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Editoriale
L'UOMO-MACCHINA E L'EMERGENZA EDUCATIVA
di Antonio Scacco
In ogni epoca storica e presso tutti i popoli, si è
riconosciuta la necessità, per ogni essere umano venuto al mondo, di diventare uomo nel
pieno senso del termine. Ma si è anche riconosciuta la verità lapalissiana che un uomo
non poteva diventare tale se non mediante quel processo partico lare che prende il nome di educazione. Sorsero così dei grandi
educatori: Socrate, Platone, sant'Agostino, san Tommaso, Vittorino da Feltre, Ignazio di
Loyola, Comenio, Locke, Pestalozzi, Rosmini, ecc., che, pur partendo da differenti
premesse ideali e spirituali, tuttavia non mancarono di centrare l'obiettivo finale del
processo educativo: l'umanizzazione del discente.
Si è dovuto arrivare ai tempi moderni perché questi due capisaldi
dello sviluppo umano: umanizzazione e educazione, venissero duramente attaccati e scalzati
dalle loro fondamenta. Tutto comincia con l'apparire, all'orizzonte della civiltà, della
scienza moderna e con il suo travisamento in scientismo, di cui Auguste Comte, con
la sua religione della scienza a cui gli uomini debbono prestare fede affratellandosi nel
suo comune culto, è un tipico esemplare. Al lavoro manuale subentrano le macchine, che
suscitano rea-zioni violente come quelle del luddismo, ma anche critiche severe da
parte di uomini di cultura di quel tempo come Thomas Carlyle: "Non soltanto
lesterno e il fisico è adesso guidato dalla macchina, ma anche linterno e lo
spirituale [
]. Gli uomini sono diventati dei meccanismi nella testa e nel cuore,
così come nelle mani"1.
Ma la meccanizzazione dell'uomo e della società è solo una faccia
della medaglia. L'altra è rappresentata dalla grave crisi umanistica, per cui si ritiene
che l'umanesimo sia incompatibile con il progresso tecnico-scientifico. A questa temperie
spirituale tentarono di reagire alcune correnti sociologiche e pedagogiche. Tra le prime,
ricordiamo quella che va sotto il nome di contestazione sessantottina, che, con lo slogan l'immagination
au pouvoir!, cercò di opporsi alla deriva scientista e antiumanistica della nostra
civiltà, ma fallì il bersaglio e, anzi, peggiorò la situazione, dal momento che esaltò
l'edonismo e abbattè ogni freno morale con il motto "vietato vietare".
Tra le correnti pedagogiche, ricordiamo quella dei
"descolarizzatori", tra cui spiccano i nomi di Paul Goodman, Ivan Illich,
Everett Reimer, Paulo Freire. Con qualche lieve sfumatura tra le loro teorie, il comune
intento è di abbattere il sistema scolastico, visto come strumento di oppressione delle
classi sociali inferiori e della loro eliminazione dalle leve del potere. La scuola e gli
insegnanti non sarebbero che cinghia di trasmissione della cultura dominante e non
farebbero che bloccare e distruggere la creatività individuale. Alla scuola, dunque, deve
subentrare la "società educante", eliminando ogni istituzione formale e
governativa, ivi compresa la figura del pedagogo. All'emarginazione di quest'ultimo dal
processo educativo, contribuisce ulteriormente l'uso delle "macchine per
insegnare", che realizzano la cosiddetta "istruzione
programmata". Il principio-cardine non è più il
rapporto docente-discente, ma l'autoapprendimento. L'educazione, insomma, diventa
nozionismo e non formazione della persona. La grave crisi educativa che ha colpito la
nostra società, non è sfuggita agli uomini più pensosi del nostro tempo, tra cui spicca
il vescovo di San Marino-Montefeltro, mons.Luigi Negri, il quale, in una raccolta di
interventi dal titolo: Emergenza educativa. Che fare?, sostiene che, a causa del
dissolvimento dei valori, c'è un'impossibilità comunicativa tra mondo adulto e mondo
giovanile. Per sanare la frattura, occorre che l'insegnante non sia solo dispensatore di
nozioni, ma anche e soprattutto portatore di cultura autentica: "Insegnare educando
è mettere un segno diverso a questa emergenza che sta distruggendo la società. Se la
società non ha al suo centro la comunicazione fra le generazioni, finisce perché non ha
la linfa produttiva di società, cioè la comunione generazionale"2.
Ci auguriamo che il severo monito dell'illuminato sacerdote venga
presto recepito. Diversamente, potrebbe accadere quanto ipotizzato nel racconto di
Clifford D.Simak, Ora tocca a noi (How-2, 1954). In un futuro non precisato, quella
tendenza a feticizzare le macchine, già presente ai nostri giorni e che ha fatto
esclamare ad Erich Fromm: "[
] abbiamo fatto della macchina un dio [
], noi
cessiamo di essere padroni della tecnica per diventare invece gli schiavi"3,
assume una forma ossessiva e autodistruttiva. Ogni pensiero dell'uomo è rivolto alle
macchine - diventate ovviamente superintelligenti -, ogni sua preoccupazione è di
sfruttare le opportunità che esse gli offrono: di aggiungere, con un semplice click,
nuove stanze agli appartamenti, di spostare alberi, di spianare colline, di creare
laghetti artificiali, di pulire la casa da cima a fondo, di preparare pranzi e cene,
persino
di curarsi i denti. All'uomo, se vuole soddisfare il suo bisogno di
creatività, non rimane altro che assemblare e attivare gli automi, i cui pezzi, dietro
sua richiesta, gli vengono forniti, dentro una scatola, dalla fabbrica di robot
"Chifadasé S.p.A.".
Un giorno, il protagonista del racconto, Gordon Knight, riceve per
errore un robot, Albert, che ha la peculiarità di autoriprodursi. Ben presto, la sua
fattoria si riempie di robot di ogni tipo e specie. Viene citato in giudizio per evasione
fiscale. Ma l'avvocato suo amico, Anson Lee, aiutato da un esercito di robot telepatici,
riesce a dimostrare davanti al giudice che gli automi non sono degli oggetti sottoposti
alle tasse, ma degli esseri raziocinanti, equiparabili agli esseri umani, e che perciò
sono soggetti e non oggetti del diritto. Il giudice gli dà ragione. I robot, diventati
cittadini a tutti gli effetti e guidati da Albert, possono tranquillamente autoriprodursi
e invadere il mondo, fino a mettere le mani anche sulla "Chifadasé S.p:A.". E
l'uomo? Diventa un essere inutile, a cui è negata anche la soddisfazione di assemblare un
po' di ferraglia.
N O T E
1 T. CARLYLE, Segni dei tempi, in Valerio
Castronuovo, La rivoluzione industriale, Sansoni, Firenze, 1973, pp.114-115.
2 L.NEGRI, Emergenza educativa. Che fare?, Fede &
Cultura, Verona 2008, pp.18-19.
3 E. FROMM, Avere o essere?, Mondadori, Milano, 197916,
p.200. |
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