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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXIII -  ottobre 2011 - n.59 (nuova serie)

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Future Shock n.59

Editoriale

Recensioni

Guido Pagliarino, Svolte nel tempo (Cristina Bellon)

Emilio Salgari, Le meraviglie del Duemila (Enrico Leonardi)

Paul Di Filippo, Un anno nella città lineare (A Year in the Linear City, 2002) (Michele Nigro)

Allen Steele, Galassia nemica (Galaxy Blues, 2007) (Antonio Scacco)

ALLEN STEELE, Galassia nemica (Galaxy Blues, 2007), "Urania" n.1566, Mondadori, Milano 2011, pp.299, € 4,20.

In questo romanzo, che fa parte del ciclo del Coyote, l'Autore cerca di applicare con scrupolo quello che è il cliché tipico e fondamentale della fantascienza: la verosimiglianza di tipo logico-scientifico. Ne risulta, a tratti, una rappresentazione molto realistica del futuro, tanto da ingenerare nel lettore la sensazione non di trovarsi di fronte ad un'opera di immaginazione steele1.jpg (117050 byte)scientifica, ma al racconto dettagliato di un viaggio con finalità economico-culturali di ordinaria quotidianità. Qualche esempio?

Ecco come l'eroe della vicenda narrata, Jules Truffaut, ex ufficiale dell'Union Astronautica dell'Emisfero Occidentale in cerca di asilo politico nella Federazione di Coyote, guida la navicella con cui si allontana dall'astronave "Robert E.Lee", dove si era imbarcato come clandestino: "Il passo successivo fu guadagnare il controllo della navicella. Dispiegai il pannello di comando pieghevole e lo attivai. Il pannello s'illuminò proprio come avrebbe dovuto e passai i successivi minuti a valutare le condizioni del veicolo. Una volta accertatomi che fosse in grado di volare, tirai giù la barra di comando e cominciai ad azionare i razzi di manovra, regolando manualmente beccheggio, rullio e imbardata finché la scialuppa non si trovò più a ruzzolare. Il radar ottico mi aiutò a stabilire l'esatta distanza di Coyote, e il subsistema di navigazione mi fornì una stima precisa di dove si sarebbe trovata un dato numero di ore dopo. Una volta completata la trafila, inserii i dati nel pilota automatico, poi schiacciai un piccolo bottone verde contrassegnato ESEGUIRE" (p.41).

Nel futuro descritto da Steele, i viaggi interstellati tramite l'iperspazio sono un fatto di ordinaria amministrazione, anche se non sempre c'è l'apprezzamento degli utenti: "Non ero in grado di spiare le comunicazioni fra la stazione e il ponte di volo della Lee, ma sapevo che, allo scadere dei cinque minuti, la nostra intelligenza artificiale avrebbe ceduto il controllo a quella a bordo della stazione, assicurando che la Lee non entrasse nell'anello finché, a T meno 60 secondi, non si fosse formato il wormhole. Ancora una volta, mi chiesi se i passeggeri apprezzassero il delicato ma infinitamente complesso balletto di fisica quantistica che rendeva quel miracolo possibile, o quanto le loro vite dipendessero da calcoli al secondo spaccato, che solo un paio di IA potevano fare. Se fosse andato tutto per il verso giusto, la Lee sarebbe stata trasportata attraverso 46 anni luce in poco più di un batter d'occhio... be', quindici batter d'occhio, a voler essere precisi" (p.27).

Effettivamente, non si può non condividere l'angoscia che assale, di volta in volta, i viaggiatori intergalattici quando entrano in un ponte stellare, se alla fine il risultato è quello descritto nel seguente brano: "Non ebbi la possibilità di finire, perché in quel momento entrammo nel ponte stellare. Stavolta vidi cosa successe. Una luce brillante, di colore dello spettro, inondò i finestrini mentre il centro di comando si mise a girare vorticosamente, come barile che qualche gigante avesse deciso di far rotolare a calci giù da un pendio. Per un attimo, sembrò come se ogni cosa fluisse, come se la materia stessa fosse divenuta poco più che morbida cera calda. L'ologramma ebbe un guizzo, poi si spense. Dall'altro lato della plancia, udii qualcuno urlare - Ash, forse, o magari Morgan - e la stretta di Rain si fece così forte che quasi strillai di dolore" (p.150).

Un'opera, dunque, perfettamente riuscita? Non ci sembra. Ci sono dei nei che non solo intaccano il topos della verosimiglianza, ma anche il concetto di umanesimo come noi lo concepiamo. La rappresentazione degli alieni, che popolano Hjarr, un pianeta del sistema Rho Coronae Borealis, e che sono a capo della Confederazione Galattica a cui vorrebbero essere ammessi i terrestri, è stereotipata ed incoerente e rasenta la caricatura. Hanno un corpo da rettiloidi, una testa da tartaruga, adorna da una pinna sul retro del cranio, e una mano artigliata con sei dita. Sono ermafroditi come, in genere, i vegetali e, più raramente, gli animali terrestri: i gasteropidi, i teleostei, ecc. Professano una religione atea, come afferma il capo spirituale della loro razza, il chaaz'braan, ritenuto un santone: "La sa'tong afferma che non c'è dio, tranne quelli che creiamo noi stessi. Perciò, se avete creato un dio, allora voi stessi siete un dio, e siete quindi responsabili delle vostre azioni" (p.286). Non va meglio sul piano comportamentale e morale. Gli hjadd, come si chiamano gli alieni di Hjarr, sono diffidenti e permalosi: "- Il Primo Emissario è offeso - mormorò Ash, in piedi accanto a me. - Agli hjadd non piace essere toccati da estranei" (p.108). Sono codardi e cinici: "Jas rimase in silenzio per un attimo. La sua tuta celava quel po' di linguaggio del corpo che avevo appreso a interpretare - l'altezza della pinna, le sacche sulla gola gonfie o meno - ma ebbi ugualmente l'impressione che la sua reticenza scaturisse dall'imbarazzo. - La mia gente fa correre ad altri dei pericoli al nostro posto - disse infine. - È nostro costume" (p.242).

Una ghiottoneria della loro alimentazione è costituita dalla marijuana, che intendono importare da Coyote, un pianeta popolato da coloni terrestri, ribellatisi alla Terra e riuniti in confederazione. L'uomo d'affari che stipula con gli hjadd il trattato commerciale per l'esportazione della droga, è Morgan Goldstein, che ha il recondito scopo di impossessarsi della tecnologia aliena, più avanzata di quella terrestre. Ma il suo piano fallisce per le offese arrecate al capo spirituale degli hjadd da Jules Truffaut, sotto l'effetto di una ubriacatura procuratagli proditoriamente da un alieno ostile all'ingresso dei terrestri nella Confederazione Galattica. Per espiare la grave colpa, il nostro eroe dovrà affrontare un mostruoso buco nero vagante, denominato l'Annichilatore, che sta divorando, come un vampiro, intere galassie e pianeti e minaccia lo stesso mondo abitato dagli hjadd. Jules, grazie alle sue capacità di astrogatore, riesce nell'impresa, aiutato dalla generosa e bella astronauta Rain Thompson, con cui all'inizio della vicenda aveva avuto degli screzi, ma con cui poi si era riconciliato, finendo con l'innamorarsene.

La trama, come si vede, è piuttosto esile. Sono pochi i momenti di tensione, di mistero e di drammaticità. Dobbiamo leggere i due terzi del romanzo per arrivare al clou della vicenda, quando cioè Truffaut, incalzato dall'Annichilatore, deposita sul satellite Kha-Zann la sonda fabbricata dagli hjadd, nel tentativo di contrastare l'opera distruttrice del buco nero. Non mancano - è vero - i buoni sentimenti. Jules rispetta il senso di pudore di Rain, che non vuole entrare con lui nuda nella cabina di decontaminazione; sa dominare i propri istinti, quando riporta la giovane astronauta ubriaca nella sua cabina; ammette i propri errori ed è pronto a pagarne il fio: "Ero stato io a ficcare tutti in quel pasticcio: avevo l'obbligo morale di tirarli fuori. Ted lo sapeva, e io pure… e anche Jas, a pensarci, perché non c'era altro motivo per cui avrebbe dovuto convocarmi nei suoi alloggi" (p.230).

Nonostante tutto questo, Galassia nemica rimane un esempio di umanesimo parziale perché si basa esclusivamente sulla scienza, la quale è, sì, umanistica, ma da sola non basta ad umanizzare l'uomo, come scrive il filosofo-scienziato Enrico Cantore nel suo saggio L'uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza: "… poiché la scienza è umanistica, molti tendono spontaneamente a identificarla con l'umanesimo stesso. Ma è una identificazione che può solo condurre al disastro… In realtà, è difficile che una dottrina completa dell'uomo che si regga esclusivamente sulla scienza possa evitare di alimentare quell'ideologia antiumanistica e antiscientifica che abbiamo definito tecnicismo scientistico".

                                                                        Antonio Scacco

Tale racconto è considerato unanimemente anche il più bell’esempio di fantascienza "teologica". Boucher non nasconde la propria identità cattolica, e questo è un altro elemento di interesse in un mondo come quello della fantascienza americana, caratterizzato soprattutto da scrittori agnostici o scientisti. (leggi tutto)

In Italia, scrittori e critici di fantascienza hanno fatto a gara nel tessere gli elogi dell'ideologia di sinistra, arrivando persino ad annettersi la letteratura di fantascienza con la tesi che "la "science-fiction" è libertaria perché libera la fantasia". A parte il fatto che in America, patria della fantascienza, il marxismo non ha avuto l'eco che ha avuto in Europa e che gli scrittori americani di fantascienza sono per la maggior parte schierati ideologicamente a destra (leggi tutto)

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