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FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXIX - giugno 2017 - n.75 (nuova serie)

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Future Shock n.75

Editoriale

Saggistica

Pillole rosse. "Matrix" e la filosofia di Marcello Landi

Per un utilizzo didattico della fantascienza di Enrico Leonardi

Spiritualità, scienza e fantascienza di Carlo Vivaldi-Forti

Pillole rosse

"Matrix" e la filosofia

di Marcello Landi

 

Pillole rosse. "Matrix" e la filosofia1 è una raccolta di saggi di vari autori che riflettono su questioni filosofiche sollevate da un film fantascientifico dei fratelli Wachowski, Larry ed Andy2, intitolato appunto Matrix (The Matrix, in originale), uscito nel 1999. Nel 2003 seguono altri due titoli legati a Matrix, così da costituire una trilogia3. Ma, come si evince dalla data di pubblicazione del testo inglese, i saggi di cui qui ci si occupa non hanno potuto tenerne conto. I saggi, venti in totale, sono raggruppati in tetralogie, ognuna delle quali costituisce una cosiddetta "Scena". Le Scene sono: Sapere sé e il mondo, Il deserto del reale, Nella tana del bianconiglio. Etica e religione, Temi virtuali, De-strutture-re Matrix. Il curatore, il prof. William Irwin, docente di filosofia al King's College, in Pennsylvania (USA), l'anno precedente gli studi su Matrix, ha pubblicato un'introduzione al pensiero critico ed ha curato, con altri due colleghi, una raccolta di saggi sui Simpsons e la filosofia.

La traduzione italiana è frutto di un progetto nato nel corso di un laboratorio del prof. Vincenzo Cicero, tenuto per l'esame di Poetica e Retorica del prof. Pietro Emanuele nell'anno accademico 2004-05, presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Messina, largamente coinvolgendo, quindi, gli studenti4.

Uomini contro Intelligenza Artificiale

Per snellire le citazioni che potrebbe occorrermi di fare, riporterò autori e titoli dei sMatrix4.jpg (171673 byte)aggi che compongono l'opera, con anche le relative pagine. Così, nel prosieguo, mi basterà indicare la pagina da cui proviene una citazione per dare al lettore tutte le informazioni necessarie a reperirne l'autore: W. Irwin, Computer, caverne e oracoli: Neo e Socrate, pp. 7-21; G.J. Erion – B. Smith, Scetticismo, moralità e Matrix, pp. 22-35; D.M. Nixon, La Matrix-possibilità, pp. 36-50; C. Korsmeyer, Vedere, credere, toccare, verità, pp. 51-65; J.J.E. Gracia – J. Sanford, La metafisica di Matrix, pp. 69-81; J.Holt, Il fantasma fatto-a-macchina: ovvero, la filosofia della mente in stile Matrix pp. 82-92; D. Barwick, Il Neo-materialismo e la morte del soggetto pp. 93-106; T. Schick jr., Destino, libertà e preconoscenza pp. 107-120; M. Brannigan, Il cucchiaio non esiste: uno specchio buddista pp.123-134; G. Bassham, La religione di Matrix e i problemi del pluralismo pp. 135-152; C.L. Griswold jr., La felicità e la scelta di Cypher: l'ignoranza è un bene? pp. 153-167; J. Lawler, L'Eletto? Noi siamo (l')Uno!Kant spiega come manipolare Matrix pp. 168-185; T.S. Hibbs, Memorie dal sottosuolo: nichilismo e Matrix pp. 189-201; J.L. McMahon, Ingoiare una pillola amara: l'autenticità esistenziale in Matrix e nella Nausea pp. 202-216; S.E. Worth, Il paradosso della reazione reale alla Neo-finzione pp. 217-229; D. Knight – G. McKnight, Genere reale e filosofia virtuale pp. 230-245; C. Freeland, Penetrare Keanu: nuovi buchi, ma sempre la solita merda pp. 249-262; M.A. Danahay – D. Rieder, Matrix, Marx e la vita da Coppertop pp. 263-274; D. Weberman, La simulazione di Matrix e l'età postnoderna pp. 275-292; S. Žižek, Matrix: ovvero, i due lati della perversione pp. 293-328.

Seguono dei rapidi cenni sugli autori, i ringraziamenti ed un'interessante appendice, contenente un breve intervento di Cicero, alcuni utilissimi indici ed un glossario.

Il mondo descritto da Matrix, ambientato in un futuro remoto di forse due secoli, è l'esito di una lotta tra gli uomini ed una, da loro stessi prodotta, Intelligenza Artificiale, o meglio la sua "sinistra coscienza", che a sua volta ha prodotto una nuova generazione di macchine. Nel tentativo di togliere alle macchine la principale fonte di energia, il sole, gli uomini hanno coperto il cielo con un permanente strato di nubi, per oscurarlo. Ma le macchine sono riuscite a trovare una fonte energetica alternativa: il corpo umano. Così, gli uomini vengono ormai "coltivati" in appositi ambienti, dove il corpo è mantenuto in una specie di sacco amniotico mentre il sistema nervoso è opportunamente collegato a elettrostimolatori in modo da far credere al soggetto di star vivendo una vita normale, in una normale città del 1999. Il mondo, quindi, che appare alle persone è solo un mondo fittizio, virtuale, un mondo frutto di un sogno elaborato al computer. Il sistema di neuro-simulazione interattiva che gestisce tutto ciò si chiama Matrix5.

Alcuni uomini, però, sono sfuggiti al totale controllo delle macchine e si sono rifugiati in un'ultima città sotterranea, Zion. In particolare, un gruppo, capitanato da Morpheus, ha la capacità di proiettarsi dentro Matrix, operare lì liberamente e poi uscirne. Una del gruppo, Trinity, contatta, in Matrix, il protagonista, Thomas Anderson, attivo come hacker sotto il nome di Neo. Neo accetta di essere "risvegliato" e di conoscere quindi la verità. L'importanza di Neo deriva dalla convinzione di Morpheus che si tratti di colui che dovrà liberare l'umanità da Matrix, cioè dell'Eletto preannunciatogli da una donna che appoggia la resistenza ed alla quale vengono riconosciuti poteri di Oracolo.MATRIX2.JPG (309725 byte)

Dal punto di vista tecnico, il film, classificabile come "di genere misto", in quanto rimanda a più generi, come "il film d'azione, il film di fantascienza e l'horror, con un pizzico di western" o anche "come il thriller-dell'innocente-in-fuga" e "il film d'arti marziali hongkonghese" [pp. 235ss.], presenta una contaminazione di mezzi comunicativi, in particolare tra la cinematografia tradizionale ed i videogiochi. Il sistema Matrix, in effetti, è come un unico, grande videogioco. Così come sono in fondo dei videogiochi i programmi di addestramento che i ribelli, ossia i membri della resistenza, adoperano per prepararsi alle incursioni dentro la stessa Matrix. Vari tipi di videogioco sono richiamati: dal genere che potremmo definire "spara-spara", a quello "corri e salta", a quello "lotta a mani nude".

Altri film pressoché contemporanei a Matrix tematizzano il rapporto tra il mondo apparente in cui il protagonista è inserito ed il mondo vero: si possono citare, ad esempio, The Truman Show, del 1998, diretto da Peter Weir [pp. 295-297] ed eXistenZ, del 1999, scritto e diretto da David Cronenberg [pp. 217, 256-259]. Le evidenti analogie, però, non devono nascondere le differenze: il primo riguarda un inganno, a scopi commerciali, perpetrato, fin dalla nascita, al protagonista, che però vive in una realtà "costruita", ma fatta di persone vere: manca quindi il rapporto col mondo virtuale dei videogiochi; il secondo sembra piuttosto porre la questione di come sapere quando siamo all'interno di un videogioco e di quando siamo invece nel mondo reale, problema che riguarda forse più la psicologia del giocatore che non la questione filosofica sulla verità.

Tornando a Matrix, possiamo notare che la parola deriva dal latino, in cui significa genitrice, ma anche origine (ad esempio, in campo vegetale, può indicare un fusto da cui nascono germogli), utero, come pure matricola. In inglese, significa matrice (in senso matematico), griglia, stampo, ed anche ambiente o contesto [Cf. p. 155]. Il titolo del film, probabilmente, vuole richiamare entrambe le aree di significato, quella latina e quella inglese, peraltro tra loro collegate.

La ricerca della verità

Il titolo della raccolta di saggi, invece, fa riferimento, sia nell'originale inglese sia nella versione italiana, alla stessa questione: la ricerca della verità. Pillole rosse rimanda ad una scelta che Neo è invitato a compiere. Può, infatti, accettare da Morpheus, incontrato in Matrix, una pillola rossa oppure una pillola azzurra. Nel primo caso, verrà avviato alla conoscenza del mondo reale; nel secondo, rimarrà per sempre nel mondo fittizio in cui ha vissuto fino a quel momento. È evidente che legare, nel titolo, pillole rosse e filosofia richiama lo stretto legame tra quest'ultima e la ricerca della verità. Neo sceglie la pillola rossa e, quando ormai si è risvegliato nel mondo reale ed è pronto a conoscere la realtà, Morpheus gli si rivolge appunto con la frase del titolo inglese: "Benvenuto nel deserto del reale!"6. Come si vede, i due titoli, pur non identici, sono collegati.

Dai vari autori dei saggi Matrix viene considerato, o viene semplicemente preso come spunto, a partire da molti diversi punti di vista. Molti, naturalmente, non significa tutti. Ad esempio, già Cicero nota che manca una considerazione propriamente estetica [p. IX]. Oppure, manca uno studio sull'uso della simbologia di nomi e numeri in Matrix. Vi è solo qualche accenno sparso. Eppure, pare che ai numeri, nell'opera, si voglia dare significato. Ad esempio, la prima apparizione di Trinity, in Matrix, avviene all'interno di un albergo ad ore chiamato Hearth o' the City, nella stanza n. 303. Pare, quindi che si voglia legare il legame di Trinity col numero tre. Invece, Neo abita, non a caso, all'interno n. 101. Infatti, "Neo", cMATRIX.JPG (173263 byte)he in greco significa "nuovo", in inglese è un facile anagramma di "one", uno; inoltre, "l'Eletto" in originale è "the One", l'Uno, espressione che riecheggia il testo in lingua inglese dei Vangeli: si pensi a Mt 11,3: Sei tu colui che deve venire...?, che in inglese suona Are you the one who is to come...?. Il legame con l'ambiente biblico è confermato dal vero nome di Neo, che è Thomas Anderson: si chiama Tommaso, come l'Apostolo, e infatti come l'Apostolo anche Thomas fatica a credere; e di cognome fa Anderson, ossia figlio di Andrea, e Andrea è, etimologicamente, derivato dalla parola greca anér, genitivo andròs, che significa "uomo maschio adulto", come il latino "vir". Ne deriva che Anderson vuol dire "figlio dell'uomo" [pp. 135-136].

Alla resistenza si oppone in modo particolare quella che potremmo definire la finta Trinità dei tre Agenti che costituiscono i potentissimi custodi e protettori di Matrix. Di nuovo alla stanza 303 è collegata la scena risolutiva del film: siamo sempre dentro Matrix, ma, purtroppo, quel che succede in Matrix ha conseguenze nel mondo reale, perché, così ha spiegato in precedenza Morpheus a Neo, se la mente muore in Matrix, muore anche nel mondo reale; nella stanza, e nel corridoio di fronte ad essa, uno degli Agenti spara a Neo, uccidendolo.

Ma, nel mondo reale, Trinity, di fronte al corpo prima addormentato ora morto di Neo, gli parla dicendogli che egli non può morire, poiché è l'Eletto: ne è sicura, dato che l'Oracolo le ha vaticinato che si sarebbe innamorata proprio dell'Eletto e Trinity ha appunto scoperto di essersi innamorata di Neo. Poi lo bacia, al che, incredibilmente, Neo risorge dotato di poteri anche superiori a quelli degli Agenti, che sconfigge. L'importanza di questa scena è sottolineata dal commento di molti degli autori dei saggi [pp. 65, 113, 130, 136-137, 183, 200, 255].

Un altro numero interessante compare prima ancora di qualsiasi attore. All'inizio del film l'audio ci porta le voci di due personaggi, che poi si sapranno essere Trinity (appunto nella stanza 303) e Cypher, mentre, evidentemente perché la linea è intercettata ed il programma sta cercando di riconoscere il numero da cui Trinity chiama, si vedono scorrere delle cifre. La cinepresa si ferma infine su una parte del numero identificativo del telefono: le tre cifre che formano il 506.

Data l'ascendenza ebraica dei fratelli Wachowski e la loro propensione a seminare nel film indizi di varia natura e provenienza, potrebbe non essere un'idea peregrina interrogare anche la Cabala. Senza addentrarmi in questioni complesse, faccio solo notare che nel Libro dello Splendore, o Zohar, il versetto 506 dell'edizione di MacGregor Mathers suona: Di voi è scritto, Cantico dei cantici VII, 9: "E il tetto della tua bocca, come il vino migliore per il mio amato, che va giù dolcemente, fa parlare le labbra di coloro che si sono addormentati"7.

Pare evidente il legame col tema del dormire, del sonno, del sogno e del risveglio che domina tutto il film. Le prime parole di Trinity a Neo, scritte su uno schermo di computer, sono "Svégliati, Neo", frase che ha un duplice significato: Neo, in quel momento, è effettivamente appisolato sulla scrivania, perciò deve svegliarsi; ma dovrà anche svegliarsi in un modo più profondo e duraturo, uscendo definitivamente dal sistema di Matrix, che lo tiene prigioniero in una vita solo apparente ed in realtà del tutto onirica. Anche Wake up!, ossia Sveglia!, dei Rage Against The Machine, che costituisce la colonna sonora dell'ultima sequenza del film, serve da monito per il risveglio del pubblico [p. 59].

Torniamo, però, ai nostri saggi, ai quali non va chiesta in realtà una completezza di indagine sulla filosofia del film, perché lo scopo dichiarato dallo stesso Irwin nell'Introduzione non è, pur nella consapevolezza che "nel tessuto del film" sono intrecciati "molti temi e riferimenti filosofici", "scandagliare tutti gli aspetti" o "divulgarne il senso ultimo secondo le intenzioni degli scrittori e artisti responsabili di Matrix. Piuttosto, il libro mette in evidenza il significato filosofico del film". Toccati, quindi, dagli stimoli filosofici del film, i vari autori "formulano domande e risposte" a partire ciascuno dalla "propria filosofia favorita" [p. 3]. Matrix, insomma, è una specie "di test di Rorschacht" [p. 294]: il punto di vista filosofico con cui lo si vede spinge a darne diverse valutazioni ed interpretazioni. Così, commenta Irwin, sempre nell'Introduzione, gli autori dei saggi possono tranquillamente attingere a pensatori diversissimi, quali, a titolo di esempio: "Platone, Aristotele, Tommaso d'Aquino, Descartes, Kant, Nietzsche, Sartre, Sellars, Nozick, Baudrillard e Quine" [p. 4].

Il mito platonico della caverna

Probabilmente per non citare se stesso, Irwin nell'Introduzione non nomina Socrate, benché questi sia il primo filosofo citato nei saggi, in particolare nel suo, dove si sostiene che, tra le molte cose attribuili a Matrix, una è di costituire "la riproposizione della storia di Socrate" [p. 8]: vi troviamo perfino l'Oracolo con la scritta "Conosci te stesso" sulla porta [p. 14] (in latino, anziché in greco: che forse costituisca una concessione al pubblico appassionato di Harry Potter, visto che le storie del piccolo mago hanno, nel mondo anglosassone, fortemente stimolato l'interesse per quella lingua, nonché il suo studio?).

Naturalmente, un riferimento pressoché inevitabile è il mito della caverna di Platone, variamente ripreso, o in modo più diffuso [pp. 15-18, 155-157] o solo per accenni prigionieri immaginati da Platone, è in fondo come vivere perennemente in un mondo virtuale. Interessante, a questo proposito, è che Neo, una volta risorto, riesce a vedere Matrix non più solo come il regno delle apparenze che si mostrano sensibili, ma anche come lo scorrere dei numeri del programma... Tornato dentro la caverna, l'ex prigioniero sa distinguere tra l'ombra e l'oggetto che la provoca8. Tuttavia, la vera realtà è pur sempre fuori dalla caverna!

Anche a Cartesio, o Descartes, è dedicato molto spazio, in particolare per l'ipotesi del genio maligno che potrebbe ingannarci [pp. 26, 37-38, 53, 169, 231, 279]. Sembra, in effetti, opportuno un richiamo all'epoca moderna, pervasa com'era dalla sensazione che la vita fosse tutta una recita o addirittura nient'altro che un sogno (si vedano autori come Shakespeare o Calderón de la Barca). Ma rimane, in definitiva, aperta la domanda su che cosa si debba intendere per "reale" e su come distinguere realtà e finzione. Come si è visto sopra, anche elementi religiosi si trovano in Matrix. In particolare, si sono già indicati alcuni elementi tratti dalla tradizione cristiana [pp. 135-138]. Ad essi si può aggiungere una specie di Ascensione di Neo, che, nell'ultima scena del film, vola sopra la città virtuale; come al solito, però, si mescolano elementi di diversa provenienza, tanto che la scena ricorda più Superman che Gesù Cristo. Sia detto tra parentesi, a Superman fanno forse allusione anche le cabine telefoniche che a volte permettono il ritorno dal mondo virtuale a quello reale. Del resto, "Matrix opta per il tipico finale da film d'azione hollywoodiano, con un supereroe che combatte contro un sacco di malfattori" [p. 199] e "riflette un interesse al quale Hollywood dà molto credito quando confeziona i finali: preparare il terreno a un sequel" [p. 201].

Nonostante i molti simboli cristiani presenti, però, Matrix non è un film cristiano, dato che Neo non ha caratteri simile al Messia cristiano: non sa di essere l'Eletto, è anche molto violento, è ritenuto la reincarnazione del suo predecessore, libera non dal peccato, ma da una condizione di ignoranza [p. 139]. Matrix "piuttosto è un mosaico sincretistico di temi tratti dal Buddhismo Tibetano e Zen, dallo Gnosticismo, dall'epistemologia occidentale classica e contemporanea, dalla meccanica quantistica pop, dalla psicologia di Jung, dal postmodernismo, dalla fantascienza, dai film d'arti marziali hongkonghesi e da altre fonti ancora"[p. 138]. Al Buddhismo in Matrix, ad esempio, è dedicato un intero saggio [pp. 123-134], ma non solo lì è presa in considerazione la presenza nel film di concezioni buddhiste, come le allusioni alla reincarnazione [p. 184], in particolare a quella del Buddha [p. 139], ed all'illusorietà della realtà empirica [p. 140].

Tuttavia, come Matrix, nonostante la presenza di simboli cristiani, non è un film cristiano, così, nonostante la presenza di temi buddhisti, non è un film buddhista: presenta "uno spiccato carattere zoroastriano, dualistico, bene contro male"; contiene "scene d'eccessiva violenza", forse accettabili se considerate "simboliche" di una lotta interiore, ma che sembrano una pura concessione ai gusti del pubblico americano; adotta un linguaggio "piuttosto grossolano"; esalta gli Trinity-Neo.jpeg (35891 byte)uomini come esseri senzienti [pp. 132-134]. Il film, nel complesso, presenta "un pluralismo religioso che molti dei suoi spettatori possono trovare attraente" [p. 141], però, per diversi motivi, si tratta di "una visione della religione o della spiritualità che, per quanto alla moda, è molto difficile da comprendere, o da difendere" [p. 152].

Il pluralismo appare anche una caratteristica della raccolta di saggi filosofici di cui ci stiamo occupando: non vi si trova una visione unitaria, che dia senso a tutte le proposte di riflessione, tanto che manca perfino una conclusione. Semplicemente, i diversi pensatori sono partiti chi da uno chi da un altro tra gli spunti, o appigli, offerti da Matrix per poter poi passare ad argomentare ciascuno col suo bagaglio ed i suoi presupposti.

Il film suscita delle domande: "solleva delle questioni" e ci spinge a riflettere "sulla natura della realtà stessa" [p. 81], ma (a meno che non abbia ragione chi sostiene che la teoria sostenuta e data per scontata sia quella del "materialismo riduzionista" [p. 93], che invece pare solo un'ulteriore visione del mondo giustapposta alle tante altre presenti) non pare intenzionato ad aiutare a trovare risposte. Infatti, "Matrix... può solo sperare di usare temi filosofici per far scattare l'interesse del pubblico", ma senza "essere una tribuna per la soluzione di problemi filosofici". Certamente è reale come film di genere misto, ma "è solo un'istanza di filosofia virtuale" [p. 245].

Scienza e filosofia in attesa di un Salvatore

Il libro, da parte sua, approfondisce alcune tematiche, aiuta certamente a chiarirle, forse suscita ulteriori domande e fornisce anche suggestioni stimolanti, come l'idea del confronto con Memorie del sottosuolo di Dostoevskij: sia nel romanzo sia nel film emergono critiche contro il pensiero illuminista ed il suo tendere al nichilismo dato che "il programma illuministico di padroneggiare la natura mediante il progresso tecnologico rischia di degradare l'umanità, proprio come una celebrazione imprudente della libertà individuale sfocia, paradossalmente, in una omogeneizzazione dell'intero genere umano" [pp. 189-190]. Ma, nonostante tutto questo, se un lettore non possiede già una chiave propria, l'insieme dei saggi può lasciare un senso di disorientamento.

La pluralità e le differenze acquistano valore solo se si riesce a ricondurle ad un'unità che la comprenda e dia loro senso.

Perciò, non solamente la fantascienza, ma anche la scienza e la filosofia sono in attesa di un salvatore, le cui caratteristiche non sempre sanno ben identificare, ma che, nella storia, si è già manifestato con un volto ben preciso, quello di Gesù di Nazareth, il Salvatore, "centro del cosmo e della storia"9: "Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato"10.

N O T E

1 WILLIAM IRWIN (a cura di), Pillole rosse. "Matrix" e la filosofia (The Matrix and Philosophy. Welcome to the Desert of the Real, 2002), Tascabili Bompiani, Milano 2006, pp.388.

2 I due fratelli Wachowski, Laurence, ossia Larry, e Andrew Paul, ossia Andy, statunitensi di ascendenze ebreo-polacche, sono nati a Chicago (Illinois - USA) rispettivamente il 21 giugno 1965 ed il 29 dicembre 1967. Nel corso degli anni Duemila, prima il fratello maggiore poi il minore hanno deciso l’adozione di nomi femminili, Lana e Lilly. Per cui, in documenti molto recenti, li si trova anche citati come "le due sorelle Wachowski".

3 Gli altri due film sono Matrix reloaded e Matrix revolutions, entrambi del 2003.

4 Si vedano la Prefazione, pp. V-IX, e l'appendice Co-tradurre e pubblicare "The Matrix and Philosophy", pp. 337-339, entrambe di Vincenzo (Enzo) Cicero.

5 Si sarà notato un alternarsi grafico per la parola Matrix, alternarsi che si riscontra anche nei saggi: scritta in corsivo, indica naturalmente il titolo del film, altrimenti è il nome del sistema di neuro-simulazione (e viceversa, come è uso, se il lemma ricorre in un contesto tutto corsivo, ad esempio un titolo).

6 Nell'edizione italiana del film, la frase suona in modo leggermente diverso: "Benvenuto nella tua desertica nuova realtà". Il che ha forse suggerito il cambiamento nel titolo italiano della raccolta.

7 La Maggiore Santa Assemblea, n. 506, uno dei libri dello Zohar, in S. L. MacGregor Mathers, Magia della Cabala, vol. I, tr. it. di Mario Monti, Edizioni Mediterraneee, Roma 1981. MacGregor Mathers traduce, a sua volta, in inglese la Kabbala denudata di Christian Knorr von Rosenroth (XVII secolo). In inglese suona così: "Concerning you is it written, Cant. vii. 9: 'And the roof of thy mouth, like the best wine for my beloved, that goeth down sweetly, causing the lips of those that are asleep to speak.' (http://www.hermetics.org/pdf/Mathers_Kabbalah_Unveiled.pdf).

8 Potremmo dire si tratta del passaggio dall'eikasia, o immaginazione, alla pistis, o credenza. Neo, però, avendo conosciuto il mondo vero, ha anche già raggiunto l'episteme, o scienza.

9 Giovanni Paolo II, Redemptor hominis.

10Lettera agli Ebrei, c. 1, vv. 1-4.

 

MARCELLO LANDI. Sono nato a Forlì nel 1961. Liceo Classico G. B. Morgagni" (a Forlì), poi laurea in filosofia (a Bologna), baccellierato in teologia (dai Domenicani, a Bologna) e licenza in filosofia (sempre dai Domenicani, a Roma, alla Pontificia Università San Tommaso). Dopo un giovanile periodo di ateismo, la grazia del Signore mi tocca verso i sedici anni e mi porta alla conversione al Cristianesimo, in particolare al Cattolicesimo. CoLandi01.jpg (35180 byte)nsapevole della necessità di una vita comunitaria, mi avvicino al gruppo di Comunione e Liberazione: incontro persone che si rivelano molto importanti per la mia formazione: don Francesco Ricci e don Luigi Giussani. Sono sposato con Paola Pagani, anch'ella filosofa, di religione evangelica. Il che ci porta ad interessarci di questioni ecumeniche. Siamo entrambi insegnanti di filosofia e storia al Liceo Statale di Domodossola. Abbiamo due figli. Alcune mie pubblicazioni sono: La presenza della Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino nei primi due Sermoni di Antonio Maria Zaccaria, in Barnabiti Studi 20 (2003), pagg. 69-81; Due idee di tolleranza, in Interdipendenza 1 (1/2005), pagg. 15-16; Sant'Antonio Maria Zaccaria. Contesto storico-culturale e presenza della Summa Theologiae di San Tommaso d?Aquino nei suoi primi tre sermoni, in Sacra Doctrina 52 (5/2006), pagg. 46-81; Un contributo allo studio della scienza nel Medio Evo. Il trattato II cielo e il mondo di Giovanni Buridano e un confronto con alcune posizioni di Tommaso d'Aquino, in Divus Thomas (Piacenza) 110 (2/2007), pagg. 151-185.

Quest'agile e denso volumetto di Jaki, sacerdote cattolico ungherese, laureato in teologia e fisica e "Distinguished Professor" alla Seton Hale University di South Orange, nel New Jersey, non parla di fantascienza, ma riteniamo ugualmente utile segnalarlo all'attenzione dei nostri lettori, perché smentisce un luogo comune di cui la "vulgata" laicista è madre, cioè che il Cristianesimo e la Chiesa cattolica sarebbero contro la scienza e il progresso.. (leggi tutto)

Si ignora o si finge di ignorare che il fine dell'educazione è la formazione integrale dell'uomo e del cittadino e non il suo semplice addestramento, come parecchi secoli fa ammoniva Pericle: «Voi Spartani educate in modo unilaterale. Voi badate soltanto a fare dei soldati valorosi. E ci siete riusciti. Ma avete negato l'uomo nella sua totalità. Noi Ateniesi non siamo stati meno valorosi di voi in guerra, eppure abbiamo educato cittadini ed uomini integrali, senza mortificarli nella visuale angusta della milizia […]. Voi rappresentate il pericolo di una decurtazione permanente di ciò che l'uomo è e deve essere» (leggi tutto)

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