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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXIII -  ottobre 2011 - n.59 (nuova serie)

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Future Shock n.59

Editoriale

Narrativa

Gli Animali di Antonio Benvenuti;

L'ultimo tramonto di Michele Nigro;

Bambini dello spazio di Emanuele Strano

 

L’ultimo tramonto

                                                           di Michele Nigro

 

"Ogni mattina alla stessa ora
e allo stesso minuto, noi, milioni,
ci alziamo come un essere solo."
(dal romanzo distopico Noi
di Evgenij Zamjatin - 1921)

Era il momento giusto.

Anche il posto sembrava perfetto: l’uomo fermò la sua elettricar su un lato della strada deserta che correva parallela alla spiaggia prima di incastonarsi tra i palazzi della città. Scese dall’abitacolo e mentre lo sportello si chiudeva automaticamente dietro di sé, i suoi passi e il suo sguardo erano già diretti verso quella meraviglia a cui nessuno badava più, ormai da tempo immemorabile.

L’enorme palla di fuoco arancione semi immersa nell’acqua salata, facendosi largo tra l’atmosfera incendiata e le isolate nuvole di panna salmonata, rendeva il suo quotidiano omaggio al mondo, genuflettendosi e doppiando per l’ennesima volta l’orizzonte conosciuto. Gli ultimi insistenti brandelli di luce, scagliandosi disperatamente contro le montagne del promontorio, delineavano con la precisione di un cartografo i bordi azzurri della costiera dalla quota più alta in cui s’inerpicava fino al punto esatto in cui s’immergeva nelle acque di un mare incredibilmente calmo.

Altrove, la stessa "compagnia teatrale" cominciava il primo atto della solita commedia intitolata "Il sole che sorge": stesso attore protagonista, stesso regista, pubblico impermanente. In scena da miliardi di anni.

Una leggera brezza di terra cominciava a soffiare come da copione e l’impressione fotonica della stella sulla retina dell’uomo, che non temeva il gradevole confronto accecante, presto sarebbe stata attutita dai tenui colori dell’imbrunire.

Il cielo azzurro era graffiato dalle bianche scie di aerei velocissimi e indefinibili; sulla spiaggia carcasse di tronchi d’albero scorticati e rimodellati dall’estro marino, erano stati disposti sulla sabbia in maniera casuale dall’ultima marea come corpi inconsapevoli e felici.

La Perfezione, dunque, non era solo un concetto astratto come aveva sempre creduto ma una condizione dell’anima realmente possibile. E quella scena non mediata da altri, che l’uomo aveva conquistato in quei rari minuti dinanzi al mare, ne rappresentava la prova tangibile.

L’atavica paura nei confronti dell’oscurità notturna, ricca di misteri e di sensazioni ancestrali mai risolte, era stata sconfitta dalle luci artificiali che combattevano la solitudine creativa durante le elettriche notti dell’Uomo Tecnologico. La necessaria riverenza verso l’ignoto era stata superata grazie all’imposizione globalmente riconosciuta della cosiddetta "Visione Collettiva" con cui sentirsi meno soli. L’umanità aveva imparato ad aborrire il reale e a considerare eversivo lo strano esercizio della riflessione.

L’individualismo estetico divenne pian piano, nel corso degli anni, opinione velatamente fastidiosa, parametro per rapide valutazioni sociali, motivo di segregazione e infine motore della persecuzione legalizzata…

L’uomo era consapevole del fatto che stesse violando la Legge.

* * *

Non appena l’ultimo spicchio di sole fu ricoperto dalle acque dell’orizzonte, una elettricar lampeggiante della Polizia Metropolitana, fermandosi proprio dietro il veicolo dell’uomo assorto, terminò un pattugliamento fino a quel momento noioso e routinario.

Dall’auto dei tutori della legge che riportava sui fianchi la scritta rassicurante "Proteggiamo la felicità collettiva", vennero fuori due poliziotti che indossavano l’inconfondibile e sobria divisa nera del Reparto Speciale.

"Buona Visione, signore! Tutto bene? Ha qualche problema con la sua elettricar?" – chiese con gentilezza uno dei due poliziotti all’uomo che, distogliendo lo sguardo dal punto sul mare in cui aveva visto scomparire l’astro, girò lentamente e serenamente la testa verso i suoi interlocutori.

"Buona Visione, agenti! No, è tutto a posto: la mia elettricar funziona perfettamente!" – rispose l’uomo con gentilezza e spirito cooperativo.

"Ma… Allora, perché è fermo qui, da solo? Perché sta qui a perdere tempo e a fissare il mare? Per caso non si sente bene?" – insistette il poliziotto.

"Mi sento benissimo! Lei è molto gentile…"

"Lo sa che giorno è oggi, signore?" – interruppe l’altro poliziotto.

"Certo… E’ lunedì!" – rispose sorridendo l’uomo.

"E lo sa cosa accade il lunedì, vero?" – incalzò il primo mentre faceva un cenno d’intesa al collega.

"Sì, lo so… Ma non me ne frega assolutamente nulla!" – sentenziò tranquillamente l’uomo.

Il poliziotto, realizzando finalmente la gravità della situazione fino a quel momento fortemente sospettata, senza dire una parola e senza porre ulteriormente altre domande all’uomo, si era avvicinato all’elettricar di servizio per ascoltare le parole del collega che nel frattempo aveva cominciato a chiedere istruzioni, interloquendo con gli uomini della centrale operativa: "Abbiamo un codice 4477… Dissociazione volontaria… Sì, indubbiamente volontaria! Il soggetto è di sesso maschile… Altezza, circa un metro e settanta, settantatre… Razza caucasica… Età approssimativa di circa quaranta anni, forse di meno… Restiamo in attesa!".

I due agenti si riavvicinarono lentamente all’uomo che noncurante continuava a guardarsi intorno come se l’improvviso interessamento della Polizia fosse un fatto accaduto in una dimensione parallela e per tale motivo a lui estraneo.

"Signore, lo sa che il lunedì sera è dedicato alla Visione Collettiva del "Grande Occhio"? – riprese il più loquace dei due poliziotti – E che è un reato perseguibile penalmente non partecipare alla Visione Collettiva?"

"Sì, le ho già detto che lo so… Ma le ripeto anche che la cosa continua a non interessarmi!" – rispose l’uomo con un tono sarcastico che cominciava ad infastidire la coppia di bravi paladini della Giustizia massificante.

L’uomo aveva già avuto in passato il sentore di una sua pericolosa dissociazione. Lo aveva notato e presagito nel corso delle sue private relazioni interpersonali. Alcuni mesi prima, uscendo di casa, mentre attendeva l’arrivo dell’ascensore, aveva incontrato la sua giovane vicina di casa: una bionda oca giuliva di trent’anni che aveva barattato il prelievo di alcune cellule nervose dal lobo frontale destro del proprio cervello con delle protesi estetiche di quarta generazione offerte dal Ministero della Bellezza Collettiva. Ora i suoi unici interessi, quelli che ancora riusciva a gestire senza incorrere in fastidiose crisi epilettiche, sovraccaricando l’intatto lobo sinistro, erano: la ricerca di un marito brizzolato e ricco, la cura di una costosa collezione archeologica di borse firmate Louis Vuitton in voga nel ventesimo secolo, la preparazione di pranzetti precotti… Oltre, ovviamente, alla visione serale del "Grande Occhio" immersa nella sua calda tuta felpata color argento e confortata dalla morbida compagnia dei suoi amici decorticati. Durante l’attesa sul pianerottolo la ragazzetta crocerossina aveva posto all’uomo la fatidica domanda, forse perché rattristata dalla presunta solitudine in cui viveva il suo vicino: "Vorresti venire stasera a casa mia per assistere alla visione del "Grande Occhio"? Ci saranno tutti i miei amici!" – chiese ingenuamente la donna cerebro-compromessa facendo seguire la domanda da un risolino sovrumano che rasentava i sintomi di una fase pre-epilettica.

"Ci penserò su!" – rispose l’uomo diplomaticamente e con garbo mentre entrava nell’ascensore inseguito dallo sguardo demenziale ma sospettoso della ragazza che, non essendo abituata ad interagire con simili risposte sospese nel nulla, rimase in devoto silenzio fino a quando l’ascensore non raggiunse il tanto agognato piano terra. O forse era rimasta semplicemente sopraffatta, al punto tale da ammutolirla, dall’uso disinvolto e quasi spudorato del verbo "pensare".

* * *

Nelle principali piazze della città, la gente ordinatamente stipata a raggiera, fissava ipnotizzata le colonne d’acciaio sulle cui sommità sarebbe apparso puntualmente l’atteso ologramma del "Grande Occhio".

Come ogni lunedì.

In tutte le piazze.

Nel mondo.

Da anni.

Le visioni serali e private del "Grande Occhio" non erano state ritenute sufficienti dal Congresso Mondiale sulla Mediaticità e Demagogia, a cui avevano partecipato, dando il proprio scontato assenso, i rappresentanti di tutte le nazioni tecnologicamente avanzate del pianeta Terra: c’era bisogno di un evento collettivo, di una danza mentale totalizzante, di un catalizzatore mondiale dell’emotività. Un appuntamento mediatico settimanale capace di estirpare ogni traccia di individualismo o la malsana propensione al "tempo libero" e all’estasi privata; un generatore di desideri pilotati ed economicamente conformi alle linee guida della Grande Catena Produttiva.

Prima del collegamento olografico, la recita collettiva e a voce unisona dell’abituale motto fraternizzante, appositamente studiato dal Comitato Centrale e proiettato sui megaschermi delle colonne, creava la giusta atmosfera empatica:

"Insieme è uguale.
Insieme è bello.
Insieme è felicità."

"Signore, devo chiederle di seguirci in Centrale!" – disse uno dei poliziotti mentre l’altro affiancandosi all’uomo era pronto ad afferrarlo per un braccio nel caso di un tentativo di fuga o di uno scatto violento.

"Ma perché? Cosa ho fatto? Stavo solo ammirando un tramonto! Non è reato farlo, no? Ho sempre partecipato ai raduni del lunedì… Cosa ci sarà di nuovo nella visione collettiva di stasera?" – chiese l’uomo mentre i due poliziotti si guardavano in faccia esterrefatti e non credendo alle proprie orecchie.

"Lei ha violato la Legge! Lo sa benissimo… – disse uno dei due agenti senza aggiungere niente di nuovo a ciò che l’uomo sapeva già – Il suo disturbo dissociativo non solo danneggia la sua stessa persona che non si nutre del Sapere Comune, ma soprattutto danneggia la collettività con la sua tendenza N.P. (Non Partecipazione)… Il suo sciocco anticonformismo è fastidioso e inutile! Cosa crede di dimostrare standosene qui a guardare il suo tramonto, di essere migliore di quegli altri che a quest’ora saranno già tutti radunati, felici e inquadrati, intorno alle colonne dei condomini e delle piazze? Crede questo?"

"Io… veramente…"

"Crede che questo suo patetico tentativo di collocarsi al di fuori del Sistema, la renderà più felice e soddisfatto della propria esistenza? Non ha mai pensato che invece tutto sarebbe per lei molto più inutilmente complicato? Crede che l’originalità, il libero arbitrio, la creatività, la riflessione solitaria rappresentino le vere soluzioni per i mali del mondo? Crede davvero che occorra più coraggio per essere soli? Crede di essere un eroe? Crede che non sia abbastanza coraggioso far parte di una grande e immensa famiglia?"

"Io volevo solo…"

"Voleva cosa? Cosa si può volere al di fuori del bene comune? Lei è solo un povero egoista! Un narcisista destinato all’estinzione! Un anacronistico fuorilegge senza futuro! Un improduttivo libero pensatore!"

"Aiutatemi!" – l’uomo esplose in un pianto liberatorio.

"Siamo qui per questo, signore! Non l’abbandoneremo qui da solo…" – rispose l’altro agente mettendo una mano sulla spalla del delinquente.

"Grazie!"

"Venga con noi, signore. In Centrale ci sono persone specializzate che la sapranno aiutare con professionalità e amore!"

"Grazie, grazie… Sono stato proprio uno stupido! Per fortuna che ho incontrato voi…"

"Non si preoccupi… Si fidi di noi! Vedrà che guarirà e tutto ritornerà come prima!"

* * *

L’imbrunire avanzava come sempre circondando le buie periferie del centro cittadino illuminato e caldo. La settimana era cominciata con l’energia e l’ottimismo di sempre: la gente che abbandonava diligentemente le gioiose piazze della visione collettiva, si dirigeva con spirito produttivistico verso i luoghi di quella sacrosanta socializzazione che animava da tempo immemorabile il motore del mondo. Il Sapere Comune era stato adeguatamente elargito e il garbato attrito causato dall’incontro di quelle omogenee particelle umane durante la visione, aveva ricaricato le batterie sociali della comunità.

La triste e lenta cultura dell’uomo antico era stata sostituita dall’informazione liofilizzata e pregustata dai palati dei nuovi padri.

L’inadeguatezza del solitario sarebbe diventato un triste ricordo da archiviare.

Nessuno, mai più, sarebbe rimasto solo.

2011 © by Michele Nigro

 

 

MICHELE NIGRO esordisce dapprima con un diario odepòrico, Viaggio in Israele, e in seguito partecipando al XXXVI Premio Nazionale "Sìlarus" di Battipaglia, ricevendo una segnalazione per il racconto Le roselline di Persano. Insieme ad altri scrittori e poeti esordienti di Battipaglia fonda, nel dicembre 2003, la rivista letteraria trimestrale "Nugae - scritti autografi", su cui pubblica narrativa, recensioni, interviste, saggi e piccoli lavori di "sperimentalismo poetico": Odissea notturna, Rondinità, Cyberpoetry e Le poesie di Ettore Meis. Chiusa l'esperienza di direttore editoriale del suddetto periodico, ha dato sfogo al suo entusiasmo e alla sua voglia di confronto partecipando a numerosi concorsi letterari: XVIII Concorso Letterario "Giovanni Gronchi" di Pontedera (Pi): 3° premio per il racconto L’agenda; VI edizione del Concorso Nazionale di poesia e narrativa "Fauno d’oro" di Contursi Terme (Sa): 2° posto per il racconto quasi fantascientifico Il poliziotto che amava i libri; Rassegna di letteratura fantascientifica "Strade Perdute" 2004: il racconto Pancetta affumicata viene inserito nel secondo volume della collana di narrativa Lost Highway Motel edita dalla casa editrice "Cut - up" (La Spezia); VII edizione Premio Letterario "Mondolibro" (Roma): finalista.; VII edizione Premio Letterario "Caro diario" (Ortucchio): segnalato (racconto inedito: "Monumento ai rialzati" ); XVI Premio "Laboratorio delle arti - 2004": inserimento del racconto Il sarto di Piazza Farina nel volume "Respiri coniugati" (Collana di scritture contemporanee "In parola") - Edizioni "Laboratorio delle arti" di Milano; VII edizione 2005 – Concorso nazionale "Fauno d’oro"; narrativa inedita: menzione d’onore (4° posto) per il racconto fantascientifico Genesi rossa"; XIX Concorso Letterario Internazionale "Giovanni Gronchi" - Pontedera: Premio "Regioni d’Italia" per la Campania; racconto: Genesi rossa; VIII edizione Premio letterario Osservatorio - Bari: 6° classificato; racconto inedito: Eravate quattro amici al bar; Concorso Decennale "Zacem" 2005 - Savona: 2° classificato; sezione racconto a tema libero: con il racconto ucronico Vite parallele; Premio Letterario "Parole nel vento" (Ass.Cult.999-Novara) - IV edizione 2005: 1° premio narrativa con il racconto Vite parallele.

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L’Eternauta è considerabile come il capolavoro dello sceneggiatore e tra i migliori lavori del disegnatore. Pare sia stato il primo romanzo grafico in ordine di tempo5. Sono seriali6 tutti gli altri racconti a fumetti ideati dall’Oesterheld, a parte un secondo graphic novel (v. più avanti) su Ernesto Guevara, detto notoriamente dai compagni cubani "il Che" per il suo uso frequente dell’interiezione gergale argentina "che!" simile al nostro "hey!". L’Eternauta supera le historietas ponendosi nel campo narrativo alla stregua dei migliori romanzi e racconti solo scritti.(leggi tutto)

Storicamente, è la fantascienza scritta che ha alimentato il fumetto e non viceversa. Si pensi al capostipite di tutti gli eroi fantascientifici con la nuvoletta in bocca, Buck Rogers, nato dalla fantasia dello scrittore Philip Francis Nowlan. Più in generale, l'ininfluenza dell'apparato iconico sulla science fiction è dimostrata dal fatto che le copertine sgargianti e le ricche illustrazioni interne non impedirono ai pulp magazines di scomparire (leggi tutto)

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