FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXI - febbraio 2009 - n.53 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!
Home

Future Shock n.53

Editoriale

Saggistica

Kurt Vonnegut Jr.: la frantumazione del genere di Luigi Cazzato;

La poesia cosmologia di Mastteo Bonsante di Luigi Picchi;

Ruggero Bacone. La riforma delle scienze di Gianluca Rastell

 

Ruggero Bacone.

La riforma delle scienze e l’'armonia tra i saperi

                                                             di       Gianluca Rastelli

 

Uno dei problemi che genera maggiori preoccupazioni non appena eleviamo lo sguardo al di là dell'immediatezza quotidiana, è il rapporto tra sapere tecnico-scientifico e quello umanistico. Il nostro tempo, sempre più immerso nella tecnologia, vede la ricerca scientifica andare verso una sua direzione senza troppo preoccuparsi del senso del vivere e dell'esistere dell'umanità. Sembra quasi che la ricerca sia come un essere che sovrasta i singoli uomini, divenuti strumenti della sua realizzazione. In risposta alle preoccupazioni etiche e religiose, si sente rispondere che lo sviluppo non può essere fermato, anche se questo mette di fronte, come nel caso delle manipolazione genetica, a scenari angoscianti.

Lo scientismo, un nuovo tipo di fanatismo religioso?

Ad esempio, la possibilità di poter "fabbricare" gli esseri umani secondo l'arbitrio ed il progetto dello stato, baconrug.jpg (9438 byte)dei genitori che li vorrebbero secondo la propria idea di perfezione, non possono che suscitare interrogativi e dubbi sul venir meno della libertà dell'individuo che si troverebbe ad essere "fabbricato" secondo un progetto, e quindi, debitore della sua vita e delle sue capacità a qualcun altro.

A questo tipo di obiezioni ci si fa scudo con il bene dell'umanità, la salute e la felicità. Non ci si domanda però quale sia la vera felicità, se essa risieda semplicemente nel piacere e nel vigore fisico, oppure, se non sia meglio vivere di meno ma in pienezza secondo la natura umana. L'atteggiamento che lo scientismo assume nei confronti del progresso scientifico, è quello tipicamente fanatico-religioso. Si crede ciecamente che l'andare "avanti" nello sviluppo di tecnologie porti automaticamente al bene. La scienza, così come i sui ritrovati tecnici, possono essere dei grandi strumenti affinché l'uomo sviluppi appieno la sua essenza, cioè, divenga veramente umano. A patto, però, che non ne rimanga schiavo.

Perché ciò non avvenga occorre una sapienza che, usando i termini di Pascal, venga dal "cuore", e che sappia dare direzione alla ricerca condotta attraverso "l'esprit de geometrie", ovvero, occorre integrazione tra Scienza e sapere umanistico. Altro disagio è quello derivato dall’incapacità, da parte degli scienziati, soprattutto dei fisici, di rendere comprensibili e divulgabili i risultati e gli obiettivi delle loro ricerche. Einstein si preoccupò molto di diffondere presso il pubblico il frutto del suo lavoro. Oggi, invece, sembra che ci sia impossibilità di comunicazione tra il mondo delle persone comuni e quello della scienza. Di ciò, ne risentono sia la filosofia che la letteratura che non riescono ad attingere alla sfera della ricerca fisica per trovare ispirazione e porre problemi.

La ricerca dell'armonia dei saperi

L’obbiettivo della comunicazione dei saperi fu al centro della ricerca e dell'attività del filosofo francescano Ruggero Bacone, che nacque intorno al 1210 nella contea di Somerset in Inghilterra e studiò dapprima ad Oxford, dove ricevette una preparazione prettamente aristotelica, e poi a Parigi. La sua appartenenza all’ordine francescano condizionò pesantemente, in senso positivo, il suo pensiero. Innanzi tutto, egli propose un atteggiamento improntato all’umiltà nei confronti della Verità. Infatti, essendo la Verità talmente grande, nessuno può arrogarsi il diritto di possederla più degli altri ed avere un comportamento altezzoso nei confronti degli umili e dei semplici. La Verità è infinita ed è unica e la sua fonte risiede in Dio. Nell’atteggiamento di u-miltà rientra anche l’apprezzamento per quei saperi detenuti dai semplici e dagli umili. Questo punto è da sottolineare, perché la rivoluzione scientifica, che si manifesterà da lì a qualche secolo, sarà supportata dal lavoro degli artigiani che forniranno importanti strumenti di osservazione, ma ancor di più dalla mutata considerazione, divenuta positiva, per il lavoro svolto da questi. Al contrario, nell’epoca in cui visse Bacone sussisteva, nella classe degli intellettuali, la considerazione delle arti che avevano a che fare con la manipolazione della materia, come attività di basso rango.

Sebbene il nostro filosofo andasse alla ricerca della conciliazione e della armonia tra i saperi, i bisogni e le esigenze da cui era mosso erano differenti rispetto ai nostri. Potremmo dire che i problemi affrontati da Bacone erano il frutto di un eccesso opposto a quello che viviamo oggigiorno. Egli, infatti, lamentava la mancanza di considerazione, nelle università, per il sapere utile all’uomo a tutto vantaggio di un sapere verboso e astratto coltivato all’interno di una casta chiusa. L’ideale del sapere di Bacone, invece, è universalistico, in quanto aperto a tutte le forme di conoscenza ed a tutti gli uomini di qualunque categoria. È massima stoltezza per lui separare una scienza dalle altre. Nelle sue opere che dovevano rappresentare il grande discorso introduttivo alla riforma del sapere, intitolate Opus Maius, Opus Minus e Opus Tertium, ci presenta la Scienza come un grande organismo. Se un sapere specialistico viene separato dal contesto perde la sua efficacia ed utilità allo stesso modo se un organo venisse separato dal suo corpo.

Perché Ruggero Bacone insiste tanto su questa unità, e contesta aspra-mente i verbosi maestri delle università? Per Bacone il sapere non può essere un mero esercizio di stile praticato all’interno di circoli esclusivi, ma deve essere uno strumento a vantaggio dell’umanità, dunque, deve essere utile. L’utilità maggiore consiste nella salvezza dell’anima che si ottiene tramite la conoscenza della legge di Dio al fine di praticarla. Nell’opera De Secretis Operibus, alla stregua di uno scrittore di fantascienza immagina le possibili realizzazioni pratiche che si potrebbero ottenere se il sapere venisse coltivato secondo un criterio di utilità: macchine per la navigazione senza rematori; macchine volanti; carri che si muovono senza la forza dei muscoli; macchine capaci di camminare sul fondo dei mari senza pericoli. Come si evince da quest’opera, le applicazioni tecniche non rappresentano un fine a se stesse, ma sono in funzione del perfezionamento morale: "Il fine prossimo delle cose naturali sono le opere artificiali, il fine delle opere artificiali è la virtù e il fine della virtù è la beatitudine futura, non solo secondo la fede, ma anche secondo la filosofia come Aristotele Avicenna e altri affermano". Questo passo non sta a significare altro che il perfezionamento tecnico è in linea con i più alti fini spirituali a cui l’uomo è destinato, sempre che, il fine ultimo sia posto in Dio e nella beatitudine eterna e non si fermi alla realtà terrena, la quale, tuttavia, ha la sua importanza.

La scienza come mezzo per sconfiggere il Male

L’idea di riforma del sapere, poggiante sull’insofferenza nei confronti dell’accettazione passiva delle dottrine dei grandi maestri, è strettamente congiunta con il millenarismo ispirato alle profezie di Gioacchino da Fiore che trovò terreno fertile di coltura nel francescanesimo. Le profezie gioachimite erano centrate sull’attesa dell’età dello Spirito Santo che doveva seguire a quelle già realizzate del Padre e del Figlio. La nuova epoca si sarebbe caratterizzata come tempo di pace e libertà. Ruggero Bacone attendeva con ansia questa epoca di riforme, e nello stesso tempo, deplorava lo stato di pericolo e di corruzione morale e politica in cui versavano la società e la Chiesa. Oltre ai pericoli interni occorreva fronteggiare le minacce provenienti dai Mongoli in Oriente e dai Saraceni nel Mediterraneo. Nell’Opus Maius, che Bacone inviò nel 1267 al papa Clemente IV, la conoscenza veniva prospettata come mezzo per sconfiggere il Male, instaurare sulla terra la società cristiana riformata e convertire gli infedeli. Se tramite le scienze sarebbe stato possibile ordinare la Chiesa, organizzare i regni cristiani, convertire gli infedeli, e reprimere i malvagi, in quanto esse permettevano di dominare le forze della natura, allo stesso modo, tali forze sarebbe stato possibile utilizzarle per gli scopi contrari. La preoccupazione di Bacone, pertanto, era di mettere in atto immediatamente, con l’appoggio del pontefice, la riforma delle scienze prima che lo facessero le forze dell’Anticristo.

Vediamo dunque un po’ più nel dettaglio la filosofia della conoscenza di Bacone. Per iniziare, dobbiamo dire che non tutte le scienze sono uguali; alcune sono più importanti delle altre. Il primo posto è occupato dalla filologia, vale a dire, conoscenza della grammatica e delle lingue. Il perché di questa posizione è facilmente intuibile. Essendo tutta la sapienza contenuta nelle Sacre scritture, le conoscenze linguistiche permettono di studiarle più a fondo. Inoltre, lo studio delle lingue, in linea con l’insegnamento agostiniano, permette di impossessarsi dei saperi di altre civiltà. La scienza rigorosa per eccellenza, nonché modello di ogni forma di conoscenza, è la matematica. Ciò che era per gli aristotelici la logica basata sul sillogismo, ovvero scienza del corretto ragionamento, per Bacone è la matematica che oltre ad essere modello della scienza è conoscenza delle strutture intime della realtà. Studiare la matematica significa apprendere le leggi del mondo. Per conoscere il mondo, tuttavia, la matematica non basta, è essenziale altresì l’osservazione diretta dei fenomeni. Nell’Opus Maius scrive: "La dimostrazione conclude e fa sì che noi accettiamo la conclusione, ma non ce ne rende certi, non toglie il dubbio in modo da far acquistare completamente la nostra mente nell’intuizione della verità, se questa non trova la sua conferma nell’esperienza". Infine, essendo la scienza strumento del rinnovamento religioso sociale e politico, uno dei posti di rilievo sarà riservato alla filosofia morale. Essa ha il compito di individuare i mali che affliggono la Chiesa e la società e impedire i capovolgimenti dei valori operato dall’Anticristo.

La morte di Clemente IV e il fallimento del progetto

Il progetto di rinnovamento e riorganizzazione delle scienze, che Bacone delineò nelle opere introduttive citate sopra, doveva essere sottoposto, come abbiamo già detto, all’attenzione del pontefice Clemente IV, il quale, era ben disposto a intraprendere la grande riforma del sapere che doveva unire la cristianità nella lotta contro i suoi nemici in una crociata intellettuale più che militare. Alla morte del papa, Bacone, che aveva goduto della protezione del pontefice, cade in disgrazia a causa dei suoi attacchi contro l’ignoranza e l’immoralità del clero e viene imprigionato per dieci anni.

Non sappiamo quali sarebbero stati gli effetti della riforma baconiana se questa fosse andata in porto. Forse, avrebbe permesso uno sviluppo della scienza rispettosa della natura umana e dei valori superiori che essa porta in sé. È importante però rilevare come egli abbia avuto uno sguardo profetico, nonché il "fiuto" per avvertire le enormi possibilità che certi cambiamenti potevano apportare. Se questi cambiamenti fossero avvenuti in armonia con il messaggio cristiano e non in conflitto, forse non dovremmo osservare con inquietudine l’avanzare senza limiti della tecnica. Probabilmente, assomiglierebbe di più al mezzo tramite il quale l’uomo esprime la sua umanità e non come sosteneva Junger1, un automatismo che lascia sempre meno spazio alla libertà; una veloce imbarcazione che va a schiantarsi: "[…] l’Hybris del progresso si scontra con il panico, il massimo comfort con la distruzione, l’automatismo con la catastrofe che prende l’aspetto di un incidente stradale"2.

 

NOTE

1 Ernst Junger, Trattato del ribelle, Adelphi 1990.

2 Ibid., p. 45

 

GIANLUCA RASTELLI nasce a Teramo il 18/08/1976. Sin dall’infanzia nutre due passioni: la musica e la lettura. All’età di undici anni inizia a studiare chitarra classica che poi abbandonerà per dedicarsi alla musica rock, jazz e folk. IRastelli1.jpg (5006 byte)n seguito tornerà alla musica classica ma non più in qualità di chitarrista ma come cantore in formazioni corali. Attualmente, la musica che preferisce è quella sacra: canto gregoriano e polifonia medievale e rinascimentale. Il suo percorso di istruzione passa attraverso il diploma in ragioneria scelto come ripiego, a causa delle scarse disponibilità economiche che non permettevano di pianificare con sicurezza i futuri studi universitari. Avrebbe voluto, infatti, frequentare il liceo classico che si addiceva meglio ai suoi interessi e attitudini; nonostante ciò, tra i banchi di scuola, piuttosto che esercitarsi alla partita doppia ed al calcolo degli interessi, preferisce leggere i classici dei grandi filosofi, in particolar modo Platone. Dopo il diploma, decide di iscriversi presso la facoltà di filosofia dell’Università dell’Aquila, dove si laurea con il massimo dei voti con una tesi in storia della scienza intitolata Penso dunque non sono il solo che esiste. Il rapporto mente-mondo nella filosofia e nella psicologia di Herbert Spencer. Dopo la laurea si iscrive alla SSIS conseguendo l’abilitazione all’insegnamento. Attualmente insegna filosofia e storia nei licei della provincia di Teramo.