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Wall-e - Regia: Andrew Stanton -
Interpreti: Fred Willard, Jeff Garlin, Ben Burtt - Genere: animazione - Usa: 2008 -
Durata: 98 minuti.
Nellanno 2815 il pianeta Terra è quel che rimane
dellex-corporazione globale guidata dal fu direttore generale che spedì gli uomini
700 anni prima su una nave da crociera spaziale (la Axiom) in attes a che la Terra, infestata dallaria irrespirabile prodotta da
cumuli stratosferici di rifiuti, tornasse al suo primitivo splendore (con tanto di aria
respirabile). In questo enorme lasso di tempo, però, gli uomini si sono dimenticati del
motivo che li ha spinti a partire, e sono diventati grassoni apatici, incapaci di
camminare (si muovono trasportati su lettighe levitanti), incapaci di meravigliarsi e
persino di parlare tra loro, immersi come sono nel brodo pre-natale della realtà virtuale
(hanno un mini-schermo perennemente davanti agli occhi che fa vedere loro quello che
programmano e li fa comunicare con lesterno). Sulla Terra è rimasto solo un
piccolo, sgraziato e arrugginito automa, Wall-e (acronimo per Waste Allocator Load
Lifter-Earth class, cioè "sollevatore terrestre di carichi di rifiuti"
vale a dire spazzino) che passa tutto il suo tempo a prendere i rifiuti da ogni
parte di unanonima città americana, a compattarli a forma di cubo e a impilarli uno
sopra laltro fino a costruire altissimi grattacieli.
Lo spettatore capisce subito che Wall-e è un robot particolare: col
tempo ha sviluppato una coscienza (una specie di Intelligenza Artificiale, ma non solo) e
soprattutto un senso di appartenenza. Non alla specie umana (che non considera come i suoi
vecchi datori di lavoro), ma a qualcuno "che gli sia simile". Solo che non
lha ancora trovato, e intanto che lo cerca si consola guardando allinfinito
(è proprio il caso di dirlo) il VHS di un vecchio musical: "Hello Dolly", dove
un uomo ed una donna cantando si prendono per mano. Quella scena rappresenta per Wall-e,
che è solo solissimo (anche se, in realtà, un amico ce lha: uno scarafaggio), il
massimo delle sue aspirazioni.
Ma comè la vita di Wall-e? Wall-e funziona ad energia solare,
vive in un rimorchio di un camion abbandonato e per passatempo colleziona
tutti gli oggetti più strani che colpiscono la sua immaginazione, cosa che ben presto si
rivela agli occhi dello spettatore come una caratteristica "umana": la libertà
di scelta. Di notte guarda le stelle commuovendosi, chiedendosi se mai potrà raggiungerle
ed evadere, mentre di giorno passa in rassegna le immondizie: la routine è sempre la
medesima (con qualche tocco di novità dovuto alle scoperte che fa Wall-e, che lo rendono
estremamente simpatico perché sono tangibili tutti i suoi limiti, i difetti della sua
carrozzeria, la non conoscenza dei costumi umani perché rastrella di tutto senza sapere a
cosa serva1).
Finché un giorno appare sulla Terra unastronave che deposita un
robot di nuovissima generazione: Eve (Extraterrestrial Vegetative Evaluator, cioè
"valutatore di vegetazione extraterrestre"). Eve è supertecnologica, bianca,
affusolata, molto Apple-style ( Steve Jobs è il fondatore, con John Lasseter, della
Pixar, la casa cinematografica che sforna in continuazione pellicole da Oscar), in una
parola bellissima. Appena Wall-e la vede, come vedesse la sua principessa, se ne innamora
subito.
Cè qui un elemento psicologico di "apriori",
larchetipo dellinizio della vita: Wall-e è solo (come Adamo), gli manca
qualcosa, incontra Eve (Eva), sinnamora, ma lei non ricambia il suo amore perché ha
in mente solo la "direttiva" (cercare piante verdi per vedere se sulla Terra
cè ossigeno, e poter quindi essere riabitata). Ironia della sorte, il regalo più
bello che Wall-e possiede e decide di fare a Eve è proprio una piantina verde che lui ha
trovato, frugando in mezzo alla spazzatura, e che così ha salvato (segno che il
"miracolo" avviene fuori dagli schemi, ad opera dellultimo degli ultimi,
dell "Anauim"2). Ma appena Eve vede la piantina, capisce che la
direttiva è stata portata a termine con successo, perciò "si spegne" in attesa
che la navicella spaziale torni a riprenderla.
Per seguire Eve in partenza dalla Terra, Wall-e la insegue attaccandosi
alla navicella spaziale su cui viene caricata Eve, e così approda sulla Axiom. Qui
finisce la prima parte del film danimazione, più poetica, e inizia la seconda parte
più ricca di gag e trovate divertenti, tuttavia sempre ricche di spunti di riflessione.
Sulla nave (iperpulita, mentre Wall-e è sporco da far paura) Eve fa definitivamente
amicizia con Wall-e, tanto che adesso è lei a cavarlo dimpaccio dal tentativo dei
robot-spazzini-poliziotti che fanno di tutto per espellere linservibile Wall-e in
mezzo alla montagna di rifiuti che (e ciò è molto istruttivo) luomo continua a
produrre sulla nave da crociera, anche dopo settecento anni dallabbandono del
pianeta azzurro.
Compresa limportanza della piantina che Eve aveva trasportato
sulla nave e che il computer centrale (novello Al di 2001: Odissea nello spazio,
i richiami sono voluti) vuole a ogni costo distruggere per non far ritorno sulla Terra
(dove le macchine non avrebbero più il controllo sugli umani), i due robot si coalizzano
con altri robot obsoleti, depositati in una specie di zona da quarantena-magazzino, per
combattere il robot-comandante che ha estromesso dalle sue funzioni di comando il vero
comandante umano della Axiom.
Nella bellissima scena finale, tra uomini che grazie a Wall-e
riescono a parlarsi per la prima volta e così a conoscersi e ad aiutarsi, succede
che il comandante umano prova a mettersi in piedi e riesce a muovere i primi passi, pur
obeso, (come non pensare ai primi tentativi di camminare da parte dei bambini?) e così
facendo dimostra la sua forza danimo e spegne il computer cattivo.
Da quel momento la Axiom fa retromarcia: si torna a casa! Solo che
nella girandola dei colpi di scena finale Wall-e si rompe. Sarà Eve che, appena messo
piedi sulla Terra, correrà a casa del robottino per ricaricarlo ad energia solare,
cambiargli scheda madre e i pezzi manomessi, e tentare di farlo ritornare in vita. Lui
dopo un po si accende, riparte, ma non si ricorda più della sua amata, sarà solo
quando lei gli sfiora larto di ferro che gli fa da mano con il suo braccio
superlevigato che Wall-e recupererà la memoria, e i due staranno per sempre insieme.
Il nono capolavoro della Pixar è targato Andrew Stanton (sceneggiatore
e regista) ed ha il merito di riportare la fantascienza sul grande schermo. Lidea
giaceva in cantiere da quattordici anni, dal lontano 1994, segno che unidea
quando è buona non bisogna temere a lasciarla in stand by, che tanto prima o poi
viene alla luce. E così è stato, grazie anche al contributo essenziale di quel genio
degli effetti sonori di Ben Burtt, che ha dato voce al mitico R2-D2 di Guerre Stellari:
suoi, infatti, sono tutti i rumori di fondo del film, comprese le voci dei robot. Perché
la cosa impressionante è che questo è un film dove vengono scambiate pochissime parole
(giusto quando entrano in scena gli umani).
La genialità del film è quella di coniugare in maniera nuova elementi
già visti: il rapporto robot-umani, dopo le declinazioni asimoviane, kubrikiane e
dickiane già viste sul grande schermo, ci appare ora prospettato sorprendentemente in
chiave "umanistica": lavanzamento tecnologico delle macchine ha raggiunto
livelli tali che esse (non si sa come) si sono dotate di sentimenti propri, in una parola
si sono "umanizzate"; daltro canto gli umani hanno finito per dipendere
così tanto dalle macchine da essersi conformati ad esse fino a divenire fantocci, a
smarrire la propria individualità. Spetterà ai robot il compito di ridare la
personalità agli stessi uomini che, per secoli, hanno tentato di fare lo stesso con le
macchine.
Elisabetta Modena
1 Cito da un articolo di Antonio Spadaro apparso su "La
Civiltà Cattolica" (2008 IV 375-384 quaderno 3802): "La sua è davvero
una raccolta "differenziata". La selezione però non è affatto automatica: è
un preciso gesto di scelta guidato dalla curiosità e da una forma di simpatia per le cose
che trova. Ad esempio, il coperchio di un bidone, capace di riflettere la luce del sole.
Comprendiamo subito, dopo neanche tre minuti dallinizio del film, che Walle,
separando, selezionando, riconoscendo e classificando scarti, ha maturato una libertà di
scelta che lo rende "umano". Per questo egli è subito personaggio e non
oggetto, sembra suggerire il regista: sceglie liberamente".
2 Nella Bibbia, i poveri di spirito (traduzione tratta da un
articolo di don Luigi Giussani)
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