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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXIII -  ottobre 2011 - n.59 (nuova serie)

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Future Shock n.59

Editoriale

Saggistica

L'intelligenza superumana: la Singolarità tecnologica di Cristina Bellon;

L'Eternauta, ovvero l'invasione aliena come metafora dell'invasione del male di Guido Pagliarino;

L'interconnessione tra Cristianesimo, modernità e fantascienza. Intervista con Michele Nigro di Antonio Scacco

L'intelligenza superumana:

la Singolarità tecnologica

  di    Cristina Bellon

 

 Il Big Bang tecnologico è prossimo. Nuovi movimenti socio-letterari annunciano la venuta di una singolarità tecnologica: l’apoteosi dell’accelerazione del progresso. Gli scienziati, molto concretamente, la stanno costruendo. Una corrente d’illuminismo cibernetico ci apre le porte del secolo dell’Intelligenza Artificiale. Una rivoluzione avveniristica ci coinvolgerà Stross1.jpg (45362 byte)con le sue spire. Sarà una fuga dal passato alla velocità della luce che non potremo controllare. Stiamo per assistere a cambiamenti comparabili alla comparsa degli esseri umani sulla Terra. Sviluppi considerati impossibili, scritti nei migliori libri di fantascienza, diventano fattibili. La scienza si beve la fanta e frizza da tutti i pori. Ma di fronte a questo scenario idilliaco qualcosa di devastante serpeggia dietro le quinte.

 La nanotecnologia, precorritrice della Singolarità

 Vernor Vinge, professore di matematica del Wisconsin, sostiene che la causa di questi cambiamenti è l’imminente creazione di entità con intelligenza superiore a quella umana. Ma se creassimo una macchina equivalente ad un essere umano, il passo successivo sarebbe quello di creare esseri più intelligenti dell’uomo. Molte di queste scoperte sono già possibili perfezionando lo hardware dei computer per aiutarli a costruirsi un bagaglio culturale e farli diventare capaci di interpretare fatti e  linguaggio. Come Multivac, il calcolatore grande chilometri e chilometri, che si autoregola e impara dai propri errori, descritto da Isaac Asimov nel racconto L’ultima domanda (The Last Question, 1956).

Altre scoperte sono in arrivo: la creazione di computer quantistici, l’interfaccia fra computer ed esseri umani fino ai modelli di intelligenza amplificata, contraddistinti dall’integrazione biotecnologica tra uomo e hardware verso livelli di intelligenza post-umani. Ce lo racconta una delle menti più accese della scienza italiana, Giovanni Bignami. Nel suo saggio Cosa resta da scoprire (Mondadori, 2011), ci descrive la svolta realistica che subirà il mondo a seguito delle scoperte tecnologiche dei prossimi cinquant’anni, prima del ritorno della cometa di Halley nel 2062. Bignami spiazza gli scrittori di fantascienza. Ma c’è anche chi azzarda, senza bluffare, una data: 2045. L’inventore Ray Kurzweil, nel saggio The singularity is near profetizza che arriveremo al punto in cui il progresso tecnologico sarà talmente rapido da essere incomprensibile per l’intelletto umano. Quel momento contrassegnerà la Singolarità ed il suo precursore sarà lo sviluppo della nanotecnologia.

Quando parliamo di futuro dobbiamo, dunque, immaginarci una galassia brulicante di civiltà progredite, come l’aveva ideata Vernor Vinge, che nel 2002 si è ritirato dalla sua cattedra di barone per scrivere fantascienza hard. In Universo Incostante (A Fire Upon the Deep, 1992), il ruolo dell’umanità è trascurabile. Predilige l’intelligenza artificiale, l’esistenza di menti organiche e la post-evoluzione delle menti cibernetiche, che hanno trovato nella mutazione elettronica il traguardo della vita intelligente. I suoi personaggi sfruttano quel processo di comunicazione per eccellenza che è il pensiero, a livello di neuroni oltreché di microchips, con poteri telepatici d’ordine superiore, capaci di determinare il destino evolutivo dei singoli. Pertanto, una realtà condizionata dalla accelerazione del progresso tecnologico verso una qualche singolarità cosmica modificherà le vicende umane, che non potranno continuare nella forma che conosciamo.

 I transumanisti e il rifiuto del corpo

 Per i transumanisti sarà un evento positivo. Infatti, credono nella possibilità che un giorno, tra macchina e uomo, non ci sia più una vera distanza, ma una fusione, per un miglior benessere. Charles Stross, a tal proposito, presenta una raccolta diVolpi1.jpg (19312 byte) racconti, dal titolo Accelerando (2005), centrati sulla vita di tre generazioni di una famiglia altamente disfunzionale prima, durante e dopo la singolarità tecnologica. Si apre il sipario su un mondo totalmente trasformato, dove la “Vile progenie”, cioè intelligenze debolmente divine postumane, per raggiungere l'efficienza, si sono ridotte a puri meccanismi. Più che un maggior benessere si verificherebbe una riduzione ai minimi termini della consistenza dell’uomo, un’involuzione psicofisica verso la creazione di involucri vuoti, senz’anima. Perché all’anima nessuno ci ha pensato. Il pensiero transumanista nasconde il rifiuto del nostro corpo, segnato dalla malattia e dalla morte. Superando confini morali ed etici e perfezionando la corporalità, pensano di raggiungere la felicità. Ma forse non riusciranno ad afferrarla nemmeno con lo sviluppo di "ghiandole medicinali", che permettono di produrre ed utilizzare sostanze psicoattive all'interno dei cervelli, come nel caso del Ciclo della Cultura (1987) di Iain Banks.

La direzione dei prossimi tempi sarà verso una mutazione nei normali processi di selezione naturale e adattamento, avvenuti in milioni di anni. La finzione scientifica,  sviluppata a partire dalle teorie darwiniane di metà 800,  ha contribuito a plasmare in modo decisivo le idee e gli intrecci narrativi della fantascienza. L’evoluzione diventa  sinonimo della possibilità di trascendere la natura umana, portando l’uomo a divenire altro da sé, a sognare un compromesso tra una mente tesa all’eternità e un corpo che si deteriora. Nella nostra contemporaneità, sollecitata da progresso, velocità ed esaltazione dell’intelligenza, anche lo spazio infinito shakespeariano si rivela un povero guscio di noce. Amleto diceva:« I could be bounded in a nutshell, and count myself a king of infinite space - were it not that I have bad dreams» (Potrei essere costretto dentro ad un guscio di noce e [ciononostante]  sentirmi un re di spazi infiniti, se non facessi dei brutti sogni). All’arrivo della Singolarità tecnologica, l’essere umano avverte sempre di più come limitazione il proprio corpo organico.

I post darwiniani hanno integrato la moderna genomica (che Darwin non conosceva) con la teoria dell’evoluzione, completandola e superandola. Anche il linguaggio diventa importante ed elemento in evoluzione. È il caso di J.B.S. Haldane, genetista inglese di caratura internazionale, che mette in atto gli assunti della teoria neodarwinista, di cui è tra i fondatori.  Fin dalle prime pagine di The Man with Two Memories (1976) il protagonista, Murchison, che ospita all’interno della sua mente un essere umano, è un esperto di lingue antiche e di sanscrito. Negor, l’ospite, proviene da una specie più evoluta, sebbene più antica, e il suo contatto genererà, forse, una nuova società, che dovrà evolvere il linguaggio per accogliere in esso nuovi concetti. Ma le tematiche evoluzioniste, essendo compromesse da materialismo e ateismo, non tengono conto della vera natura dell’uomo. La protagonista di Mai più umani (Nothing Human, 2003), scritto da Nancy Kress, si chiede quale sia lo scopo della vita e in che consista l’umanità dell’uomo. Alla fine, a rendere umano un essere vivente, non sarà l’intelligenza, né l’amore, né la cultura ma soltanto l’evoluzione.

 Un antidarwinista: Philip K. Dick

 Per l’antidarwinista Philip K. Dick, l’essere umano non si impone sulla natura per le sue caratteristiche fisiche, il cui miglioramento è nella scienza, ma per la sua capacità d’azione che diviene legge del proprio kosmos. Dai suoi romanzi emerge un’involuzione della specie ad opera di una tecnologia alienante, segno della morte di ogni connotazione individuale, destinata a lasciare il posto ad un corpo privo di valore. Nei I simulacri (The Simulacra, 1964), è evidente questo annichilimento della condizione umana: un sonno della ragione che porta al regresso fisiologico e neurale di esseri simili all’uomo di Neanderthal. I chupper sono la nuova specie che nasce tra palazzi di vetro e cemento all’apice dell’evoluzione umana: indifferenti ai problemi del mondo, ballano davanti alle vetrine di schermi televisivi. Essi non sono un’anomalia del sistema, ma l’esempio incarnato di ciò che si annida tra le pieghe del futuro.

Nel libro Il cacciatore di androidi (Do androids dream of electric sheep?, 1968), un cacciatore di taglie, Rick Deckard, si scontra con una nuova generazione di droidi, i Nexus 6. Deckard verrà sedotto da Rachel, una droide che susciterà in lui il dubbio di quale sia il confine tra ciò che è organico e ciò che non lo è, ma soprattutto sul senso dell'umano: se è umano prendersi cura degli altri esseri viventi e proteggerli, fino a che punto è umano uccidere un androide che si sente vivo? L’androidizzazione  non è un processo di costruzione meccanica, ma un’alienazione progressiva dell’individuo che si trasforma in uno schizofrenico all’interno di un automa stretto dalla morsa quotidiana, incapace di generare emozioni autentiche. L’androide non risulta dunque uno stato successivo del processo evolutivo, se non cronologicamente, ma è anzi il primo segno della regressione, della perdita irrimediabile di un elemento che ci distingue in quanto appartenenti alla razza umana. L’uomo potenziato, mortale o immortale, dovrà comunque affrontare i problemi di sempre: l’ingiustizia, l’odio, la gelosia, la falsità. Non si può dunque dire che la Singolarità apporterà dei cambiamenti favorevoli ma potrebbe condurre l’umanità all’apocalisse.

Anche l’immaginario delle storie narrate, di fronte agli effetti dell’applicazione della scienza, non ci trasmette una visione positiva del futuro: discriminazioni tra specie, emarginazione dei diversi, schiavitù, guerre e stermini. Non si intravede nei romanzi una possibile integrazione e convivenza tra rigenerati cibernetici e uomini vecchio stampo. La creazione sintetica, che anticipa l’evolversi della natura, essendo artificiale, è immediata ed aggressiva e  genera una spaccatura profonda nella società. Perché non può esistere una convivenza pacifica? Forse perché ci vuole un cuore che sappia amare, come quello innestato nel petto dell’androide di Anche i robot hanno un cuore (1993) di Domenico Volpi. Per effetto dell’organo umano, comincia a provare il calore dei sentimenti a cui prima la sua natura logica era preclusa.

 Una nuova new wave: il connettivismo

 Gli altri autori di fantascienza ci mostrano uno scenario distruttivo, come nel caso del personaggio nato dalla penna di Gregory Benford in Città di Stelle (Beyond Infinity, 2004): il Maligno è una creatura di smisurata intelligenza creata dagli dematteo.jpg (65595 byte)uomini grazie all’aiuto degli alieni. Egli comprende l’universo e decide di tenere per sé la scoperta e di eliminare ogni intelligenza capace di arrivare allo stesso risultato. Pertanto, se la singolarità non potesse essere regolata o confinata, ci troveremmo di fronte non solo a problemi etici e filosofici, ma ad una probabile estinzione di massa. La creatura supererebbe il creatore. Saremmo, dunque, rimpiazzati da macchine o intelligenze artificiali. Si parlerebbe di epurazione della nostra razza? L’umanità sarà succeduta da se stessa, con l’illusione di essere padroni di schiavi divini e quella di un ulteriore progresso: l’immortalità. Ma attenzione, una mente deve essere in grado di progredire nel tempo e per vivere indefinitamente deve evolversi, in tutte le sue dimensioni, altrimenti si trasforma in un disco rotto. L’uomo si rivelerebbe a se stesso e dovrebbe compiere un percorso interiore per accrescere la sua responsabilità morale, secondo il monito di S. Agostino: «Noli foras ire, in te ipsum redi. In interiore homine habitat veritas» (Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la verità).

Con forza travolgente, una new wave letteraria italiana, figlia di Internet e dell’immaginario tecnologico, ci deborda nel reale dove umanità o post-umanità, la matematica del caos, la fisica quantistica e l’esoterismo trovano un filo rosso che li unisce. È il connettivismo. Senza frontiere, su web, face book e blog, sostenuto da transumanisti e neofuturisti, turba i lettori con i loro racconti post-Singolarità. Giovanni De Matteo ci propone il suo romanzo Sezione p² (premio Urania 2006): un thriller ambientato a Napoli, dopo la terza guerra mondiale, in un ipotetico futuro post-Singolarità reso possibile dalla convergenza tra nano-tecnologie, computazione quantistica, genetica e intelligenza artificiale. Sulla Terra il progresso ormai fuori controllo ha esasperato la frammentazione del tessuto sociale.

È di questa frammentazione che dovremo preoccuparci. La causa principale è l’eccessivo individualismo da cui sarà afflitto l’uomo sintetico. Non siamo molto distanti da quei giorni. L’individualismo ci colpisce già nel quotidiano presente: un egoismo sfrenato che farà sorgere tante isole umane, indipendenti una dall’altra. Allora, più che di Singolarità tecnologica parleremo di Singolarità ex-umana. Addio alla solidarietà e la parola “insieme” scomparirà dai nostri vocabolari. «È la solitudine, la sensazione di non appartenere più a niente», citazione che troviamo in Distruggete le macchine (Player Piano, 1952)  di Kurt Vonnegut.

Il giovane scrittore Francesco Verso,  Lupo Siderale connettivista, in Antidoti umani (2008) ci parla di tecnologie e strumenti ideati appositamente da una cerchia di plutocrati per la vita quotidiana, della fattibilità di connettere le menti a distanza, del poter penetrare nei sogni per meglio "educarne" le utenze, di apparati di sicurezza umani olografici, di una serie impressionante d'innesti per rendere i corpi più attraenti o per correggere alcuni problemi dell'uomo, come udito, olfatto, gusto e vista.

 I futuristi e la metalizzazione del corpo

Fino ad ora abbiamo visto come il corpo, contraddistinto da cambiamenti a velocità esponenziali, si modificherà. Ma la tecnologia trascura un dettaglio: il binomio mente-corpo che caratterizza in maniera così intima e ontologica la specie umana. Una mente con pensieri, emozioni e una spiritualità. L’uomo-androide post-singolarità, a contatto con i mutamenti così rapidi, vivrà in uno stato di smarrimento e di angoscia. Perderà progressivamente una caratteristica tipicamente umana: l’empatia. Nuove malattie psicologiche si affacceranno sul futuro ed egli si appiattirà alla superficie del mondo, abbracciando di conseguenza ideologie killer dell’essere trascendente: il materialismo, il relativismo e il nichilismo.Wojtyla5.jpg (48913 byte) Dobbiamo farne una colpa alla scienza? No, la scienza è in grado di offrire alcune indicazioni che se correttamente seguite possono condurre l’uomo all’autoumanizzazione. L'enciclica Veritatis splendor (1993) esordisce sottolineando che «lo sviluppo della scienza e della tecnica, splendida testimonianza delle capacità, dell'intelligenza e della tenacia degli uomini, non dispensa l'umanità dagli interrogativi religiosi ultimi, ma piuttosto la stimola ad affrontare le lotte più dolorose e decisive, quelle del cuore e della coscienza morale».

L'immanentismo post-moderno, nel titanico sforzo di sopprimere la trascendenza, riesce solo a negare l'altro, ossia ogni essere dotato d'identità e dignità propria: l'uomo, la persona, Dio stesso. Per superare questa crisi e recuperare la speranza si deve ritornare a riconoscere e rispettare ogni altro. Riguardo all'uomo, significa il riconoscimento della sua verità, dignità, libertà e delle sue irriducibili dimensioni ed esigenze spirituali, relazionali e comunionali. Molto lontano da questo concetto vive il net.futurismo. Rivoluzionario e carico di energia dirompente, è un movimento d’avanguardia nato sul web e diffusosi in Italia e in alcuni paesi europei. È nipote del futurismo sbocciato con Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 con l’esaltazione della simbiosi tra uomo e macchina. L’aspetto nuovo dei futuristi fu l’esplicita ribellione e il rifiuto della cultura presente insieme alla volontà di distruggere ciò che apparteneva al passato. L’uomo meccanico è un tòpos dell’universo futurista: attraverso la metallizzazione del corpo e l’identificazione dell’uomo col motore si esprime il bisogno di superare la vecchiaia, il decadimento fisico e la paura della morte. Nel manifesto tecnico, Marinetti scriveva: «Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi proponiamo la creazione dell’uomo meccanico dalle parti combinabili».

 L'immortalità come tomba dell'anima

 Roberto Guerra, nel suo libro Moana Lisa Cyberpunk ce lo dimostra. Entra nella nostra testa con un linguaggio innovativo come un esperimento verbale. Il tema è una provocazione: proiettare una Moana Pozzi sintetica nell’universo siderale e mischiare erotismo, pornografia alla fantascienza è un cambiamento “schizo-materialistico” a dosi da cavallo, tanto da far diventare scandalosa l’immaginazione del futuro. L’uomo, dopo aver provato anche il più remoto dei vizi e l’ebbrezza dell’individualismo che, in un primo momento ha esaltato la sua superbia, ora si rintana in una dimensione solitaria. L’immortalità tanto agognata è diventata la tomba dell’anima. L’ultimo uomo, il racconto del neo-futurista Maurizio Ganzaroli che ha partecipato all'antologia ferrarese "Schegge d’utopia", è ambientato in una Terra desolata, post-Singolarità, dove l’intelligenza artificiale, rimasta sola, esprime l’ultimo desiderio: «Nessuno può sentirmi, nessuno è rimasto vivo su White1.jpg (59896 byte)questo pianeta, nessuno tranne me… Perché Dio non mi fa semplicemente morire? Morire ah, come se non ci avessi provato! E nemmeno una volta sola! Ma è stato inutile…».

Il tema del racconto era stato già proposto da James White, uno scrittore britannico che ci presenta Vita con gli automi (Second Ending, 1962): Ross si sveglia dal sonno criogenico, egli è l'ultimo essere vivente rimasto sulla Terra, un pianeta sterilizzato da una guerra terrificante, che ha provocato l'estinzione di tutti gli organismi, dagli uomini sino ai batteri. Ross non è l'unico senziente del pianeta, egli è stato  risvegliato dal sonno da un robot, l'infermiera 5B che cerca di seguire sino in fondo il proprio compito: servire gli esseri umani. Ma che speranza può esserci se la razza umana è ridotta a un unico esemplare, su un pianeta ricoperto di cenere?

E alla Non-Fine, quando la Singolarità avrà cambiato la nostra vita, assecondando i nostri desideri più irrequieti di un’integrazione uomo-macchina, quando avremo artefatto irrimediabilmente il nostro DNA, spegnendo la voce della coscienza che ci autoregola nel discernimento del bene e del male, quando avremo ottenuto in questa vita l’immortalità e ucciso Dio, creando intelligenze artificiali che si sostituiscono a Lui:  allora, rinchiusi vivi in una tomba di metallo, invocheremo il Suo nome e urleremo al cielo, per essere liberati dal sarcofago che ci avvolge:  Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi… E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire…” (dal film Blade Runner).

Secondo i pensatori di sinistra, per più di millecinquecento anni dall'avvento del Cristianesimo, la civiltà occidentale è rimasta nell'oscurantismo. Quando venne la luce? Quando nacque la scienza sperimentale galileiana, la quale decretò che il senso comune era sbagliato. (leggi tutto)

In Italia, scrittori e critici di fantascienza hanno fatto a gara nel tessere gli elogi dell'ideologia di sinistra, arrivando persino ad annettersi la letteratura di fantascienza con la tesi che "la "science-fiction" è libertaria perché libera la fantasia". A parte il fatto che in America, patria della fantascienza, il marxismo non ha avuto l'eco che ha avuto in Europa e che gli scrittori americani di fantascienza sono per la maggior parte schierati ideologicamente a destra (leggi tutto)

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