FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXII - febbraio 2010 - n.55 (nuova serie)

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Future Shock n.55

Editoriale

... e meno recenti

ISAAC ASIMOV, David Starr, il cacciatore dello spazio (David Starr, Space Ranger, 1952) (Antonio Scacco);

MARINO CASSINI, Da un metro a tre centimetri (Antonio Scacco)

ISAAC ASIMOV, David Starr, il cacciatore dello spazio (David Starr, Space Ranger, 1952), Giunti-Marzocco, Firenze 1978, pp.132.

Com'è noto, Asimov, oltre ad essere uno scrittore, era anche uno scienziato e sosteneva a spada tratta la necessità di informare e istruire il pubblico e, soprattutto, i giovani sulla scienza e sui problemi ad essa legati. Naturalmente, riteneva la "science fiction" uno strumento efficacissimo per invogliare i giovani a dedicarsi allo studio delle scienze. Scriveva a questo proposito: "Ho sempre sostenuto che la fantascienza è, potenzialmente, un valido strumento di divulgazione e di ispirazione scientifica. E qualche volta mi sono lamentato che i lettori, in generale, non sfruttino abbastanza questa potenzialità. Ma a un certo punto mi sono reso conto che, a asimov2.jpg (36380 byte)cominciare da me, nessun autore, nessun antologista di FS, aveva mai affrontato il problema in termini pratici. Non basta infatti affermare con prosopopea che la letteratura fantascientifica è un valido strumento, eccetera; bisogna anche mostrare come di questo strumento ci si possa servire all'atto pratico, a fornire al lettore, per così dire, le istruzioni per l'uso".

Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, Asimov ideò, negli anni Cinquanta, con lo pseudonimo di Paul French, una mezza dozzina di "juveniles" imperniati sul personaggio di David "Lucky" Starr. Composti in momenti che segnano il trapasso da una fase all'altra dell'attività letteraria del nostro autore - il primo "juvenile" vide la luce nel 1952 quando decise di intraprendere la carriera di scrittore professionista, e l'ultimo nel 1958 quando passò alla divulgazione scientifica -, i sei romanzi sono ambientati tutti in pianeti diversi del sistema solare. Il primo della serie, David Starr, il cacciatore dello spazio, ha come scenario il pianeta Marte.

La Terra del futuro non ha una produzione alimentare autosufficiente ed è costretta ad importare cibo dalle fattorie agricole sorte su Marte ad opera dei coloni terrestri. Ma un'organizzazione criminosa vuole mettere in ginocchio l'economia terrestre e avvelena con una misteriosa sostanza gli alimenti. È incaricato di svolgere le indagini un giovane membro del Consiglio delle Scienze, David Starr, che da bambino ha avuto i genitori trucidati dai pirati degli asteroidi e, crescendo, ha messo al servizio della giustizia la sua prestanza fisica e la sua intelligenza. Sotto falso nome, Starr si fa assumere come bracciante in una fattoria su Marte, dove conosce l'agronomo Benson, secondo il quale ad avvelenare il cibo sarebbero gli antichi marziani che vivrebbero nel sottosuolo del pianeta. David penetra con una spericolata impresa nelle viscere di Marte e constata che l'ipotesi di Benson è vera ma solo in parte: i marziani esistono, ma sono creature pacifiche, fatte di energia pura e di pensiero. Essi prendono in simpatia il giovane Starr, gli danno il soprannome di "Cacciatore dello Spazio" e, per aiutarlo nelle indagini, gli forniscono una maschera che gli nasconde il viso e gli crea intorno al corpo uno schermo di energia. Servendosi di tale dono, Starr con un tranello smaschera il capo della banda: è l'agronomo Benson, un individuo psichicamente tarato che odia l'umanità perché su Marte tutti lo considerano una persona dappoco.

Compaiono, in questo primo romanzo, temi e personaggi che formeranno la costante della narrativa asimoviana per la gioventù. David Starr, l'eroe eponimo che non ha ancora assunto il soprannome di "Lucky" (Fortunato), è de-scritto così: "E David aveva superato perfino le più rosee speranze. Somigliava fisicamente [al padre]: era diventato un giovane alto un metro e ottanta, forte e coraggioso, dotato d'un sistema nervoso saldissimo, della muscolatura d'un atleta e del cervello lucido ed acuto d'uno scienziato di razza. Ma c'era qualcosa, nei suoi capelli scuri appena ondulati, nei grandi occhi bruni, nella fossetta sul mento che spariva quando egli sorrideva, che ricordava [la madre]" (p.17).

A vivacizzare l'intreccio che, tra descrizioni a carattere tecnico-scientifico e ragionamenti logico-deduttivi, rischia di diventare un freddo meccanismo narrativo, è introdotta la comica figura di John Jones, un ometto petulante, vanitoso e rissoso, ma anche generoso e fedele, che d'ora in poi diventerà il compagno inseparabile di David Starr in tante avventure e che per antifrasi viene chiamato "Bigman" (uomo grande e grosso). Per quanto riguarda la vicenda, essa ricalca i moduli narrativi della "detective story", sollevando il problema se la "science fiction" sia compatibile o meno con il genere poliziesco. Per Asimov, non ci sono dubbi che "la fantascienza si mescoli molto bene con il giallo. La stessa scienza è quasi un giallo, e lo scienziato dedito alla ricerca è quasi un seguace di Sherlock Holmes".

Antonio Scacco