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Intervista rilasciata al prof. Antonio Gaspari, direttore del Master in scienze Ambientali dell'Università Europea di Roma in collaborazione con l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e pubblicata il 22 settebre 2005 dall 'Agenzia Internazionale Cattolica via Internet ZENIT (www.zenit.org).

Una fantascienza aperta al dialogo tra scienza e fede
Intervista con il Direttore della rivista “Future Shock”

ROMA, giovedì, 22 settembre 2005 (ZENIT.org).- Di fronte ad una mentalità antireligiosa e scientista che per molto tempo ha dominato la letteratura fantascientifica, Antonio Scacco, Direttore della rivista “Future Shock” , afferma l’esistenza anche di una fantascienza umanistica aperta al dialogo tra fede e scienza.

Scacco, che è anche autore di alcuni libri e saggi sul tema tra cui “Fantascienza e letteratura giovanile” e “Educazione tra le stelle. L’Umanesimo scientifico e la fantascienza”, in questa intervista a ZENIT si schiera in favore dell'introduzione di questo genere di narrativa nel sistema scolastico come cura contro “i ‘sottoprodotti nocivi’ del progresso tecnologico”.

La letteratura fantascientifica ha spesso sostenuto un atteggiamento antireligioso e scientista. Ma nel suo libro "Fantascienza umanistica", lei sostiene che esistono una scienza ed una fantascienza umanistica. Può illustrarci la sua tesi? Quali le opere e gli autori che si rifanno ad una fantascienza umanistica?

Scacco: Circola, tra molti scrittori di fantascienza, un'idea di marca positivista dura a morire, secondo cui la scienza è un prodotto della fredda razionalità, in antitesi con la fede e, addirittura, ad essa ostile. Il prevalere della mentalità scientista ha dato vita ad una pletora di romanzi di fantascienza, che spesso irridono i valori più sacri dell'esistenza umana. In tale ottica, il Cristianesimo e la Chiesa cattolica sono spesso duramente attaccati. Si pensi ad opere come Cristo marziano di Philip J.Farmer o a Pavana di Keith Roberts. Ma, accanto alla scienza positivista (Jacques Monod) esiste una scienza umanistica (Niels Bohr, Max Born, Albert Einstein, Antonino Zichichi…), come ha dimostrato il filosofo-scienziato Enrico Cantore S.J. nel suo saggio L'uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza. Gli autori e le opere che si ispirano alla scienza umanistica sono, secondo me, Ray Bradbury con Fahrenheit 451, Clifford Simak con Infinito, Yevgeny Zamjàtin con Noi, ecc.

Lei sostiene che c'è una parte della fantascienza che si schiera in favore della Bibbia e propone l'inclusione di questa forma letteraria nella scuola. Perché?

Scacco: Oggi, la nostra società è del tutto diversa da quella del passato. Mentre quest'ultima era statica, la nostra è estremamente dinamica. Ciò è accaduto per effetto della scienza. Il guaio è che il tasso di accelerazione impresso dalla scienza alla nostra società, è molto elevato e rischia il disadattamento della componente umana. Cosa fare per eliminare i "sottoprodotti nocivi" del progresso tecnologico? Una soluzione potrebbe essere quella di abituare la mente della gente, e specialmente dei giovani, a spingersi in una esplorazione immaginosa delle varie implicazioni connesse ai problemi politici, sociali, psicologici ed etici che, di volta in volta, vengono alla ribalta.

Ora, il gioco delle proiezioni futurologiche è l'elemento-base della narrativa di fantascienza, che pertanto si qualifica come uno strumento idoneo a rendere possibile alle nuove generazioni un atterraggio morbido tra i profili accidentati della società del domani. Per tale motivo, l'introduzione della fantascienza nelle scuole andrebbe favorita e non osteggiata, come avviene attualmente. Se poi si tiene presente che esistono romanzi di fantascienza dal contenuto religioso come la trilogia interplanetaria di Lewis e Un Cantico per Leibowitz di Miller jr, e che l'uomo, per dirla con Mircea Eliade, non è solo "oeconomicus o tecnologicus", ma anche e soprattutto "religiosus", il valore didattico ed educativo della fantascienza è ancora più evidente.

Qual è la posizione della Chiesa cattolica rispetto alla fantascienza? Esiste una fantascienza che si rifà all'umanesimo cristiano?

Scacco: Nonostante i duri attacchi, non mi sembra che la Chiesa cattolica guardi negativamente al fenomeno "fantascienza". Anzi, alcuni indizi inducono a pensare il contrario. Come si sa, annualmente, l'Associazione cattolica "Comunione e Liberazione" organizza a Rimini dei convegni denominati "Meeting per l'Amicizia tra i popoli". In uno di essi, precisamente quello dell'anno 1983, intitolato Uomini, scimmie e robot, si organizzò una tavola rotonda presieduta dall'attuale europarlamentare dell'Udc, prof. Rocco Buttiglione, in cui si discusse di fantascienza.

Gli atti furono pubblicati dal settimanale "Il Sabato", il quale dedicò alla fantascienza anche un dossier, che uscì sul numero di novembre 1983. In quel periodo, anche un altro settimanale cattolico, "Litterae Communionis", s'interessò alla fantascienza, pubblicando sul n.7/8 (luglio-agosto 1983) un articolo del prof. Enrico Leonardi, che attualmente cura la sezione fantascienza del sito "Cultura cattolica". Un altro indizio è rappresentato da scrittori cattolici come Walter Miller jr, che, nel suo capolavoro Un cantico per Leibowitz, esalta la missione civilizzatrice dei monaci benedettini, o come Raphael A. Lafferty, che in Maestro del passato fa rivivere in chiave fantascientifica il martirio di san Thomas More.

Il dominante relativismo morale e religioso ha messo in crisi anche la scienza, cancellando ogni verità. Da qui ha inizio anche la crisi della fantascienza positivista, tanto da arrivare al paradosso che sono la Chiesa e gli uomini di fede a difendere la ragione. Ripartendo dal dialogo tra fede e scienza, sarà possibile avere anche una fantascienza umanistica?

Scacco: La fantascienza raggiunse il suo massimo splendore nel periodo 1939-1950, quando cioè John W. Campbell diresse la rivista "Astounding Science Fiction". La sua, infatti, viene chiamata Età dell'Oro della fantascienza. Successivamente, inizia una crisi che dura tuttora. Molti ne attribuiscono la causa al lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Ciò è vero, ma solo in parte. La verità, secondo me, è che gli scrittori di fantascienza sottovalutarono - e continuano a sottovalutare - gli effetti disumanizzanti dello scientismo, di cui la bomba nucleare è degna rampolla.

Per uscire dalla crisi, bisogna, anzitutto, valorizzare la dimensione umanizzante della scienza. Tale valorizzazione non è possibile se lo scrittore continua a muoversi in un'ottica materialistica e antireligiosa e a contrapporre fede e ragione. Egli, insomma, non deve limitarsi a fare il romanziere, ma deve essere anche un po' filosofo e un po' teologo, evitando così il pericolo, come ha scritto papa Giovanni Paolo II in Fides et ratio, «di degradare la ragione a funzione soltanto strumentale» (n.81). Questo è il presupposto essenziale per dar vita ad una fantascienza umanistica.