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FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXII - giugno 2010 - n.56 (nuova serie)

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LA MORTE DI IPAZIA DI ALESSANDRIA:

RESPONSABILE SAN CIRILLO?

di    Antonio Scacco

 

Perché ci occupiamo del caso Ipazia? Per i due capisaldi su cui si basa la nostra linea editoriale: a) le radici cristiane della scienza moderna; b) l'umanesimo sapienziale-scientifico. Com'è noto, il recente film di Alejandro Amenabár, Agorà, in cui si rievoca la tragica vicenda della filosofa, matematica e astronoma del V sec. d.C. Ipazia, seguace della filosofia neoplatonica, ha suscitato, da parte dei pensatori "laicisti", un'ondata di critiche e accuse contro il Cristianesimo e la Chiesa, rei di antifemminismo e di oscurantismo.

IIpazia.jpg (11003 byte)n tutto ciò, vediamo un attacco, anche se indiretto, ai nostri ideali e alle nostre convinzioni, che non siamo disposti ad accettare supinamente. Seguiremo, perciò, il consiglio di Léo Moulin, "apologeta agnostico" del cattolicesimo: "Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?"1.

Chiediamo, dunque, il conto ai signori laicisti. Siamo sicuri che, sul fronte opposto, cioè in campo pagano, i pregiudizi contro le donne e contro la scienza erano, al tempo di Ipazia, del tutto assenti? Sembrerebbe di no. Una prova? Il filosofo pagano Damascio, seguace anch'egli della filosofia neoplatonica, nella sua Vita di Isidoro, suo maestro, parla della vita e della morte di Ipazia. Dopo essersi profuso in apprezzamenti e lodi, dà dell'astronoma e filosofa un giudizio poco lusinghiero, secondo cui Ipazia non sarebbe giunta alla "vera" filosofia e che Isidoro le sarebbe stato "molto superiore, non solo come uomo rispetto a una donna, ma anche quale vero filosofo rispetto a una geometra"2.

Ci vuole, dunque, una bella dose di spregiudicatezza per incolpare il Cristianesimo e la Chiesa di essere contro le donne e contro la scienza. Per dimostrare l'infondatezza di simili accuse, basta citare le tante donne elevate agli onori dell'altare e la folta schiera di sacerdoti, che sono stati anche scienziati e che spesso hanno dato contributi decisivi all'avanzamento della scienza. In particolare, l'accusa di antifemminismo rivolta a s. Cirillo, additato come il responsabile della morte di Ipazia, si scioglie come neve al sole, se si pone mente alla disputa teologica ch'egli ebbe con il Vescovo di Costantinopoli, Nestorio, in cui sostenne che a Maria spettava il titolo di Theotókos (Madre di Dio) e non di Christotókos (Madre di Cristo). Sicuramente, se il Vescovo di Alessandria avesse avuto delle remore nei confronti delle donne, si sarebbe fatto i fatti propri e non si sarebbe impelagato in una controversia da far "tremar le vene e i polsi".

Ma anche l'altra accusa di essere il mandante dell'uccisione di Ipazia a causa dell'invidia che egli avrebbe provato per il prestigio di cui costei godeva nell'ambiente politico e filosofico di Alessandria, finisce in una bolla Cirillo.jpg (12425 byte)di sapone. s. Cirillo, uomo di cultura qual era - citiamo, tra la sua vasta attività letteraria, l'apologia contro Giuliano l'Apostata -, non ignorava certamente né il neoplatonismo, né il suo fondatore, Plotino. A quel tempo, il neoplatonismo plotiniano era considerato molto vicino al Cristianesimo, se non addirittura una sua propedeutica. Nella filosofia di sant'Agostino, ad esempio, sono presenti numerose tracce di quella di Plotino e la geometria era considerata necessaria per la filosofia, come dimostra la seguente frase di Lattanzio, il "Cicerone cristiano": "Sono infine necessarie la geometria, la musica e l'astrologia, poiché queste discipline hanno qualche affinità con la filosofia"3. A proposito della quale, san Giustino ammoniva: "È un grandissimo tesoro la filosofia, assai stimata da Dio, al quale essa sola ci conduce e ci unisce"4.

Non esistevano, dunque, i presupposti né spirituali, né culturali perché s. Cirillo commettesse un'azione così riprovevole come ordinare la soppressione fisica di Ipazia. E le fonti storiche solitamente citate? Sono inattendibili per diverse ragioni. Socrate Scolastico (380-450 ca.) era, sì, contemporaneo di Ipazia, ma era nato e cresciuto alla corte di Costantinopoli, di cui sosteneva la politica dispotica nei confronti di Alessandria, e non ardeva dunque di simpatia per san Cirillo, che di quella politica era oppositore. Filostorgio (368-439) era un seguace dell'Arianesimo e aveva tutto l'interesse a mettere in cattiva luce san Cirillo, difensore della fede trinitaria contro l'eresia di Ario, che negava la divinità del Figlio. Damascio (480-550 ca.) era uno scrittore pagano e molto lontano dai fatti narrati (la morte di Ipazia avvenne nel 415). L'ipotesi, dunque, più probabile della morte di Ipazia è da ricercarsi nel clima di estrema tensione e di violenza che si era determinato in Alessandria, in seguito ad un massacro di cristiani, avvenuto nel 414. In un simile ambiente, è logico che si formino gruppi di fanatici (i parabolani)5, poco disposti a porgere l'altra guancia, e che a farne le spese sia stata Ipazia.

 

N O T E

1 Cfr. Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana, Edizioni San Paolo, 1992, pp. 23-24.

2 Damascio, Vita Isidori 164, p.218.

3 Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio, Le divine istituzioni, 3, 25, 9-12.

4 Giustino, Il dialogo con Trifone, 2, 1-6.

5 Cfr. Rino Cammilleri, Ipazia la "martire" usata come clava contro i cristiani. In barba alla storia, "Il Giornale", 25 aprile 2010.

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