FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXI - febbraio 2009 - n.53 (nuova serie)

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Future Shock n.53

Editoriale

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CLIFFORD DONALD SIMAK, La scelta degli dei (A Choice of Gods, 1972) (Elisabetta Modena)

DOMENICO VOLPI, S.O.S. dallo spazio (Antonio Scacco)

 

CLIFFORD DONALD SIMAK, La scelta degli dei (A Choice of Gods, 1972) Fanucci Editore, Roma 1973, pp. 194.

Quando apparve nel 1972, il romanzo fruttò a Simak la nomination per il Premio Hugo, per l’annata del 1973. Purtroppo gli andò male, visto che l’ambito riconoscimento fu assegnato a Isaac Asimov per la pubblicazione di "Neanche gli dei", ma poco importa: il libro decretò lo stesso un altro successo per Simak.

Il romanzo si articola su due livelli: uno è quello della narrazione piana e lineare, in terza persona. Quanto all’altro, si tratta di estratti da una cronaca datata anteriormente alla narrazione, scritta in prima persona dal nonno di uno dei protagonisti del romanzo. La trama è semplice, come le trame di Simak, ma ben concepita e narrata con maestria. Simak1.jpg (16058 byte)La prima di queste cronache (che è anche l’incipit del romanzo) è datata 2185, e narra che cinquant’anni prima (quindi nel 2135) una forza misteriosa rapisce gli uomini dalla Terra. Tutti insieme, in un sol colpo. Si fa risalire a quel momento l’Epoca della Sparizione.

Sulla Terra restano due gruppi di uomini bianchi, una tribù di pellerossa e i robot; eccetto questi, poche persone in tutto, impossibilitate a capire perché sono state lasciate lì, mentre tutti gli altri sono stati portati via. Con il passare dei millenni, gli uomini abbandonano progressivamente il vecchio stile di vita tecnologico (rimangono i robot a occuparsi delle macchine), sviluppano doti paranormali e vivono incredibilmente a lungo, senz’ammalarsi. I bianchi scoprono di poter viaggiare attraverso le stelle tramite la smaterializzazione del proprio corpo (Simak parla di telecinesi); i pellerossa, tornati a vivere in mezzo alla natura, riescono a parlare con le piante e, in genere, diventano una componente dell’ecologia del pianeta.

I robot, invece, si affannano intorno a un misterioso Progetto, eccetto quattro robot-monaci che sono andati ad abitare nell’antico monastero, mossi dall’intento di non lasciare sparire le conoscenze religiose acquisite nel corso dei secoli e non ancora portate definitivamente a termine. Anzi, proprio l’abate di questi robot, Hezekiah, vive con la speranza che tocchi a loro concludere il cammino della conoscenza religiosa iniziato dall’uomo. Una speranza (di trovare la verità) che diventa anche ossessione personale: può un robot, che è stato creato dalle mani dell’uomo, aspirare a "evolversi"? Ad abbracciare insieme la fede e la verità?

Di tutto il romanzo, Hezekiah è il robot che più di tutti vuole assimilarsi agli uomini. C’è l’eco, qui, di uno dei temi cari a Simak: la passione che hanno i robot per servire gli uomini e per diventare simili a loro. Anche tra i robot che servono il Progetto (solo perché non ci sono più umani da servire) è chiaro che la loro linea evolutiva sta progredendo oltre. Ciò è significato in maniera speciale dal rovello interiore del robot-abate Hezekiah:

In tutti quegli anni di fede e di opere, in loro era nata un’anima? Cercò l’anima nelle profondità del suo essere, e non era la prima volta che la cercava: ma non riuscì a trovarla. E anche se ci fosse stata, quell’anima, si disse, come sarebbe stato possibile riconoscerla? (p.21).

Mentre la vita scorre placida sulla Terra, quasi tutti gli uomini (eccetto i pellerossa e il gruppo minore di bianchi) se ne sono andati tra le stelle; sono rimasti solo Jason Whitney (il nipote dell’antenato che ha iniziato a scrivere le cronache, ora proseguite da lui) e sua moglie Martha. Jason ha il potere di parlare telepaticamente con gli alieni che capitano sulla Terra, mentre Martha conversa telepaticamente con gli uomini in viaggio nell’universo.

Tra i vari personaggi del romanzo, veniamo anche a conoscenza di Stella della Sera, la nipote del capo pellerossa Nuvola Rossa, che incontra David Hunt, un componente dell’altro gruppo di bianchi rimasti sulla Terra e che si sono dedicati all’agricoltura; questi ultimi sono molto superstiziosi, visto che hanno scambiato un robot che andava a trovarli per il Fantasma Nero e sono scappati. Le cose precipitano quando sulla Terra ritorna il fratello di Jason, John, partito molto tempo prima per le stelle. Ha scoperto che nel centro della Galassia si annida uno strano essere, Il Principio, con ogni probabilità responsabile della Sparizione della Gente (come la chiamano loro). Il racconto di John coincide con le notizie riferite a Martha dai viaggiatori tra le stelle, che raccontano di come il Principio sia qualcosa di freddo, di malvagio, di immateriale, di estremamente intelligente, che non prova alcun interesse affettivo per gli uomini.

John ha scoperto dove sono stati portati gli uomini, e ha visto che si stanno riorganizzando per tornare sulla Terra, dopo cinquemila anni. Gli uomini dello spazio non hanno abbandonato la tecnologia, sono più forti e potenti di quando sono partiti. È lecito supporre che, una volta messo piede sulla Terra, tornino a riprenderne il possesso sfruttandola come nei millenni passati, ponendo fine allo stile di vita "naturalistico" che sono andati lentamente sviluppando Jason, Martha, i pellerossa e gli uomini agricoltori (l’amore per la natura è un leit-motiv di tutto il corpus simakiano).

Non rimane che chiedere aiuto ai robot. Con il loro misterioso Progetto. Così Jason, John, Hezekiah e Nuvola Rossa vengono ricevuti da Stanley, un robot supermoderno che sovrintende al Progetto (una costruzione sopra una collina assolutamente strabiliante, che si eleva alta nel cielo e sprofonda per chilometri sotto la terra), che altro non è che un’enorme macchina, un robot-capo ancora incompiuto, in cui i robot inseriscono tutte le conoscenze acquisite. Questo robot-capo sa dell’esistenza del Principio, anzi, i due comunicano insieme. Anche questo è un altro dei punti-chiave simakiani: i robot che costruiscono una macchina superpotente, un calcolatore immenso che riesce a "dialogare" razionalmente con le altre intelligenze del cosmo.

Nel frattempo una delegazione di uomini fa ritorno sulla Terra. Jason e John cercano di dissuaderli dal far tornare tutta la Gente, senza riuscirci. La Gente ha saputo delle facoltà parapsicologiche degli uomini sulla Terra e vuole carpirne il segreto; a questo punto, sarà proprio il Principio – inaspettatamente – a venire loro in soccorso, tramite un messaggio riferito da Stanley (accorso alla piccola delegazione) in cui il Principio intima agli uomini dello spazio di non far ritorno sulla Terra, di non ricolonizzarla e di non sfruttarla, perché la Terra è l’esperimento del Principio. In realtà, tutti gli uomini stanno "giocando" alle regole imposte dal Principio (ecco spiegato il titolo: La scelta degli dei): al Principio interessa che gli uomini sulle stelle proseguano la strada tecnologica che hanno intrapreso, mentre che i restanti sulla Terra sviluppino sempre più doti paranormali. Come uno scienziato che osserva i suoi virus modificarsi, nelle provette del laboratorio.

Appare qui, in tutta la sua evidenza, l’impostazione evoluzionistica di Simak: "l’epidemia umana" (p.101), come la chiama Simak, è spinta ad evolversi entro le leggi di un universo in continua espansione. Appena cinquemila anni di pace, e tutto potrebbe ripetersi, scrive Simak: la vecchia concezione del profitto, il potere esercitato dalle macchine, l’invasione della Terra, la rovina della natura, tutto riaccadrebbe uguale al passato se gli uomini sbarcassero dalle astronavi. Invece non accade, e l’evoluzione può proseguire indisturbata:

Verrà un tempo, forse, in cui una razza di uomini simili a dei potrà alterare il tessuto, la struttura stessa dell’universo? Saranno capaci di ridisporre gli atomi, di piegarne le energie al volere della mente?... Tutto deve necessariamente compiersi grado a grado (pp.175-76).

E, come a rispondere a questa domanda che si pone l’antenato che scrive la cronaca, la storia si chiude con David Hunt che scopre dentro di sé il potere di dare l’anima ad un alieno venuto sulla Terra alla ricerca dell’anima. Qualcuno nello spazio gli aveva nominato la Terra e il fatto che sul pianeta era possibile ricevere un’anima. "L’anima è uno stato della mente" (p.193) avanza Jason come spiegazione del fatto, e poco importa che Hezekiah gridi alla blasfemia quando viene a sapere cos’ha fatto David. L’importante, sembra voler concludere Simak, è che la natura segua il suo corso. Così come deve essere, per tutta l’eternità.

                                                                               Elisabetta Modena

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