La descrizione più allucinante di una società che si è impadronita in modo perfetto delle tecniche di manipolazione della vita umana risale al 1932; è il famosissimo Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley

 La bioetica e la fantascienza

                                                       di     Enrico Leonardi

"Sweeney era un Uomo Condizionato.Il sangue che gli scorreva nelle vene era ammoniaca liquida; le sue ossa erano fatte di Ghiaccio IV, il suo sistema respiratorio si basava su un complesso ciclo idrogeno-metano... Se fosse stato necessario, Sweeney avrebbe potuto resistere per settimane a una dieta di roccia in polvere"(J. Blish, Il seme tra le stelle). Dopo il post-cristiano e il post-moderno, avremo dunque anche il post-umano? Non è più solo questione di pecora Dolly o di toro Galileo: le cronache contemporanee riferiscono di chimere in cui entra il patrimonio genetico umano, di ibridi uomo-coniglio, di clonazioni umane già in atto ad opera di sette stravaganti quanto minacciose… Del resto Mons. Ersilio Tonini l'aveva già affermato e ripetuto in modo perentorio: la questione della salvaguardia dell'umano - proprio in senso naturale, biologico prima che esistenziale e spirituale - è uno dei crinali vertiginosi del XXI secolo.

I nipoti di Frankenstein

Prevedere quanto potrà succedere è arduo, ma, come sempre, la letteratura fantascientifica, che di proiezioni ed estrapolazioni è maestra indiscussa, ha affrontato questi argomenti con largo anticipo. Anche la manipolazione della vita umana costituisce infatti un ampio capitolo della Science Fiction: un capitolo, come l'argomento richiede, non consolatorio né evasivo; un sentiero del futuribile che si avventura tra scenari d'incubo.
In generale, sono gli inizi ad illuminare gli sviluppi successivi; e qui gli inizi della tematica coincidono addirittura con la nascita del nuovo genere letterario: per molti infatti la Fantascienza nasce proprio sul tavolo anatomico del Dottor Frankenstein, che giustappone membra ed organi umani nel tentativo blasfemo di imitare il Creatore. Mary Shelley, che scrive all'inizio dell'Ottocento questo romanzo gotico-fantastico, aggiunge un significativo sottotitolo: Frankenstein, ovvero Il Prometeo moderno.
Ponendo all'imbocco del cammino l'ombra del Titano ribelle, la Fantascienza delinea con nettezza le forze in campo: Dio, l'uomo, il mistero della Creazione: ogni storia successiva ne sarà segnata. Il finale tragico è inevitabile: il mostro si ribella al suo costruttore e lo distrugge, facendosi così quasi strumento della nemesi divina per la violazione dell'ordine naturale. Nella seconda metà dell'Ottocento, le teorie darwiniane portano nuova esca al fuoco della speculazione fantastica: in tal modo le implicazioni emotive ed etiche dell'ipotesi evoluzionistica entrano massicciamente a far parte del corredo fantascientifico. Il proposito prometeico di Frankenstein assume una sfumatura positivistica: non si tratta più di creare la vita, ma di forzare l'evoluzione, gettandosi in un gioco dissennato di trasformazioni e di ibridazioni. Il risultato è L'isola del Dottor Moreau di H.G. Wells: un angoscioso laboratorio che sembra trapiantato di peso da un lager nazista. L'ignaro naufrago Prendick, approdato per caso in questo museo degli orrori, scopre pian piano la verità: Moreau si diletta, tramite tecniche di vivisezione e altre diavolerie da lui inventate, a trasformare gli animali in uomini, lasciandoli poi liberi per l'isola quali assurde caricature del "re del creato". Moreau gioca con la Creazione: "Io - confessa - ho voluto soltanto scoprire l'estremo limite di plasticità di una forma vivente". D'altra parte, se l'uomo è solo un animale più evoluto, trasformare gli animali in uomini o viceversa non è un'impossibilità metafisica, ma solo un problema tecnico.
Tuttavia, anche Moreau fa una brutta fine: viene dilaniato dall'uomo-leopardo, mentre la sua isola precipita nella degenerazione e nel caos, e i mostri semiumani tornano alla loro bestialità primitiva sotto gli occhi esterrefatti di Prendick.

La scoperta del DNA e le nuove frontiere della genetica introducono variazioni sul tema fantascientifico della creazione in vitro della vita, ma le coordinate restano le stesse: la sfida al Creatore, la "moralità" dello scienziato. Lo esplicita in maniera inequivocabile, quasi didascalica, il lungo racconto La formula dell'immortalità del russo A. Dneprov. Il giovane scienziato Albert Olfry, figlio di un famoso genetista, scopre che gli studi del padre sono approdati alla creazione artificiale della vita, nel desiderio di decifrare una volta per tutte "la formula dell'uomo", in modo da rendere immortale la razza umana. Albert con raccapriccio viene a sapere di essere figlio di una donna artificiale; come se non bastasse, anche la ragazza di cui è innamorato risulta la sesta variante del progetto. In un raptus omicida Albert uccide allora lo scienziato, collega del padre, che ha continuato gli esperimenti contro il parere del vecchio genetista.

La formula dell'immortalità inchioda con spietata lucidità gli scienziati alle loro responsabilità, e mette a fuoco la condizione dell'uomo futuro, figlio della provetta: "La vita - afferma Albert - perderà per l'uomo ogni fascino, tutta la sua indicibile bellezza. Gli uomini si troveranno di fronte a se stessi e agli altri privi di qualsiasi protezione, come figure anatomiche, anzi, peggio, come recipienti impastati di fasci di molecole di albume di struttura nota, in cui si svolgono reazioni biochimiche note e processi biofisici noti". "Temo - è sempre Albert che parla - che presto scomparirà l'emozione dei genitori che attendono un figlio, perché i bambini verranno coltivati in matracci su un programma prestabilito... "

Antichi sogni e recenti velleità (l'immortalità, il padroneggiare la vita, lo scegliere il sesso o i caratteri del nascituro) vengono messi a confronto col mistero dell'uomo, e si rivelano per quel che sono: deliri velenosi d'onnipotenza, destinati a ritorcersi contro l'uomo stesso. Il Potere infatti è sempre in agguato, e con esso la scienza deve fare i conti.

L'abolizione dell'uomo

La descrizione più allucinante di una società che si è impadronita in modo perfetto delle tecniche di manipolazione della vita umana risale al 1932; è il famosissimo Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Uteri di vetro foderati di peritoneo di scrofa accolgono gli embrioni dei futuri schiavi del Potere: uomini-isola senza famiglia e senza storia, già predeterminati alla classe sociale (Alfa, Beta, Gamma, Delta, Epsilon), già condizionati al futuro lavoro. E' tramontato l'uomo-dono ("mamma" nel mondo nuovo è una parola oscena) per lasciare il posto all'uomo-prodotto, al puro fattore biologico. Non a caso l'educazione di questa società è basata su riflessi condizionati e su automatismi appresi tramite ipnosi; del rapporto umano si è perso anche il concetto. In una luciferina e rabbiosa sfida, l'uomo si autoproclama "Signore della Creazione". Ed ecco così l'ultimo atto: la manipolazione genetica, la scorciatoia per giungere all'Uomo Nuovo senza passare dal cambiamento del cuore. L'uomo diviene oggetto di esperimento per se stesso, tenta di gonfiarsi a Superman, di decidere il destino della stirpe. Ecco nascere il Mutante: un uomo-non-più-uomo. Ma l'antico tarlo (la sfida di Prometeo) rode nel fondo.

"Se fossi un credente" disse d'un tratto il pilota "chiamerei tutto questo un caso di vendetta divina."

"Eh?" fece Chatvieux.

"Pare che siamo stati abbattuti a causa di... si dice hubris? Orgoglio? Arroganza?"
"Hybris" corresse Chatvieux.

"Ci vuole una buona dose di presunzione per pensare di seminare uomini, o qualcosa che somigli agli uomini per lo meno, in su e in giù per le Galassie."

"Non è vero che noi fabbrichiamo uomini. Noi li adattiamo, li condizioniamo in modo che possano vivere sui pianeti simili alla nostra Terra, senza averne a soffrire."

Questo dialogo tra due scienziati precipitati su un pianeta alieno col loro carico di embrioni condizionati, è tratto da Il seme tra le stelle di J. Blish. La lingua batte dove il dente duole: hybris, orgoglio, arroganza: l'uomo capisce di arrogarsi un potere non suo, di farsi demiurgo di una parodia della Creazione. E' l'esperimento chiamato "Pantropia", ossia "Cambiamento totale": un progetto rischiato sulla pelle degli altri, per creare l'uomo-protozoo, l'uomo-scimmia, l'uomo-foca...

Le motivazioni apparentemente umanitarie della "Pantropia" (permettere alla specie umana di sopravvivere tra le stelle) nascondono una concezione sottilmente totalitaria: i "Condizionati" infatti non possono esprimere il proprio parere; sono strumenti di altri, manipolati in nome della Causa. E non a caso la "Pantropia" si conclude con l'emarginazione dei "Condizionati", dei Diversi: un nuovo razzismo è in agguato verso i Mutanti. Il vero problema però di questi "cambiamenti totali" basati sulla mani-polazione genetica dell'uomo è un altro: coloro che decidono la forma della nuova umanità, quale immagine di uomo instilleranno nei loro prodotti? Sarà ancora un uomo, questo "uomo nuovo"? C. S. Lewis, nel finale del suo libro L'abolizione dell'uomo, risponde senza esitazioni: la Razza-Padrona dei Condizionatori, che si accingesse a produrre lo stadio finale dell'Umanità, liberandosi dal passato e quindi dalla Tradizione, non creerebbe affatto uomini: abolirebbe gli uomini, poiché strapperebbe loro i desideri e le istanze che fanno di un uomo una sete di infinito. Un essere puramente biologico sarebbe l'esito finale di questo tipo di storia umana.

Non resta così che l'uomo-insetto, schiavo del collettivo, privo di misericordia e docile strumento di invasione del mondo. In tal modo il desiderio di diventare Superuomini finisce miseramente nell'imbestiamento più totale. Solo un'apertura al senso religioso, al senso della nascita potrebbe consentire all'umanità di fermarsi sull'orlo dell'abisso e di gettare, come Frodo ne Il Signore degli Anelli, l'anello malefico del Potere nella bocca del vulcano. "Fare una scoperta scientifica è una cosa grande, ma non farla è una scoperta grande al quadrato", diceva il vecchio genetista de La formula dell'immortalità di Dneprov, ritraendosi con orrore di fronte alle sue stesse invenzioni. Ma l'umanità del Duemila è già molto al di là di questa soglia fatale.

Con gli occhi di un clone

Che cosa provano un Uomo Condizionato, un Mutante, un Clone, consapevoli di essere diversi (perché prima o poi lo verranno a sapere), camminando tra gli Umani senza essere certi di poter rivendicare la comune dignità di uomini? Che cosa c'è nello sguardo di un Clone? Solo la Fantascienza, esploratrice di spazi ignoti ma non superflui, può dirlo.

Ne parla ad esempio Fredric Brown nel suo racconto Alla larga! La scoperta di una sostanza miracolosa, la daptina, avvenuta nel 2034, consente agli uomini di modificare ed adattare i neonati in modo da farli sopravvivere in qualunque condizione (è un concetto analogo a quello di "Pantropia" presentato da Blish ne Il seme tra le stelle). Così gli uomini compiono il grande passo: creano i Marziani. Cioè bambini adattati, dai larghi toraci e dai corpi coperti di pelliccia, in grado di sopravvivere nei gelidi climi e nelle atmosfere rarefatte del pianeta Marte. Ma l'ultimo giorno prima dell'esperimento definitivo, avviene la tragedia:

Domani è il giorno della libertà. Domani saremo dei marziani, i marziani. Domani ci impossesseremo del pianeta… Domani, al segnale, uccideremo gli insegnanti e tutti gli altri terrestri…loro non sanno quanto li odiamo. Non sanno quanto li troviamo orribili e disgustosi, loro e i loro corpi grottescamente deformi dalle spalle strette e dai petti scarni…Non vogliamo avere più nulla a che fare con la Terra. Questo pianeta è nostro, e non vogliamo alieni. Alla larga!

La domanda che Brown pone, con caustica ironia, è evidente: "Se l'uomo costruirà altri tipi umani, chi saranno i 'diversi'?" Anche Hoqqueath, l'uomo-foca de Il seme tra le stelle di J. Blish deve lottare per superare la diffidenza degli Umani nei suoi confronti. Sono passati millenni ormai dal primo esperimento di adattamento degli Umani ai vari pianeti dell'Universo, e la Terra stessa, ormai ridotta a un deserto di nude rocce, deve essere "riseminata"; ma gli Uomini non sono più in grado di abitarla. "Ecco, lui fiuta l'ostilità", pensa tra sé il capitano dell'astronave fissando il volto dell'Uomo-foca. "Un Uomo Condizionato è sempre un Uomo Condizionato e combatte sempre per la parità con la originale forma umana. Ma non è così, mio caro burocrate dal grugno di foca…" Sull'astronave che sta per riseminare la Terra, gli Umani riescono a mettere in isolamento gli Uomini-foca, non tollerando la loro diversità, ma questi ultimi fanno venire a galla il dato di fatto inconfutabile: gli Umani "originari" sono ormai una trascurabile minoranza, prossima all'estinzione. In giro per l'Universo non ci sono che uomini-protozoo, uomini-roccia, uomini-scimmia, uomini-foca.

L'evoluzione programmata dall'Uomo ha portato all'abolizione dell'uomo. Requiem per l'uomo, dunque. Lo sostiene anche Michel Houellebecq nel suo recente Le particelle elementari, libro per altro non di fantascienza, ma dove si prospetta la sostituzione degli esseri umani con i Cloni. Il Clone non ha più né sesso né dolore, è programmato per superare l'imperfezione umana. Così parla un Clone nel finale del libro:

Avendo rotto il legame filiale che ci avvinceva all'umanità, noi viviamo. Secondo il metro degli uomini noi viviamo felici; vero è che abbiamo saputo sconfiggere il, per loro insormontabile, potere dell'egoismo, della crudeltà e della collera; comunque sia viviamo una vita differente…La ricerca del Vero e del Bello, meno stimolata dallo sprone della vanità individuale, ha nei fatti acquisito un carattere meno assillante. Agli umani dell'antica razza, il nostro mondo fa l'effetto di un paradiso. Talvolta ci capita di qualificarci noi stessi - con un tono, a dire il vero, leggermente ironico - con quel nome di "dei" che tanto li aveva fatti sognare… Dobbiamo rendere omaggio a questa specie sventurata e coraggiosa che ci ha creati…Questa specie che altresì, per la prima volta nella storia del mondo, seppe considerare la possibilità del proprio superamento… "

"Ma io cosa ci faccio qui?"

L'opera nella quale vengono analizzati con spietata lucidità tutti i risvolti della clonazione umana, è senza dubbio Diario di un ragazzo clonato di Enzo Fontana. In un futuro ormai prossimo, i primi decenni del XXI secolo, la clonazione terapeutica (attuata per avere una "riserva d'organi da trapianto") è ormai prassi comune, ma anche la clonazione vera e propria è diventata possibile. Così Elisa e Davide Lercher, due coniugi che hanno perduto tragicamente il proprio figlio Castore (il gemello Polluce era già morto a poche ore dal parto), decidono di clonarlo. Nasce in tal modo Beniamino, che su consiglio dei medici viene tenuto all'oscuro della propria origine, fino a che scopre egli stesso, in modo traumatico, di essere il Clone di Castore: "Beniamino …serrò il pugno e lo alzò sulla propria immagine con l'impulso a infrangerla, ma si frenò limitandosi ad appoggiare la fronte al suo gelido riflesso. Ecco la conferma della verità che avevo intuito, pensava, la verità sulle mie origini mostruose: sono un clone, un clone, un clone…!"

Nel diario che Beniamino scrive dialogando con il suo "doppio" Castore, viene posta la questione radicale: "Mi avete voluto per me stesso o avete ricreato l'illusione del vostro 'amatissimo' figlio perduto?" Beniamino attraversa amaramente tutti i gradini della propria condizione, ma il libro si conclude con uno spiraglio di misericordia: il protagonista muore sulla cima di un alto monte, abbracciato ad una croce, e "per scioglierlo dall'abbraccio quasi gli spezzarono le dita delle mani".

Cosa c'è dunque nello sguardo di Beniamino, oppure di Rachael, la replicante di Blade Runner? Lo chiarisce un bell'articolo di Ruggero Guarini, comparso su Il Giornale del 4 gennaio 2003, in piena "bagarre" per l'annuncio-choc dei Raeliani sulla clonazione di "Eva":

Il problema psicologico e morale, anzi religioso e metafisico, dell'identità dei cloni non differisce in nulla dal problema dell'identità degli androidi raffigurati nel film Blade Runner. Il loro dolore, la loro angoscia, il loro rancore, la loro disperazione, sono il dolore, l'angoscia, il rancore e la disperazione di creature che pur sembrando umane si sanno o si sospettano e si scoprono figli di un "creatore" abusivo, prodotti di un trucco scientifico, fantocci programmati… Osservate bene il tragico volto di Rachael, la meravigliosa androide interpretata dalla stupenda Sean Young. Osservate bene, soprattutto, il suo malinconico sorriso. La sua struggente perplessità. Il suo sguardo vagamente imbambolato. La sua espressione di splendido, regale animaletto oppresso da un dubbio abissale. E vedrete che il sugo del film è interamente racchiuso in quel volto che dal principio alla fine si pone un solo quesito: Sono una ragazza o una bambola?

ENRICO LEONARDI, nato a Inzago (Milano) nel 1947, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi di Storia della Liturgia. Sposato e padre di due figlie, insegna Lettere da oltre trent’anni nella Scuola Media Statale di Inzago. Fa parte dell’Équipe di Lettere (Scuola Media) della Associazione professionale "Diesse: Didattica ed innovazione scolastica" legata alla Compagnia delle Opere. Con tale Équipe ha collaborato all’elaborazione delle Antologie per la Scuola Media Introduzione alla realtà (1988), Nuova Introduzione alla realtà (1991) e Oltre la siepe (2003) (Editrice La Scuola), curando, oltre a varie sezioni, quelle dedicate alla fantascienza. Ha inoltre collaborato per un triennio con la rivista "Scuola e Didattica" dell’Editrice La Scuola di Brescia, pubblicando contributi di didattica dell’Italiano, che sono poi confluiti nel testo Itinerari Didattici Scuola Media: Italiano, sempre dell’editrice La Scuola. (1992). Dal 1982 al 1987 è stato collaboratore del settimanale "Il Sabato" per il settore della fantascienza, pubblicando recensioni, racconti ed interviste; ha partecipato come collaboratore del suddetto settimanale al "Meeting per l’amicizia tra i popoli" di Rimini del 1983, che aveva per titolo "Uomini scimmie robot" ed era dedicato anche alla fantascienza; altri suoi articoli sempre riguardanti tale settore sono apparsi su "Litterae Communionis" e su "Scuola e Didattica". Ha collaborato con vari periodici locali e nazionali, come "I.M.", "Luce", "Settimo Giorno", "Città Nostra", "Libertà di educazione". Oltre che di "science fiction", è appassionato di poesia e di musica; è stato membro dell’ "Official Beatles Fan Club" italiano. Si è sempre occupato di problematiche educative; è stato socio fondatore della Cooperativa scolastica "L’Aurora-Bachelet" di Cernusco sul Naviglio; è membro della Associazione educativa "Stand By Me". Con "Future Shock, ha pubblicato: Al di là dell'immaginabile (n.40), Beatles e fantascienza: il dodicesimo album. Assieme ad Antonio Scacco è responsabile della sezione "Science Fiction" del sito www.culturacattolica.it.