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CLIFFORD DONALD SIMAK, La scelta degli dei (A Choice of
Gods, 1972) Fanucci Editore, Roma 1973, pp. 194.
Quando apparve nel 1972, il romanzo fruttò a Simak la nomination per
il Premio Hugo, per lannata del 1973. Purtroppo gli andò male, visto che
lambito riconoscimento fu assegnato a Isaac Asimov per la pubblicazione di "Neanche
gli dei", ma poco importa: il libro decretò lo stesso un altro successo per
Simak.
Il romanzo si articola su due livelli: uno è quello della narrazione
piana e lineare, in terza persona. Quanto allaltro, si tratta di estratti da una cronaca
datata anteriormente alla narrazione, scritta in prima persona dal nonno di uno dei
protagonisti del romanzo. La trama è semplice, come le trame di Simak, ma ben concepita e
narrata con maestria. La prima di queste cronache (che è
anche lincipit del romanzo) è datata 2185, e narra che cinquantanni prima
(quindi nel 2135) una forza misteriosa rapisce gli uomini dalla Terra. Tutti insieme, in
un sol colpo. Si fa risalire a quel momento lEpoca della Sparizione.
Sulla Terra restano due gruppi di uomini bianchi, una tribù di
pellerossa e i robot; eccetto questi, poche persone in tutto, impossibilitate a capire
perché sono state lasciate lì, mentre tutti gli altri sono stati portati via. Con il
passare dei millenni, gli uomini abbandonano progressivamente il vecchio stile di vita
tecnologico (rimangono i robot a occuparsi delle macchine), sviluppano doti paranormali e
vivono incredibilmente a lungo, senzammalarsi. I bianchi scoprono di poter viaggiare
attraverso le stelle tramite la smaterializzazione del proprio corpo (Simak parla di
telecinesi); i pellerossa, tornati a vivere in mezzo alla natura, riescono a parlare con
le piante e, in genere, diventano una componente dellecologia del pianeta.
I robot, invece, si affannano intorno a un misterioso Progetto, eccetto
quattro robot-monaci che sono andati ad abitare nellantico monastero, mossi
dallintento di non lasciare sparire le conoscenze religiose acquisite nel corso dei
secoli e non ancora portate definitivamente a termine. Anzi, proprio labate di
questi robot, Hezekiah, vive con la speranza che tocchi a loro concludere il cammino della
conoscenza religiosa iniziato dalluomo. Una speranza (di trovare la verità) che
diventa anche ossessione personale: può un robot, che è stato creato dalle mani
delluomo, aspirare a "evolversi"? Ad abbracciare insieme la fede e la
verità?
Di tutto il romanzo, Hezekiah è il robot che più di tutti vuole
assimilarsi agli uomini. Cè leco, qui, di uno dei temi cari a Simak: la
passione che hanno i robot per servire gli uomini e per diventare simili a loro. Anche tra
i robot che servono il Progetto (solo perché non ci sono più umani da servire) è chiaro
che la loro linea evolutiva sta progredendo oltre. Ciò è significato in maniera speciale
dal rovello interiore del robot-abate Hezekiah:
In tutti quegli anni di fede e di opere, in loro era nata
unanima? Cercò lanima nelle profondità del suo essere, e non era la prima
volta che la cercava: ma non riuscì a trovarla. E anche se ci fosse stata,
quellanima, si disse, come sarebbe stato possibile riconoscerla? (p.21).
Mentre la vita scorre placida sulla Terra, quasi tutti gli uomini
(eccetto i pellerossa e il gruppo minore di bianchi) se ne sono andati tra le stelle; sono
rimasti solo Jason Whitney (il nipote dellantenato che ha iniziato a scrivere le
cronache, ora proseguite da lui) e sua moglie Martha. Jason ha il potere di parlare
telepaticamente con gli alieni che capitano sulla Terra, mentre Martha conversa
telepaticamente con gli uomini in viaggio nelluniverso.
Tra i vari personaggi del romanzo, veniamo anche a conoscenza di Stella
della Sera, la nipote del capo pellerossa Nuvola Rossa, che incontra David Hunt, un
componente dellaltro gruppo di bianchi rimasti sulla Terra e che si sono dedicati
allagricoltura; questi ultimi sono molto superstiziosi, visto che hanno scambiato un
robot che andava a trovarli per il Fantasma Nero e sono scappati. Le cose precipitano
quando sulla Terra ritorna il fratello di Jason, John, partito molto tempo prima per le
stelle. Ha scoperto che nel centro della Galassia si annida uno strano essere, Il
Principio, con ogni probabilità responsabile della Sparizione della Gente (come la
chiamano loro). Il racconto di John coincide con le notizie riferite a Martha dai
viaggiatori tra le stelle, che raccontano di come il Principio sia qualcosa di freddo, di
malvagio, di immateriale, di estremamente intelligente, che non prova alcun interesse
affettivo per gli uomini.
John ha scoperto dove sono stati portati gli uomini, e ha visto che si
stanno riorganizzando per tornare sulla Terra, dopo cinquemila anni. Gli uomini dello
spazio non hanno abbandonato la tecnologia, sono più forti e potenti di quando sono
partiti. È lecito supporre che, una volta messo piede sulla Terra, tornino a riprenderne
il possesso sfruttandola come nei millenni passati, ponendo fine allo stile di vita
"naturalistico" che sono andati lentamente sviluppando Jason, Martha, i
pellerossa e gli uomini agricoltori (lamore per la natura è un leit-motiv di tutto
il corpus simakiano).
Non rimane che chiedere aiuto ai robot. Con il loro misterioso
Progetto. Così Jason, John, Hezekiah e Nuvola Rossa vengono ricevuti da Stanley, un robot
supermoderno che sovrintende al Progetto (una costruzione sopra una collina assolutamente
strabiliante, che si eleva alta nel cielo e sprofonda per chilometri sotto la terra), che
altro non è che unenorme macchina, un robot-capo ancora incompiuto, in cui i robot
inseriscono tutte le conoscenze acquisite. Questo robot-capo sa dellesistenza del
Principio, anzi, i due comunicano insieme. Anche questo è un altro dei punti-chiave
simakiani: i robot che costruiscono una macchina superpotente, un calcolatore immenso che
riesce a "dialogare" razionalmente con le altre intelligenze del cosmo.
Nel frattempo una delegazione di uomini fa ritorno sulla Terra. Jason e
John cercano di dissuaderli dal far tornare tutta la Gente, senza riuscirci. La Gente ha
saputo delle facoltà parapsicologiche degli uomini sulla Terra e vuole carpirne il
segreto; a questo punto, sarà proprio il Principio inaspettatamente a
venire loro in soccorso, tramite un messaggio riferito da Stanley (accorso alla piccola
delegazione) in cui il Principio intima agli uomini dello spazio di non far ritorno sulla
Terra, di non ricolonizzarla e di non sfruttarla, perché la Terra è
lesperimento del Principio. In realtà, tutti gli uomini stanno
"giocando" alle regole imposte dal Principio (ecco spiegato il titolo: La
scelta degli dei): al Principio interessa che gli uomini sulle stelle proseguano la
strada tecnologica che hanno intrapreso, mentre che i restanti sulla Terra sviluppino
sempre più doti paranormali. Come uno scienziato che osserva i suoi virus modificarsi,
nelle provette del laboratorio.
Appare qui, in tutta la sua evidenza, limpostazione
evoluzionistica di Simak: "lepidemia umana" (p.101), come la chiama
Simak, è spinta ad evolversi entro le leggi di un universo in continua espansione. Appena
cinquemila anni di pace, e tutto potrebbe ripetersi, scrive Simak: la vecchia concezione
del profitto, il potere esercitato dalle macchine, linvasione della Terra, la rovina
della natura, tutto riaccadrebbe uguale al passato se gli uomini sbarcassero dalle
astronavi. Invece non accade, e levoluzione può proseguire indisturbata:
Verrà un tempo, forse, in cui una razza di uomini simili a dei
potrà alterare il tessuto, la struttura stessa delluniverso? Saranno capaci di
ridisporre gli atomi, di piegarne le energie al volere della mente?... Tutto deve
necessariamente compiersi grado a grado (pp.175-76).
E, come a rispondere a questa domanda che si pone lantenato che
scrive la cronaca, la storia si chiude con David Hunt che scopre dentro di sé il potere
di dare lanima ad un alieno venuto sulla Terra alla ricerca dellanima.
Qualcuno nello spazio gli aveva nominato la Terra e il fatto che sul pianeta era possibile
ricevere unanima. "Lanima è uno stato della mente" (p.193)
avanza Jason come spiegazione del fatto, e poco importa che Hezekiah gridi alla blasfemia
quando viene a sapere cosha fatto David. Limportante, sembra voler concludere
Simak, è che la natura segua il suo corso. Così come deve essere, per tutta
leternità.
Elisabetta Modena
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