|
DOMENICO VOLPI, S.O.S. dallo spazio,
Editrice "La Scuola", Brescia 1956, pp.115.
Domenico Volpi è nato nel 1925 a Roma, dove tuttora vive. Ha diretto,
dal 1948 al 1966, il settimanale per i ragazzi "Il Vittorioso", ha fondato il
"Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile", di cui è Presidente, e
collabora a vari giornali e riviste, tra cui "L'Osservatore Romano". Ha scritto
oltre cento opere, destinate al pubblico dei bambini e dei preadoloscenti o ai loro
educatori e comprendenti: romanzi di vario genere, filastrocche e favole, fiabe e n ovelle, divulgazione storica e geografica, biografie, libri di
testo per le elementari e per le medie. Tre sono i romanzi di fantascienza per ragazzi: S.O.S.
dallo spazio, Gli ufo vengono da Cipango e Anche i robot hanno un cuore.
S.O.S. dallo spazio risale alla prima metà degli Anni Cinquanta
e affronta il tema della messa in orbita dei satelliti artificiali come prima tappa del
viaggio verso la Luna e i pianeti del Sistema Solare. Erano, quelli, gli anni della
"guerra fredda" e tra Stati Uniti e Unione Sovietica si svolgeva una gara
serrata, ma pacifica per la conquista dello spazio. La convinzione che la gara spaziale
sarebbe stata vinta dal proprio Paese, era assai diffusa tra i cittadini americani;
personalità di spicco della fantascienza, come il direttore di "Astounding"
John Campbell, si lasciarono - scrivono i coniugi Alexei & Cory Panshin in Mondi
interiori. Storia della fantascienza - "prendere la mano, nel dare la risposta a
un paio di lettere. A un lettore che pensava: "Saremo sulla Luna prima del
1960", egli rispose: "Personalmente, mi pare che lei sia eccessivamente cauto.
Secondo me, raggiungeremo la Luna prima del 1950". Ad un altro lettore rispondeva:
"Prima copia di 'Astounding' in vendita sulla Luna prima del 1955"".
Ma la gara, come si sa, fu vinta, il 4 ottobre del 1957, dai russi con
il lancio dello "Sputnik 1", a cui seguì, il 3 novembre dello stesso anno, lo
"Sputnik 2" con a bordo la cagnetta Laika. Di tutto questo, non c'è traccia in S.O.S.
dallo spazio, che, invece, mette in primo piano gli aspetti umani, il coraggio o la
viltà, l'altruismo o il tornaconto dei vari personaggi. Questa, la trama.
Licenziato per alcuni pronostici sbagliati sulle corse dei cavalli,
il giornalista del "Morning's Messenger" di New York, Jackie Nicky, viene poi
richiamato in servizio dal suo burbero direttore, Mister Burke, e inviato, anche se del
tutto digiuno di astronautica, alla base spaziale della "Sander's Company", nel
New Mexico, per una serie di servizi sui preparativi per mettere in orbita "Satellite
3", una specie di osservatorio astronomico, collegato con il telescopio del Monte
Palomar. Ben presto scopre che due alti dirigenti della "Sander's", Simmons e
Blackburn, hanno ordito un piano criminoso. Approfittando dell'assoluto disinteresse per
la Compagnia da parte del suo proprietario, il miliardario Sander, non hanno esitato, per
realizzare profitti favolosi, ad impiegare materiale di pessima qualità nella costruzione
della stazione orbitale. Fallito il tentativo di informare a mezzo stampa l'opinione
pubblica, Jackie decide che l'unico modo per evitare il disastro e la morte di tanti
astronauti è di prendere contatto con Sander stesso.
Gli sgherri di Simmons e Blackburn tentano di impedirglielo e ne
nascono inseguimenti, lotte, colpi di scena: tutti gli ingredienti, insomma, del genere
avventuroso. Ma quando Jackie riesce finalmente a rintracciare il luogo di villeggiatura
dove il miliardario Sander si gode nell'ozio i suoi profitti, e lo convince a fare
sospendere il lancio, ormai è troppo tardi. Il fatidico "conto alla rovescia"
è già avvenuto e nello spazio gli astronauti, ignari della sorte che li attende, montano
l'osservatorio astronomico. Ben presto il materiale di scarto e le apparecchiature
difettose cominciano a cedere e alcuni astronauti muoiono. Sander ha una grave crisi di
coscienza, anche perché sa che il proprio figlio unigenito si trova tra gli astronauti in
pericolo, e, impiegando tutti i suoi mezzi finanziari, organizza una spedizione di
soccorso. Prima che la stazione orbitale esploda del tutto, gli astronauti superstiti
vengono portati in salvo.
In questo romanzo, la catarsi del lieto fine contribuisce a far vedere
in una luce ottimistica il progresso tecnologico. La conquista dello spazio è
interpretata in chiave mitica: "Nicky, non abituato a simili spettacoli, ne rimase
affascinato: la base formicolava di uomini e di macchine in movimento, e sospesi a un
centinaio di metri da terra se ne coglievano le voci e i rumori come un respiro e un canto
unico. Quasi immobile l'elicottero nell'aria accanto alla punta di una delle astronavi,
con all'intorno altri sette scheletri d'acciaio che andavano coprendosi di piastre
argentee, la visione aveva qualcosa di magico. Jackje sentì allora che il mondo della
tecnica poteva essere non freddo e nudo, ma caldo e vibrante e, come il mondo dello sport
che egli amava tanto, poteva avere un suo fascino" (p.31).
Volpi, pur privilegiando gli aspetti umani ed educativi della vicenda,
non tralascia di informare correttamente e senza appesantire su questioni di carattere
tecnico: "L'uomo ha esteso agli spazi la sua sete di dominio e di conoscenza. Ma egli
è legato alla terra, che lo tiene ben stretto con la sua forza di gravità. I razzi si
perfezionano, raggiungono altezze sempre più elevate... e ricadono sul nostro pianeta:
per lasciarlo ed iniziare l'avventura interplanetaria dovrebbero raggiungere la spaventosa
velocità di partenza di 11 Km al il minuto secondo! Allo stato attuale delle cose,
impiegando i carburanti attualmente conosciuti, questa velocità è impossibile. Si è
pensato allora ad una base di partenza per gli aeromobili interplanetari non situata sulla
terra, ma costituita nello spazio, un vero e proprio satellite artificiale, minuscolo
corpo celeste al servizio degli uomini. Immaginiamo di far partire un grande razzo: esso
"fora" l'atmosfera terrestre in linea quasi verticale, poi curva la propria
traiettoria sempre continuando a salire, fino a raggiungere il regno del vuoto assoluto
oltre i 750 Km di quota; qui giunto, il razzo viene guidato a percorrere un'orbita
circolare attorno alla terra. Con opportuni calcoli, tenuto conto della forza di gravità
terrestre a quella altezza e del peso del razzo, si fa assumere al mezzo interplanetario
una velocità tale per cui esso non fuggirà più negli spazi, né precipiterà sul nostro
pianeta, ma girerà intorno a questo in permanenza trasformato in corpo celeste,
fin quando la polvere cosmica non l'avrà corroso o i meteoriti infranto con un
bombardamento di secoli. Se a questo razzo ne seguono tanti e tanti altri carichi di
materiale adatto, si può dislocare nel vuoto un magazzino siderale dotato di tutti i
mezzi per costruire il satellite di cui parlavamo" (p.19).
Tuttavia, come abbiamo accennato, l'obiettivo del nostro Autore è di
mettere in luce i valori e gli ideali più autentici, che devono guidare ogni uomo non
solo nelle azioni quotidiane, nelle attività più umili, nei gesti più ovvi e
ripetitivi, ma anche e, soprattutto, nelle imprese di più ampio respiro, negli
avvenimenti che sono destinati alla storia, nelle tappe che segnano il cammino
deldell'umanità: "Poi, c'è il grande sogno: la conquista dei pianeti,
l'esplorazione del sistema solare e, chissà, più ancora. Gli studi, i progetti, le basi
scientifiche non mancano. Sono persino già stati messi in vendita i... biglietti per il
primo viaggio interplanetario. E il bello è che i biglietti sono stati venduti. Come si
potrà superare l'enorme forza di attrazione della Terra? Come raggiungere la velocità
spaventosa di 11 Km al minuto secondo? Con l'energia atomica, questa potente forza del
domani? Con razzi a tre o quattro stadi, in cui le varie velocità si sommino fino ad
oltrepassare un limite degli 11.200 metri? Non c'è dato ancora di saperlo. Certo,
bisognerà passare attraverso i "Satelliti artificiali" del nostro
racconto: da essi, fuori dall'attrito dell'atmosfera, sarà possibile il balzo verso la
Luna. Poi, chissà. Resta il conforto che, pur tra strumenti di guerra, l'uomo punti
invece questi verso le stelle per un invincibile desiderio della sua anima. Non spera
vantaggi e ricche conquiste su mondi desolati come la Luna. Affronterebbe il rischio di
non tornare indietro.. Che cosa lo muove? L'ansia di conoscere: la sua intelligenza fatta
per scoprire la Verità. La volontà di vincere i legami della materia. Il suo cuore,
fatto per l'Infinito" (pp.83-84).
Come tutti i bravi scrittori, Domenico Volpi sa sapientemente dosare
gli elementi didattici e quelli avventurosi, le parti descrittive e quelle dialogiche, i
momenti di riflessione e quelli dell'azione: il tutto condito con qualche pennellata di
umorismo: "Inutile fare l'elogio degli eroi "senza paura". Io personalmente
credo che non esistano uomini senza paura, esclusi i pazzi e gli incoscienti. Del resto,
non è stato forse detto che il coraggio "è l'arte di aver paura senza che
nessuno se ne accorga"?. Diciamo pure, quindi, che Jackie aveva semplicemente e
totalmente paura: nobile virtù non disgiunta dal coraggio. E fu la paura a suggerirgli...
una coraggiosa decisione" (p.65).
Antonio Scacco
. |
|