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(da "Avvenire", giovedì 19 ottobre 2006)

DIBATTITO

Per chi votano gli alieni? Il caso rivive in occasione di un festival: ecco un identikit dei protagonisti e delle loro idee che prefigurano mondi «altri» ovvero futuribili

Fantascienza a destra, fantasy a sinistra?

di Antonio Scacco

La fantascienza non ha un rapporto idilliaco con i regimi totalitari. Emblematico è il caso dello scrittore russo Evgenij Zamjàtin. Per aver denunciato, con il suo romanzo Noi (My, 1922), gli orrori del comunismo, fu sottoposto, da parte della cultura ufficiale, ad una persecuzione - com'egli scrisse nella lettera rivolta, nel 1931, a Stalin - «quale non s'è mai avuta fino a ora nella letteratura sovietica» - e chiese la pena di lasciare l'Urss in commutazione della condanna a morte come scrittore, decretatagli dai Circoli letterari del suo paese. Morì a Parigi nel 1937. Ma neanche dopo la morte di Zamjàtin, Noi fu valutato per quello che effettivamente era: un'aperta denuncia - tramite la metafora fantascientifica - della soppressione, da parte della dittatura comunista, della libertà di pensare e di immaginare dell'essere umano e della conseguente sua riduzione a numero. Tutti i personaggi infatti vengono designati con numeri: D-503 è il protagonista, I-330 è la donna di cui s'innamora, S-4711 è uno dei Guardiani, gli spioni al servizio del Benefattore, il despota dello Stato Unico, che ricordano molto da vicino i membri della Ceka, il famigerato braccio armato della dittatura del proletariato. Nonostante questo ed altri episodi consimili, si è sempre ritenuto, in Italia, che tra i due generi letterari, spesso in concorrenza tra di loro, cioè la fantascienza e la fantasy, la prima fosse di sinistra e la seconda di destra. In questi giorni, il quesito è ritornato alla ribalta in occasione di una tavola rotonda, intitolata «Per chi vota l'alieno?» La letteratura fantastica e fantascientifica tra destra e sinistra e svoltasi nei giorni scorsi nell'ambito della rassegna generale «Fantastico - maghi, elfi, alieni, eroi: viaggio in universi misteriosi e paralleli», che si tiene fino al 28 ottobre 2006 a Borgo San Lorenzo (FI). Da sempre gli studiosi hanno evidenziato la differenza e, addirittura, la incompatibilità tra fantascienza e fantasy. H. Bruce Frannklin, citato da Carlo Pagetti nel suo saggio Il senso del futuro, sosteneva che «la narrativa realistica cerca di imitare eventi attuali, la narrativa storica eventi possibili del passato, la fantascienza eventi possibili, la narrativa fantastica eventi impossibili». Ancor più drastico è il giudizio di Darko Suvin in Le metamorfosi della fantascienza: «l'operazione commerciale che tende a [fare del fantasy] tutt'uno con la fantascienza è una grave scorrettezza e un fenomeno clamorosamente sociopatologico». Tralasciamo questa "vexata quaestio" e veniamo al nocciolo del problema. Prima di decidere a quale versante politico tendano i due generi narrativi, tracciamo quello che, a nostro modo di vedere, è l'identikit della sinistra e della destra. La prima si connota per l'antiamericanismo, l'anticapitalismo, lo statalismo, l'ecologismo, l'antiglobalizzazione, il filo-islamismo, l'opposizione alla costruzione delle centrali nucleari, ecc. ed è sostanzialmente su posizioni antimoderne. Al contrario, la destra è filo-americana, propugna il libero mercato, vede come il fumo negli occhi l'aumento della pressione fiscale sui cittadini, favorisce l'iniziativa privata, è contraria all'islamizzazione del nostro Paese, è favorevole alla costruzione di centrali nucleari per sopperire al fabbisogno energetico nazionale, ecc.
Vediamo, adesso, qual è l'ideologia prevalente tra gli scrittori di fantascienza e di fantasy. I primi sicuramente non sono antiamericani. Esemplare, ad esempio, è la figura di Robert A. Heinlein, definito il più americano di tutti gli scrittori americani di fantascienza. Naturalmente, non manca qualche voce critica nei confronti dell'establishment scientifico e militare statunitense, tra cui quella di Ursula K. Le Guin. La quale, però, avanza delle riserve anche verso i sistemi anarco-comunisti, come si evince dal suo romanzo I reietti dell'altro pianeta (1974), il cui titolo americano è: The Dispossessed; An Ambigous Utopia. Meno che mai sono contro l'utilizzo dell'ene rgia nucleare: si pensi ai razzi atomici di varia dimensione e potenza che campeggiano in tanti romanzi di fantascienza. Tutt'altro discorso è da farsi per gli autori della fantasy. Il loro armamentario scrittorio è costituito da incantesimi, stregonerie, filtri magici, spiriti, folletti, maghi, streghe e compagnia cantante. La scienza e la tecnologia? L'uomo ne può fare tranquillamente a meno, come sostiene la scrittrice di fantasy Marion Zimmer Bradley nella sua Saga di Darkover, dove un gruppo di coloni terrestri, naufragati sul pianeta Darkover, danno vita a un tipo di civiltà in cui, a causa della carenza di metalli, non c'è più traccia della scienza e della tecnologia del loro pianeta d'origine, mentre molto diffusa è la magia. Siamo chiaramente in presenza di una narrativa antimodernista. La conclusione? Per noi, la fantascienza si colloca a destra, mentre il fantasy a sinistra.