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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXVIII - febbraio 2017 - n.74 (nuova serie)

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Future Shock n.74

Editoriale

Narrativa

Come salvai un'umanità e mezzo di Giuseppe e Antonio Monaco

Queste valli, così verdi di Luciano Nardelli

 Racconto già apparso sul n. 5 (nuova serie) – aprile 1990, anno III – di "Future Shock".

Come salvai una umanità e mezzo

di Giuseppe e Antonio Monaco

(l'illustrazione è di Pompeo De Vito)

1

Non sono un Münchhausen da fantascienza: tutto ciò che sto per raccontarvi è storia, riportata in tutti i libri.

Ma avendo voi espresso il desiderio di sentire i fatti direttamente da me, vi accontento con questa videoregistrazione, più viva di uno scritto, perché la parola può essere accompagnata dal tono della voce e dalla mimica. (Ringrazio l'operatore, il cui nome è riportato sul retro della cassetta stessa). Inoltre oggi, dopo tanto tempo, posso rivelare alcuni particolari che ho sempre taciuto, essendomi trovato di fronte ad una situazione contraddittoria: disonorare una persona per poterla onorare o, se volete, viceversa. (Com'è la vita!).

Per chi non lo sapesse (esistono ancora oggi gli ignoranti), io ho anche regalato al mondo un monumento che gli uomini non sarebbero stati mai capaci di costruire. Ne ho ricavato celebrità ed una discreta rendita. Ma nessuno metterebbe in dubbio che non fossero meritate. (Operatore, faccia qualcosa per far capire che adesso incomincia la narrazione, mentre io imito il modo di come si usa scrivere certi racconti: ci troveremmo avvantaggiati se sapessi cambiarmi la voce, come gli antichissimi burattinai).

2

"Siamo rimasti qui prigionieri ed isolati nel nostro Grande Istituto con le nostre famiglie — esordì il Capo — sorvegliati da lontano invisibilmente. Gli uomini-termite in pochi giorni hanno conquistato l'intero pianeta. Non sappiamo nulla della sorte dei nostri simili...".

"Ci siamo fatti prendere alla sprovvista — interloquì qualcuno: — le Autorità Mondiali hanno sottovalutato il pericolo. Eppure non erano mancate serie avvisaglie...".

"E poi — intervenne un terzo, nell'affollata sala — sappiamo molto di loro: possono avere una abnorme e rapidissima prolificazione, con quel che ne segue, una volta ogni molti decenni, altrimenti sono pochissimi esemplari, e nemmeno aggressivi, che vivono lontano dalla civiltà. Possono vivere in una atmosfera rarefatta e gelida, come quel fantastico essere, a cui ancora si credeva nel XX secolo, sull'Himalaya, ma sono sensibili agli insetticidi più comuni...".

"Già — si sentì la voce di un quarto — ho letto anch’io una vecchia relazione sull'argomento, scritta poco dopMonaco3.jpg (135031 byte)o l'ultima grande prolificazione, quando per poco non riuscirono in quello in cui sono riusciti adesso".

"Ma a quell’epoca — riprese rese colui che era stato interrotto prima — non gli avevamo dato il tempo di costruire il loro super-termitaio che costruiscono solo in questi loro particolari periodi. Ci eravamo sempre riusciti! Ed ancora adesso, se fosse possibile attaccarlo in qualche modo...".

Qui riprese la parola il Capo: "Il problema non è questo. Noi stessi siamo n possesso per caso di materia prima con cui, anche se destinata ad altro, realizzare insetticidi a profusione, e missili regolabili al momento del lancio, per portarceli. È che non si è fatto in tempo a sapere dove sta, prima che la loro radio naturale, tramite la quale riescono a funzionare come un unico organismo, avesse reso inusabili tutti i nostri mezzi radio-televisivi di comunicazione, inoltre questa volta deve essere successo qualcosa di molto insolito, perché aeroplani ed elicotteri non se ne vedono, eppure...".

Mi alzai: "Chiedo la parola — dissi. — Quegli esseri sono la conseguenza di uno sbagliato esperimento di ingegneria genetica dei nostri sconsiderati avi. Per quella loro metà che è umana, hanno il diritto di non venire affrontati da insetti. Hanno cioè il diritto di essere distrutti come noi uomini ci distruggevamo fra noi, anche se per l'altra loro metà, noi abbiamo il diritto di difenderci...".

Scoppiò un subbuglio. Per poco non mi linciavano: "Ma figurati se abbiamo da preoccuparci anche di questo...". Ce ne volle per ristabilire una certa calma.

"Va bene, — riuscì a farsi sentire il Capo — se dobbiamo agire civilmente, abbiamo anche bombe adeguate, anche se questa torre di Babele del terzo millennio sarà alta decine di chilometri".

Si discusse ancora a lungo, poi la riunione si sciolse senza che si fosse conluso nulla di concreto.

3

La vita per noi assediati continuava quasi normale. Avevamo provviste per mesi. Ma poi? Furono tutti mobilitati, anche le donne e i ragazzi, tutti con compiti ben definiti, per approntare recinzioni e difese. Per poco non c'era da ridere: sembravamo noi formiche, anche se di specie innocua! Le termiti umane non ci i attaccavano. Ma cosa avrebbero fatto quando non avrebbero avuto più niente da razziare e distruggere? Costituivamo un'isoletta in mezzo al loro oceano!

Su molti terrazzi furono installate vedette. I 360 gradi dell'orizzonte vennero esaminati secondo per secondo (d'arco) con potenti strumenti ottici. Si sperava di vedere l'estrema sommità del formicaio, nell'improbabilissimo e fortunatissimo caso che fosse stato costruito nei nostri paraggi. Infatti, data la sua altezza, la cima avrebbe dovuto essere visibile, anche se la base fosse stata enormemente al di là dell'orizzonte.

La situazione era assolutamente senza sbocchi. Non era tentabile nemmeno una sortita perché non avrebbe condotto a niente. Una latente rassegnazione ci aveva presi tutti. Unica speranza era che il termitaio fosse stato attaccato da qualche luogo della Terra da dove fosse stato visibile.

Ma non succedeva niente.

4

Quella sera ero nello studio a casa mia. Ripensavo all'espressione "Torre di Babele del Terzo Millennio"...

Mi piacque rileggere i passi dell'Inferno e Purgatorio dantesco dove si parla di Nembrod, promotore di questa biblica costruzione. Passai poi a rivedere le riproduzioni dei dipinti che trattano questo tema, che nelle arti figurative mi ha sempre affascinato. Incominciai da quello che per me è il migliore: quello di uno dei Bruegel.

(Non ricordo quale: sono un'intera numerosa famiglia e più generazioni: già essi stessi una Babele!... Ah! Eccola! Ne ho qui un'altra stampa su questa scrivania a cui sto seduto. Ve la mostro. Operatore, un bel primo piano. Sotto leggerete anche il nome dell'autore. Come vedete, col pretesto che la torre doveva apparire in parte in rovina, ne mostra anche un interessante spaccato. E evidente, però, per me che deve essersi ispirato a qualche anfiteatro semidistrutto).

Ripensai al termitaio. Che peccato dover essere costretti a distruggere un simile capolavoro! Certo, lo si doveva accettare come il minor male. Però…. Stavo per passare oltre, quando al piano di sopra sentii un fracasso indiavolato. Mi alzai. In cucina mia moglie sfaccendava tranquilla: "Niente, niente! Le solite scenate" — ed indicò su col dito.

"Anche con un uomo-termite ti fai sorprendere, adesso!..." — urlava una voce maschile. (Schiaffi, urla femmi-nili...) — "Donna da scalo spaziale!...".

Alla velocità del lampo, svariati pensieri mi attraversarono la mente. Con là coda dell'occhio vidi un movimento verso la finestra. Guardai: una sagoma nera scendeva lungo il muro! Scesi a precipizio le scale, uscii, diedi l'allarme. Con un ufficiale, alcuni soldati e cani poliziotto corremmo verso la base del nostro fabbricato dalla parte delle finestre interessate, che guardavano sulla campagna. La parte illuminata finiva subito. I cani si lanciarono abbaiando in un'unica direzione e noi li seguimmo. Dopo non molto vidi dietro di noi il Capo con molti altri militari.

L'uomo-termite era relativamente lento, anche se per meglio correre, o sfuggire all'occhio, istintivamente aveva preso l'andare degli insetti. (Anche l’Uomo in certi sogni corre carponi. Ma è un po’ diverso il discorso!). Lo raggiungemmo molto prima che avesse raggiunto la zona dei suoi, dove non ci saremmo certo avventurati.

5

Si era sparsa la voce: la comunità era tutta in fermento. Riuscimmo a portarlo nel corpo di guardia facendoci largo tra l'enorme folla. Lo guardavamo con la massima curiosità ed attenzione, anche se non era una grande novità. Avevamo da tempo disegni, riprese filmate ed alcuni esemplari nei musei di storia naturale. Come sapete, paradossalmente, appaiono molto meno mostruosi di quello che si potrebbe credere. (Tanto è vero che…).

"Istintivamente ti abbiamo tutti seguito — mi disse il Capo. — Ma adesso che ne facciamo di questo? Interrogarlo o proporre un riscatto?" — proseguì ironico.

"Anzitutto — risposi — ha diritto ad essere trattato da prigioniero di guerra...".

"Già, la tua solita mirmecantropofilìa!...".

"Ma poi è un maschio — ripresi — venuto qui probabilmente in cerca di femmine umane di cui avrà conosciuto l'esistenza durante l'invasione. Si sarà risvegliato in lui un particolare istinto atavico, tanto forte che lo ha portato persino a dissociarsi dai compagni...". Per fortuna non ebbi l'imbarazzo di dover spiegare come sapevo o immaginavo tutto questo, perché nessuno me lo chiese, ed è la prima volta che le dico.

Il Capo disse solo: "E che ci interessa?".

"Ma non capite?! — mi accalorai. — Questi esseri non hanno sesso! Solo i re e la regina sono un maschio ed una femmina Questo qui davanti non so come può esistere, perché entrambi i membri della coppia reale stanno nella loro fortezza. In ogni caso, da secoli abbiamo imparato a combattere, e rendere meno aggressivi gli insetti sfruttando loro particolarità di costituzione sessuale. Dirne di più non tocca a me, però ora siamo in possesso...".

"Infatti si può tentare qualcosa — disse un biologo presente — e rispettando la loro dignità".

6

Un certo ottimismo era ritornato nel Grande Istituto.

Mi convocò il Capo, insieme a pochissimi altri. "Quelli della commissione che ho nominato di biologi ed entomologi mi hanno assicurato che è possibile più di una soluzione. Tutte, però, purtroppo presuppongono sapere dove è il termitaio".

Mi avvicinai ad un grande mappamondo: "Se teniamo conto della sua altezza, dovrebbe essere visibile, almeno la sua cima, da tutti questi luoghi, — e li indicavo — tutti muniti di mezzi adeguati. Se non è successo niente, è segno che non sta in questi raggi di visibilità. Quindi, vediamo cosa resta. Escludendo le vastissime zone di acqua e forse anche le piccole isole...".

"...resta ancora troppo" — mi interruppero, zittendomi.

Un grande chiasso e grida di giubilo ci distolsero. Corremmo alle finestre. Erano tutti affacciati. Dalle finestre e dalla piazza tutti guardavano in alto. Nel cielo, che imbruniva anzitempo perché nuvolo, si vedeva una fantasmagorìa di fuochi pirotecnici!

"Ottima idea! — dicemmo. — Sono segnalazioni da qualche città per far sapere altrove che sono ancora vivi e stanno bene!...".

"Risponderemo — disse il Capo — lanciando razzi simili in tutte le direzioni. Col tempo potremo anche inventare un alfabeto convenzionale. Ma non vedo cosa avremmo da ricavarne".

Fummo quindi congedati.

"Capo, — dissi nell'accomiatarmi — io continuerò ad approfondire la mia idea...".

"Non andrai tanto più avanti di dove sei arrivato: a noi interessa una localizzazione nel raggio di molto meno di una cinquantina di chilometri, come mi hanno relazionato. L'handicap maggiore è che nulla vieta di escludere le calotte polari, specialmente l'antartica".

7

A casa continuai ad esaminare un mappamondo, cercando anche di trovare quanti più nuovi elementi potevo.

Ad un momento della notte fummo svegliati da un allarme, un trambusto, la fine del mondo, almeno nel Grande Istituto: grida, frasi concitate.

"Ci attaccano dall'alto!...".

"Sono tanti che hanno oscurato il cielo!...".

"Ma volano anche!?...".

"Restituiamogli quel re!...".

... con quello che lo ha portato qui!...".

Ci vestimmo in fretta e furia. Guardai il cielo da dietro i vetri. Effettivamente era tutto buio. Avrebbe dovuto esserci il chiarore della luna piena, anche se fosse stato, com'era facile, ancora nuvolo. Si aprì infatti uno squarcio fra le nubi che andava sempre più allargandosi. Vedevo le stelle. E niente contro di esse. Guardai l'orologio.

"Ma lì, in questo momento, dovrebbe esserci la luna" — esclamai tra me, io che mi diverto a seguirne un poco l'andamento. Una eclissi!

Avrei voluto gridarlo a tutti. Mia moglie, informata da me, uscì sul pianerottolo. Io spalancai una finestra. Mi affacciai. Ma già altri lo avevano capito. La voce correva: "È un'eclisse! Un'eclisse!".

Quell'innocuo scherzo della natura, però, era costato panico e contusi. (In quelle condizioni chi lo sapeva o se ne ricordava!?).

Non ci mancava che questa!

Ritornai verso la camera da letto con l'intenzione di ripassare per lo studio. Mi ero ricordato che la piramide di Cheope, fra le altre caratteristiche, ha che si trova in una posizione particolare della Terra: il meridiano che passa per essa divide il globo in due emisferi tali che ciascuno comprende in egual parte acqua e terre emerse.

Un nuovo elemento da vagliare: intuire la logistica del nemico!

8

L'indomani mattina, mentre leggevo sulla faccia di tutti gli esiti di quella nottataccia, riposato e fresco mi presentai al Capo. Gli misi sotto gli occhi un foglietto di carta con pochi appunti: "Ecco — dissi — le coordinate geografiche del super-termitaio e le sue dimensioni. Ora potete agire".

Naturalmente non ci volle poco per convincerlo, ma alfine si decise.

Non mi sono mai interessato di cosa fosse stato effettivamente fatto. Forse fu resa infeconda la regina. Nuovi individui non ne nascevano e quelli già esistenti avevano vita breve per natura, essendo a sua volta la loro costituzione biologica sbagliata. Soprattutto i "guerrieri" che presidiavano la Terra, rimasti senza base e coordinamento, incominciarono a disperdersi. A modo suo, un'altra Babele!

Certo tutto questo non fu evidente subito. Ma noi attendevamo con fiducia. Enormi ondate di sbandati arrivarono fino a noi, sotto i nostri muri, ma come ubriachi. Non ci fu nemmeno bisogno di difenderci. Gli apparecchi radiotelevisivi ricominciavano a funzionare!

Quando la vita nel mondo ritornò del tutto normale, fu disposto una specie di 'trionfo' per l'intero nostro Grande Istituto. Venne in persona il Ministro dell'Entomomachia, con decine di autorità mondiali e centinaia di operatori dei mass media. La cerimonia ci fu in piazza. Io ed il Capo avemmo ipso facto una promozione con trasferimento al Ministero. Per me, il Ministro pubblicamente fece un discorso particolare.

"Questo degno rappresentante della nostra specie — disse tra l'altro — ha il merito di aver salvato non solo l'umanità costituita da tutti noi, ma anche quella umanità che per metà era la componente dei nostri nemici. Infatti ha raggiunto lo scopo senza violenza alcuna. Inoltre, ha evitato la distruzione di una costruzione unica e irripetibile (eviteremo che abbia a ripetersi!) di fronte a cui le piramidi d'Egitto diventano tende da boy-scout! Ne faremo presto un monumento pubblico, che un domani verranno a visitare anche da altri pianeti. Pensate alla valuta pregiata che scenderà sulla Terra!... (Applausi). Proporrò per lui una percentuale sui biglietti...". (Applausi, ma anche risolini, gridolini ironici, mormorii di vario senso...).

Mi sentii preso da uno scrupolo. Oltre me c'era un'altra persona che aveva i suoi meriti. Non era troppo lontana, con il marito ed il bambino. La guardai. Per caso i nostri sguardi si incrociarono. "Perché — pensai — una Giuditta, una Dalila, e non mancheranno altri esempi, debbono essere considerate dai loro popoli delle eroine nazionali, mentre questa...".

Parlare o non parlare? (Avrete ricollegato con quanto vi ho detto all'inizio).

Trovai una soluzione. Con poche frottole, convinsi il Ministro a dare un bel posto al marito nella conservatoria che si sarebbe dovuta istituire all'uopo.

Anche i biologi e gli entomologi ebbero la loro congrua razione di encomi, promozioni, onorificenze...

9

"A grande richiesta", poi dovetti appagare la curiosità maggiore: il segreto della localizzazione di quello che già si incominciava a proporre come simbolo della Terra, come la torre Eiffel per Parigi...

"È stata anche una fortunata, straordinaria combinazione" — incominciai nell'attentissimo silenzio che si era fatto.

"Quando la notte dell'eclisse fui svegliato da quel bailamme, prima di ritornare a letto avevo pensato di passare per lo studio per approfondire appunto questa questione, a cui già mi stavo dedicando, sulla scorta di una nuova idea che mi era venuta.

"Invece, pensai poi che l'idea poteva aspettare. Mi venne il ghiribizzo di salire sul terrazzo, dove era stata installata una di quelle vedette di cui ho detto, e divertirmi ad osservare il fenomeno con uno di quegli strumenti.

"La luna allora incominciava ad emergere dall'ombra dopo essere stata completamente oscurata. Lo spettacolo non era interessante, almeno per me: il ripetersi in breve tempo delle fasi della luna, in questo caso, è fasullo. Le "fasi" sono dovute all'ombra della Terra, e non alla reciproca posizione sole terra-luna. Il così detto "terminatore", demarcazione fra luce e ombra, non è zona crepuscolare, e lungo esso non si vedono rilievi del satellite. Guardavo dunque distrattamente, quando, sul bordo dell'ombra, che si spostava lentamente verso destra, incominciai a vedere, in un punto ben individuabile, una protuberanza che cresceva, e dopo raggiunto un massimo incominciò a diminuire fino a scomparire.

"Non poteva essere che l'ombra del super-termitaio!

"E l'aumento e la diminuzione erano una questione di "prospettiva" in base a come l'oggetto si esponeva al sole a mano a mano che la Terra girava se stessa!

"Era facile determinare che punto della Terra era quello. Come era facile conoscere anche le dimensioni di quel foruncolo maligno confrontando la sua ombra con l'ombra dell'intera Terra, che però bisognava ricostruire dall'arco visibile, perché sulla Luna se ne vede una porzione piuttosto piccola. (Fu furbo Aristotele a riconoscerla, ricavandone una prova della sfericità del nostro pianeta!).

"In quel momento il termitaio stava sul confine terrestre fra giorno e notte. I suoi abitanti avevano il sole e la luna bassissimi sull'orizzonte, in punti diametralmente opposti. Avrebbero potuto vedere la loro costruzione, e contemporaneamente la sua ombra sulla luna. Mi viene in mente quando i nostri antenati nei cinema facevano con la mano le corna davanti al proiettore e facevano comparire le corna sullo schermo...".

"Papà, papà, — una voce infantile mi interruppe: era un marmocchio sveglio, come era notoriamente sveglia la madre in altri campi (la stessa signora del piano di sopra) — se stanotte c'è l'eclisse, sali sul treppiedi che ha regalato alla mamma quel commesso robot, e fai le corna, e potremo vedere...".

"...Le corna di tuo padre arrivate sulla luna!..." — completai per poter riprendere la parola.

Ma il pubblico oramai stanco ed annoiato colse al balzo l'occasione per scoppiare in un assordante applauso, con contrappunto di urla, fischi e pestamento di piedi, per far capire che il discorso doveva finire lì.

E poiché l'operatore mi fa segno che il nastro è quasi finito, non forziamo la mano al destino e fermiamoci qui anche questa volta!

© 1990 by Giuseppe & Antonio Monaco

L'idea di organizzare, il 10 maggio del corrente anno, un incontro conviviale al "Tropicana Pub" di Bari o "pizzata fantascientifica", come scherzosamente l'ha definito, dandone notizia nel suo blog, il giornalista-scrittore e nostro collaboratore-sostenitore Michele Nigro, ha alla base diversi ordini di motivi. Anzitutto, l'apprezzamento dei miei studi da parte non dico di tutto ma di una buona fetta del mondo accademico, i cui primi giudizi positivi mi erano stati manifestati in occasione della pubblicazione di un numero speciale di "Future Shock", in cui apparvero i contributi saggistici di alcuni docenti universitari: Bruno Brunetti, Massimo Del Pizzo, Carlo Pagetti, Nicola Pantaleo, Bruno Pompili. (leggi tutto)

D’altro canto, così come la Shelley non è spiritualmente credente, nemmeno è un’acritica devota della scienza, come invece altri intellettuali: ella certamente vede i vantaggi della conoscenza scientifica, ma ne scopre anche i pericoli, e il discorso metafisico del romanzo s’accompagna alla messa in guardia dalla mala scienza, da quella ricerca che invece di puntare al bene del genere umano è indirizzata a soddisfare l’arrogante ambizione dello scienziato: Mary condanna con un certo anticipo la filosofia positivista e l’adorante scientismo (leggi tutto)

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