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Ruggero Bacone.
La riforma delle scienze e l'armonia tra i saperi
di Gianluca Rastelli
Uno dei problemi che genera maggiori preoccupazioni non appena
eleviamo lo sguardo al di là dell'immediatezza quotidiana, è il rapporto tra sapere
tecnico-scientifico e quello umanistico. Il nostro tempo, sempre più immerso nella
tecnologia, vede la ricerca scientifica andare verso una sua direzione senza troppo
preoccuparsi del senso del vivere e dell'esistere dell'umanità. Sembra quasi che la
ricerca sia come un essere che sovrasta i singoli uomini, divenuti strumenti della sua
realizzazione. In risposta alle preoccupazioni etiche e religiose, si sente rispondere che
lo sviluppo non può essere fermato, anche se questo mette di fronte, come nel caso delle
manipolazione genetica, a scenari angoscianti.
Lo scientismo, un nuovo tipo di fanatismo religioso?
Ad esempio, la possibilità di poter "fabbricare" gli
esseri umani secondo l'arbitrio ed il progetto dello stato, dei genitori che li vorrebbero secondo la propria idea di
perfezione, non possono che suscitare interrogativi e dubbi sul venir meno della libertà
dell'individuo che si troverebbe ad essere "fabbricato" secondo un progetto, e
quindi, debitore della sua vita e delle sue capacità a qualcun altro.
A questo tipo di obiezioni ci si fa scudo con il bene dell'umanità, la
salute e la felicità. Non ci si domanda però quale sia la vera felicità, se essa
risieda semplicemente nel piacere e nel vigore fisico, oppure, se non sia meglio vivere di
meno ma in pienezza secondo la natura umana. L'atteggiamento che lo scientismo assume nei
confronti del progresso scientifico, è quello tipicamente fanatico-religioso. Si crede
ciecamente che l'andare "avanti" nello sviluppo di tecnologie porti
automaticamente al bene. La scienza, così come i sui ritrovati tecnici, possono essere
dei grandi strumenti affinché l'uomo sviluppi appieno la sua essenza, cioè, divenga
veramente umano. A patto, però, che non ne rimanga schiavo.
Perché ciò non avvenga occorre una sapienza che, usando i termini di
Pascal, venga dal "cuore", e che sappia dare direzione alla ricerca condotta
attraverso "l'esprit de geometrie", ovvero, occorre integrazione tra Scienza e
sapere umanistico. Altro disagio è quello derivato dallincapacità, da parte degli
scienziati, soprattutto dei fisici, di rendere comprensibili e divulgabili i risultati e
gli obiettivi delle loro ricerche. Einstein si preoccupò molto di diffondere presso il
pubblico il frutto del suo lavoro. Oggi, invece, sembra che ci sia impossibilità di
comunicazione tra il mondo delle persone comuni e quello della scienza. Di ciò, ne
risentono sia la filosofia che la letteratura che non riescono ad attingere alla sfera
della ricerca fisica per trovare ispirazione e porre problemi.
La ricerca dell'armonia dei saperi
Lobbiettivo della comunicazione dei saperi fu al centro
della ricerca e dell'attività del filosofo francescano Ruggero Bacone, che nacque intorno
al 1210 nella contea di Somerset in Inghilterra e studiò dapprima ad Oxford, dove
ricevette una preparazione prettamente aristotelica, e poi a Parigi. La sua appartenenza
allordine francescano condizionò pesantemente, in senso positivo, il suo pensiero.
Innanzi tutto, egli propose un atteggiamento improntato allumiltà nei confronti
della Verità. Infatti, essendo la Verità talmente grande, nessuno può arrogarsi il
diritto di possederla più degli altri ed avere un comportamento altezzoso nei confronti
degli umili e dei semplici. La Verità è infinita ed è unica e la sua fonte risiede in
Dio. Nellatteggiamento di u-miltà rientra anche lapprezzamento per quei
saperi detenuti dai semplici e dagli umili. Questo punto è da sottolineare, perché la
rivoluzione scientifica, che si manifesterà da lì a qualche secolo, sarà supportata dal
lavoro degli artigiani che forniranno importanti strumenti di osservazione, ma ancor di
più dalla mutata considerazione, divenuta positiva, per il lavoro svolto da questi. Al
contrario, nellepoca in cui visse Bacone sussisteva, nella classe degli
intellettuali, la considerazione delle arti che avevano a che fare con la manipolazione
della materia, come attività di basso rango.
Sebbene il nostro filosofo andasse alla ricerca della conciliazione e
della armonia tra i saperi, i bisogni e le esigenze da cui era mosso erano differenti
rispetto ai nostri. Potremmo dire che i problemi affrontati da Bacone erano il frutto di
un eccesso opposto a quello che viviamo oggigiorno. Egli, infatti, lamentava la mancanza
di considerazione, nelle università, per il sapere utile alluomo a tutto vantaggio
di un sapere verboso e astratto coltivato allinterno di una casta chiusa.
Lideale del sapere di Bacone, invece, è universalistico, in quanto aperto a tutte
le forme di conoscenza ed a tutti gli uomini di qualunque categoria. È massima stoltezza
per lui separare una scienza dalle altre. Nelle sue opere che dovevano rappresentare il
grande discorso introduttivo alla riforma del sapere, intitolate Opus Maius, Opus
Minus e Opus Tertium, ci presenta la Scienza come un grande organismo. Se un
sapere specialistico viene separato dal contesto perde la sua efficacia ed utilità allo
stesso modo se un organo venisse separato dal suo corpo.
Perché Ruggero Bacone insiste tanto su questa unità, e contesta
aspra-mente i verbosi maestri delle università? Per Bacone il sapere non può essere un
mero esercizio di stile praticato allinterno di circoli esclusivi, ma deve essere
uno strumento a vantaggio dellumanità, dunque, deve essere utile. Lutilità
maggiore consiste nella salvezza dellanima che si ottiene tramite la conoscenza
della legge di Dio al fine di praticarla. Nellopera De Secretis Operibus, alla
stregua di uno scrittore di fantascienza immagina le possibili realizzazioni pratiche che
si potrebbero ottenere se il sapere venisse coltivato secondo un criterio di utilità:
macchine per la navigazione senza rematori; macchine volanti; carri che si muovono senza
la forza dei muscoli; macchine capaci di camminare sul fondo dei mari senza pericoli. Come
si evince da questopera, le applicazioni tecniche non rappresentano un fine a se
stesse, ma sono in funzione del perfezionamento morale: "Il fine prossimo delle cose
naturali sono le opere artificiali, il fine delle opere artificiali è la virtù e il fine
della virtù è la beatitudine futura, non solo secondo la fede, ma anche secondo la
filosofia come Aristotele Avicenna e altri affermano". Questo passo non sta a
significare altro che il perfezionamento tecnico è in linea con i più alti fini
spirituali a cui luomo è destinato, sempre che, il fine ultimo sia posto in Dio e
nella beatitudine eterna e non si fermi alla realtà terrena, la quale, tuttavia, ha la
sua importanza.
La scienza come mezzo per sconfiggere il Male
Lidea di riforma del sapere, poggiante
sullinsofferenza nei confronti dellaccettazione passiva delle dottrine dei
grandi maestri, è strettamente congiunta con il millenarismo ispirato alle profezie di
Gioacchino da Fiore che trovò terreno fertile di coltura nel francescanesimo. Le profezie
gioachimite erano centrate sullattesa delletà dello Spirito Santo che doveva
seguire a quelle già realizzate del Padre e del Figlio. La nuova epoca si sarebbe
caratterizzata come tempo di pace e libertà. Ruggero Bacone attendeva con ansia questa
epoca di riforme, e nello stesso tempo, deplorava lo stato di pericolo e di corruzione
morale e politica in cui versavano la società e la Chiesa. Oltre ai pericoli interni
occorreva fronteggiare le minacce provenienti dai Mongoli in Oriente e dai Saraceni nel
Mediterraneo. NellOpus Maius, che Bacone inviò nel 1267 al papa Clemente IV,
la conoscenza veniva prospettata come mezzo per sconfiggere il Male, instaurare sulla
terra la società cristiana riformata e convertire gli infedeli. Se tramite le scienze
sarebbe stato possibile ordinare la Chiesa, organizzare i regni cristiani, convertire gli
infedeli, e reprimere i malvagi, in quanto esse permettevano di dominare le forze della
natura, allo stesso modo, tali forze sarebbe stato possibile utilizzarle per gli scopi
contrari. La preoccupazione di Bacone, pertanto, era di mettere in atto immediatamente,
con lappoggio del pontefice, la riforma delle scienze prima che lo facessero le
forze dellAnticristo.
Vediamo dunque un po più nel dettaglio la filosofia della
conoscenza di Bacone. Per iniziare, dobbiamo dire che non tutte le scienze sono uguali;
alcune sono più importanti delle altre. Il primo posto è occupato dalla filologia, vale
a dire, conoscenza della grammatica e delle lingue. Il perché di questa posizione è
facilmente intuibile. Essendo tutta la sapienza contenuta nelle Sacre scritture, le
conoscenze linguistiche permettono di studiarle più a fondo. Inoltre, lo studio delle
lingue, in linea con linsegnamento agostiniano, permette di impossessarsi dei saperi
di altre civiltà. La scienza rigorosa per eccellenza, nonché modello di ogni forma di
conoscenza, è la matematica. Ciò che era per gli aristotelici la logica basata sul
sillogismo, ovvero scienza del corretto ragionamento, per Bacone è la matematica che
oltre ad essere modello della scienza è conoscenza delle strutture intime della realtà.
Studiare la matematica significa apprendere le leggi del mondo. Per conoscere il mondo,
tuttavia, la matematica non basta, è essenziale altresì losservazione diretta dei
fenomeni. NellOpus Maius scrive: "La dimostrazione conclude e fa sì che
noi accettiamo la conclusione, ma non ce ne rende certi, non toglie il dubbio in modo da
far acquistare completamente la nostra mente nellintuizione della verità, se questa
non trova la sua conferma nellesperienza". Infine, essendo la scienza
strumento del rinnovamento religioso sociale e politico, uno dei posti di rilievo sarà
riservato alla filosofia morale. Essa ha il compito di individuare i mali che
affliggono la Chiesa e la società e impedire i capovolgimenti dei valori operato
dallAnticristo.
La morte di Clemente IV e il fallimento del progetto
Il progetto di rinnovamento e riorganizzazione delle scienze,
che Bacone delineò nelle opere introduttive citate sopra, doveva essere sottoposto, come
abbiamo già detto, allattenzione del pontefice Clemente IV, il quale, era ben
disposto a intraprendere la grande riforma del sapere che doveva unire la cristianità
nella lotta contro i suoi nemici in una crociata intellettuale più che militare. Alla
morte del papa, Bacone, che aveva goduto della protezione del pontefice, cade in disgrazia
a causa dei suoi attacchi contro lignoranza e limmoralità del clero e viene
imprigionato per dieci anni.
Non sappiamo quali sarebbero stati gli effetti della riforma baconiana
se questa fosse andata in porto. Forse, avrebbe permesso uno sviluppo della scienza
rispettosa della natura umana e dei valori superiori che essa porta in sé. È importante
però rilevare come egli abbia avuto uno sguardo profetico, nonché il "fiuto"
per avvertire le enormi possibilità che certi cambiamenti potevano apportare. Se questi
cambiamenti fossero avvenuti in armonia con il messaggio cristiano e non in conflitto,
forse non dovremmo osservare con inquietudine lavanzare senza limiti della tecnica.
Probabilmente, assomiglierebbe di più al mezzo tramite il quale luomo esprime la
sua umanità e non come sosteneva Junger1, un automatismo che lascia sempre
meno spazio alla libertà; una veloce imbarcazione che va a schiantarsi: "[
]
lHybris del progresso si scontra con il panico, il massimo comfort con la
distruzione, lautomatismo con la catastrofe che prende laspetto di un
incidente stradale"2.
NOTE
1 Ernst Junger, Trattato del ribelle, Adelphi
1990.
2 Ibid., p. 45
GIANLUCA RASTELLI nasce
a Teramo il 18/08/1976. Sin dallinfanzia nutre due passioni: la musica e la lettura.
Alletà di undici anni inizia a studiare chitarra classica che poi abbandonerà per
dedicarsi alla musica rock, jazz e folk. I n seguito tornerà
alla musica classica ma non più in qualità di chitarrista ma come cantore in formazioni
corali. Attualmente, la musica che preferisce è quella sacra: canto gregoriano e
polifonia medievale e rinascimentale. Il suo percorso di istruzione passa attraverso il
diploma in ragioneria scelto come ripiego, a causa delle scarse disponibilità economiche
che non permettevano di pianificare con sicurezza i futuri studi universitari. Avrebbe
voluto, infatti, frequentare il liceo classico che si addiceva meglio ai suoi interessi e
attitudini; nonostante ciò, tra i banchi di scuola, piuttosto che esercitarsi alla
partita doppia ed al calcolo degli interessi, preferisce leggere i classici dei grandi
filosofi, in particolar modo Platone. Dopo il diploma, decide di iscriversi presso la
facoltà di filosofia dellUniversità dellAquila, dove si laurea con il
massimo dei voti con una tesi in storia della scienza intitolata Penso dunque non sono
il solo che esiste. Il rapporto mente-mondo nella filosofia e nella psicologia di Herbert
Spencer. Dopo la laurea si iscrive alla SSIS conseguendo labilitazione
allinsegnamento. Attualmente insegna filosofia e storia nei licei della provincia di
Teramo. |
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