorrente che ossessivamente l’autore appone come titolo (un titolo in distintivo, si direbbe) di ben cinquanta liriche su settantanove" (ma solo riguardo alla silloge Ziqqurat).

Il Cosmo ha perso la poesia

Parlare del Cosmo oggigiorno non è facile: nonostante le esplorazioni spaziali, niente ci è più estraneo del Cosmo, la cui immagine rischia di essere talvolta meramente strumentale, e pratica svuotandosi così d’ogni significato antropologico, umanistico, religioso ed estetico. Il Cosmo ha perso poesia e la poesia ha perso il Cosmo. Bonsante nei suoi brevi , ma intensi frammenti cerca di recuperare questa meravigliosa e divina realtà. Il poeta torna a contemplare l’Universo con stupore antico prelogico, nonostante i meriti e i successi indiscutibili della Scienza, da intendere sulla scia dell’interpretazione di Enrico Cantore come "ricerca sistematica della conoscenza di sé, conseguibile attraverso l’esplorazione della realtà osservabile" e quindi come disciplina umanistica a tutti gli effetti. Purtroppo, la consapevolezza moderna può uccidere il sacro, inaridire le esperienze, togliere loro senso, parcellizzandole e anatomizzandole in contingenze segmentate e quantificate. Ma la realtà non è solo questo: è ben altro!

Bonsante s’avvicina alla prospettiva mitomodernista di un Giuseppe Conte secondo cui il poeta deve recuperare l’originaria vocazione orfica di vate e veggente, cantore delle sublimi forze cosmiche a dispetto di ogni nichilismo postmoderno. La tecnica non basta, anche se è una tappa ineludibile del cammino autoconoscitivo di evoluzione dell’uomo. C’è una poesia di Ziqqurat, dove ben chiara è la dichiarazione dei limiti della ricerca umana.

Altoparlanti di 21 decibel,

shuttles di luce laser,

pazzo del tuo diametro, non ti raggiungo – Omega

Sgusciante.

Mi ricacci sconfitto nel tuo ventre.

Le distanze siderali non sono colmabili e riconducibili all’umano dominio. L’unico contatto autentico è quello di tipo fetale: riconoscere la misteriosa e incommensurabile maternità del Cosmo e ad essa abbandonarci fiduciosamente. La condizione umana coi suoi limiti alla fine è più forte e imperativa della forza gravitazionale. Ma caliamoci nella magia di questi scintillanti e audaci frammenti dove l’intuizione dischiude verticali di estasi ed ebbrezze liriche.

Me ne vado nell’aria

Questo semplice verso è tutto un programma: c’è la disinvolta voglia di avventura, il richiamo di una vocazione. Mentre nel brano successivo c’è la storia eroica di uomini soli che s’avventurano nell’ignoto con la determinazione di pionieri.

Illuminazione di uomini solitari sulla crosta

del mondo

Incamminamento del giorno.

I versi spesso hanno un’icasticità gnomica, che può essere sciolta in un discorso più ampio che il poeta non esita a concretizzare in un commento scorciato e sintetico a piè pagina .

Le stelle non sono sentieri per gli agi del cuore

C’è qui il rifiuto di ogni evasione sentimentale, di ogni melenso sfogo romantico. Le stelle sono un impegno drammatico, una sfida tragica, una consegna severa.

Sopra il carrubo

Il nido degli astri

 

Sulle terrazze di Dio

Le stelle possono avere la quotidiana normalità di una nidiata diventando così, occasionalmente, presenze vicine e familiari. Di solito il respiro delle liriche di Bonsante è breve, conciso, epigrafico. Anche un testo lungo può in verità essere ricondotto alla struttura del frammento. Ad esempio nel poemetto "Sulle terrazze del dio", sorta di apostrofe all’uomo e al suo cammino evolutivo, attraverso strofe autonome e versi monolineari si snoda la vicenda della decadenza antropologica: il pianeta è diventato un luogo angusto a causa dell’infittirsi e velocizzarsi dei contatti. Pericoli come spade di Damocle sono sospesi sull’umanità, mentre la volgarità consumistica impera ovunque. Se L’atomo è nella sofferenza il dolore è cosmico.

Sulle terrazze del dio [le stelle] ti muovi. Solitario.

Aspetti la nuova stella. La bianca sutura. L’incontro.

La rincorsa alata nelle altezze.

E’ quasi un peccato cercare di sviscerare il senso di questa strofa che parla di solitudine, forse un po’ titanica. Lo stile di Bonsante è lapidario, procede per dettagli e illuminazioni liriche folgoranti in una tensione fortemente allusiva ed evocativa. Il lettore è invitato ad arricchire, a collegare e ad espandere con la propria immaginazione i diversi elementi messi in gioco. Il poeta collega la realtà terrena a quella astrale: non tradisce e non rinnega la terra, ma la omaggia e la riverisce sempre anche quando l’attenzione è polarizzata verso gli assoluti siderali.

Si estenua il giorno

su pianeti lentissimi,

e sono sette anni di gelo

sul sole

                                                 Una benda alla nuca,

nel vuoto d’aria, col senso e il

non-senso per certezza e

spavento.

La vocazione all’idillio si concretizza poi in riflessione metafisica. L’uomo e il suo ruolo/destino nell’universo sono il cuore di questo percorso poetico.

Effonde la luce l’empito del mondo.

Il timone in ogni direzione.

L’Ora di tutte le sfere.

L’ "ora" scritta con la maiuscola è il kairòs, il tempo topico, opportuno e strategico: la coincidenza risolutrice.

C’è quindi come l’attesa di uno svelamento.

Sul picco dell’Ora,

con offerte votive.

Sei tu che mi parli. Le stelle senza

dei metteranno bandiere.

Ascolto il vento, dico che verrà.

Gli amici bevono il vino, gli aranci

la luce.

L’atmosfera conviviale, bucolica, paganeggiante. Una pace antica, degna di un dialogo platonico o di una pagina di un poeta classico, greco o latino.

Nel buio di comete

                                                  La terra, il sangue

Inquiete radici, giù – sulla terra.

 

Impossibile staccarsi dalla Terra

Riporto questi frammenti per sottolineare l’urgenza e l’ineluttabilità del fattore "terra", come abbiamo visto, richiamo insistente e continuo. In fondo dalla terra non è possibile staccarsi veramente. Lo spazio è una dimensione che si può avvicinare anche con l’intuizione contemplatrice. L’interesse del poeta per il Cosmo è sincero e forte e più lirico che tecnologico, l’approccio è più estetico che scientifico.

Planetes

E’ freccia inclinata di 23º

a uguale distanza dal bene e dal male,

filamento azzurro nell’illimitato,

enormità del troppo piccolo

(tempo di 2¯ 80 millisecondi,

spins da capogiro, quark, odori, colori, sapori)

mentre sono nella corsia di un ospedale

con la pietà di chi è in mezzo

ad un oscuro caso.

Qui le incommensurabili distanze astrali sono collegate con una realtà umana feriale: la corsia d’ospedale in una sorta di dinamica ossimorica che affianca a qualcosa di vasto qualcosa di angusto.

Cosmo

Il vento che leggero spira

la notte tra galassia e galassia

lenisce le ferite che mi procuri.

Qui, sulla terra.

 

Cosmo

Quando ti raggruppi come un’orchidea

la notte e canti

un raggio stellato esplora la mia

mente.

La visione astrale si fa evento psicologico (il primo Cosmo) oppure mentale (secondo Cosmo). Interessanti i tre aforismi seguenti che chiariscono ulteriormente l’orientamento lirico- metafisico di Bonsante:

La scienza- focalizzazione dell’intelletto su singoli fenomeni e sulle loro relazioni – altro non coglie se non una delle infinite determinazioni dell’Essere.

La scienza, uno dei tanti nutrimenti della mente, non può nutrire la parte più intima, più arcana e più vera dell’uomo: l’anima.

La matematica è luce e, come la luce, si trova tra due mondi.

 

Il recupero del senso estetico della ricerca

Direi che la matematica funziona come la poesia: ama l’astrazione senza tradire i riscontri reali, è altamente speculativa, tende a configurarsi come codice universale e individua e determina rapporti armonici ed estetici tra il mondo terrestre e quello del cielo.

Il poeta tedesco Gottfried Benn (1888-1956) scrisse: "Oggi ci sono soltanto due trascendenze verbali: i teoremi matematici e la parola come arte. Tutto il resto è linguaggio commerciale, un ordinare la birra", e più recentemente Godfrey H. Hardy: "Il matematico, come il pittore e il poeta, è un creatore di forme. Se le forme che crea sono più durature delle loro è perché le sue sono fatte di idee. [...] Le forme create dal matematico, come quelle create dal pittore o dal poeta, devono essere belle; le idee, come i colori o le parole, devono legarsi armoniosamente" (Apologia di un matematico, Garzanti-Elefanti, Milano 2002, pp. 66-67).

Recuperare il senso estetico della ricerca è un’istanza morale imprescindibile.

Dopo aver navigato tutto il giorno

sui guizzi fantasmatici di Internet,

sprofondo nel mio cuscino di stelle.

La geografia astrale si contrappone ai circuiti informatici rivelandosi dimensione più serena, certa e rassicurante perché naturale e extratecnologica.

La poesia di Bonsante celebra quindi liricamente l’universo sottraendolo al dominio di una presunta onniscienza tecnologica che rischia di snaturare l’essenza umanistica della stessa Scienza. Quest’ultima infatti condivide con la poesia il sentimento di stupore di fronte alla meraviglia del mondo, oltre che l’autonomia rispetto ai limiti di un senso comune. Solo una perversa scissione tra le discipline e un’eccessiva specializzazione hanno creato fratture tra ambiti di sapere ed esperienze di conoscenza convergenti. L’andare oltre della Scienza è comune alla poesia che osa anch’essa elevarsi al di là della doxa umana. Il poeta può arrivare a proporre, mentre lo scienziato dispone. Anche l’immaginazione dello scienziato è audace. Così pure il percorso scientifico è un cammino di autoconoscenza come la filosofia e la poesia, sebbene effettuato attraverso lo studio di fenomeni esterni. Quello che può essere negativo non è lo sforzo speculativo della Scienza, ma le applicazioni sinistre operate da una tecnologia prostituita al guadagno avido e al potere senza coscienza.

 

LUIGI PICCHI, nato a Como l'8 dicembre del 1969, si è laureato in Lettere Moderne all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e attualmente è docente di ruolo nel Liceo Classico Statale della sua città. Collabora alla rivista Picchi1.jpg (4894 byte)fiorentina "Città di Vita" e suoi scritti, recensioni e liriche, sono apparsi su "Il Ragguaglio Librario". Nel 1995 ha pubblicato insieme ad alcuni amici d'Università un libro di poesie, Campi di esistenza, e l'anno dopo uno di traduzioni poetiche Traslazioni affrancate (Servizio Editoriale I.S.U. Università Cattolica di Milano). Nell'ottobre del 1996, è uscito per i tipi di "Città di Vita" di Firenze, nella collana "I Segni ", una sua silloge: Tempo Minore. Ha pubblicato su "Future Shock" diverse poesie, racconti (Ombra, n.28; Altr(r)e spiagge, n.31; Pulcino, n.32; Solo una leggera influenza, n.34) e i saggi Gilda Musa (n.28), Homo artificialis (n.40), Inìsero Cremaschi, critico di fantascienza (n.42), Inìsero Cremaschi, narratore di fantascienza (n.44), Viaggi ed esplorazioni spaziali nella poesia di Nelo Risi (n.46).