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Premio  Future Shock

Cattedre di fantascienza

FUTURE SHOCK

Pubblicazione di saggistica e narrativa di fantascienza

Anno XXX - giugno 2018 - n.78 (nuova serie)

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Future Shock n.78

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Saggistica

L'idea è il vero eroe di Renato Ghezzi

Creazione e apocalisse in due racconti di fantascienza "teologica" di Enrico Leonardi

Morte dell'Occidente: fantascienza o realtà? di Guglielmo Piombini

La fantascienza per imparare il futuro di Antonio Scacco

 

Creazione e apocalisse in due racconti

di fantascienza "teologica"

                                                     di   Enrico Leonardi

 

Era il 1977, l’Italia viveva le tragedie degli "anni di piombo": la tensione ideologica non si limitava a verbali scontri dialettici, ma sfociava in attentati e in assassinii quasi quotidiani. La Savelli, nota casa editrice legata alla sinistra rivoluzionaria, attiva in Italia dal 1963 al 1982, affidava allo scrittore e critico Ugo Malaguti la redazione di una Antologia dal titolo Racconti di fantascienza, entrata nella Collana "Cultura politica" al n. 1821.
Malaguti.jpg (14198 byte)Questa scelta, anche se oggi il dibattito ideologico sul tema destra/sinistra ha notevolmente modificato i propri parametri di riferimento, può forse apparire sorprendente; in realtà la fantascienza è sempre stata considerata dagli intellettuali di sinistra un proprio ambito privilegiato, per il suo contenuto ritenuto innovativo, dissacrante, anticonformistico, utopico, destabilizzante. Lo afferma lo stesso curatore Malaguti nell’Introduzione: "La fantascienza non è evasione: i suoi autori possono avere diverse idee, ma lo stesso fatto di avanzare un’ipotesi li porta a una conclusione e a una scelta anche politica. Per questo, anche, la fantascienza ha tanto successo a sinistra, mentre la narrativa fantastica pura entusiasma soprattutto a destra"2. Se questa interpretazione risulti adeguata e conforme alla natura del genere letterario in questione ha costituito per anni oggetto di dibattito, cui ha portato esca di argomenti e di riflessioni anche Antonio Scacco, in un suo articolo dal titolo Fantascienza a destra, fantasy a sinistra?, comparso su "Avvenire" il 19 ottobre 20063.

"Solitudine" di Eric Frank Russell4

Malaguti crea un percorso selezionando undici piccoli capolavori della narrativa fantascientifica, ma pone all’inizio e alla fine due racconti "religiosi": il primo, Solitudine (Sole Solution, ) di Eric Frank Russell, è una rilettura della Creazione; mentre l’ultimo, Evensong (1967, traducibile con "Vespro") di Lester del Rey, tratteggia una Apocalisse laica, una irrituale fine/non fine del mondo:

Viveva nella notte eterna ed era solo, senza poter mai udire né una voce né un sussurro, senza potersi mai sentire sfiorare da una mano, riscaldare dal calore di un altro cuore.
La notte eterna.
La solitudine senza limiti.
Un eterno confino nel quale tutto era buio e silenzioso e nulla si muoveva. Una prigionia che non era stata preceduta da alcuna condanna. Una punizione da scontare per una colpa che non si era mai commessa. Un destino intollerabile che andava però subìto, a meno di trovare un modo per sfuggire al fato atroce.

Con un espediente tipico dei racconti di fantascienza con finale a sorpresa, l’autore centellina le informazioni sul protagonista della storia, presentandocelo come un essere alle prese con la propria terribile misteriosa solitudine: "C’era una cosa sola che poteva afferrare e sentire, e quella cosa era lui stesso. Ecco perché le uniche risorse con le quali poteva sperare di porre fine a quell’assurda situazione erano solo quelle che aveva dentro di sé. Lui stesso doveva essere lo strumento della propria salvezza".
Il protagonista della storia ha una certezza: "Non esistono problemi insolubili. Su questa premessa si basa la scienza. Senza di essa,  la scienza morirebbe. E lui era lo scienziato in assoluto. In quanto tale, non poteva respingere questa sfida alle sue capacità". Ecco che l’essere misterioso comincia ad elaborare un progetto di una complessità sbalorditiva, in cui miliardi di aspetti particolari si riflettono su altrettante conseguenze:

Diede forma e materia al più incredibile e colossale dei suoi sogni, creando e rifinendo in ogni minuscolo dettaglio e particolare uno spazio infinitamente complesso. E all’interno di questo spazio, avrebbe potuto esserci lui stesso. Ma non come se stesso. Si preparava infatti a suddividere la sua persona in innumerevoli parti, una sterminata moltitudine di forme variegate, ciascuna delle quali avrebbe dovuto conquistarsi a forza e a fatica il diritto alla vita. E lui avrebbe fatto di tutto per rendere ancora più dura la lotta negando a tutte quelle parti la minima informazione e conoscenza, obbligandole così a riscoprire tutto di nuovo ogni volta. E avrebbe seminato l’odio e l’ostilità tra di esse stabilendo delle regole per quel gioco. Quelli che le avrebbe osservate sarebbero stati definiti ‘buoni‘. Gli altri ‘cattivi‘. In questo modo ci sarebbero stati sempre infiniti piccoli conflitti all’interno dell’unico, grande conflitto.

Eccoci giunti al finale della storia:

Quando tutto fu pronto egli si preparò a dissociarsi e a diventare non già una singola persona, ma un enorme concorso di entità separate, che avrebbero dovuto soffrire e lottare per riuscire a riconquistare l’unità dell’unica personalità iniziale.
Ma prima doveva preoccuparsi di dare forma e materia al suo sogno. Era una sfida incredibile!
Il momento era giunto. L’esperimento doveva aver inizio.
Protendendosi in avanti, egli fissò l’oscurità e disse: "Sia fatta la luce".
E la luce fu.

Proprio così: come il lettore ha già intuito dopo le prime righe, questo racconto brevissimo di Russell è di quelli da "brivido metafisico": vuole essere infatti nientemeno che una lettura fantascientifica del gesto divino della Creazione e quindi un’interpretazione del significato complessivo dell’Universo. Il protagonista è quindi Dio stesso.

Ma quale Dio? E quale Creazione?

Si risentono nel racconto influssi filosofici greci (dal plotinismo: la dispersione di Dio nel molteplice e il ritorno all’unità come scopo finale del cosmo; alla concezione drammatica dello fthònos theòn: l’invidia degli dei, sostanzialmente crudeli e nemici degli uomini). Il Dio di Russell è solo e triste, e piega la sua onnipotenza a un disegno di "rottura della solitudine" per avere "molte esperienze, tanta compagnia, innumerevoli avventure, stimoli mentali, divertimento, calore, amore, e perfino il suono di nuove voci e il tocco di altre mani". Il palcoscenico e il teatro vengono predisposti con gran cura, e Dio stesso si prepara a dividersi in miliardi di entità in dialettica reciproca, fissando regole per il gioco e separando così i "buoni" dai "cattivi". La "tragicommedia" rappresentata si rivela sostanzialmente inutile (dal momento che tutto è panteisticamente parte di Dio stesso), se non appunto come Sole solution, risposta ad una solitudine.
La concezione di Russell, riscontrabile peraltro in varie epoche storiche e in varie espressioni filosofiche e poetiche (dagli antichi Greci a Schopenauer) è amaramente pessimistica. Dio mette in scena uDio Creatore.jpg (140629 byte)na complessa sceneggiatura in cui l’uomo è solo un burattino al servizio di una "Sole solution". Ma basta leggere alcuni testi di quegli anni per cogliere questo diffuso e ribellistico senso di negatività assurda dell’esistenza: ad esempio Elsa Morante in Aracoeli (1982) racconta di una vita "lager, dove ogni atto è una degradazione, carcere senza uscita, murati fra due orrori, la sopravvivenza e la morte, l’una e l’altra impossibili...". Il giornalista Giorgio Bocca, in reazione al famoso suicidio collettivo della Guyana del 19785, descrive l’orgoglio razionale dell’uomo "di fronte a chi – il caro Dio – lo ha messo in questa situazione". Anche il cantautore Francesco Guccini in una sua parodistica canzone del 1973, dal titolo La Genesi, dipinge un Dio vecchio solitario che crea l’Universo per vincere la noia:

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c'era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata...
Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibile, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!"

A ben pensare, la tentazione e la caduta originali sono nate da un medesimo atteggiamento (sfiducia nella bontà di Dio e nella positività del Destino concepito per la libertà dell’uomo). Russell dà risposta emotivamente sbrigativa a una serie di problemi su cui metafisica e teologia hanno scavato abissi di riflessione: il senso ultimo dell’Universo, il piano divino, la libertà dell’uomo di fronte alla proposta divina, il dolore, il peccato, il bene e il male…
La risposta di Russell può suscitare echi emotivi nel lettore, come un ergersi prometeico di fronte a un destino non desiderato, a un senso di profonda inutilità, di beffa soprannaturale insito nell’esistenza. Tuttavia, è assente qualunque riferimento alla Rivelazione e quindi al "piano nascosto da secoli", che sorpassa ogni immaginazione, anche fantascientifica (in questo senso il racconto di Russell diventa una moderna versione "laica" ed arbitraria di un qualsiasi mito cosmogonico). Questo "piano" parla invece di una Trinità, quindi non di solitudine e di fredde tenebre da riempire, ma di perfetta gioia comunionale che si comunica nel Mistero e nell’incomprensibile gesto d’amore della Creazione per una "Gloria di Dio" che non è autocompiacimento, ma partecipazione al fulgore del Bello, del Buono e del Vero. Così "bene" e "male" non sono categorie casuali, criteri storici o addirittura dispoticamente imposti a casaccio, ma risposte profonde alle Leggi dell’Essere, cioè dell’Amore (come ha mirabilmente tratteggiato Benedetto XVI parlando del Lògos).
Come afferma il grande teologo Henry De Lubac, "il dramma sociale e umano trova allo stesso tempo la sua chiarificazione e la sua soluzione non nell’uomo solo ma in Gesù Cristo, Uomo-Dio ". Senza Cristo, "il paradosso fondamentale che costituisce il rapporto tra l’uomo e Dio"6 non trova risposta. Il Dio di Russell invece è più simile ai semidei fabbricanti di Universi, ben noti alla fantascienza e orbitanti tra l’Olimpo greco e le miriadi di divinità orientali.

Un’altra risposta: J. W. Johnson

Molto più vicino al cuore della Rivelazione è andato James Weldon Johnson, poeta afroamericano, nel suo Sermone sulla creazione: anch’egli prende le mosse dalla solitudine divina, ma poi mostra Dio maternamente chino sul primo uomo, capace di libertà e quindi di risposta amorosa:

Dio si avanzò sullo spazio
si guardò intorno e disse:
"Io sono solo: mi farò un mondo".
E fin dove l'occhio di Dio poteva
Giungere la tenebra copriva ogni cosa...
Allora Dio sorrise, e la luce irruppe,
e la tenebra s'ammucchiò da una parte,
e la luce risplendé dall'altra, e Dio disse:
"Questo è buono!".
Poi Dio si sporse e prese la luce
nelle sue mani,
la rotolò finché fece il sole,
e pose quel sole a fiammeggiare
nei cieli.
E la luce, che rimase dopo fatto il sole,
la raccolse in una palla lucente,
smaltando la notte con una luna
e le stelle.
Poi giù nel mezzo,
tra la tenebra e la luce,
Egli lanciò il mondo
e disse: "Questo è buono!".
Allora Dio stesso scese giù,
e il sole era alla sua destra,
e la luna alla sua sinistra,
e le stelle gli stavano a grappoli intorno alla testa
e la terra sotto ai suoi piedi...
E Dio camminò, e dove posò il piede
le sue orme incavarono le valli
e fecero gonfiare le montagne...
...Batté le mani, e i tuoni rotolarono,
e le acque al di sopra della terra caddero giù.
Allora la verde erba spuntò,
e i piccoli fiori rossi sbocciarono,
l'abete puntò al cielo il suo dito
e la quercia allargò le sue braccia,
e i laghi s'annidarono negli incavi delle valli
e i fiumi corsero al mare,
e di nuovo Dio sorrise,
e l'arcobaleno apparve
e si curvò intorno alla sua spalla.
Allora Dio levò il braccio
e accennò con la destra, e prima che
lasciasse ricadere la sua mano,
pesci e animali acquatici,
bestie e uccelli dell'aria
nuotarono pei fiumi e pei mari,
vagarono per boschi e foreste,
fendettero l'aria con le loro ali,
e Dio disse: " Questo è buono! ".
Poi Dio guardò attorno
tutto quel che aveva fatto;
guardò il suo mondo
con tutte le sue cose viventi,
e disse: "Sono ancora solo ".
E pensò: "Mi farò un uomo".
Su dal letto del fiume
Dio raccolse l'argilla,
e presso la sponda del fiume
si mise in ginocchio:
ivi il gran Dio onnipotente, che accese
il sole e lo fissò in cielo,
che scagliò le stelle fino al più
remoto angolo della notte,
che formò a palla la terra sul palmo
della sua mano, questo gran Dio,
come una mammina curva
sul suo bambino,
s'inginocchiò nella polvere,
lavorando sopra una massa d'argilla,
finché la formò
a sua propria immagine,
poi in essa soffiò l'anima di vita;
e l'uomo divenne un'anima vivente.
Amen. Amen7.

Tutto da buttare allora nel racconto di Russell? No certamente: la fantascienza, come sempre, è occasione di riflessioni introvabili altrove: tanto che il testo di Solitudine online è reperibile su un sito di catechesi per cresimandi, al capitolo sulla Creazione, come spunto di dibattito8. Russell riconosce peraltro – fatto non così scontato – la necessità di un Creatore e la complessità dell’universo con le sue leggi meravigliose.

"Evensong" (Vespero)9 di Lester del Rey

"…I suoi sensi erano offuscati dalla tremenda stanchezza, ma la paura che egli aveva appreso dagli Usurpatori lo animò di nuovo, ed egli cominciò a cercare qualche altro indizio sulla sicurezza di quel rifugio".
Anche in questo racconto il narratore fornisce con molta parsimonia gli elementi di comprensione della vicenda, per riservarsi un finale a sorpresa (però abbastanza preannunciato e prevedibile). Un essere misterioso sta fuggendo per evitare dei terribili inseguitori (chiamati gli Usurpatori). Il campo d’azione è galattico: ci troviamo infatti su un piccolo pianeta disabitato che orbita attorno a un Sole giallo, e l’essere è riuscito fortunosamente a sfuggire al proprio confino situato nel centro della Galassia.
Gli Usurpatori hanno steso reti e tranelli di energia per cercare di catturare l’essere in fuga, che mette in gioco i propri residui poteri per evitare una fine ignominiosa. Ben presto il protagonista della storia si rende conto di essere approdato sul "Mondo dell’Incontro", il pianeta sul quale egli aveva trovato per la prima volta gli antenati degli Usurpatori. L’essere misterioso ricorda la storia dei propri rapporti con tali creature: pietà, interventi amorevoli, desiderio di comunione con loro, esaudimento di domande e di preghiere…: "Ed essi lo avevano ricompensato con un mostruoso orgoglio, che aveva negato anche la minima traccia di gratitudine. Infine egli li aveva abbandonati…". Ed ora essi erano diventati più potenti di lui, e lo cercavano. Finché una nave spaziale sbarca sul pianeta – la Terra – e un Usurpatore lo scopre, dentro un Giardino (un Eden):

"Fatti avanti! Questa terra è un suolo sacro, e tu non puoi rimanere su di essa. Il nostro giudizio è compiuto, e un luogo è stato preparato per te. Fatti avanti, e lascia che io ti conduca là!"
"Ma ... " le parole erano inutili, ma l'amarezza, dentro di lui, aveva costretto le parole a uscire da lui. "Ma perché? Io sono Dio! ". Per un momento, qualcosa di affine alla malinconia e alla pietà apparve negli occhi dell'Usurpatore. E poi passò, quando venne la risposta. "Lo so. Ma io sono l'Uomo. Vieni!" Ed egli si piegò, infine, in silenzio, e lo seguì lentamente, mentre il sole giallo scendeva dietro le mura del giardino. E della sera e della mattina si compì l'ottavo giorno.

Evensong, canto della sera, Vespero, proprio nell’accezione liturgica del termine: preghiera al tramonto della giornata. Ma si tratta di una liturgia rovesciata. Questo breve racconto di del Rey, pubblicato anche in apertura alla famosa antologia trasgressiva Dangerous Visions di Harlan Ellison, è affine per tematica al precedente di Russell (non a caso il curatore li ha posti l’uno all’inizio e l’altro al terDangerous.jpg (27661 byte)mine della Antologia), e ne costituisce la conclusione, in una logica in parte simile anche se giocata emotivamente su corde molto difformi. Si tratta del "tramonto di Dio", cui l’Uomo, giunto ormai, nel procedere della sua evoluzione, a usurparne il potere (e "Usurpatori" sono chiamati per tutto il racconto gli uomini, il cui vero nome viene svelato solo nel finale) riserva un pietoso e malinconico confino in un angolo della Galassia.
Viene adombrato nel racconto il supremo ideale scientista-illuminista: quello dell’Uomo che, col procedere della conoscenza scientifico-razionale dell’Universo, s’impadronisce delle chiavi di comprensione (e quindi di assoggettamento, di dominio) dell’Universo stesso e può pertanto estromettere, sia pure con elegiaco (e moralistico) fair play, il vecchio e inutile Dio dal palcoscenico dove si giocano i destini del Cosmo. L’Universo viene qui considerato come un enigma o rompicapo scientifico, di cui si appropria chi ha la miglior conoscenza delle sue leggi; pertanto il "dio" del racconto è semplicemente un "essere" – neppure Creatore: "Quando era stato più giovane aveva coltivato una moltitudine di mondi" – che storicamente esercita il suo predominio in un’epoca ben determinata, per cedere poi il passo all’Uomo, nuovo e indiscusso "Re" del Cosmo.
Siamo ancora nell’ambito dei "semidei" (costruttori di Universi, demiurghi) di cui abbonda la narrativa fanta-scientifica. Non viene posta la domanda radicale sul riferimento ultimo del Cosmo, che sembra avere una sua logica misteriosa e autosufficiente; ci sono forze più grandi dell’uomo ma sono a loro volta finite, limitate (come rivela il terrore di "dio" all’avvicinarsi degli Usurpatori), al massimo riguardano la sfera immediatamente superiore nel ciclo delle intelligenze di tipo più o meno ufologico.

Rimpicciolire Dio

Il "rimpicciolire Dio" che è discorso comune a questo racconto e a quello precedente, fa risaltare di converso un Uomo smisuratamente ingrandito, ma fine a se stesso, avente nel dominio del Cosmo la propria autogiustificazione; viene così eliminato radicalmente il senso religioso (per insufficienza dell’oggetto dell’aspirazione umana, che è sempre Infinito).
Questo, tuttavia, come fa notare Angelico Surchamp, monaco benedettino scomparso nel marzo 2018, non può che avere conseguenze tragiche per l’uomo stesso, chiuso solipsisticamente nel proprio cerchio meschino. Il disprezzo di Dio porta fatalmente all’immiserimento dell’uomo: "Nell’arte romanica c’è un’idea grandiosa del Cristo che è in trono davanti alla folla e gli uomini sono piccolissimi ai suoi piedi e via via fino ad arrivare al XIX secolo, Cristo sparisce sempre più in mezzo all’altra gente; ecco l’umanizzazione, la progressiva degradazione di Dio. Questa resta per noi l’idea di base: che più avanziamo nella storia cristiana e più ci scopriamo allontanati dalla grandezza di Dio, e questo è qualcosa contro cui bisogna reagire. Più avanziamo nel tempo, più scendiamo in umanità perché, se l’umanità è riferimento a Dio, in quanto è l’immagine di Dio, più l’idea di Dio diminuisce più l’idea dell’uomo diminuisce. Per avere un uomo grande occorre avere un’idea vivente di Dio. Quando si arriva all’idea attuale di Dio, l’uomo diventa qualcosa di miserabile"10.

Anche il poeta Jacques Prévert aveva immaginato una scena simile a quella di Evensong. Per Prévert, scrive A.Carrara, Dio "è semplicemente Giussani.gif (36811 byte)un elemento superfluo o inutile in questo mondo. L’immagine esemplare della "nuova stagione" (Paroles 62), forse di quella che si potrebbe chiamare la nuova cultura, è un peccato originale alla rovescia. Non è più Dio che caccia gli uomini dal Paradiso terrestre, ma gli uomini che cacciano Dio e il suo serpente: "E Dio con il suo rettile/ se ne sta lì/ San Balordo come prima/ non più all’altezza degli avvenimenti" (Storie 61).
L’immagine del Paradiso terrestre ritorna spesso. I veri protagonisti sono gli uomini: Dio è un intruso inutile: "E Dio/ sorprendendo Adamo ed Eva/ disse loro:/Continuate ve ne prego/ non disturbatevi per me/ Fate come se io non esistessi"(Fatras 161)"11.
Ma, come afferma don Luigi Giussani: "Non si può domandare che cosa rappresenti la parola "Dio" a chi in Dio dice di non credere. È qualcosa che occorre sorprendere nell'esperienza di chi quella parola usa e vive seriamente. Un aneddoto a questo proposito risale all'epoca in cui insegnavo in una scuola superiore. In una determinata stagione teatrale era stato rappresentato al Piccolo Teatro di Milano "Il diavolo e il buon Dio" di Jean-Paul Sartre. Rammento che alcuni studenti, particolarmente colpiti dall'opera, venivano a scuola ripetendo con aria sardonica certe battute riferite a Dio. Io facevo notare loro, molto tranquillamente, che quello che in quel momento stavano deridendo era il dio di Sartre, vale a dire un dio per me inattendibile, che non coincideva per nulla con ciò in cui io credevo. Li esortavo semmai a riflettere se per caso quello rappresentato a teatro non fosse invece il "loro" dio o eventualmente il modo con cui era loro di fatto possibile pensare Dio"12.

La chiave di lettura di "Evensong"

Lester del Rey è uno scrittore particolarmente sensibile alla tematica religiosa; Evensong si colloca in un’ideale trilogia che comprende Non avrai altro popolo (For I am a Jealous People!, 1973) e Alieno in croce (Weeping May Tarry, 1978, scritto in collaborazione con Raymond F. Jones, entrambi pubblicati su "Urania"). In particolare, il primo romanzo breve offre una chiave di lettura per il nostro tema.
Antonio Scacco in un editoriale dal titolo Gli alieni come lo tsunami? comparso su "Future Shock" n. 45, ha analizzato con grande finezza Non avrai altro popolo. Ne riportiamo ampi stralci.
"La Terra è stata invasa dai Mikhtchah, alieni provenienti da una lontana Galassia, ma il reverendo Amos Strong, un pastore evangelico protagonista della vicenda narrata, anche se provato per la morte del figlio, ha fede nell'aiuto di Dio e con i suoi sermoni adelrey.jpg (12961 byte)llevia ai fedeli la tristezza del momento. In un primo momento, il reverendo Amos non ha difficoltà ad attribuire agli invasori la qualità di creature di Dio, anche perché il loro aspetto fisico non si differenzia di molto da quello degli uomini. Ma poi le atrocità, le torture, gli atti brutali che essi commettono e che non sembrano compatibili con l'alto grado di civiltà raggiunto, come dimostrano le loro astronavi, lo inducono a pensare che si tratti di creature del male, escluse dal regno di Dio.
Gli avvenimenti si fanno più incalzanti: la moglie di Amos muore sotto le raffiche degli invasori, la chiesa dove il reverendo per tanti anni ha radunato la folla dei fedeli è devastata dalle cannonate, lui stesso è fatto prigioniero, ma riesce a fuggire. Durante la fuga, entra in una chiesa e con sorpresa vede che davanti al vecchio altare, depredato e demolito, sorge un cumulo di terra, sulla cui sommità i Mikhtchah hanno deposto una cassetta di legno, e in mezzo alla navata stanno inginocchiati due preti alieni con indosso complicati paramenti.
Mentre assiste disorientato alla scena, dalla luce che splende dietro un velo al di sopra della cassa, gli giunge un messaggio sconvolgente: Nel suo cervello prese a pulsare un pensiero che si tramutò in parole: "IO SONO COLUI CHE SONO, colui che li liberò dalla schiavitù in Egitto e che scrisse sulla parete davanti a Baldassarre MENE MENE TEKEL UPHARSIN, come sarà scritto ovunque sulla Terra da questo giorno in avanti. Perché Io ho detto alla discendenza di Mikhtchah tu sei il mio popolo eletto e Io ti esalterò sopra tutte le razze sotto il cielo!".
A questo punto, la vicenda abbandona il solco della tradizione biblica, il cliché cioè del popolo che, accortosi di aver offeso Dio, fa penitenza e alla fine ottiene il perdono. E il reverendo Amos non è punto disposto a cospargersi di cenere il capo o a indossare gli abiti del Mosé redivivo. Anzi, la constatazione dell'abbandono di Dio gli offre l'opportunità di mettere allo scoperto la religione "segreta" che l'uomo contemporaneo cela dietro la facciata dell'agnosticismo o del devozionismo, l'orgogliosa convinzione cioè di essere, col sostegno della scienza e della tecnica, simile a Dio, contro cui può lottare alla pari: - Sono tornato dalla cattività presso gli invasori - incominciò. - Ho visto le orde il cui unico intento era quello di cancellare la memoria dell'uomo dalla polvere della terra che lo generò. Mi sono soffermato dinanzi all'altare del loro Dio. Ho udito la voce di Dio proclamare che egli è anche il nostro Dio, e che ci ha respinti. E io gli credetti, così come gli credo ora [...]. - Dio ha denunciato l'antico patto e si è dichiarato nemico dell'umanità - disse, e la chiesa risuonava al rombo della sua voce. - E io vi dico che egli ha trovato un valido antagonista"13.
Scacco fa notare che il rapporto tra Dio e il suo popolo viene rappresentato in termini antagonistici, di contrapposizione feroce, anche se la causa viene attribuita al "tradimento" di Dio stesso. Ed Evensong porta alle estreme conseguenze questa contrapposizione. Ma il terzo elemento della trilogia, Alieno in croce, rimette tutto in discussione. Sarà opportuno riparlarne.

 

NOTE

1 AA.VV. , Racconti di fantascienza, a cura di Ugo Malaguti, con un saggio di Alberto Abruzzese, Savelli 1977.

2 Ibidem, p. 12.

3 ANTONIO SCACCO, Fantascienza a destra, fantasy a sinistra?, in "Avvenire", giovedì 19 ottobre 2006: "Si è sempre ritenuto, in Italia, che tra i due generi letterari, spesso in concorrenza tra di loro, cioè la fantascienza e la fantasy, la prima fosse di sinistra e la seconda di destra. In questi giorni, il quesito è ritornato alla ribalta in occasione di una tavola rotonda, intitolata Per chi vota l'alieno? La letteratura fantastica e fantascientifica tra destra e sinistra e svoltasi nei giorni scorsi nell'ambito della rassegna generale Fantastico - maghi, elfi, alieni, eroi: viaggio in universi misteriosi e paralleli, che si tiene fino al 28 ottobre 2006 a Borgo San Lorenzo (FI)".
Scacco con una paradossale provocazione ribalta la prospettiva: "Tracciamo quello che, a nostro modo di vedere, è l'identikit della sinistra e della destra. La prima si connota per l'antiamericanismo, l'anticapitalismo, lo statalismo, l'ecologismo, l'antiglobalizzazione, il filo-islamismo, l'opposizione alla costruzione delle centrali nucleari, ecc. ed è sostanzialmente su posizioni antimoderne. Al contrario, la destra è filo-americana, propugna il libero mercato, vede come il fumo negli occhi l'aumento della pressione fiscale sui cittadini, favorisce l'iniziativa privata, è contraria all'islamizzazione del nostro Paese, è favorevole alla costruzione di centrali nucleari per sopperire al fabbisogno energetico nazionale, ecc. (…)".
Dopo aver riportato numerosi esempi di autori di fantascienza e di fantasy, Scacco conclude: "(Per il fantasy) siamo chiaramente in presenza di una narrativa antimodernista. La conclusione? Per noi, la fantascienza si colloca a destra, mentre il fantasy a sinistra".Si veda l’intero articolo a questo link http://www.futureshock-online.info/pubblicati/html/avven.htm . Alcuni giorni dopo sempre dalle colonne di "Avvenire", (24 ottobre 2006) Gianfranco de Turris interviene nella polemica, con un trafiletto I marziani non votano, perché la fantascienza è di destra e di sinistra. A sua volta Scacco risponde ribadendo la propria posizione, dopo aver comunque riferito con ampiezza e precisione sul Convegno di Borgo San Lorenzo: http://www.futureshock-online.info/pubblicati/fsk49/html/notizie.htm

4 Solitudine (Sole solution), di Erik Frank Russell, 1956, in AA.VV. , Racconti di fantascienza, cit., trad. di Walter Saudi.

5 Il 18 novembre 1978, a Port Kaituma, nel paese sudamericano della Guyana, 913 uomini, donne, anziani e bambini che facevano parte della setta "Tempio dei Popoli", sviluppatasi intorno al predicatore statunitense Jim Jones, si avvelenarono in una sorta di macabro rito ingerendo delle bibite al cianuro.

6 Citato in H. DE LUBAC, Agostinismo e teologia moderna, Introduzione di Franco Buzzi, Jaca Book 1978, pp. 15-16.

7Sermone sulla Creazione.

8 https://cres2015.wordpress.com/2013/12/03/dio-e-solo/

9 Evensong di LESTER DEL REY, 1967, in AA.VV. , Racconti di fantascienza, cit., Trad. di Ugo Malaguti.

10 Quei cubisti dei medioevali, Intervista dell’Umana Avventura ad Angelico Surchamp, direttore di Zodiaque, ne "L’Umana Avventura" n. 1, Jaca Book, maggio 1978, pp. 98-100.

11 A. CARRARA, Jacques Prévert il giocoliere della parola, in "Letture" 2/79 p. 90.

12 LUIGI GIUSSANI, All'origine della pretesa cristiana: Volume secondo del PerCorso, Rizzoli 2001, p. 5.

13 ANTONIO SCACCO, Gli alieni come lo tsunami?, in "Future Shock" n. 45, febbraio 2005, pp. 2-3.

Quest'agile e denso volumetto di Jaki, sacerdote cattolico ungherese, laureato in teologia e fisica e "Distinguished Professor" alla Seton Hale University di South Orange, nel New Jersey, non parla di fantascienza, ma riteniamo ugualmente utile segnalarlo all'attenzione dei nostri lettori, perché smentisce un luogo comune di cui la "vulgata" laicista è madre, cioè che il Cristianesimo e la Chiesa cattolica sarebbero contro la scienza e il progresso.. (leggi tutto)

In Italia, scrittori e critici di fantascienza hanno fatto a gara nel tessere gli elogi dell'ideologia di sinistra, arrivando persino ad annettersi la letteratura di fantascienza con la tesi che "la "science-fiction" è libertaria perché libera la fantasia". A parte il fatto che in America, patria della fantascienza, il marxismo non ha avuto l'eco che ha avuto in Europa e che gli scrittori americani di fantascienza sono per la maggior parte schierati ideologicamente a destra (leggi tutto)

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