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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXII - giugno 2010 - n.56 (nuova serie)

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Future Shock n.56

Editoriale

Saggistica

Luigi Cazzato, Jacques Sternberg incerto fra fantascienza e surrealismo

Giovanna Jacob, S.Lem - Il pianeta del silenzio

Enrico Leonardi, La ragione – "In cerca di Sant’Aquino" di A. Boucher

Guido Pagliarino, Robert Silverberg e l'animalismo antiumanistico

Stanislaw Lem

 

Il pianeta del silenzio

 

                                                    di   Giovanna Jacob

 

Candidato dalla Polonia al Premio Nobel

Stanislaw Lem non era solo uno scrittore di fantascienza. Era allo stesso tempo un grandissimo scrittore ed un vero scienziato. Nato nel 1921 nella città polacca di Lemberg (che oggi si chiama Lvov ed appartiene all’Ucraina), Lem esercitò per qualche tempo la professione medica e poi fece il ricercatore nel campo delle scienze biologiche. Studiò anche la filosofia, la cibernetica, l’astrofisica, le scienze sociali e molte altre cose. Fu tra i fondatori dell’Accademia di cibernetica ed astronautica ed ottenne pure una cattedra universitaria in Futurologia a Cracovia. Scrisse numerosi articoli scientifici ed alcuni brillanti lem.jpg (28941 byte)saggi di carattere filosofico e letterario: L'arte fantastica e la futurologia (1970), Dialoghi (1957), Summa Technologiae (1964) e Filosofia della scelta (1968). Nel 1951 Lem pubblicò il suo primo romanzo di fantascienza: Il pianeta morto. Scritto nello stile del realismo sovietico, Il pianeta morto ebbe molto successo in Urss e nei paesi dell’est. Nei dieci anni successivi, Lem scrisse altri romanzi di successo: La nube di Magellano (1955), Pianeta Eden (1959) e Ritorno dall'Universo (1961). Ma la sua maturità di scrittore Lem la raggiunse solo quando la sua vena fantastica e filosofica spezzò i lacci del piatto realismo sovietico. A partire dagli anni Sessanta, Lem scrisse alcuni capolavori: La saga del Pilota Pirx, Cyberiad (1965), Diario delle Stelle (1976), i Racconti dei robot e il memorabile Congresso di futurologia (1973). Ma il suo romanzo più celebre è senz’altro Solaris, pubblicato nel 1961. Da Solaris il regista russo Andrej Tarkovskij trasse il soggetto del suo omonimo, celeberrimo film. Nel 1972 il film di Tarkovskij fu premiato a Cannes e Lem divenne famoso in tutto l’Occidente. Nel 1977 Lem fu candidato dalla Polonia al premio Nobel per la letteratura. Nel 1986 pubblicò Il pianeta del silenzio, romanzo grandioso sul tema dell’incomunicabilità fra umani ed alieni. Nel 1987 si ritirò definitivamente dalla scena letteraria. Morì a Cracovia nel 2006.

Espulso dalla SFWA

Lem era cosciente della sua grandezza di scrittore. Voleva essere considerato uno scrittore tout court, non uno scrittore di fantascienza. Egli osservava con disgusto la progressiva discesa del genere fantascienza dalle vette della letteratura ai bassifondi del puro intrattenimento fantastico. La maggior parte degli scrittori di fantascienza gli sembravano sciatti dal punto di vista letterario e impreparati dal punto di vista scientifico. Nel 1976 egli scrisse un famoso articolo in cui definiva Philip K. Dick un "visionario circondato da ciarlatani". I colleghi di Dick non la presero bene. Dick stesso non si sentì lusingato. In preda ai suoi deliri di persecuzione, si era convinto che Lem fosse un pericoloso agente segreto dell’est. Quindi Dick e i suoi colleghi espulsero di comune accordo Lem dalla SFWA (Science Fiction and Fantasy Writers of America)1.

Lem provò sempre una profonda ammirazione per Dick. In effetti, Dick e Lem hanno molto in comune. Entrambi appartengono alla razza dei grandi visionari della letteratura. Tuttavia, Lem non era solo un visionario. Era anche uno scienziato qualificato. E infatti egli riesce a coniugare la sua straordinaria potenza visionaria con una rigorosa e maniacale precisione scientifica. Ad esempio, ne Il pianeta del silenzio Lem ci fa vedere una vallata di Titano, satellite di Saturno attraverso gli occhi impastati di immaginazione dell’astro-nauta Parvis: "La zona attorno a Roembden era chiamata il Cimitero, e in effetti laggiù il terreno sembrava un campo di antiche battaglie, un fitto cumulo di scheletri. Parvis vide la lucida superficie di femori che sarebbero potuti appartenere a mostri grandi come montagne. Su alcuni si potevano anche distinguere le macchie rosse dei punti dove potevano esserci stati i tendini. Poco più in là si scorgevano immense pelli di animali, che conservavano qua e là qualche pelo mosso dal vento. Nella nebbia si profilava la sagoma di grandi artropodi, che continuavano a rosicchiarsi anche dopo la morte. Da un gruppo di forme sfaccettate e lucide come specchi sorgevano varie serie di corna, brillanti e disposte a palchi come quelle dei cervi, che poi finivano per perdersi in mezzo a una confusione di femori e crani di colore bianco sporco"2.

In questo brano, il paesaggio reale si trasfigura in un paesaggio fantastico, percorso dai fantasmi di mostri enormi e inverosimili. Ma la visione, caratterizzata dal gusto barocco dell’enormità, si congiunge immediatamente a considerazioni di carattere geologico: "Nel vedere tutto questo, Parvis capì che le immagini sorte nel suo cervello, le loro macabre associazioni, erano solo un’illusione, uno scherzo degli occhi colpiti dalla stranezza dello spettacolo. Cercando nella propria memoria, probabilmente sarebbe riuscito a ricordare i composti che potevano dare, nel corso di un miliardo di anni, esattamente quelle forme che, sporche di ematite, assomigliavano ad ossa macchiate di sangue, o che andavano ben al di là dei modesti successi del terrestre amianto nel creare un manto iridescente della lana più delicata"3.

Lem cerca costantemente di imporre una misura scientifica alla materia incandescente e proteiforme – come il mare di Solaris - della sua immaginazione fantastica. Nei suoi romanzi, appaiono delle macchine tanto fantastiche quanto verosimili dal punto di vista scientifico. Ne Il pianeta del silenzio Lem inventa, fra le altre cose, la tecnica della "embrionizzazione". Questa tecnica consente ad un astronauta di sopravvivere all’enorme pressione che si crea all’interno dell’astronave al momento del lancio ad una velocità non lontana da quella della luce. Certo, è molto sgradevole. In breve, una macchina fa uscire dal corpo dell’astronauta tutto il sangue (che conserverà con cura in un apposito contenitore) e vi fa entrare un liquido bianco molto più denso del sangue, di nome onax4. Ossigenato e nutrito dalla macchina per mezzo dell’onax, l’astronauta dorme per tutta la durata del viaggio in una vasca piena di una soluzione liquida densa. Quando l’astronave arriva a destinazione, la macchina fa uscire l’onax e fa rientrate il sangue nel corpo dell’astronauta, che a quel punto è pronto per svegliarsi. Lem spiega che gli scienziati hanno inventato la tecnica dell’embrionizzazione studiando i pesci che vivono nelle profondità degli oceani. Questi pesci riescono a sopportare il peso dell’oceano perché la pressione interna ai loro corpi, che appaiono molto gonfi, è pari alla pressione esterna.

Impossibile comunicare con gli alieni

Lem ci spiega, senza mai annoiarci, tutti i dettagli tecnici dei viaggi spaziali. Anche viaggiando ad una velocità elevatissima, una astronave terrestre impiegherebbe secoli a raggiungere un pianeta posto a pochi anni luce dalla Terra. Certo, all’interno dell’astronave il tempo scorrerebbe più lentamente, ma sulla Terra e nel pianeta di destinazione passerebbero dei secoli o dei millenni. Ebbene, lo scienziato Lem ritiene che una astronave possa "scavalcare" le enormi distanze cosmiche sfruttando le distorsioni temporali che si determinano nei pressi di una collapsar. Ne Il pianeta del silenzio scrive: "Se giungeva in prossimità di un buco nero che distorceva il continuum spazio-temporale in modo variabile, lungo un gradiente, una nave poteva entrare in una bradicronicità… una zona di tempo ritardato… e rimanervi per anni, prima di lasciare quella specie di ‘parcheggio’ o porto temporale. (…) Il Progetto si proponeva di usare la solitaria collapsar situata al di sopra della costellazione dell’Arpia come porto per l’Euridice"5. Mentre l’astronave Euridice rimane "parcheggiata" nei pressi della collapsar, l’astronave Hermés si stacca da essa e raggiunge il pianeta di Quinta, dove si presume possa essersi sviluppata una civiltà tecnologica. Lem è molto pessimista riguardo alla possibilità dell’incontro fra umani e alieni. Da convinto evoluzionista, pensa che l’evoluzione sugli altri pianeti possa avere preso delle strade imprevedibili, portando alla nascita di esseri intelligenti totalmente diversi dagli umani6. E fra esseri totalmente diversi non ci può essere nessun tipo di comunicazione.

Ma vediamo a grandi linee la trama del romanzo di Lem. La storia inizia su Titano, dove l’astronauta Angus Parvis è impegnato in una missione di soccorso. Ma le cose non vanno per il verso giusto e l’astronauta si ritrova, senza sapere come, sull’astronave Euridice (lascio al lettore il piacere di scoprire come ci sia finito). Parvis non riesce a ricordare il suo nome e del suo passato conserva solo delle immagini confuse. In effetti, sono passati più di cento anni dal momento in cui si trovava su Titano in missione di soccorso. Assistito dai membri dell’equipaggio, che fanno di tutto per farlo sentire a suo agio, Parvis deve apprendere in fretta tutte le nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche degli ultimi cento anni.

Quando arriva nei pressi di Quinta, l’Hermés tenta di stabilire un contatto con i misteriosi abitanti di quel pianeta, circondato da un anello di ghiaccio. Il computer di bordo ipotizza che i quintani abbiano "trasferito" nello spazio una parte dell’acqua dei loro oceani per guadagnare delle nuove terre emerse. Inoltre, sembra che il pianeta sia dilaniato da una guerra secolare fra due blocchi contrapposti (chiara allusione alla guerra fredda fra Usa e Urss). Il computer di bordo elabora diverse ipotesi sulla natura del conflitto, ma nessuna sembra convincente. Cosa ancora più importante, tutti i tentativi di comunicare con i quintani falliscono. Anzi, dal pianeta sembrano arrivare addirittura dei segnali ostili. A bordo dell’ Hermés sale il nervosismo. Per fare capire ai quintani di avere il coltello dalla parte del manico, l’Hermés fa esplodere con un razzo nucleare la luna che orbita attorno al pianeta. Il "selenoclasmo" dovrebbe essere un eloquente messaggio di avvertimento per i quintani. In realtà, il "messaggio" si trasforma in una strage colposa di vaste proporzioni. Per ragioni poco chiare, parte dei detriti del satellite esploso, invece di disperdersi nello spazio, precipitano sulla superficie del pianeta, provocando un gigantesco maremoto che sommerge vaste porzioni delle terre emerse. Sono stati i militari di uno dei due blocchi in conflitto a deviare deliberatamente i detriti, per mezzo di sonde artificiali, verso i territori dell’altro blocco? In ogni caso, dopo un simile "messaggio" i quintani si mostrano ancora più ostili verso i terrestri.

E purtroppo, la decisione di distruggere la luna è solo la prima di una serie di decisioni imprudenti e perfino crudeli che il comandante Steergard prende in accordo con l’equipaggio e con l’onnipotente computer di bordo, il cui acronimo è, significativamente, DEUS. Anche se non avesse avuto conseguenze così devastanti, la decisione di privare i quintani della loro luna appare gratuita al lettore. Se qualcuno distruggesse la nostra luna per lanciarci un messaggio qualunque, ci sembrerebbe giusto? Pure di raggiungere il fine della missione, che è quello di atterrare su Quinta e imbarcare informazioni sulla civiltà quintana, i membri dell’equipaggio sono disposti a tutto, anche ad intraprendere delle azioni che comportano la perdita di vite aliene. Insomma, tutti pensano, con spirito machiavellico, che il fine giustifichi i mezzi. Tutti tranne uno: il domenicano Padre Arago, presente a bordo come osservatore del Vaticano.

Il contrasto tra scienza e fede

Sebbene non condivida la fede di Arago, Lem guarda con simpatia a questo personaggio. La maggior parte del tempo, padre Arago se ne sta chiuso nel suo alloggio monacale, in cui campeggia un dipinto che raffigura Adamo ed Eva, a leggere e a pregare. Quando partecipa alle riunioni o discute con gli altri membri dell’equipaggio, Arago si dimostra essere una persone generosa, equilibrata e incredibilmente intelligente. È Arago, e non l’onnipotente computer, ad escogitare il sistema migliore per comunicare con i quintani. Dice Arago a Steergard:

- Voi e DEUS siete saliti a tali vette di complessità, con la teoria dei giochi, il minimax e gli spazi della decisione quantificati, che non avete pensato agli specchietti con cui giocano i bambini, allorché si divertono a riflettere la luce solare. Il solaser potrebbe essere lo specchietto tascabile di tutta Quinta. Può certamente produrre lampi più luminosi del sole. Chiunque alzerà la testa sarà in grado di vederli.

- Padre Arago - disse Steergard, chinandosi verso di lui, che era dall’altra parte del tavolo. - Beati i poveri di spirito, perché avranno il regno dei cieli. Mi avete demolito. Mi avete sgonfiato, peggio ancora di quando il nostro pilota ha fatto fare quella figuraccia a DEUS… Come vi è venuta in mente l’idea?

- Giocavo con uno specchietto, quando ero bambino - disse il domenicano, sorridendo. - Ma DEUS non è mai stato bambino7.

Il domenicano pensa che gli alieni siano creature ad immagine e somiglianza di Dio come gli uomini, e che di conseguenza gli uomini non abbiano il diritto di trattarli come animali strani. Ad ogni occasione, Arago invita il comandante a non intraprendere nessuna azione che possa arrecare danno, direttamente o indirettamente, ai quintani. Quando la situazione precipita, e i quintani passano dalle minacce alle vie di fatto, Arago capisce che la cosa giusta è tornare a casa. Il domenicano fa notare che i quintani, nonostante le dimostrazioni di forza, non possono realmente nulla né contro l’Hermés né contro la Terra e che quindi non c’è nessun bisogno di lanciare loro altri violenti "messaggi" di avvertimento. Fa notare che non è giusto iniziare una guerra solo per soddisfare la nostra vana curiosità di uomini sulle altre creature dell’universo. Purtroppo, Arago non viene mai ascoltato. Ma non dico altro, per non togliere al lettore il piacere di scoprire come andrà a finire.

Come ho detto, Lem non ha la fede di Arago. Lem esprime il suo punto di vista attraverso le parole dell’ufficiale Lauger: "L’uomo aspira a conoscere la verità ultima. Ogni mente mortale, credo, è fatta così. Ma dove si trova la verità ultima? È alla fine della strada, dove non c’è più mistero, dove non c’è più speranza. E dove non ci sono più domande da rivolgere, perché si sono già ottenute tutte le risposte. Ma un simile posto non esiste. L’universo è un labirinto fatto di altri labirinti. Ciascuno porta ad un altro. E dove non possiamo arrivare personalmente, arriviamo servendoci della matematica. Mediante la matematica, costruiamo veicoli che ci portano nei regni non umani del mondo. E con la matematica è anche possibile costruire mondi esterni all’universo, indipendentemente dal fatto che esistano o meno. E poi, naturalmente, si può sempre abbandonare la matematica e i suoi mondi, per avventurarsi con la propria fede nel mondo a venire. La gente della stessa risma di Padre Arago si occupa appunto di questo. La differenza tra noi e loro è la differenza tra la possibilità che alcune cose succedano e la speranza di vederle succedere. Il mio campo si occupa di ciò che è possibile, di ciò che è accessibile; il suo, invece, di ciò che si può soltanto sperare, di ciò che diverrà accessibile, faccia a faccia, solo dopo la morte"8. Evidentemente, Lem ha una idea sbagliata della fede. Una idea che, purtroppo, è universalmente diffusa nel mondo contemporaneo. Fede non è fideismo. In primo luogo, la fede non è la speranza di vedere succedere qualcosa nell’oltretomba. In secondo luogo, la fede non è una speranza priva di fondamento. La fede è la certezza sul futuro basata sull’esperienza del presente. Il cristiano può ragionevolmente sperare nella vita eterna perché ha ricevuto in pegno il "centuplo quaggiù".

Inoltre, la fede non si contrappone alla scienza: completa la scienza. La scienza, per essere precisi, è nata da una costola della teologia cristiana (lo hanno ribadito di recente studiosi come Rodney Stark, Thomas Woods). Lem sostiene che la matematica permette all’uomo di decifrare i misteri dell’universo. Ebbene, Lem non sa che l’idea stessa che l’universo abbia una struttura ordinata e razionale è una idea cristiana. Questa idea è estranea a tutte le culture non cristiane, anche alla razionale cultura greca. Per tutte le culture non cristiane, l’universo è un caos. Per le religioni panteiste, il caos universale è esso stesso dio. Per le religioni politeiste, il caos universale è soggetto all’arbitrio di divinità capricciose ed egoiste. Invece per il Cristianesimo l’universo è governato da un Dio di ragione per mezzo di leggi razionali. Questo Dio di ragione dona all’uomo la ragione e lo mette a capo del creato.

Niente scienza senza il Cristianesimo

Oggi va di moda pensare che la rivoluzione scientifico-tecnologica sia l’esito naturale dell’evoluzione umana. Va di moda pensare che tutte le razze intelligenti dell’universo, ammesso che ce ne siano, debbano necessariamente raggiungere, ad un certo momento della loro evoluzione, lo stadio scientifico-tecnologico. In realtà, la rivoluzione scientifico-tecnologica non è l’esito naturale dell’evoluzione umana. Nel libro The victory of reason, lo studioso Rodney Stark ha dimostrato in maniera definitiva che la rivoluzione scientifica è statastark.jpg (21915 byte) promossa da cristiani devoti. Al di fuori dell’Occidente cristiano, non sono mai esistite le condizioni per la nascita della scienza. Tagliamo corto: se Cristo non si fosse incarnato, l’uomo non sarebbe mai andato sulla Luna. E le intelligenze aliene? Ammesso che esistano, non è detto che debbano per forza sviluppare delle civiltà tecnologiche. Per svilupparle, dovrebbero venire a contatto con una religione simile al Cristianesimo. D’altra parte, perché mai Dio non potrebbe incarnarsi anche fra loro? Ad un certo punto, Lem esprime i suoi dubbi sull’Incarnazione di Cristo per bocca di Padre Arago: "Nella mia Chiesa sono sorte due posizioni. Alcuni ritenevano che la corruzione delle creature poteva essere universale e che questa universalità andava oltre il concetto terrestre della parola katholikos; che era possibile che esistessero mondi in cui il sacrificio della Redenzione non era mai avvenuto e che per questo erano dannati. Altri dicevano che la salvezza… come scelta tra Bene e Male, concessa dalla Grazia… era apparsa dovunque. Il disaccordo tra queste due parti minacciava la stessa unità della Chiesa. (…) Per esempio, le battute basate sulla premessa che il Credo quia absurdum si fosse talmente moltiplicato da non avere più valore. Oppure l’immagine di innumerevoli pianeti con una moltitudine di mele , laddove non poteva esserci alcun melo, o di fichi che il Figlio di Dio non poteva maledire, perché laggiù non cresceva nessuna pianta di quel genere. Un esercito di Pilati intenti a lavarsi le mani in miliardi di bacili; una foresta di crocifissioni, folle di Giuda Iscariota e l’immacolata concezione in esseri la cui fisiologia riproduttiva non contemplava l’idea, perché si riproducevano senza concepire. In breve, la moltiplicazione del Vangelo su tutti i bracci delle galassie a spirale ha trasformato il nostro Credo in una caricatura, una parodia di religione. Per colpa di questi giochetti aritmetici, la Chiesa ha perso molti dei suoi fedeli. Perché non ha perso anche me? Perché il Cristianesimo chiede a un uomo più di quanto si possa umanamente chiedergli. Gli chiede non solo la rinuncia alla violenza, alla viltà e alla menzogna. Gli chiede di amare i vili, i bugiardi, gli assassini e i tiranni. Ama et fac quod vis"9.

Come si vede, Lem apprezza molto la morale cristiana, incentrata sull’amore, ma non riesce a concepire l’Incarnazione. Non si accorge di commettere un errore di logica. Porre dei limiti all’infinito è un errore di logica. Dio è infinito, l’universo è finito. L’universo intero, nella sua inimmaginabile estensione, sta nel palmo della mano di Dio come una noce sta sul palmo della nostra mano. Che difficoltà potrebbe avere Dio ad incarnarsi innumerevoli volte in tutti i bracci delle galassie fra creature la cui fisiologia riproduttiva è del tutto diversa dalla nostra?

N O T E

1 L'associazione nordamericana degli scrittori di fantascienza.

2 Stanislaw Lem, Il pianeta del silenzio (Fiasko, 1986), trad. It. Riccardo Valla, Mondadori, Milano 1988, p. 36.

3 Ibidem.

4 Mentre il sangue esce, un liquido bianco molto più denso del sangue, di nome onax, entra nel corpo.

5 Op.cit, p.121.

6 E che quindi gli esseri intelligenti degli altri pianeti possano essere totalmente diversi dagli umani.

7 Op. cit., p.264.

8 Ibidem p.125.

9 Ibid., p.266.

 

Chiediamo, dunque, il conto ai signori laicisti. Siamo sicuri che, sul fronte opposto, cioè in campo pagano, i pregiudizi contro le donne e contro la scienza erano, al tempo di Ipazia, del tutto assenti? Sembrerebbe di no. Una prova? Il filosofo pagano Damascio, seguace anch'egli della filosofia neoplatonica, nella sua Vita di Isidoro. (leggi tutto)
Al di là della inesistente contrapposizione fede-ragione, l’insistenza sul recupero della ragione è per lo meno singolare e merita di essere segnalata. Boucher è un cattolico senza complessi, e lo dimostra nella trama di citazioni bibliche e di rimandi alla fede che corrono come in filigrana nel racconto (leggi tutto)
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