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Lo scandalo della verità

La verità, nella definizione classica di S. Tommaso d'Aquino (ma già da Aristotele), è adaequatio rei et intellectus: corrispondenza alla realtà. L'opposto dell'ideologia, che nel senso comune del termine indica il tentativo di plasmare la realtà secondo la propria visione. Un po' come Pecoraro Scanio che, di fronte alle montagne di rifiuti che ricoprono la Campania, proclama che la soluzione è la raccolta differenziata: niente discariche, niente inceneritori, la monnezza semplicemente non dovrebbe esistere - è la realtà che deve adeguarsi, non lui. Per chi fa dell'ideologia la propria prospettiva prevalente, la verità è scandalo, nel senso etimologico di ostacolo, pietra d'inciampo; ed è stata proprio questo scontro con la verità, a ben vedere, la cifra dominante del governo Prodi; il quale senza l'infortunio mastelliano sarebbe caduto qualche giorno dopo, con ben altre conseguenze, proprio sulla mozione di sfiducia proposta da Casini contro il ministro dell'ambiente. Uso il condizionale, perché immagino che parti consistenti della maggioranza di governo sarebbero state costrette a prendere atto della verità, appunto - ovvero della disastrosa gestione dell'emergenza ambientale campana -, mentre i Verdi viceversa non avrebbero potuto abbandonare la loro impostazione ideologica identitaria; e quindi la frattura si sarebbe rivelata insanabile. Tuttavia, non si può escludere che ancora una volta l'attaccamento al potere avrebbe cementato la coalizione, al prezzo di un ulteriore scollamento dalla realtà.

L'intellettuale di sinistra Luca Ricolfi, nell'intervista sul Corriere del 24/1, individua nella menzogna sistematica addirittura il fondamento dello stesso progetto politico dell'Unione - menzogne su Berlusconi e sulla sua azione di governo, menzogne sui dati macroeconomici, menzogne nelle promesse elettorali -. Ma fin qui, si potrebbe obiettare, siamo ancora alla propaganda politica, abietta ed immorale quanto si vuole, e tuttavia pur sempre parte del gioco. Invece il governo Prodi si è caratterizzato per una sistematica dissociazione dalla realtà, fin dal giorno dopo le elezioni, quando il premier apparve in televisione con la faccia tirata tirata, e cercando di sorridere annunciò: "Abbiamo vinto!". No, non avevano vinto: avevano pareggiato alla Camera, e perso al Senato; solo che la legge elettorale in vigore gli assegnava un certo margine in termini di seggi. Il Paese era spaccato a metà (un cicinin più a destra, se proprio vogliamo andare a vedere), ed era impensabile governare contro metà Italia; lo stesso Prodi aveva garantito il ritorno alle urne in caso di pareggio; infatti [...].

A questo punto, sarebbe bello concludere che basterà votare la CdL e tutto andrà a posto; ma non è così. Anche per il centrodestra, questi sono stati due anni buttati via; anche per loro, pare esserci un'allergia insuperabile verso la realtà. Le elezioni del 2006 non furono vinte dal centrosinistra, ma furono certamente perse dal centrodestra: in questo la propaganda ideologica fu efficace, perché riuscì a trasformarle in un referendum su Berlusconi. Egli stesso non riuscì a sottrarsi a quello schema perverso, e condusse tutta la campagna elettorale sulla difensiva, come se fosse già all'opposizione. Nulla di male, intendiamoci, normale dinamica democratica; ma non si trassero le dovute conclusioni. Se Berlusconi si fosse ritirato prima della consultazione popolare, la CdL avrebbe vinto le elezioni; se si fosse ritirato dopo, in questi due anni Formigoni - l'unico che può prenderne il posto - avrebbe ricostruito un fronte moderato libero dalla pesante eredità del Cavaliere, e contemporaneamente avrebbe neutralizzato le tendenze neocentriste che sole possono mettere in forse il trionfo delle prossime elezioni. Non è successo, e probabilmente non succederà, anche per l'apparente incapacità di Berlusconi di pensare ad un futuro senza di lui: quando lascerà, lo farà a beneficio di qualcuno che non gli faccia ombra, destinandolo così al fallimento. Ma tra un anno la Cdl si ritroverà ancora la pietra d'inciampo, questa volta in forma di referendum sulla legge elettorale.

Pietro Castagneri - pietrocastagneri@yahoo.it

Egr. Dott. Castagneri,

concordo con lei che lo scandalo (dal greco skandalon, inciampo) del centro-sinistra sia stato l'occultamento della verità. Questo peccato d'origine ha portato al fallimento il governo Prodi. Ma anche l'altro elemento su cui l'Unione cercava di cementarsi, cioè l'attaccamento al potere e l'antiberlusconismo, alla fine non è stato pagante. Ora, la patata bollente passa nelle mani del centro-destra. Perché patata bollente? Come lei annota, il Paese è spaccato in due. Di fronte ad un tale dato di fatto, lei crede veramente che il passar di mano di Berlusconi ad un altro candidato (Fini? Casini? Fornigoni?) riesca a sanare la dicotomia che c'è nel nostro Paese? Se la soluzione fosse così semplice, non solo si darebbe ragione a quelli del centro-sinistra che addossano a Berlusconi lo sfascio morale ed economico dell'Italia (v. Giulietto Chiesa), ma anche si continuerebbe ad alimentare lo spirito di divisione del nostro Paese. Secondo me - ma forse sbaglio - la soluzione del problema non va cercata nell'ambito propriamente politico ed elettoralistico, ma nell'ambito culturale. In sostanza, c'è da chiedersi: perché gli italiani sono così divisi? La risposta, per me, è: colpa della politica! In Italia, si fa troppa politica. Bisogna diventare più pragmatici, avere il senso della realtà. La realtà, oggi, va nella direzione della scienza e della tecnologia. Qualcuno, alla caduta delle ideologie, ha detto che la storia era finita. Invece, era finita la politica, intesa in senso tradizionale. Oggi, le società umane sono guidate dalla scienza e dalla tecnologia. E' con queste che bisogna fare i conti. Se n'è reso conto Benedetto XVI nella sua "Spe Salvi" e in tanti altri documenti. Se, dunque, vogliamo superare la dicotomia in cui sono impantanati gli italiani, dobbiamo fare opera di ricostruzione culturale, incominciando a far innamorare i nostri studenti del sapere scientifico, non più però visto nell'ottica del Positivismo. Uno strumento in grado di contribuire al rinnovamento culturale degli italiani è, a mio modo di vedere (scusi se faccio il Cicero pro domo mea), la fantascienza e l'istituzione delle relative cattedre.

Antonio Scacco