FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXII - febbraio 2010 - n.55 (nuova serie)

“Future Shock”, la rivista che ti aiuta a capire i problemi del nostro tempo, che interpreta la fantascienza come un ponte gettato tra le due culture oggi in conflitto, che valorizza il futuro ma anche il passato, il nostro glorioso passato classico e cristiano. SOSTIENILA!
Home

Future Shock n.55

Editoriale

Recensioni

ALSDAIR MACINTYRE, Dopo la virtù. Saggio di teoria morale (Marcello Landi);

FEDERICA RAMPONI, L’erede di Vitar (Elisabetta Modena);

 JEFF SOMERS, La chiesa elettrica (Antonio Scacco)

FEDERICA RAMPONI, L’erede di Vitar, Edizioni Il Melograno, Milano 2008, pp.168, € 13,00.

Un ottimo esordio per questa scrittrice bolognese che ora vive a Ravenna, sposata e mamma di due bambine. La storia - è lei stessa a raccontarlo nella parte del libro dedicata ai ringraziamenti finali - nasce da un sogno fatto e trasferito sulla carta, che poi ha dovuto riadattare e ampliare per esigenze narrative, onde farne uscire un romanzo.

Il libro è fondamentalmente un romanzo d’amore, cosa rara nel panorama fantascientifico, eppure l’ambientazione fantascientifica è molto ben curata e preponderante. Anche il fatto che ci sia una storia d'amore "umanizza" la fantascienza, abituati come siamo ad ramponi.jpg (124242 byte)approcciarci alla fantascienza scientista come ce l'hanno fatta conoscere gli americani.

La storia si apre sul pianeta Vitar, in un sistema distante cinquanta anni luce dalla Terra in direzione della costellazione di Orione, con la principessa Feri che sta aspettando le proposte di nozze dei pretendenti. I suoi genitori scelgono per lei il Principe Drel, un oscuro personaggio la cui fama di essere crudele e interessato solo al potere sinistramente lo precede. Su consiglio del Primo Ministro, Feri fugge di nascosto per trovare un pretendente da opporgli. Solo che fa confusione con i comandi dell’astronave e anziché dirigersi su Billa 3, il pianeta prescelto per usanze e costumi simile a Vitar, atterra sul pianeta Terra, che purtroppo si rivela arretrato scientificamente rispetto agli standard vitariani.

Qui incontra Jason, un ricercatore che è stato selezionato all’accademia aeronautica per entrare a far parte del segretissimo COSS, il Centro Operativo Sorveglianza Spaziale (nel Texas), che si avvale di due programmi di ricerca: il programma SETI per captare trasmissioni di onde e segnali alieni, e il programma UFO per stabilire il "primo contatto" con intelligenze extraterrestri.

L’unico risultato che finora il COSS ha ottenuto è quello di captare per puro caso un debole segnale, disturbato, non naturale, proveniente da una zona dell’universo distante cinquanta anni luce dalla Terra, che ha viaggiato nello spazio per cinquant’anni (si scoprirà poi che sono stati proprio i sovrani di Vitar a lanciarlo). La navetta della principessa viene identificata dal programma UFO e Jason e la sua squadra in un batter d’occhio circondano il luogo in cui è precipitata e catturano l’aliena uscita dall’abitacolo. Ma già dalla prima volta che Jason vede Feri, prova un sincero trasporto per la ragazza (che appare come una giovane dalle forme umanoidi, con lunghi capelli scuri e la pelle leggermente azzurrina), ugualmente ricambiato da lei. La strana voce della ragazza li mette subito all’erta: è uguale al segnale alieno da poco captato. È gioco forza, quindi, che i terrestri colleghino i due episodi. Ma nessuno del COSS riesce a capire cosa Feri stia dicendo. Delusi, la portano nelle prigioni sotterranei del Centro Operativo.

A questo punto Feri capisce che deve darsi da fare se non vuole finire torturata o chissà che altro da questi rozzi extravitariani: dotata di un ciondolo fin dalla nascita in grado di scomporre e riaggregare la materia (ciondolo di cui è in possesso ogni vitariano, e di cui i terrestri non si sono accorti), crea un varco nella cella e si fabbrica un velivolo leggero per fuggire. Il ciondolo ha poteri enormi: ad esempio collegato direttamente al cervello, setta le retine degli occhi e delle sinapsi atte alla vista, in modo da permettere alla principessa di decifrare i libri terrestri ed imparare la lingua; le permette pure di cambiare aspetto, in modo da non essere riconosciuta. Trova lavoro alla tavola calda-take-away dove Jason va a mangiare, così i due si reincontrano e si innamorano. Jason ha capito che si tratta di Feri travestita, ma non dice nulla per paura che lei possa fuggire di nuovo, teme infatti di perderla definitivamente. D’altronde, anche Feri non svela a Jason la sua nuova identità, facendosi chiamare Fanny e facendo finta di essere un’altra persona. La situazione precipita quando la intercettano dal COSS, che nel frattempo ha portato avanti segretamente la ricerca della fuggiasca. Ma anche il principe Drel l’ha localizzata e sta arrivando con la potente flotta di Vitar a riacciuffarla. Feri allora si consegna al colonnello Morris, il capo di Jason, per metterlo in salvo dal pericolo di venire radiato dall’esercito per aver aiutato e coperto la fuga dell’aliena.

Interessante, per il lettore, è l’interrogatorio che il colonnello Morris fa a Feri: lei risponde mansueta, svelando molte cose riguardanti la vita, le tradizioni e la tecnologia del suo pianeta. Ad esempio, il ciondolo che ogni vitariano porta al collo è un’estensione del cervello e funziona al solo tocco con la pelle. I materiali sono bioplastici, dotati di memoria interna, permettono agli oggetti di tornare a riacquistare la forma primitiva dopo aver subito danni o urti. L’energia atomica di Vitar nasce dallo sfruttamento dell’idrogeno: l’energia atomica sviluppata fonde alcune barre di platino fino a ridurle a una nuvola di plasma, protetta entro sicuri campi elettromagnetici e dosata da un sistema computerizzato.

Vitar è abitato da tre miliardi di vitariani e rispecchia le caratteristiche di gravità, atmosfera e distribuzione delle acque e delle terre emerse che si riscontrano sulla Terra. Il loro sole è più piccolo e vira all’azzurro, come la loro pelle, il cui colore dipende da una diversa quantità di gas nell’atmosfera che il popolo è in grado di metabolizzare. Biologicamente umani e vitariani sono simili, ma i vitariani producono molti più ormoni e sono in grado di rigenerare anche gli organi. Anche il calendario è diverso: l’anno (398 giorni di 25 ore ciascuno) è suddiviso in dieci mesi che corrispondono ad altrettante divinità (quindi sono pagani).

Il tempo, però, è contro il colonnello Morris: ben presto giunge la flotta di Drel, potentissima persino per una potenza come gli USA, e Morris non può fare a meno di consegnare Feri. A insaputa di tutti Jason parte con Feri, perché sembra che Feri sia incinta di Jason. Esiste infatti un’antica legge vitariana, mai abrogata, secondo la quale se la principessa offende il futuro consorte rimanendo incinta di un altro, il principe consorte può sfidare a duello l’usurpatore e chi vince regnerà su Vitar. Drel, ovviamente, sfida Jason a un duello in un combattimento su astronavi ma ha la meglio Jason, che lo uccide. Si scopre alla fine che Feri non era incinta (l’errore è stato fatto sulla Terra, dovuto ad una sbagliata interpretazione della quantità di ormoni presenti nel corpo dell’aliena), ma poco importa: lei e Jason vivranno in pace, attendendo la nascita dell’Erede di Vitar.

La storia, come si può desumere, ha una sua freschezza e si legge piacevolmente. Lo stile è molto scorrevole. Forse l’impianto generale è un po’ semplicistico, ma proprio questa sua "semplicità" di fondo la rende adatta anche ad una lettura per adolescenti e giovani, che in questo modo si possono accostare alla fantascienza. I personaggi, pur ben delineati e con una loro precisa identità, rimangono "bidimensionali". Volendo essere puntigliosi, manca pathos, drammaticità alla storia che potrebbe invece prendere il volo con personaggi più poliedrici (raccontando di più le loro reazioni psicologiche, le loro emozioni, i loro desideri, ecc.), insomma manca alla storia quell'ampio respiro che le darebbe più sostanza. Ad esempio: è bella la descrizione della tecnologia vitariana, ma è un po' utopistico che su Vitar da 300 anni non ci siano guerre e che tutto vada bene grazie alla Lega commerciale che i pianeti evoluti hanno stipulato insieme. O è semplicistico che Feri possa smaterializzare tutto quello che vuole con il suo ciondolo e tramutarlo in quello che le serve; o che possa parlare con qualunque vitariano grazie al fatto che il ciondolo (che ogni vitariano porta) può mandare ologrammi della persona che richiede la comunicazione a quella ricevente.

Altro punto: l'autrice presenta una storia in cui si incontrano due "alieni" tra loro. L'incontro, pur tra alti e bassi (lei che deve imparare la lingua e le usanze terrestri, lui che deve imparare a fidarsi di lei), procede senza incespicamenti. Però tra le righe si capisce che delle differenze notevoli ci sono: i vitariani sono più longevi dei terrestri, quindi quando lei sarà ancora giovane lui sarà già vecchio; e i figli che avranno saranno "ibridi"... insomma, sono tutte questioni aperte che, affrontate, darebbero drammaticità e peculiarità ad una storia che, altrimenti, rischia di rimanere un po' debole.

Ma questa è un’opera prima, con i suoi pregi e difetti, e per altro l’impressione che il lettore ne desume (anche dalle recensioni sul web) è più che buona. Quindi attendiamo fiduciosi il prossimo romanzo di Federica.

Elisabetta Modena