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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXVII -  febbraio 2015 - n.68 (nuova serie)

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Future Shock n.68

Editoriale

Narrativa

Umano di Fabio Massa

Equipaggio senza ritorno di Alessandro Morreale

Più nessuno credeva alla triade Capitolina di Guido Pagliarino

Racconto presentato alla Ia Edizione (1991) del Premio Nazionale di Narrativa esclusivamente di Science Fiction, bandito da "Future Shock". L'illustrazione è di Pompeo De Vito

Equipaggio senza ritorno

                                                   di      Alessandro Morreale

 

Afferrai il thermos del caffè pensando a Kurt e a Leonard laggiù, sul satellite di ghiaccio a piazzare le manichette per pompare acqua a bordo della nostra astronave. Eravamo a secco, e l'unica possibilità era quel mondo ghiacciato. Davanti a me il caleidoscopio di luci e quadranti aspettava ordini umani. Il ponte del nostro lockheed era un ambiente soffocante, poteva ospitare solo noi tre, oltre alle strumentazioni.

L'aspetto non era dei più poetici; dappertutto notavi l'usura del lavoro a bordo. Eravamo un'unità di soccorso interstellare, non certo una nave da crociera. Quando qualche astronave restava in avaria e andava trainata alla stazione più vicina, quando c'era qualche naufrago da soccorrere, beh, noi eravamo in prima linea. La nostra unità di soccorso era stata denominata Promet 2 (Raggi X - Delta due, per il controllo missione). Ma adesso eravamo presi da un problema assai serio che poteva compromettere il funzionamento del nostro lockheed, un inconveniente che ci aveva colti proprio mentre stavamo portando soccorso ad un'astronave.

Alzai lo sguardo sugli oblò rettangolari che costeggiavano il ponte di pilotaggio, unico sfogo psicologico a quell'ambiente claustrofobico. La visuale era occupata, a sinistra, dalla rotondità di Corintus il cui splendore abbacinante contrastava col nero cosmico che riempiva l'altra metà della visuale. Corintus, la luna di ghiaccio, e Cedalus, un altro corpo minore, erano i due satelliti di Delos. Ruotavano attorno a questo gigante gassoso, per molti versi simile a Saturno o a Giove, dal colore brunastro.

Ci trovavamo nel suo sistema planetario per prestar soccorso al cargo petrolifero interstellare Ucronius, quando ci aveva colto quel guasto maledetto. Ricordo che ci avevano informato della missione durante il pranzo.

* * *

A bordo, pranzavamo nello stesso cubicolo che veniva usato per le riunioni e per decidere i dettagli di missione, l'unico ambiente dotato di gravita artificiale per evitare piccoli inconvenienti come ustionarsi con cibi bollenti che fluttuano, o rovinare le apparecchiature con residui vaganti delle pietanze. Seduti attorno al tavolo circolare stavamo mangiando le nostre porzioni di crema d'uovo, carne e contorni artificiali, appena sfornati dal cuoco automatico. Da una console a soffitto tre video ci rimandavano le immagini, in differita, del notiziario dll'Amministrazione Coloniale Extramondo.

Mangiavamo con appetito. in silenzio, mentre il cronista commentava la situazione politica sulle colonie di Altair. L'appetito non era certo dovuto ai poco allettanti cibi sintetici sfornati dal cuoco automatico, ma alla fame che sempre incombeva dopo un duro lavoro.

Il comunicato arrivò proprio mentre stavo iniziando a mangiare la mia porzione di uovo. Il notiziario si interruppe di colpo: "Attenzione, comunicate in arrivo. Priorità uno", annunciò il Multitech, cervello elettronico di bordo.

Kurt alzò gli occhi dal suo piatto e mi guardò, mentre Zanooch rivolse la sua attenzione alla colonna degli schermi.

Lo schermo divenne rosso, infine un caos di linee distorte si trasformò nella faccia del controllore di turno. Non era uno dei soliti con cui eravamo abituati a parlare:

"Salve Raggi X, Delta due... c'è una nuova missione di soccorso per voi, ed è piuttosto importante. Ventiquattr'ore fa un'astronave che incrociava nel sistema planetario di Delos è svanita nel nulla con il suo carico di duecento milioni di tImage40.jpg (261811 byte)onnellate di prodotti petrolchimici. Il suo nome è Ucronius...", il controllore fece una pausa. Zanoock lanciò un fischio di stupore. Era impressionato quanto me. "Roba grossa!" esclamò Kurt.

Ascoltammo il resto. Poiché le onde radio impiegavano mezz'ora ad andare e a e venire dalla base, un dialogo i botta e risposta non era possibile: "... un particolare assai singolare è che, tre ore prima della scomparsa, il comandante dell’Ucronius segnalò al controllo l'avvistamento di un oggetto non identificato che si spostava verso la faccia buia del pianeta. Non ci diede altri ragguagli, purtroppo, e non sappiamo cosa fosse. Veniamo al problema principale: al momento della scomparsa, a bordo dell’Ucronius c'erano il comandante Harry Strawns, 47 anni, astrofisico ed ingegnere elettronico...".

La foto che apparve sul video mostrò un uomo dai lineamenti segnati e lo sguardo ma-gnetico. Un tipo singolare.

"Il secondo ufficiale Hamilton Barnes, 40 anni, ingegnere sistemi propulsivi e risorse energetiche...".

Barnes era invece un uomo dallo sguardo placido e curiosamente solenne.

"Ed infine, Tracy Wan, 33 anni, ufficiale medico e nonché cibernetico di bordo...".

La ragazza cinese della foto esibiva capelli corti secondo un taglio maschile. Tutto in lei suggeriva un aspetto austero.

"L'Ucronius è scomparsa all'improvviso, misteriosamente, senza che l'equipaggio lanciasse alcun SOS o comunque senza che desse notizia di qualche grave incidente a bordo. Semplicemente è scomparsa dai nostri radar e non siamo più stati in grado di trovarla. Cosa sia successo non lo sappiamo, certo, se un guasto ai motori l'ha lasciata in balia delle forze gravitazionali di Delos, potrebbe essere precipitata nella sua atmosfera gassosa distruggendosi a causa delle forti pressioni e delle turbolenze. Ci auguriamo di no, ma è possibile..."

"In quanto all'oggetto non identificato, all'UFO, chiamiamolo così... beh, i dati forniteci sono scarsi e non attendibili. Poteva essere un miraggio, un frammento vagante, addirittura un'altra astronave coloniale".

Il controllore fissò dritto davanti a sé, quasi potesse guardarci negli occhi, dal video: "I vostri compiti sono essenzialmente due: come prima cosa, se ci sono superstiti, portarli in salvo. Come seconda cosa, se l'Ucranius è ancora intatta, recuperare assolutamente il prezioso carico, vale a dire rimorchiare il cargo fino alla stazione orbitale più vicina. Come potete intuire, la Compagnia tiene particolarmente a quel carico. Se riuscite a recuperarlo riceverete una maggiorazione del quaranta per cento sullo stipendio che percepite".

Notai dall'espressione di Zanoock e Ryner, che quel dettaglio del premio li aveva colti impreparati. Non che ci dispiacesse, ma era piuttosto insolito. Il controllore concluse: "Bene, ho finito. Per favore a fine trasmissione date conferma di aver ricevuto il messaggio, grazie. Buona fortuna Raggi X Delta due". L'immagine del controllore scomparve.

Subito dopo, il video venne occupato da raffiche di dati e foto che scorrevano sottolineati da un continuo "miagolio" elettronico. Come sempre, in questi casi, il Multitech veniva caricato dalla base dei dati necessari a noi per la missione. Finimmo di pranzare. Zanoock si alzò in piedi: "Okay. Forza, al lavoro". Gettò il piatto coi rimasugli di cibo, posate, ed il resto, in un pozzetto dietro di lui nella parete. Per questioni igieniche e per evitare perdite di tempo nelle pulizie, le stoviglie ed i rifiuti venivano gettati dentro dispositivi di incenerimento.

Anch'io mi alzai dal mio posto e feci lo stesso.

"Dov'è questo pianeta?" Ryner gettò anche lui piatti e posate.

"Terzo settore, credo", risposi.

* * *

Anche se durante il lavoro di bordo non c'era tempo per il rispetto dei titoli formali, Leonard Zanoock era il comandante della nostra unità di soccorso ed era lui ad organizzare il lavoro.

"Dammi la posizione", chiese Kurt. I due ufficiali erano seduti al pilotaggio. Zanoock picchettò con le dita sulla tastiera dei comandi, e nuove luci balenarono sui quadranti. Il Multitech aveva riprodotto, a diversi colori, il sistema planetario di Delos con le orbite dei pianeti: "Eccolo qua: Nubi di Magellano, terzo settore. Noi siamo quaggiù, a cento milioni di chilometri di distanza". Kurt osservò il suo quadrante aggrottando le sopracciglia: "Visto... okay. Per favore, dammi un ingrandimento con la rotta dell'Ucronius in evidenza".

Si udì un suono quando il dettaglio apparve davanti al secondo ufficiale. Lo scrutò con attenzione. Poi, con un gruppo di comandi ordinò al calcolatore di programmare la rotta di trasferimento verso Delos. Dopo cinque minuti un muggito elettronico riempì il ponte, mentre venivano accesi i motori ionici. Nel frattempo, Zanoock attivò l'intercom: "Hei, Dennis...". Ero al ture di soccorso e l'equipaggiamento medico. Cercai l'intercom più vicino a me.

"Sì?"

"Meglio che ti allacci le cinture, stiamo per partire".

"Bene".

"Chiudo".

Il ponte di pilotaggio stava animandosi di nuova vita. Una vibrazione soffocata si diffondeva in cabina, mentre luci rosse lampeggiavano ovunque e schermi secondari incolonnavano dati su dati.

"Cento ad uno che quei fottuti della "Douglas" tengono molto di più al loro stramaledetto carico di greggio che a quei poveri disgraziati a bordo dell’Ucronius".

"Puoi giurarci, quelli sono sciacalli", aveva risposto Zanoock senza staccare gli occhi dai quadranti.

Quando il Promet 2 si mosse, la momentanea gravita ci schiacciò come una mano invisibile contro i nostri sedili, per tutta la durata dell'accelerazione. All'esterno, attorno agli ugelli dei razzi, si era formata una corona di bagliori. Il Promet 2 era formato da una struttura a traliccio attorno a cui erano ancorate, per il senso della lunghezza, cisterne cilindriche di azoto e altri propellenti. Quella era la parte più voluminosa, anteriormente la struttura andava restringendosi per contenere gli impianti ed i radar, e più in testa un fuso appuntito: la cabina di pilotaggio.

Mentre i motori spingevano il Promet 2 sempre più veloce, Ryner chiese: "Dimmi un po', secondo te un'astronave della stazza dell'Ucronius può svanire nel nulla così?"

"È molto strano. Però immagina che sia eclissata dietro il pianeta, o che ci sia stata un'improvvisa tempesta magnetica. È molto facile ingannare i radar in questi casi..."

"E dell'avvistamento di quell'oggetto che ne pensi?"

"Non lo so, non l'ho visto coi miei occhi e non so che pensare".

Ryner sorrise soprappensiero: "In effetti..."

L'astronave aveva raggiunto la massima velocità e la mantenne.

* * *

I propulsori del Promet 2 erano stati spenti già da più di un'ora. Lo spin iniziale era durato a sufficienza per portarlo alla massima velocità sulla rotta di Delos, e adesso, a causa dell'inerzia, continuava a navigare in quella direzione. Avremmo raggiunto il pianeta nelle restanti 26 ore e 46 minuti. Stavamo volando, anche se non era la definizione esatta, attraverso nubi di gas interstellare in stato avanzato di

condensazione; in questa parte di universo il nero dello spazio mostrava variazioni cromatiche che andavano dall'azzurro al giallo-rosso. Miriadi di stelle di un bianco abbagliante parevano correrci incontro come impazzite. L'Ucronius si era persa in quell'immensità?

Solo sul ponte, stavo rimuginando su questo interrogativo scrutando le stelle dagli oblò. Subito dopo la nostra partenza, Zanoock aveva predisposto il Multitech perché lanciasse un messaggio di chiamata standard per l’Ucronius, ogni mezz'ora. Purtroppo, però, il ricevitore perennemente acceso su tutti i canali non aveva ricevuto, finora, nessuna richiesta di soccorso. Vicino a me lo schermo del telescopio rimandava un'immagine ingrandita di Delos. A occhio nudo, dall'attuale distanza, il pianeta pareva grande come la Luna vista dalla Terra; all'ingrandimento del telescopio 4 volte di più.

Osservai ammirato lo spettacolo di nubi in movimento, che trascinate da venti foltissimi, si rompevano, creavano vortici immani, si sfilacciavano fino a formare bizzarri disegni colorati. Delos era un mondo di gas che rivestivano un nucleo di roccia e ghiaccio proprio come Saturno e Giove. Ma, a differenza dei due pianeti, i gas gli conferivano un colorito rosso acceso che gli astronomi non erano ancora riusciti a motivare.

"Massimo ingrandimento", ordinai al Multitech.

Con un bip, l'immagine cambiò. Ora il globo del pianeta era a tutto schermo, e distingueva il movimento vorticoso delle correnti nella sua atmosfera. Nessuna astronave era visibile da quelle parti. Contemplai ancora quel mare variopinto immaginandomi l'Ucronius, sbatacchiata da titaniche turbolenze, affondare senza ritorno verso il nucleo del pianeta. Fu allora che un fenomeno inconsueto interruppe le mie osservazioni. Con un ronzio improvviso, lo schermo del telescopio si riempì di colonne di numeri che correvano a velocità impressionante.

Paralizzato dallo stupore, mi resi conto che tutti gli schermi del ponte trasmettevano all'unisono quella bizzarra, e apparentemente casuale, sequela di numeri.

"Multitech? Che stai facendo?"

Nessuna risposta.

"Multitech! Che Cristo stai facendo?"

Il cervello elettronico pareva disattivato. Tentai di dialogare con la tastiera, ma era inutile.

"Leonard? Ehi, Leonard? Mi sentì?" picchiai con rabbia sui tasti dell'intercom ma non successe niente.

"Maledizione!" imprecai.

In quel mentre, arrivò Kurt con la mia stessa espressione stupita in viso: "Che diavolo sta succedendo?"

"Tutti gli schermi sono impazziti?" anche Zanoock era giunto sul ponte.

"L'interferenza è così forte che ha preso il sopravvento sugli strumenti elettronici. Ma da dove viene?" dissi.

Zanoock fissava gli schermi che sfornavano sequenze di numeri alla rinfusa: "Sembra casuale..."

"Forse no", Kurt si era accigliato.

Lo guardai: "Che vuoi dire?"

"Beh, innanzitutto tutti gli schermi trasmettono la stessa identica sequenza di numeri, quindi c'è una fonte..."

"E allora?"

"Quando nel sistema una memoria ausiliaria va in tilt, può dare un'emissione casuale di dati come questa".

"D'accordo, però gli altri strumenti dovrebbero funzionare", Zanoock armeggiò nervosamente alla console senza risultati. Infine, la trasmissione si interruppe di colpo, così com'era venuta, e il ponte tornò silenzioso.

Ci guardammo intorno incerti. Ora tutto funzionava normalmente. Richiamai alcune configurazioni e ubbidienti i video si riempirono di dati: "Sembra a posto".

"Multitech, sei in grado di eseguire i miei ordini?" azzardò Zanoock.

"Affermativo".

Zanoock ci guardò: "Cerchiamo di localizzare da dove veniva".

Mentre noi controllavamo le varie sezioni dell'impianto, Zanoock dialogò con il calcolatore. Dopo un lavoro di un paio di minuti, battè una richiesta ed il video principale si illuminò.

"Questa è bella!" esclamò. "Proviene dall'esterno. Le coordinate sono nove-nove-set-te-quindici-venti-due e dodici".

Richiamai la carta astrale sul mio video: "Proviene dal pianeta stesso. Ma che diavolo vuol dire?"

"Un messaggio", propose Kurt.

"Già, e di chi?"

"Non certo dell'equipaggio dell'Ucronius", dissi. "Perché non usare la radio e complicarsi la vita così?"

"Forse non possono parlare".

"Ma andiamo Kurt, e secondo te formulerebbero una richiesta d'aiuto così complicata e incomprensibile?"

Intervenne Zanoock: "Forse si tratta di qualche perturbazione magnetica che ha disturbato i nostri strumenti. Il Multitech dice che siamo stati bombardati da fasci di onde sconosciute".

"Sconosciute?"

"Sì".

"Strano".

Guardai la piastra del calcolatore e mi venne un'idea: "Il Multitech ha registrato la trasmissione. Vorrei tentare di capirci qualcosa, di decifrarla, insomma..."

Kurt sorrise: "Sempre se è un messaggio, come dici tu".

Alla fine del mio turno sul ponte, venni sostituito da Kurt, e impiegai il mio tempo libero nel tentativo di decifrare il presunto messaggio. Per lavorare mi trasferii nel cubicolo dell'infermeria, dove c'era un terminale ausiliario del Multitech. Avevo ancora poco più di 9 ore di tempo, e speravo di scoprire qualcosa d'interessante. Qualche tempo dopo ricevetti la visita di Zanoock che si sedette accanto a me.

"Scoperto qualcosa?"

Mi sfregai gli occhi con le mani: "Solo che non è in codice binario, ma purtroppo non sono ancora riuscito a scovare una chiave interpretativa. E voi?"

"Niente che tu non sappia già. Sul ponte tutto normale".

* * *

Lavoravo ormai da più di 6 ore senza venire a capo di niente e cominciavo a sentirmi stanco. E a dir la verità anche un po' deluso; mi ero avvicendato in un'analisi con l'unità centrale di elaborazione certo che ne sarebbe uscito qualcosa, e invece... Può darsi che trascurassi qualche elemento fondamentale, la chiave, per così dire, che mi avrebbe permesso di attribuire un valore ad ogni numero della sequenza, oppure quei numeri non avevano proprio alcun significato.

Ad ogni modo, non ebbi più tempo per preoccuparmene: un crepitio improvviso ed inspiegabile si propagò per tutta l'astronave e le luci lampeggiarono minacciando di spegnersi. Contemporaneamente si udì la sirena d'allarme.

"Allarme rosso. Allarme rosso", annunciò il Multitech mentre su ogni quadrante lampeggiava la scritta.

Immediatamente uscii da quella sezione. Attraversai i corridoi, colleganti le varie sezioni, con il frastuono dell’allarme nelle orecchie. Sul ponte trovai Zanoock e Ryner in preda ad un'attività frenetica, luci rosse d'emergenza lampeggiavano ovunque.

"Separatore elettromagnetico "B" fuori uso. Sistema di raffreddamento compromesso. Aumento di temperatura e conseguente sovraccarico nel separatore elettromagnetico..." stava dicendo il Multitech.

Mi sedetti alla console e disattivai l'assordante allarme: "Ma come mai le unità di raffreddamento si sono guastate?"

"Dobbiamo controllare. Richiama il diagramma degli impianti", mi disse Kurt.

Ma fu Zanoock a trovare la risposta. Stava studiando i dati al terminale quando saltò su: "Non posso crederci! Non c'è più acqua nell'impianto di raffreddamento, abbiamo perso tutte le riserve d'acqua!"

Cinque minuti dopo, nel briefing d'emergenza, avevamo verificato l'entità del danno.

Causa la mancanza d'acqua, un surriscaldamento aveva danneggiato il separatore elettromagnetico, necessario per il funzionamento dei motori ionici. Uno dei due era già fuori uso, se non avessimo refrigerato l'impianto avremmo perso anche l'altro, e questo significava guai seri: prima di tutto la mancanza d'acqua per tutte le funzioni basilari (sopravvivenza compresa), e in più un'astronave ingovernabile, alla deriva nello spazio.

Eravamo turbati da una cosa piuttosto insolita: come possono riserve d'acqua, chiuse nei serbatoi, volatilizzarsi così nel nulla? Ma il problema più urgente, adesso, era rifornirsi d'acqua. Ma dove, nel cosmo infinito? La base più vicina distava da noi 80 milioni di chilometri.

Preoccupati, ordinammo al Multitech di passare in rassegna tutte le possibilità del caso, ma fui io a trovare una via d'uscita.

"C'è una fonte d'acqua più vicina di quanto crediamo", dissi.

"Parli del pianeta gassoso? Non so se... "

"No Leonard, aspetta un mo-mento. Parlo dei due satelliti. Cedalus è un pezzo di roccia, non ci interessa, ma Corintus è ricoperto di ghiaccio perenne. Possiamo fermarci nella sua orbita, piazzare delle manichette attraverso la sua crosta di ghiaccio, e pompare acqua nei nostri serbatoi... "

* * *

E così mi trovavo nuovamente solo, sul ponte, in attesa che Zanoock e Ryner sistemassero le manichette laggiù e potessi iniziare a pompare acqua.

Mentre aspettavo, mi lasciai ancora una volta abbagliare dal riverbero di quel mare di ghiaccio, che si stendeva sotto di me a perdita d'occhio. Non dovetti aspettare a lungo, comunque.

"Zanoock a ponte", disse la voce ansimante del primo ufficiale.

"Qui ponte, allora?"

"Le abbiamo sistemate, puoi iniziare subito."

Sulla superficie di Corintus, i due uomini in tuta spaziale stavano osservando le estremità delle due manichette scomparire attraverso il ghiaccio, nel piccolo crepaccio che avevano prodotto. Erano in una stretta valle nevosa che digradava a "V" tra due montagne di ghiaccio sporco. Zanoock stava inginocchiato sul bordo del crepaccio, tenendo il piccone piantato nel ghiaccio.

"Hei, Leo...", mormorò Ryner alle sue spalle, come avesse visto chissà che cosa.

Zanoock si alzò voltandosi indietro e vide qualcosa che lo lasciò di stucco. A pochi metri da loro, stava materializzandosi una figura d'uomo. Chiusero gli occhi, ma quando li riaprirono la visione non scomparve, anzi, si fece via via più nitida come se qualcuno ne stesse manovrando la messa a fuoco.

"Dio Onnipotente!", sussurrò impressionato Ryner.

Zanoock pensava di essere ubriaco: "Ma che diavolo..."

La figura accennò qualche passo verso i due sbalorditi uomini, lasciando chiare impronte nella neve. Due cose turbavano profondamente Zanoock e Ryner: l'uomo in tuta spaziale, non indossava un casco, eppure su Corintus non v'era atmosfera respirabile. Inoltre camminava senza fluttuare via in un ambiente a gravita zero. Per non parlare poi del freddo polare a cui nessun uomo, senza protezione, avrebbe potuto resistere.

"È...", Zanoock perplesso, incrociò lo sguardo di Ryner e anche lui fu scosso da un lungo brivido.

Avevano guardato in faccia quell'uomo, avevano guardato anche le mostrine sulla sua tuta, e lui non poteva essere lì. Di fronte a loro c'era Harry Strawns, comandante del cargo interstellare Ucronius; un fatto impossibile!

"Lei non può essere qui!" fece Zanoock.

"Ma è così. La prego... è molto importante che mi stiate a sentire...". La sua voce era strana, priva di tonalità. Ryner si chiese come poteva comunicare così direttamente con loro, chiusi negli scafandri.

"Quando la nostra astronave si avvicinò a Delos ci fu un guasto generale, e radiazioni sconosciute la distrussero. Ma nessuno di noi morì veramente...", disse.

. "Cosa vuoi dire?" chiese Zanoock.

""LORO" hanno voluto l'Ucronius per scopi ben precisi, conteneva qualcosa che cercavano da tempo. Ma c'eravamo noi a bordo e "LORO" non lo sapevano, così ci hanno salvato. Posso assicurarvi che non ci è stato fatto alcun male".

"Ma chi sono "LORO"? Cosa stanno facendo?" Ryner scrutò la figura di Strawns a disagio.

La sua risposta li lasciò sbalorditi: "Non sono umani".

"Senta, ci dica dove sono gli altri. Noi siamo qui per aiutarvi, per riportarvi a casa. Mi rendo conto che..."

"No!" ci fissò con occhi penetranti, decisi. "Non è possibile, noi non torneremo più indietro. "LORO" non ve lo permetteranno. Stanno occupandosi di un loro problema e non vogliono interferenze. Hanno cercato di spiegarvelo con quel messaggio, ma è stato un fallimento, non sono stati in grado di farsi capire, così hanno mandato me. Anche l'avaria ai vostri motori è stata causata da "LORO" per impedirvi di proseguire".

Zanoock si rifiutava di crederci. Ryner gli lanciò un'occhiata nervosa. La faccenda presentava dei risvolti inquietanti.

"Ma perché non vi lasciano andare? Dove vi tengono?" chiese Ryner.

"Vi prego, mi è stato concesso poco tempo. Dovete credermi, e dovete anche avvertire le nostre famiglie: ditele che non siamo morti, che stiamo bene ma non possiamo tornare. Rassicuratele".

Di fronte allo sguardo supplichevole di Strawns, Zanoock non se l'era sentita di controbattere, ma non poteva credere a quello che gli era stato detto. Ryner si chiedeva se chi li teneva in ostaggio adoperasse su di loro una qualche forma di coercizione.

"Ricordatevi di quanto vi ho detto", ammonì Strawns.

Le ultime parole che disse avevano un timbro metallico. Poi l'immagine di Strawns cominciò a sbiadire.

"Ma perché vi tengono in ostaggio?" urlò Ryner con quanto fiato aveva in gola.

Ma l'uomo era già un guazzabuglio di colori che si scomponevano tra i ghiacci del paesaggio.

Era andato.

* * *

Ciò che una volta era stato Strawns, non aveva perso la sua capacità di pensare, ovvero la sua coscienza. Quando la tecnologia umana aveva estratto quei minerali dagli asteroidi per farne prodotti petrolchimici, essi non erano morti, avevano semplicemente cambiato stato, pur restando una forma vivente sconosciuta all'uomo. Anche quando queste sostanze viventi avevano aggredito come un virus le strutture dell’Ucronius e l'equipaggio, Strawns e gli altri non erano morti; a loro volta erano diventati parte di essi, per questo non potevano più tornare indietro.

Ormai non avevano più nulla di umano.

Non sentivano nemmeno rimpianto per il loro stato precedente, erano presi solo da una nuova certezza: presto, si sarebbero tuffati nell'atmosfera, densa di gas, di Delos. Lì, in mezzo a molte sostanze in sospensione, avrebbero trovato un nuovo ambiente di vita.

Anch'io, Dennis Serrano, sto diventando uno di loro.

Ma se nei secoli del passato l’alternarsi di fasi buie e di altre luminose non ha mai impedito la decodificazione dell’itinerario dei popoli, la nostra epoca si presenta in maniera molto più problematica. Il Novecento si è aperto con la drammatica attualità delle profezie della Madonna di Fatima: o la conversione verso il Regno dello spirito e la purificazione o, all’interno dello scatenamento di Satana, un’epoca di grandi tragedie e di spaventose imprese messe in atto dal Maligno. Sia per i credenti, sia per gli atei o gli agnostici la realizzazione degli avvertimenti celesti è stata di fatto innegabile. Nessuno ha potuto non riconoscere gli orrori di due guerre mondiali, l’olocausto del popolo ebreo, lo scadimento irrefrenabile dei valori, la volontà di potenza dell’uomo che addita se stesso come Dio.(leggi tutto)

In Italia, scrittori e critici di fantascienza hanno fatto a gara nel tessere gli elogi dell'ideologia di sinistra, arrivando persino ad annettersi la letteratura di fantascienza con la tesi che "la "science-fiction" è libertaria perché libera la fantasia". A parte il fatto che in America, patria della fantascienza, il marxismo non ha avuto l'eco che ha avuto in Europa e che gli scrittori americani di fantascienza sono per la maggior parte schierati ideologicamente a destra (leggi tutto)

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