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ANTONIO SCACCO, Fantascienza
umanistica, Editrice Tipografica, Bari 2002,
pp.192, 10,00. Un saggio atipico fin
dalla premessa, in cui lautore dichiara che «...
la fantascienza, se da un lato rispecchia la crisi
culturale del mondo moderno, tuttavia... non è
letteratura della trasgressione, della dissacrazione e
del nichilismo. La funzione più genuina della science
fiction (il termine inglese viene preferito a quello
italiano poiché rende più esplicito il legame con la
scienza) è di ricucire lo strappo tra le due culture,
quella umanistica e quella scientifica, di tendere
cioè... più ad umanizzare che a svilire, più ad
integrare che a dividere».
La tematica suesposta viene ampiamente trattata nel I
capitolo, dal titolo Fantascienza e rinnovamento
umanistico. Lo shock culturale causato dal
susseguirsi di scoperte scientifiche a ritmo sempre più
serrato si rispecchia nella letteratura fantascientifica.
Come lo scienziato autentico, secondo lautore, «spinge
la sua ricerca di comprensione al di là del mero dato
empirico», così lo scrittore di fantascienza,
abbracciando la stessa tesi, può essere in grado di
favorire lattuazione di un nuovo umanesimo. Per
ridimensionare lo shock da futuro, infatti, secondo il
sociologo Toffler, è sufficiente immaginare il futuro in
maniera convincente per trarre insegnamento da esso. La
fantascienza, quindi, «ha un valore immenso come forza
per ampliare la mente, in vista della creazione
dellabitudine di prevedere il futuro». Alcuni
autori, come Farmer, mettono in evidenza
limportanza della religione per la costruzione di
una società pienamente umana: lanelito
allinfinito, infatti, è insito nellanimo
umano. Inoltre, in molti casi la fantascienza si erge a
difesa dei deboli, degli emarginati, dei bambini violati.
Nel II capitolo, dedicato ai pregiudizi contro la
fantascienza, Scacco fa rilevare che se alcuni
autori, come Ferrini, presumono che la fantascienza
svilisca lidea di arte, è indubbio che gli
scrittori che prediligono questo genere, spesso, si
dimostrino paladini del libro: basti pensare al
celeberrimo Fahrenheit 451 di Bradbury, con i suoi
libri viventi che salvano la cultura libresca
dai pompieri incendiari. A tale proposito, lautore
propone che la fantascienza venga introdotta nella
scuola, poiché abitua il lettore al metodo della
simulazione mentale, spingendolo a capire, ipotizzando
una futura situazione sociale o politica, quali decisioni
andrebbero prese e quali evitate. Inoltre, la
fantascienza stimola la creatività, che, secondo lo
psicologo Guilford, è flessibilità, sensibilità,
scioltezza, pensiero divergente, analisi e sintesi. Per
dirla con le parole di Hawking, la fantascienza ha
uno scopo serio, che è quello di espandere
limmaginazione umana.
Il III capitolo analizza i rapporti tra la Chiesa
Cattolica e la fantascienza. Lautore ci informa che
latteggiamento nei riguardi della Chiesa Cattolica
talvolta non è positivo, in quanto essa viene giudicata
come unistituzione ancorata al passato, e quindi
reazionaria. Eppure, a ben guardare, gli stessi ideali
umanistici della Chiesa permeano svariate opere di
fantascienza, ad esempio Distruggete le macchine
di Vonnegut, che esalta il valore sociale del lavoro,
descrivendo la disumanizzazione che deriva
dallessere schiavi della produzione. Scacco
conclude affermando che il compito dei cattolici è di
evangelizzare lattuale cultura scientistica (ossia
basata sulla fede nel progresso scientifico, che è, per
definizione, fallibile) anche per mezzo della
fantascienza.
Nel IV capitolo, infine, viene posto laccento sulle
differenze tra la fantascienza e il fantastico in
generale. Sebbene vi sia una matrice comune, che è
quella di una narrazione di eventi impossibili presentati
in maniera verosimile, la fantascienza si distingue dagli
altri generi fantastici poiché contiene lelemento
scientifico. Mentre la fantasy è un genere disimpegnato,
contrario alla scienza, ossia un tipo di letteratura
devasione fine a se stessa, la fantascienza è
scientificamente credibile, e quindi produttiva dal punto
di vista psicologico. (In qualità di scrittrice di
fantasy, non posso esimermi dal confutare, almeno in
parte, il punto di vista dellautore. Bisogna
operare un distinguo: ci sono delle opere fantasy
totalmente disimpegnate, ma ci sono anche quelle, come le
mie, storicamente connotate, che possono insegnare
qualcosa sulle civiltà del passato. Inoltre, la fantasy
stimola lidentificazione con leroe positivo,
per cui non è affatto antieducativa).
Il saggio si conclude con un angoscioso interrogativo: la
fantascienza sta per soccombere alla contaminazione dei
generi, oppure allindeterminazione scientifica? Non
soltanto lautore non ne è convinto, ma ritiene
anche che il futuro della fantascienza sia nella sua
umanizzazione, nel ritorno alle origini, in quanto
ispiratrice della ricerca scientifica, e nella creazione
di matrici intellettuali che conducano scienza e
filosofia ad evolversi di pari passo.
Teresa Regna
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