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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXII - giugno 2010 - n.56 (nuova serie)

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Future Shock n.56

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MONICA BRAGHINI, Il vento di Eldar (E.Modena)

LOIS MCMASTER BUJOLD, L’Apprendista ammiraglio (Warrior's Apprentice, 1986) (E.Modena);

CORMAC MCCARTHY, La strada (The Road, 2006) (S.Parenti);

DAVID OPPEGAARD, I predatori del suicidio (The Suicide Collectors, 2008) (A.Scacco)

DAVID OPPEGAARD, I predatori del suicidio (The Suicide Collectors, 2008), Mondadori, "Urania" n.1555, febbraio 2010, pp.244, € 4,20.

Ricordate il macabro rinvenimento avvenuto il 26 marzo 1997 nella villa di Rancho Santa Fe, un sobborgo residenziale di San Diego, in California? Quel giorno, la polizia, accorsa sul posto in seguito ad una telefonata, si ritrovò di fronte allo spettacolo raccapricciante e nauseante offerto dai corpi di trentanove persone (ventuno donne e diciotto uomini), che si erano suicidate, a gruppi, nel corso della precedente settimana. Chi erano? Come ci informa Massimo Introvigne in un suo brillante studio dal titolo Heaven's Gate. Il paradiso non può attendere, erano i membri di un movimento che si faceva chiamare aoppegaard.jpg (27582 byte)ppunto Heaven's Gate ("Porte del Paradiso"), cioè uno dei numerosi culti dei dischi volanti fioriti a partire dagli anni Cinquanta.

Questo romanzo, anche se l'Autore non lo dichiara esplicitamente, sembra ispirarsi alle idee di quei gruppi o movimenti religiosi che, come Heaven's Gate, il Tempio del Popolo o l'Ordine del Tempio Solare, contemplano per i propri seguaci la prospettiva del suicidio come mezzo per ascendere al Regno dei Cieli e rivestire nuovi corpi dopo aver "depositato" i corpi umani. Nel futuro ipotizzato da Oppegaard, questa malattia spirituale che spinge una persona all'auto-distruzione, non è limitata a un gruppo ben definito e circoscritto di individui, ma si diffonde come una pandemia a tutta la popolazione mondiale. È indicata con il nome di Disperazione, ma nessuno ne conosce l'esatta origine. Alcuni l'attribuiscono a "una tossina virale che un terrorista incazzato aveva messo in giro da qualche parte" (p.47); altri la individuano in "tutta la gente che è morta su questo pianeta negli ultimi milioni di anni […]. I massacrati, i bombardati, gli impiccati, i torturati, gli squilibrati e i decapitati. Mettete insieme tutte quelle povere anime e otterrete una grande quantità di energia negativa" (pp.93-94); altri, come il pastore Jake che si spara un colpo in testa davanti ai suoi fedeli, chiamano in causa l'Autore stesso della vita: "Dio ci ha abbandonato. Ho pregato per avere una guida e non ho sentito nulla. Ho supplicato il Signore giorno e notte, e la sola risposta che ho ricevuto è stata un'interminabile processione di morte" (p.132), omettendo di specificare che l'abbandono di Dio è preceduta dalla ribellione dell'uomo, come leggiamo in Isaia (63, 10): "Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito, per cui si cambiò loro in nemico e li prese a combattere".

Anche la cittadina della Florida in cui vive Norman, il protagonista, assieme alla moglie Jordan, è colpita dalla Disperazione. Dopo ogni suicidio, egli vede arrivare, a bordo di elicotteri, degli individui vestiti vestiti di nero, i Predatori, che si impossessano del cadavere per trasportarlo in un luogo sconosciuto e per fini ignoti. Norman, aiutato dall'amico Pops, cerca di impedire la sottrazione delle salme nell'unico modo che si è dimostrato efficace, seppellendole cioè in una buca profonda del terreno. Ma un giorno, Jordan, di cui Norman è innamoratissimo, è colpita dalla Disperazione e si suicida. Norman non tollera assolutamente che gli uomini neri gli portino via il corpo e li mette in fuga uccidendone uno. I Predatori giurano vendetta. Non rassegnandosi ad assistere passivamente allo sterminio dell'umanità, il nostro eroe decide di recarsi, assieme a Pops, nella città di Seattle, dove ha sentito dire che uno scienziato, il dottor Briggs, ha creato un antidoto contro la Disperazione.

Il viaggio dei due dalla costa atlantica a quella del Pacifico è molto periglioso. Il loro aereo è abbattuto dai Predatori, né ha miglior fortuna il furgoncino fornito ad essi da una ragazzina di undici anni del Kansas, Zero, che si è unita al gruppo per soddisfare un suo vivo desiderio: vedere il mare. In un agguato nello stato dell'Oregon, infatti, il furgoncino è fatto a pezzi dalle bombe dei Predatori. Pops muore, Zero sparisce e Norman si ritrova ferito, ma vivo. Dopo indicibili sofferenze, riesce a prendere contatto con il dottor Briggs. Ma grande è la sua delusione quando lo scienziato gli dice che non esiste nessun antidoto. Come soluzione, propone a Norman di distruggere il covo della Sorgente, da cui ha origine la Disperazione, con delle granate piccolissime, ma potentissime, che si possono nascondere nel corpo senza essere notate dai Predatori. Norman accetta e beve una pozione che gli procura una morte apparente. Raccolto assieme ad altri cadaveri dai Predatori ignari, Norman è trasportato con un traghetto sull'isola dove c'è il covo della Sorgente. Durante il tragitto, ritrova viva la piccola Zero e per "la prima volta da molto tempo Norman ritenne l'esistenza di Dio possibile" (p.188). Le spiega il piano del dottor Briggs e, assieme a lei, prosegue nella sua missione. Giunto, alla fine di un tunnel, sull'orlo di un baratro in fondo al quale c'è la Sorgente, e lanciate alcune delle granate, notando che non hanno alcun effetto, Norman decide di sacrificarsi per il bene dell'umanità. Rimanda indietro la recalcitrante Zero, scende, lungo le pareti ripide, in fondo alla voragine, resistendo all'influsso letale della Disperazione, si ritrova a tu per tu con la Sorgente e si fa esplodere.

L'ambientazione fantascientifica del romanzo è piuttosto debole e, a volte, poco plausibile. Per dare una verniciatura futuristica alla trama, l'Autore lascia cadere, qua e là, qualche dettaglio di natura tecnico-scientifica: il motore a idrogeno, i robot costruttori di case, l'insediamento scientifico su Marte, ma rimangono elementi puramente decorativi ed estranei alla vicenda narrata. Anche l'idea della Sorgente che scatena nel mondo la Disperazione, è scarsamente credibile. Non c'è una spiegazione plausibile né della sua origine, né dei suoi scopi. Così com'è strutturato, I predatori del suicidio avrebbe trovato, secondo noi, una collocazione più idonea tra opere di narrativa fantastico-soprannaturale, al pari di certi romanzi di Edgar Allan Poe o di Howard Phillips Lovecraft, piuttosto che tra opere di narrativa di "science fiction".

Anche dal punto di vista dell'intreccio, il romanzo è piuttosto monotono. È un susseguirsi di incontri con personaggi, che raccontano come siano riusciti, fino a quel momento, a resistere all'istigazione della Disperazione a suicidarsi. Le introspezioni psicologiche sono intercalate dalle descrizioni paesaggistiche dei vari stati che i nostri eroi attraversano: del Kansas, dell'Idaho, dello Utah, del'Oregon, ecc., senza incidenti di percorso particolarmente avvincenti, se si eccettuano episodi del tipo: la morsicatura di un cane al braccio di Norman, il suo incontro, senza gravi conseguenze, con un "grizzly grosso come una montagna" (p.140), su un'autostrada che lambisce una foresta dello stato di Washington, ecc.

Secondo noi, il punto di forza di I predatori del suicidio è il rifiuto del suicidio come ideologia e come prassi, inserendosi a pieno titolo nel dibattito, attualmente in corso negli Stati Uniti, sull'immoralità e l'ingiustizia del suicidio. Si pensi al dottor Jack Kevorkian, il "dottor Morte", che pratica l'eutanasia aiutando i clienti a morire e dichiara che il diritto al suicidio non può essere messo in discussione. David Oppegaard la pensa diversamente, dal momento che il protagonista del suo romanzo, Norman, è un uomo che ama la vita e che si oppone tenacemente alle forze negative che la vorrebbero annientare. Certo, egli conclude la sua vita rinunciando ad essa. Ma il suo gesto è ben diverso da quello degli uomini-bomba talebani. Anzitutto, perché il suo suicidio non è contemplato nel piano iniziale, ma è dettato dalle circostanze. In secondo luogo, perché Norman muore per dare la vita agli altri e non per odio verso qualcuno, come attualmente fanno i terroristi islamici.

                                                                              Antonio Scacco

 

Mi pare una trasparente metafora dell’inutilità, secondo l’autore, della figura papale e inoltre dell’essere i fedeli cattolici, per lui, dei robot senza personalità. Se la storiella non fosse insulsa e goffa e inoltre non s’avvertisse un sorrisino dell’autore che potrebbe indicare ch’egli non prende troppo sul serio l’assunto, il raccontino sarebbe illiberale (leggi tutto)
Lem cerca costantemente di imporre una misura scientifica alla materia incandescente e proteiforme – come il mare di Solaris - della sua immaginazione fantastica. Nei suoi romanzi, appaiono delle macchine tanto fantastiche quanto verosimili dal punto di vista scientifico (leggi tutto)
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