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Recensione apparsa su TALENTO
(anno XII n.64 - ottobre/dicembre 2003), rivista di
attualità culturale..
ANTONIO SCACCO
Fantascienza
umanistica
(saggio, Editrice
Tipografica, Bari 2002, pp.192, 10)
Il professor Antonio Scacco è
fondatore e direttore delle riviste critiche "Future
Shock" e "Malacandra" e lo fu di "THX
1138", pubblicazione cessata nel 1986; è inoltre
noto come collaboratore di altre testate e per diversi
saggi usciti in volume. Questo nuovo libro raccoglie con
alcune varianti, ed organizza in un omogeneo discorso,
articoli dellautore sul tema della fantascienza
quale strumento dumanesimo. Il volume porta ampia
bibliografia e un indice dei nomi.
La science fiction presenta anche opere
di serie B, come Scacco non ignora, ma ingiustamente
è considerata in sé stessa minore; ed egli cita, fra
laltro,Un cantico p er
Leibowitz di Walter Miller jr. e Fahrenheit 451
di Ray Bradbury, apologie della cultura; si pensi pure,
anni prima, a libri come La macchina del tempo del
Wells e 1984 dellOrwell, sebbene questo
romanzomonito sia inquadrabile, specularmente, pure
in quel genere utopico che ha matrice ne La repubblica,
come scrissi proprio nel 1984 sulla rivista
"Controcampo", antenata di "Talento";
ad esempio, anche nella società di 1984 vige il
comunismo solo fra i membri della classe dirigente (i
pastori platonici) e i militari (i cani), mentre i
prolet, come in Platone le pecore, il volgo, possono
possedere. Tuttavia,1984 è fantascienza, in
quanto della scienza e della tecnologia tiene conto: chi
non ha presente locchiuto televisore
avveniristico che spia i sudditi nelle loro stesse case?
Come lautore annota, cè però chi,
erroneamente, considera tutta la science fiction
quale erede dei testi utopici antichi:
«Lelementochiave della tesi è la
definizione secondo la quale la fantascienza non è che
un racconto fantastico, in cui i fatti narrati rispettano
la legge aristotelica delleikòs, cioè
limpossibile è presentato con i caratteri della
verosimiglianza. È sufficiente, allora, un viaggio più
o meno realistico fino allisola Ellissea, abitata
dagli Iperbòrei, o a quella di Panchea o di Elio, per
qualificare come precursori della fantascienza Ecateo di
Abdéra, Eveméro da Messina, Giambulo. A tali autori,
alloccorrenza, si possono aggiungere i nomi più
altisonanti di Luciano di Samosata, di Platone o di
Gilgamesh». Secondo Scacco, la fantascienza nasce invece
solo con lavvento della società moderna, le
occorre «lapporto sostanziale dellelemento
scientifico e tecnologico»; e non si può chiamare
scienza «il sapere antico che restò pura epistéme
[
]: la concezione che troviamo in Francesco Bacone,
secondo cui lo scopo dellacquisizione del sapere è
costituito dai benefici pratici che se ne possono trarre,
era completamente estranea al mondo antico. [
] La
scienza moderna non rimane pura teoria, ma tende ad
applicare le regole di precisione dellepistéme
alla praxis, al mondo del pressappoco, a creare
cioè perfezionati strumenti tecnologici»; ed ecco il
dramma: «Nasce così la civiltà tecnologica»;
essa porta, con velocità esponenziale, a mutamenti in
cui luomo si ritrova smarrito, angosciato, preda di
quello che Alvin Toffler definì future shock: una
scossa culturale che rischia di paralizzarlo. Cè
dunque chi, anche fra gli scrittori del fantastico,
respinge scienza e tecnologia, e con esse la
fantascienza, in nome della vivibilità, della
genuinità, arrivando ad auspicare una nuova società che
sia tanto ecologica quanto pre-tecnologica; «il rischio
è di demonizzare la scienza»: per lautore si
tratta di un atteggiamento sbagliato. Oltretutto, quasi
nessuno si adatterebbe davvero a vivere senza realtà
come le trasmissioni pressoché istantanee e i veloci
mezzi di locomozione, notoriamente, queste ed altre
comodità, fattori inquinanti allo stadio attuale della
tecnica; ma a causa, lautore evidenzia, della
normale mentalità deglinnovatori. La tecnologia e
la scienza potranno divenire ecologiche, e totalmente
umanistiche, se la mentalità muterà, facendo centrale,
intanto, lessere umano; intanto, ma per
Scacco lumanesimo non potrà fare a meno di
riprendersi i concetti di Dio e della persona quale
figlia del Creatore. La scienza e la filosofia
positivista portarono a una fede, lo scientismo, a
pretendere, nellautodivinizzazione
delluomo, di fare a meno del Trascendente. Mentre
lo shock tecnologico rendeva insicuri fino
allangoscia gli esseri umani, labbandono
della religione li conduceva verso il cinismo e la
violenza, senza poter impedire in essi langoscia,
causa i risultati tante volte tremendi, anche al di fuori
di guerre, cui scienza e tecnica li avevano portati e
ancora li conducono; lidea di unetica laica
sè infatti rivelata illusoria, essendo quasi
insignificante il peso di pochi magnanimi tra i liberi
pensatori, la cui morale, peraltro, era ed è pur
sempre basata su fondamenta religiose, anche se non in
primo piano per loro stessi, e si pensi al «Perché non
possiamo non dirci cristiani» del Croce. Avevo detto che
è tesi dellautore che, nonostante gravi
difficoltà che incontra, la fantascienza debba essere
umanistica, anzi, che debba contribuire
allumanesimo della scienza stessa, costruendo nel
pubblico una mentalità umanistico-scientifica. Così
come nella scienza, nella science fiction è viva
"la creatività", termine che rimanda «ad una
caratteristica ben precisa, logicamente coerente e
profondamente connaturata con lattuale contesto di
civiltà. [
] Luomo moderno, insomma, non può
fare a meno di essere creativo». Purtroppo, riferisce lo
Scacco, in Italia la fantascienza si trova emarginata,
mentre sarebbe augurabile una sua ampia diffusione, parla
di opere alte ovviamente, proprio per linfluenza
che potrebbe avere sulla mentalità del pubblico. Essa è
invece quasi esclusa dalla scuola, per il pregiudizio che
si tratti dun genere totalmente estraneo alla
cultura; men che mai, diversamente che in altri Paesi, ci
sono cattedre universitarie di fantascienza. Di fondo,
questa "allergia" può avere «uno stretto
legame con quella che molti letterati sentono per la
scienza». Qui devo però registrare che ci sono forze in
controtendenza, come il "Gruppo Delos" di
Torino, sorto per iniziativa, tra gli altri, di Lorenzo
Masetta, direttore della rivista "Talento",
gruppo che annovera nel suo seno primarie personalità di
scienziati, filosofi, scrittori; nel panorama letterario,
vedo figure come quella di Danilo Tacchino, dottore in
lettere moderne e insieme esperto elettronico presso una
grande industria, autore fra laltro di poesia
scientifica e amante della fantascienza
; ma certamente, è una strada ancora lunga.
Lautore illumina inoltre un altro ostacolo, che
«la fantascienza sembra essere segnata ab ovo da una
sorta di inguaribile anticlericalismo, che ne limita,
insieme ad altri fattori, il contributo che essa dà al
superamento dellattuale crisi umanistica».
Che debbono dunque fare gli scrittori di science
fiction? "Il crollo dei dogmi della scienza
positivista (o scientismo)", risponde Scacco, «ha
messo in luce un dato importante: lesperienza è
impregnata di teoria. Il ricercatore non è più un
fotografo della natura ma un esploratore [
]
utilizza idee che provengono da una specie di
anticipazione sullesperienza [
] e
poiché limmaginazione è influenzata dal contesto
sociale», è su questo che lo scrittore di fantascienza
può influire, peraltro senza tentare di
"anticipare" scoperte, ma dedicandosi a
"ricucire lo strappo" fra le culture umanistica
e scientifica. Tuttavia, prima dessere una leva per
una scienza sempre più umanistica, la letteratura
fantascientifica, per quanto riguarda una parte dei suoi
scrittori, non tutti, deve superare la fase
adolescenziale, che si crogiola nellantireligioso
positivismo ottocentesco, ormai morto per
lepistemologia e per gli scienziati, non pochi dei
quali oggi credenti, anche se non tutti praticanti una
religione. Quegli autori non devono più titillare il
sentire-zombi, volgar-positivista, di scettici,
semi-colti lettori pessimisti, ma porsi quali fattori di
divulgazione dellottimistico umanesimo scientifico.
Guido Pagliarino
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